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Capitolo 15

Jenny era in pizzeria con le sue amiche. Avrebbe portato volentieri Cindy per presentarla ma nemmeno provò ad invitarla. Volle lasciarla libera fino al sabato sperando con tutto il cuore che si avverasse il suo sogno.
Raccontò alle amiche la storia di Cindy. Diede loro qualche accenno vago sul suo passato esortandole ad accoglierla nel modo giusto l'indomani sera e loro si mostrarono entusiaste e felici del nuovo arrivo, sperando che nulla lo avrebbe ostacolato.
Due di loro erano più grandi di Jenny di qualche anno e una aveva la sua stessa età. Ogni venerdì sera uscivano insieme e si scambiavano i racconti della settimana trascorsa.
Non c'era molta gente in pizzeria. In fondo al locale, c'era un tavolo pieno di ragazzi ubriachi.
Fino a quel momento avevano ignorato i loro fischi e i vari apprezzamenti.
"Sarà meglio pagare il conto e andare via di qui. Quei creti- ni cominciano ad innervosirmi" disse Jenny alzandosi da tavola. "Vado a chiedere il conto". Si diresse con passo deciso verso il bancone mentre la tavolata in fondo aumentava il rumore di fischi e battute.
"Ehi, bellezza!"
Jenny sentì la presenza di uno di loro venire verso di lei e fece finta di nulla.
"Bellezza... scusa" aveva la voce tremante e barcollava; Jenny continuava a parlare con la cameriera fingendo di non vedere il maleodorante ragazzo che si buttò con le braccia sempre più disteso sul bancone affianco a lei.
Si scansò e continuò a rovistare all'interno della borsa. "Posso... chiederti..."
Levati dai piedi" disse Jenny con tono deciso guardando il ragazzo negli occhi.
"Ehi, morde la gattina". Jenny non lo degnò di uno sguardo e prese lo scontrino tornando verso il tavolo delle amiche. Poi però si voltò e rimase un attimo a guardarlo.
"Ehi, aspetta". Era così giovane! Poteva avere la sua età o due, tre anni di più. Eppure era già ridotto in quello stato. Provò una stretta al cuore.
Il ragazzo si azzittì e la guardò sentendosi insolitamente osservato. Normalmente le ragazze non resistevano al suo fascino nemmeno quando era ubriaco. Quella ragazza lo aveva guardato con autorità e gli aveva comandato di tacere. E ora con uno sguardo veloce sembrava che lo stesse studiando. Forse era la prima in assoluto a fare una cosa del genere.
Guardò verso gli amici che ridevano facendo battute volgari e prive di senso. Tornò a guardare Jenny ma lei gli voltò le spalle e in poco tempo fu fuori dal locale con le sue amiche. Apprese che si chiamava Jenny quando sentì una delle amiche che la chiamò così. Avvertiva solo un forte giramento di testa ma sentiva l'eco di quel nome. Jenny. Jenny.
** *
Le ragazze si diressero verso la gelateria sperando di avere un po' di tranquillità.
"Vi dicevo di Cindy..."
"È un nome bellissimo nome, Cindy. Non è italiana?"
"Sì, ma la madre era colombiana. Come vi dicevo è morta da
due anni".
"Oh..." Le ragazze ascoltavano sconvolte e intenerite dalla
triste storia.
"Oh Jenny, sono così felice che domani sarà con noi".
Sono sicura che l'incontro di domani sarà decisivo per la sua vita. Il padre si sta risposando".
"Oh no! Non riuscirei a sopportarlo. E lei come la prende?" "È una lunga faccenda. Non è un buon partito la nuova donna". "Jenny sai... oh no! Tornano quelli!"
Lungo il viale si sentiva lo schiamazzo di dieci ragazzetti ubriachi. Quando furono vicini alla gelateria riconobbero le ragazze "Siete ancora qui, bambole!"
Le ragazze fecero finta di nulla e Jenny notò sorpresa che il
ragazzo di prima ora era l'unico del gruppo in silenzio. La guardava senza dire una parola. Sembrava mortificato.
Imbarazzata, tornò a guardare le amiche sperando insieme a loro che andassero via. Dopo qualche minuto fu il padrone della gelateria a cacciarli e Jenny si voltò nuovamente. Il ragazzo non aveva smesso di guardarla. Ebbe un fremito dentro di lei. C'era qualcosa in quello sguardo che le stava facendo milioni di domande. C'era uno sguardo vuoto, perso, di un ragazzo che si riduce a bere semplicemente per non pensare all'amarezza di una vita che non riempie mai.
I ragazzi si allontanarono e Jenny fu per un attimo persa nei suoi pensieri.
"Jenny... dicevamo?"
"Jenny... tutto bene?"
La ragazza tornò lentamente alla realtà. "Sì... sì, certo". "Dicevi, su Cindy?"
"Credo che... bisogna fare qualcosa per questi ragazzi".
"Per i ragazzi come Cindy?"
"No... per ragazzi come quelli che abbiamo appena incontrato". Aveva lo sguardo perso e pensieroso mentre fissava la sua coppetta di gelato finito come presa da un pensiero improvviso.
"Ma che ti prende?" chiese ridendo una delle due. "Bisogna fare qualcosa per loro".
"Sì certo..."
Jenny si voltò di nuovo guardando la fine del viale di passeggio. Erano ormai lontani.
Lentamente riprese il discorso ma continuava ad essere turbata, dentro di lei, per quello scambio di sguardi pieno di dolore e parole non dette.

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