Pɾɷmҽttɩmҽɭɷ
« Perché vuoi uccidere Levi? Non me ne hai mai parlato. »
Hanji posò i due campioncini in frigorifero, mentre Zeke era seduto nel divano del salotto a fumare una sigaretta e a guardare un programma a caso in TV, un programma che in verità non stava nemmeno seguendo.
Hanji non ricevette risposta e facendo un broncio contrariato si buttò a peso morto sul divano vicino a lui.
Per quanto lei fosse umana e Zeke un ghoul non lo temeva, erano amici da tempo e fra i due c'era affetto ricambiato, la donna gli era riconoscente per delle cose ed era quindi intenzionata ad aiutarlo, però si era sempre chiesta il motivo di tanto odio nei confronti di Levi da parte di Zeke.
Il biondo, al solo sentirlo nominare, diventava nero ed era come se la sola consapevolezza che Levi era ancora vivo fosse per lui un enorme castigo.
« Ti ho fatto una domanda, almeno rispondi! »
Protestò la castana, battendo una mano sulla spalla dell'uomo, il quale la guardò e dopo aver sospirato spense la sigaretta nel posacenere, girandosi in seguito verso di lei.
Non era molto convinto di volergliene parlare, ricordare lei gli faceva male.
« Una volta mi hai chiesto se ho mai amato qualcuno in passato, ricordi? »
« Certo che mi ricordo, ma cosa c'entra con Levi? Oddio, non dirmi che ti eri innamorato di lui e adesso lo odi perché ti ha rifiutato! »
« Cosa!? Hanji, ma smettila! »
L'uomo la fissò contrariato, praticamente disgustato da quella simile insinuazione, poi sospirò e scosse la testa in segno di negazione.
« No, amavo una donna. Era bella, bellissima, le notti sogno ancora i suoi lunghi capelli neri fra le dita, i suoi occhi scuri puntati nei miei. »
« Era un ghoul? »
Stavolta Hanji si mise più comoda sul divano, si prospettava una storia interessante, della quale non si sarebbe persa alcun dettaglio.
« No, era umana. Lei... Lei era paralizzata dalla vita in giù.
La conobbi in un pomeriggio d'inverno, avevo fame e la vidi sola e indifesa, una preda facile da mangiare, senza destare troppa attenzione. Decisi di seguirla di nascosto, la bloccai in un vicolo e lì rivelai la mia natura. Lei mi fissava con due occhi enormi, spalancati, ma non era paura quella ad animare il suo sguardo, era fascino... Lo capii solo quando mi disse che ero bellissimo. Nessuno me l'aveva mai detto prima, di solito una vittima non dice certe cose, prova terrore e basta, invece lei si era addirittura tesa verso di me per sfiorarmi, come se vedesse veramente qualcosa di meraviglioso. Mi paragonò ad una farfalla, disse che la mia kagune somigliava ad un paio di ali variopinte. »
Hanji si era ormai persa nel racconto dell'amico, si immaginava la scena e sorrideva. Di certo, quella ragazza di cui stava parlando, era stata singolare, anche perché l'uomo ne stava parlando con una luce radiosa negli occhi ed un mezzo sorriso, anche se aveva un ché di amaro.
« Non sono riuscito a ucciderla, anzi, divenni suo amico.
Si chiamava Pieck, era... Era così delicata che a volte temevo mi si rompesse in mano. Era dolce con tutti, altruista e sincera, lei era tutto quello che non sono mai stato io. Era la parte migliore di me e quella fine non la meritava.
Tutto procedeva bene fino a quando una sera, mentre ero a caccia, uccisi un uomo nel territorio di Levi. Non pensavo fosse un problema, ma lui si legò la cosa al dito, mi disse che me l'avrebbe fatta pagare cara e io commisi l'errore di non prenderlo sul serio.
Il giorno dopo avevo un appuntamento con Pieck, la stavo aspettando davanti ad un cafè ma lei non arrivava. Provai a chiamarla al cellulare e alla quinta volta rispose, ma non era la sua voce, era quella di Levi.
"Buona", solo questo disse prima di riattaccare. »
A quelle ultime parole, Hanji si portò sconcertata una mano alla bocca, gli occhi lucidi. Ora capiva l'odio che il biondo nutriva per Levi, l'ossessione che aveva nel volerlo uccidere. Levi gli aveva strappato via la luce, la persona che amava, uccidendola solo per un crudele gioco sadico.
« Oh mio Dio, l'ha... »
« Divorata, sì. La polizia trovò i suoi resti poco lontano dal cafè in cui io la stavo aspettando, l'autopsia rivelò che era viva mentre quel bastardo la mangiava. Non l'ha nemmeno uccisa per risparmiarle la sofferenza, ha sofferto... Fino alla fine. »
A questo punto l'uomo si accese un'altra sigaretta, ricordare quelle cose gli aveva nuovamente riempito d'odio il cuore.
Sentì Hanji prendergli una mano e gli sorrise rassicurante malgrado avesse le lacrime agli occhi. Levi era un mostro, doveva morire. Doveva fare in modo, con l'aiuto di Zeke, di renderlo completamente innocuo.
« Ti aiuterò con la tua vendetta, Zeke. Levi deve pagarla per il male che ti ha fatto. »
Era appurato. Levi Ackerman doveva pagarla per il male che aveva fatto a molti. Essere un ghoul non significava essere crudeli con le proprie vittime, non era un pretesto che gli permetteva di fare certe cose.
Era comparso nella vita di quel ragazzino, lo aveva torturato psicologicamente, uccidendo infine suo padre. Eppure qualcuno che voleva bene a quel mostro c'era. Erwin conosceva bene il passato del suo amico, conosceva molte cose di lui, più di quante lo stesso Levi conosceva. Quel pomeriggio, il biondo, decise di andare a trovare Eren a casa. Non essere potuto andare al funerale di suo padre gli era dispiaciuto particolarmente e voleva fargli sapere che gli era vicino, che aveva anche il suo appoggio.
Era un alunno come molti altri, certo, ma Erwin era di buon cuore, voleva fare qualcosa, nel suo piccolo, per poter essere d'aiuto al giovane.
Eren stava rimuginando ancora sull'ultimo scontro avuto con Levi al parcheggio. L'uomo non aveva reagito in alcuna maniera, se non con un'insofferenza assolutamente odiosa e snervante. Aveva ammazzato suo padre e si comportava come se non gli avesse fatto niente, continuava imperterrito a condurre la sua vita fatta di sangue e malvagità fregandosene del resto del mondo.
Ma Eren, racchiuso nel suo sentimento d'odio e desiderio di vendetta, non faceva che dirsi che gliel'avrebbe fatta pagare, in un modo o nell'altro.
Stava per andare a farsi una doccia quando suonarono al campanello. Non aveva molta voglia di ricevere visite, non era nemmeno preoccupato che potesse essere Levi, dato che questo non si disturbava a suonare, entrava direttamente dalle finestre, le quali rompeva se trovava chiuse.
Con un sonoro sbuffo si decise ad aprire ed i suoi occhi ametista tradirono sorpresa nel trovarsi, innanzi alla porta, il preside Smith.
« Lei? »
Domandò il ragazzo, che si vide porgere un pacchetto col nome di una pasticceria vicina, accompagnato da un sorriso affidabile.
« Sono venuto a portarti un po' di dolci. E volevo anche scusarmi per non essere stato presente al funerale di tuo padre. »
Messo da parte lo stupore iniziale, Eren si decise a scostarsi per invitarlo ad entrare.
Che fosse lì era una fortuna, magari avrebbe potuto estorcergli delle informazioni che riguardavano Levi, dato che sembrava conoscerlo bene.
« Lo gradisce un caffè? »
Domandò il ragazzo dalla cucina, fissando l'uomo seduto nella poltroncina in salotto.
« Sì, grazie. Si sposa bene con i dolci che ho comprato. »
Eren gli sorrise, mettendo la moka sul fuoco. Quando il caffè fu pronto ne servì una tazzina all'uomo, aprendo il pacchetto di dolcini che ripose sul tavolino vicino ai divanetti. Si sedette di fronte all'altro, prendendo un solo sorso di caffè. Nonostante fossero giorni che non mangiava adeguatamente, non aveva voglia di ingerire niente, nemmeno quei dolcini dall'aspetto semplicemente invitante.
« Non si preoccupi, comunque. Lei è un uomo molto impegnato. La ringrazio per essere qui. »
Erwin annuì alle parole del ragazzo, bevendo un sorso del suo caffè. Chiuse gli occhi per qualche istante, come se stesse meditando su qualcosa, lasciandosi al contempo cullare dall'aroma della bevanda calda.
« Non rischi di perdere l'anno, tranquillo. Anzi, se hai bisogno di stare a casa ancora per un po', ne hai tutti i permessi. »
Già, ma se stava a casa era anche peggio. Avrebbe solo rischiato di pensare di più alla stessa cosa, rischiando di impazzire.
« Preferisco frequentare. Più sto lontano da questa casa, meglio sto. Sono sicuro che capirà. »
In fondo, in quella casa, Levi aveva ucciso suo padre. Quando andava in cucina per bere dell'acqua o per cucinarsi qualcosa, vedeva il cadavere del genitore riverso per terra. La moquette aveva ancora l'alone del sangue, quello non andava via.
Ed era quell'alone che, già da un po', l'uomo si era messo ad osservare.
« Tra giorni cambierò la moquette. »
Disse Eren, come se avesse risposto ad una domanda che Erwin non gli aveva ancora posto. L'uomo si limitò ad annuire, ed era assurdo che si sentisse a disagio. Era venuto per confortarlo, ma si era anche reso conto che non poteva essere possibile. Eren era fin troppo giù di tono e la situazione troppo surreale.
« Il professor Ackerman non è venuto perché era anche lui impegnato. »
A quelle parole, Eren quasi si mise a ridere. Si trattenne solo grazie a chissà quale forza interiore.
Impegnato? Certo, a pensare a come rovinare ancora la sua vita. Il preside parlava sempre bene di Levi, ma possibile che si fidasse davvero così tanto? Possibile che non lo conoscesse per quel che era davvero?
« È da molto che vi conoscete, lei e il professor Ackerman? »
Domandò Eren, cercando di mantenere naturale il tono di voce, malgrado anche solo far riferimento a quel maledetto gli contorcesse le viscere. Ogni notte, o quasi, Levi entrava dalla finestra per affondare i suoi denti sul marchio che al loro primo incontro gli aveva fatto, sia per rinnovare il suo possesso sul ragazzo, sia per godere del sapore di quella carne e di quel sangue con cui amava bagnarsi la lingua. Ed Eren, che era sempre incredibilmente vulnerabile alla forza di quell'essere, non poteva che star immobile a sperare che tutto finisse il prima possibile. E pregava, già da qualche giorno, che quel ghoul si decidesse a togliergli la vita, preferendo la morte all'essere usato continuamente.
Quei pensieri, che l'avevano rapito per diverti istanti, vennero interrotti dalle successive parole del preside Smith. Quest'ultimo ci aveva impiegato un bel po' a rispondere ed Eren lo trovò un po' strano, come se prima di parlare avesse dovuto pensare attentamente su quello che avrebbe dovuto dire.
« Ci siamo conosciuti da bambini. Levi ha fatto molto per me. »
Sbrigative furono quelle parole, come se l'uomo avesse una premura impellente di superare quel discorso. Ed Eren se ne accorse, quindi eccolo che ritornò ostinatamente sull'argomento, ad indagare per estorcere quante più informazioni possibili.
« Il professor Ackerman sembra volerle bene... Ma è strano che pare non avere affetti oltre lei. »
L'uomo deglutì l'ennesimo sorso di caffè, ora più sonoramente rispetto ai precedenti. Era teso, nervoso, c'era qualcosa che sapeva e che temeva di rivelare. Che sapesse la vera natura dell'amico? No, non poteva essere possibile...
« Levi ha perso i suoi genitori da bambino, è cresciuto da solo con suo zio. »
Nuovamente sbrigativo, Erwin si alzò dal divano.
« Scusami Eren, devo andare, ho ricordato di avere un impegno importante. In ogni caso, ci vediamo a scuola. »
Stranito da quell'atteggiamento, Eren si limitò ad annuire appena prima di alzarsi e accompagnare l'uomo a scuola. Cosa cazzo gli stava nascondendo? Cosa c'era da sapere sul passato di Levi? Eren era certo che scoprendolo avrebbe risolto qualunque problema.
Quella sera decise di andare a dormire da Armin, non aveva alcuna intenzione di vederlo, di farsi ancora una volta ferire dai suoi giochetti sadici e malsani. Si coprì la ferita con un cerotto quadrato ed uscito di casa si mise le solite compagne cuffie alle orecchie. Svoltò una delle stradine della città quando, davanti a lui, notò una figura alta avvolta dall'ombra, che la teneva nascosta. Il ragazzo, esitante, si tolse le cuffiette dalle orecchie, fece un solo passo indietro e spalancò gli occhi ad udire le parole della figura a lui misteriosa.
« Ti salverò io dall'uomo cattivo, dolce fratellino. Sto andando da lui. »
Un brivido percorse la schiena di Eren. Fratellino... Non aveva dubbi, era suo fratello, quello che suo padre gli aveva sempre tenuto nascosto.
Era sempre stato convinto di esser figlio unico, che suo padre non gli nascondeva nulla e che viveva nella più totale sincerità.
Voleva uccidere Levi? Bene, doveva esserne lieto dato che si sarebbe finalmente sbarazzato di quel bastardo, eppure...
« Devo essere io ad ucciderlo. »
Si affrettò a dire con voce sicura, fiera, che non tradiva alcun tipo di timore. La sua affermazione suscitò iralità in quella figura neanche troppo lontana, ma Eren rimase in silenzio ad osservarlo, senza smuoversi in alcuna maniera dalla sua decisione che già da diverso tempo aveva preso.
« Ti farò trovare il suo cadavere, com'è giusto che sia. »
« No! »
Eren scattò a correre al massimo della sua velocità quando vide la figura correre via.
Era veloce, ma non doveva perderlo, non poteva permettere che uccidesse Levi! Doveva essere lui ad ucciderlo, a strappargli la vita, a guardarlo negli occhi mentre agonizzava, a godere dei suoi ultimi istanti di permanenza a quel mondo. E gli avrebbe sorriso davanti, vittorioso.
Lui doveva fare tutto questo, solo lui!
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« Non capisco proprio cosa cazzo debba venire a fare. »
« Levi, piantala di lamentarti... È il ballo di carnevale indetto dagli studenti, sarà divertente! Ma se non vuoi venire sei libero di non farlo. »
Davanti allo specchio, Erwin si sistemò i capelli, vestito da punk. Aveva deciso di partecipare all'iniziativa degli studenti perché non aveva alcun tipo di impegno per quella sera, sarebbe stato piacevole. Era da tanto che non usciva oltre un certo orario, i ghoul avevano terrorizzato le genti per troppo tempo.
Ma non erano da prendere alla leggere e Levi, che apparteneva alla loro razza, ne era pienamente cosciente. Sarebbe andato a quello stupido ballo unicamente per assicurarsi che l'amico non corresse rischi di alcun genere.
A differenza di Erwin, lui non si vestì per il tema della festa, indossando giacca scura, camicia bianca e pantaloni dello stesso colore della giacca.
Pareva stesse andando ad un funerale talmente era spento, odiava certe cose e di nascosto fulminava il biondo per averlo indirettamente costretto a seguirlo.
Il ballo si teneva nella grande palestra della scuola, non si stupì quando tra i vari studenti in fermento non intravide Eren, gli avrebbe fatto visita direttamente in camera dopo essersi sorbito quel macello di carne che ballava ed aver accompagnato Erwin fino a casa.
E a proposito di Erwin, si rese conto dopo un'ora in cui era lì, che non c'era più. Inizialmente non si era allarmato troppo, magari era fra la folla e per questo non lo vedeva, ma dopo aver dato un occhio ancor più attento si rese conto che non c'era, non era lì.
Si concentrò un istante per catturare alle narici la moltitudine di odori, per trovare quello del biondo, seguirlo e trovarlo come un segugio. E lo trovò, il suo odore... Peccato che non fu l'unico che intercettò, poiché oltre al suo avvertì quello di Zeke Jaeger. Era lì.
Fu un attimo: sparì da quella palestra nel giro di un momento, scendendo velocemente le scale della struttura che lo avrebbero condotto ai sotterranei della scuola.
Più scendeva, più quegli odori si facevano intensi. Avrebbe voluto fare più in fretta, tuttavia avrebbe dovuto trasformarsi e se Erwin l'avesse visto sarebbe stato un disastro.
Con un calcio buttò giù la porta dell'immenso sotterraneo, inagibile per diverse motivazioni.
Era tutto quanto buio, il freddo gli investiva il corpo, ma essendo un ghoul riusciva ad annullare quella stessa oscurità.
« Ohi, Erwin. »
Era lì dentro, l'odore era intenso. Troppo. Era ferito.
Fortunatamente questo non mutò il suo corpo, essendo che aveva un elevato autocontrollo. Iniziò a camminare lentamente all'interno del posto, cercando di scorgere una qualsiasi figura.
« Dolore. »
Un colpo alla nuca seguì quella parola e lui si ritrovò steso a terra, ma fu abile a rotolare di lato prima che un bastone dalla punta acuminata lo trapassasse da parte a parte.
Zeke si tolse gli occhiali con una calma innaturale, riponendoli nella tasca interna della giacca, leccandosi le labbra con un ghigno sadico mentre Levi, pronto a combattere, cercava di capire se avesse addosso il sangue di Erwin. Fortunatamente no.
« Dopo stanotte, Levi, la tua vita sarà una lenta discesa verso il declino... Nel caso dovessi sopravvivere al nostro scontro, sia chiaro! »
E ancor prima che il moro potesse in qualche modo rispondere, Zeke gli si gettò addosso cercando di colpirlo con la kagune. Ai primi tentavi fu Levi quello più agile, ma all'interno di quel sotterraneo doveva esserci qualcun altro, poiché una pallottola gli arrivò al piede destro. Perse l'equilibrio e Zeke ne approfittò per colpirlo.
I due ghoul si scontrarono ed era un vero e proprio scontro tra kagune, graffi e morsi. Chi mordeva e strappava, chi infilzava... E in tutto questo, in un modo assurdo, fu Levi ad uscirne gravemente ferito. Il proprio sangue imbrattava il pavimento in una maniera decisamente preoccupante, scivolando sullo stesso liquido cremisi.
« Patetico. »
Commentò Zeke, facendosi sempre più vicino al moro.
Era certo che in qualche modo quella pallottola lo aveva indebolito, probabilmente conteneva un qualche tipo di veleno, stava di fatto che sentiva le forze abbandonarlo.
« Levi! »
Quando il moro udì la voce di Erwin sussultò, mentre il sotterraneo veniva investito dalla luce.
L'uomo aveva trovato il modo di attivare i neon sulle pareti e solo allora Levi si accorse che Zeke non era più presente.
Era trasformato ed Erwin lo stava guardando.
« Levi... »
« Vattene. Non ti farò niente, ma vattene via. »
A malapena riusciva a parlare, perdeva sangue dal naso ed altrettanto ne stava vomitando sul pavimento.
Erwin era sempre più vicino, perché non andava via? E perché lo stava abbracciando? Era un mostro, perché non scappava!?
« Tu... Hai proprio dimenticato tutto. »
Quella frase gli fece spalancare lo sguardo, distraendolo per qualche secondo da quella situazione. Erwin era ferito, forse qualche semplice graffio da qualche parte.
« Hai dimenticato tuo zio, ciò che ti ha costretto a fare contro Farlan e Isabel. La tua mente è andata in protezione da quei ricordi, non c'è altra spiegazione. Levi, devi recuperare i tuoi ricordi. Promettimelo. P-promettimelo... »
Lo udì gemere di dolore e dunque si distanziò, temendo fosse stata colpa sua. Aveva ascoltato quelle parole, ma gli sembrò solo che stesse delirando. Farlan e Isabel? A chi appartenevano quei nomi? E soprattutto, che c'entrava suo zio?
Tutto ciò passò presto in secondo piano quando notò il fianco del biondo gocciolare un'infinita quantità di sangue. E solo a quel punto capì ogni cosa: Zeke aveva deciso di ripagarlo con la sua stessa moneta, togliendo la vita a qualcuno a cui teneva.
« Erwin... »
Vide l'uomo sorridere e poi abbracciarlo, tremando contro di lui per il dolore, per la morte che di lì a breve lo avrebbe abbracciato.
« Tu non sei così. Ti prego, recupera i tuoi ricordi... Ti prego, Levi. »
« Erwin! »
Urlò stavolta, mentre ricambiava quella stretta con tutta la sua forza. Non gli era mai capitato prima, era una sensazione strana sentire le lacrime rigargli il volto. Piangere... Stava piangendo davvero.
Ma Erwin era il suo migliore amico da sempre e non poteva morire, non doveva.
Si aggrappò a lui, cercando di riscaldarlo dato che lo sentiva sempre più freddo, sempre più morto.
« Erwin... »
Non riusciva a dire altro, non riusciva a pronunciare niente se non il suo nome in un mantra dalla nota disperata. Il pianto si era trasformato presto in rabbia quando avvertì l'uomo esamine fra le sue braccia, morto. Lo scosse, lo prese a schiaffi, a pugni, lo morse a sangue.
« Guardami! Sono un cazzo di mostro, devi avere paura di me! Devi correre! Scappa! »
Gli diede un altro morso, più forte e violento, tanto da sentire un pezzo di carne in bocca. Solo che il sapore fu sgradevole. Il sangue sapeva di ferro.
Spalancò lo sguardo, rendendosi conto di non riuscire più a richiamare la kagune.
Lasciò andare il corpo del biondo, ergendosi tremante sulle gambe.
Cosa gli stava succedendo? Non aveva più forza, né avvertiva la fame che poco prima gli aveva attanagliato lo stomaco.
Si voltò, ritrovandosi Zeke davanti agli occhi e una donna, al suo fianco, teneva Eren in braccio.
Lasciò cadere il ragazzo al suolo, il quale aveva gli occhi sgranati dalle iridi rosse e le sclere nere, il corpo scosso dalle convulsioni.
« Che cazzo avete fatto...? »
« Buona vita da umano, Levi. »
Annunciò Zeke con un sorriso ancora più largo.
« Il mio fratellino avrà tanta fame tra un po'. Sono certo che il primo che verrà a divorare, sarai tu. »
Angolo autrice
FINALMENTE SONO RIUSCITA AD AGGIORNAREEEEEE
Scusate enormemente per il ritardo, sono pessima ;-;
In ogni caso, spero che questo capitolo vi sia piaciuto. Sperando ci sia ancora gente che segue la storia dopo un secolo che non la aggiorno SIGH
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