Capitolo 14
Fra le tre amiche, Annalisa era sicuramente la più notevole. Oggettivamente, oltre tutto il trucco e gli imbellettamenti vari, era quella più bella. E forse era l'unica grazie alla quale il trio riscuoteva successo fra i ragazzi.
Samantha era quella scaltra. La testa del gruppo. Era quella che diceva una parola e le altre ascoltavano come fosse oro colato. Roberta, in confronto alle altre due, era quasi bruttina. Bassa e minuta nella corporatura. Capelli lunghi e increspati, rovinati dalle continue tinte bionde. Occhi grandi e sproporzionati. Stupidina e a volte goffa. Tuttavia era un tipo di quelli che poteva far molto comodo alla piccola squadra: pettegola e spaventosamente abile nel carpire informazioni di qualsiasi tipo. Sapeva sempre tutto di tutti.
Fu lei quella mattina ad informare il gruppetto che i due ragazzi nuovi avevano appena acquistato i biglietti per lo School Party. "Non verranno più a scuola, hanno già compilato i moduli e consegnato i documenti. Ho scoperto i loro cognomi". Le brillavano gli occhi di soddisfazione e guardava le amiche in cerca di
compiacimento. "E..."
"Davide e Alex Berlisi".
"Bene". Sogghignò Samantha guardandosi le punte dei capelli. "Sono molto contenta".
"Manca una settimana scarsa! Sapete che non ho più nulla da mettermi?"
"A chi lo dici!" echeggiò Annalisa.
"Quando andiamo a fare shopping, Samantha?"
"Oggi pomeriggio dovrei sistemare delle cose in camera..mia madre mi ha acquistato un nuovo armadio che arriverà proprio nel pomeriggio".
"Ma domani non possiamo, c'è il corso di informatica e tu hai danza" ribatté Roberta con la precisione di un agendina elettronica.
"Già... è vero... dovremmo andare per forza oggi".
"Fai fare tutto a Cindy. La camera è sua no? È giusto che sistemi lei l'armadio se vuole spazio per le cose sue!"
"Già!"
"Vi chiamo dopo".
"D'accordo".
Si salutarono con estrosi baci guancia a guancia e ognuna andò per la sua strada.
Samantha era l'unica scortata dalla bella macchina nuova di Paolo in cui sua madre la aspettava.
"Mamma ho bisogno di soldi. Mi serve il vestito per lo School Party!"
"Quanto vuoi? Non ho molto da darti, inoltre il tuo vecchio armadio è pieno di vestiti che non hai mai messo... magari oggi quando sistemerai i panni troverai qualcosa".
"No! No! Ma cosa dici? Ho già messo e rimesso ogni cosa! Sono stufa! Tutte le mie amiche compreranno qualcosa, mamma! È la festa di fine anno, rimarranno le foto sull'annuario e non ho nulla di decente!" piagnucolò.
Anita sospirò e si sistemò gli occhiali da sole. Accelerò e voltò velocemente l'angolo. Samantha si guardò intorno cercando di interpretare la brusca manovra e dallo specchietto retrovisore scorse Cindy alla fermata del bus. Sogghignò guardando verso la madre. Non dissero nulla ma erano perfettamente d'accordo; nessuna delle due aveva voglia di darle un passaggio. Era già abbastanza insopportabile la convivenza.
Ci sono due ragazzi nuovi a scuola sai... cioè... si stanno iscri- vendo per il prossimo anno".
"Interessante..." disse Anita mentre guidava con sguardo assorto.
"Uno si chiama Davide e l'altro non ricordo. Ho parlato solo con Davide. È bellissimo! Sono stata io ad invitarlo allo School Party! Davide Berlisi! Che meraviglia!" sospirò guardando fuori dal finestrino.
"Berlisi!?" ripeté Anita quasi inchiodando la macchina.
"Davide... Berlisi" precisò Samantha, perplessa dalla reazione di sua madre.
"Santo cielo! Sono i miei titolari! Cioè, la loro ditta ha più sedi. I titolari sono i genitori di questi due ragazzi! La mia collega mi aveva accennato giorni fa che si sarebbero trasferiti qui per un'altra filiale e che i due figli si sarebbero iscritti al classico! Berlisi... santo cielo! Hai idea di quanti soldi hanno?"
Le due donne iniziarono a ridere e gli occhi di entrambe brillavano bramando un fidanzamento perfetto, conveniente e fatale. Tornarono a casa piene di brio e Federica chiese cosa fosse successo. La aggiornarono immediatamente ridendo e schiamazzando. Si azzittirono tutte insieme non appena sentirono la porta di casa aprirsi. Cindy aveva sentito le loro urla da fuori il portone. Sebbene non avesse sentito l'oggetto dell'argomento, intuì che era un complotto che doveva rimanere strettamente segreto fra loro quando si azzittirono immediatamente al suo ingresso in casa. Finse di non avere fame e andò in salone. Non aveva voglia di mangiare con loro. Preferiva aspettare che la cucina si svuotasse. Avrebbe mangiato sola anche quel giorno a costo di dover pulire anche le loro sporcizie. Tanto, le toccava comunque.
"Cindy!" Anita era sulla porta del salone.
"Oggi io e Samantha usciamo per delle commissioni. Arriveranno degli operai con un furgone dove c'è l'armadio nuovo. Si occuperanno loro di montarlo, tu devi solo farli entrre e poi per favore togli tutte le cose tue così almeno Samantha sistema i suoi vestiti".
"E il Mio armadio?! Che fine fa?"
"Lo togliamo per ora. È troppo piccolo!"
"Cosa vuol dire lo togliamo?" Cindy socchiuse gli occhi con i nervi in fiamme. Anita rispose con lo stesso sguardo facendosi più vicina a lei.
"Vuol dire che lo mettiamo in garage fin che non torna tuo padre e decide finalmente come sistemarvi. Abbassa immediatamente il tono della tua voce e non guardarmi con quella faccia da serpente. Sto solo creando sistemazioni per ricavare spazio".
Cindy non era una che aveva paura facilmente di qualcosa. Eppure Anita riusciva ad incuterle timore. Si sentiva schiacciata dal suo potere di monopolio consapevole che, seppure in modo diverso, era lo stesso che esercitava su suo padre. Un potere che riusciva a sottometterla, schiacciata e soppressa dal suo volere.
Quel pomeriggio, mentre Samantha e Anita se ne andavano in giro per negozi, a Cindy toccò ripulire la camera, aiutare gli operai a togliere il vecchio armadio, mettere il nuovo e sistemare ogni vestito separando i suoi da quelli della sorellastra.
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