Fɩɠɭɩɷ ɖɩ ŋҽssųŋɷ
Quando si risvegliò, Eren dovette sbattere le palpebre degli occhi più di una volta per poter schiarire la vista.
Posava su un letto, era coperto da un lenzuolo e l'odore che lo avvolgeva non sapeva riconoscerlo.
Sapeva di averlo già sentito da qualche parte, ma confuso com'era in quel momento non riusciva a ricordare dove o su chi.
Avvertiva un intenso dolore al fianco e quasi automaticamente la mano destra andò a sfiorarlo, avvertendo delle bende avvolgerlo.
Fu a quel punto che ricordò di essere stato attaccato da Annie, ghoul anche lei e che, prima di perdere i sensi, aveva visto Levi ridurla ad un colabrodo.
Quindi era stato lui a salvarlo?
<< Ghoul del cazzo. >>
<< Ma non lo cambi mai 'sto disco? >>
Chiese una voce annoiata di fianco a lui. La conosceva quella voce, Dio, era inconfondibile con la sua freddezza, la sua apatia, la sua inquietudine.
Per questo motivo sussultò, scostandosi nel vedere Levi seduto di fianco al letto che lo osservava, le gambe accavallate.
<< Che... Che cazzo ci fai qui!? >>
<< Ci vivo. >>
Rispose con ovvietà, sollevando un sopracciglio. Eren deglutì, constatando che, effettivamente, aveva ragione.
<< È caffè, quello che stai bevendo? >>
Chiese il giovane, notando l'altro sollevare lo sguardo dalla tazza decorata con tanti micini carini di vari colori.
<< No, è sangue. >>
<< Ma che schifo! ...Di chi è quel sangue? >>
Dio, forse sarebbe stato meglio non chiederlo.
<< Il tuo. >>
Dichiarò il ghoul, con un sospiro mesto prima di riprendere a bere e, a giudicare dall'espressione e dai sospiri, doveva piacergli parecchio.
<< Io sono ferito, ho perso una quantità enorme di sangue e tu me ne togli anche per berlo? >>
Dio, lo odiava proprio quel ghoul. Lo aveva salvato solo per guadagnarci una tisana col suo sangue, ma l'avrebbe ucciso prima o poi, eccome se l'avrebbe fatto.
Lui e quel maledetto bastardo che aveva ucciso sua madre.
<< Dormi da tre giorni, nel frattempo il tuo sangue si è ricostituito ed essendo che mi è venuta fame, ho pensato di berne un po'. Aiuta a contenere la fame, stasera andrò a caccia. >>
Le labbra di Levi, nuovamente mute, si posarono sul bordo in ceramica della tazza per poter raccogliere ancora quel liquido rosso che fino a non molto tempo prima viaggiava libero all'interno del corpo di Eren.
Ora che entrava nel suo, di corpo, si sentiva stranamente meglio. Il sangue non gli aveva mai fatto un simile effetto, non colmava così tanto la sua fame, quello del castano doveva sicuramente avere una qualche peculiarità.
Eren, dal canto proprio, iniziò a muoversi fra quelle lenzuola profumate, troppo profumate per appartenere ad un simile mostro.
Aveva passato gran parte della sua vita a odiare i ghoul, un odio che se messo a confronto con quello che sentiva di provare nei riguardi di Levi, era nulla.
Un gemito di dolore sfuggì dalle labbra giovani del ragazzo, che si ritrovò a dover smettere di muoversi.
<< Che stai facendo? >>
<< Non lo vedi? Me ne sto andando. >>
<< Non mi pare di averti detto che puoi andartene. >>
E lui chi cazzo era per dirgli cosa doveva o non doveva fare?
Eren strinse i denti e con essi i pugni delle mani.
<< Io faccio quello che cazzo voglio, mostro di merda! >>
Evidentemente quelle grida isteriche non parvero piacere a Levi, anche se il suo movimento calmo con la mano che andava ad accompagnare la tazza sulla superficie legnosa del comodino, subito dopo, non lasciava preannunciare che gli sarebbe potuto saltare addosso.
Eppure fu esattamente quel che avvenne ed Eren spalancò lo sguardo nel momento esatto in cui si vide bloccato per i polsi dalle mani gelide dell'essere.
Non sapeva dire se in quel momento la sua fosse più paura di morire, oppure trovare quel contatto tra di loro enigmatico, strano.
Levi era un ghoul, ma era anche così bello che Eren si chiedeva quante prede avesse sedotto con la sua bellezza, per poi divorarle senza la minima pietà.
La pietà... Era qualcosa di estraneo a Levi, un sentimento che probabilmente non aveva mai conosciuto nella vita.
O forse per qualcuno sì?
<< Il preside Erwin lo sa che sei un ghoul? >>
<< ... >>
Levi non rispose a quella domanda, ma fu il suo stesso corpo a farlo al suo posto.
Eren sentì infatti le falangi dell'uomo stringersi dolorosamente ai propri polsi, eppure il giovane non perse il sorriso. Il sorriso tipico di chi aveva appena scoperto il tesoro.
<< Non lo sa, vero? E a te sembra interessare la cosa. Se glielo dicessi, forse smetterebbe di crederti un amico, di essere così docile e gentile con te. >>
Levi non parlava, non ancora, i suoi occhi erano immobili in quelli calcolatori di Eren, che proseguiva senza remora nel suo discorso.
<< Povero Erwin... Ti crede il suo migliore amico e non sa che lo stai conservando come cibo di scorta. >>
<< Basta. >>
La voce di Levi rilasciò le sue labbra intrisa di avvertimento.
Un'altra parola, una sola ed Eren sentiva di poter davvero fare una pessima fine.
<< E se glielo dicessi, domani? >>
Eppure non volle fermarsi. Voleva studiare la sua reazione, una reazione che fece male, perché il moro gli affondò i denti nella spalla, in una maniera così forte e violenta che le mura di quell'abitazione si riempirono delle sue grida di dolore, mentre le lacrime gli rigavano le guance.
Era finita, l'avrebbe divorato, sarebbe morto!
Levi si staccò, leccandosi il labbro superiore dal sangue.
<< Ho rifatto il segno, stava per sparire. >>
Affermò senza alcun sentimento nella voce.
Lo aveva fatto... solamente per questo!?
<< F-Fottiti... >>
Eren fece per scostarlo, ma Levi tornò a bloccarlo, per ritornare a leccargli la ferita.
Quel gesto provocò in Eren un brivido, un brivido strano e che non aveva mai sentito in vita sua.
Che diavolo voleva da lui?
Sentiva le punte corvine dei suoi capelli accarezzargli la pelle, il suo respiro solleticarlo, le sue dita tenerlo completamente immobile.
Aveva paura, ma non soltanto questo.
Era spaventato, teso, confuso.
<< Che cazzo vuoi da me? Perché mi hai salvato da quel ghoul, ieri? >>
Ad Eren il coraggio di parlare non era mai mancato.
Levi si distanziò nuovamente col viso, osservando il suo.
Era pallido, contrito dal risentimento.
Divertente.
Quando le prede provavano odio, era tutto più divertente.
<< Perché se c'è qualcuno che può divorarti, quel qualcuno posso soltanto essere io. >>
Una motivazione che mise in Eren solo più paura. Era evidente che mirava solo a mangiarlo e che stava giocando con la sua vita.
Il ragazzo volse altrove lo sguardo, premendo una guancia al cuscino.
Dio, la sua vita faceva schifo.
<< Da quando sei comparso, tutta la mia vita sta andando a rotoli.
Ho scoperto che Mikasa è un ghoul ed è la tua fottuta sorella, mio padre ha tradito mia madre con un'altra donna e da lei ha avuto un figlio. >>
Le lacrime ripresero a scorrere sul viso pallido e stanco, lasciando che Levi lo guardasse. Non aveva scelta dopotutto, non riusciva a liberarsi dalla presa delle sue mani.
<< Persino Mikasa è un ghoul. Un mostro che... Che divora le persone. >>
A quelle parole Levi emise un suono simile ad una mezza risata ed Eren spalancò gli occhi verdi.
<< Mikasa non ha il fegato di divorare le persone. È una tale rammollita che mi fa pena. >>
<< C-cosa? >>
Eren lo guardò nuovamente, confuso.
<< Che cazzo dici? Che intendi? >>
Levi sospirò, proseguendo annoiato a parlare.
<< Non tutti i ghoul hanno fegato sufficiente a cacciare gli umani e mangiarli.
Ci sono altri che si accontentano di mangiare la carne dei cadaveri.
Lei è una di quei ghoul.
Crescere con te l'ha resa una rammollita, preferisce cibarsi di carne di seconda categoria piuttosto che di gente viva, che ha in circolo sangue e battito cardiaco. >>
Quindi... Era così? Mikasa non faceva del male alla gente?
Lei era buona allora?
Ripensò inevitabilmente a tutto quello che le aveva urlato e pensò che, forse, non se lo meritava.
Levi non aveva motivo di mentirgli, stava descrivendo sua sorella come una senza fegato, una deficiente che preferiva mangiare di merda piuttosto che cibarsi bene come la sua natura chiedeva.
E come lei, anche tanti altri ghoul.
<< Allora se c'è quest'altro modo di vivere, tu perché divori le persone? >>
Si sentì in dovere di porgergli quella domanda. Magari la risposta lo avrebbe stupito, magari glielo avrebbe fatto odiare di meno.
<< Perché mi piace. >>
Prego?
A quella risposta, Eren spalancò di più i già grandi occhi verdi.
<< Ti piace...? >>
<< Sì. Esatto. Lo trovo divertente e soddisfacente, soprattutto quando iniziano a supplicare mentre li sto mangiando. Mi supplicano di ucciderli, ma sarebbe noioso il pasto senza le urla melodiche ad accompagnarlo. >>
Un mostro. Era un cazzo di mostro, niente di più!
Eren ebbe la forza di spingerlo via, di alzarsi dal letto e di ignorare quasi completamente il dolore al fianco.
Levi, dal canto suo, rimase seduto sul letto in assoluta tranquillità.
Non gli importava minimamente del pensiero altrui, ancora meno del pensiero di quel moccioso che trovava incredibilmente irritante.
Eppure, per qualche arcana ragione, non voleva divorarlo. Non ancora.
Forse perché gli serviva, forse perché c'era un'altra ragione che nemmeno lo spingeva a voler capire quale fosse.
<< Sta'... Lontano da me. >>
Affermò Eren, con un timbro di voce palesemente carico di risentimento.
Fece per uscire, ma quando provò ad aprire la porta notò che questa era stata chiusa a chiave. Sentì il cuore perdere un battito e impose subito al proprio corpo di non tremare.
Aveva paura, ma si sforzò di nasconderla per mero orgoglio personale.
Perché la porta era chiusa? Perché non voleva lasciarlo andare? Aveva deciso di mangiarlo?
<< Apri questa cazzo di porta. >>
Ordinò, girandosi a guardarlo, trasalendo nel vederselo così vicino da poter leggere ogni minima sfumatura all'interno dei suoi occhi di un grigio scuro che, poteva giurare, a scuola aveva assunto una tonalità simile al blu cobalto.
Il cuore accelerò quando le dita del ghoul, fredde come il ghiaccio, gli scostarono la maglia dal petto.
Eren, allora, strinse con forza i pugni delle mani.
Odiava che qualcuno vedesse quello che aveva. Una cicatrice che partiva dal petto e scendeva fino allo stomaco.
<< Come te la sei fatta? >>
Non c'era traccia di dispiacere nella voce apatica del corvino, solo una punta appena accennata di semplice curiosità che riversò in quell'unica domanda.
Per quanto Eren sapesse ovviamente la verità, a Levi non era dato saperlo, perciò si coprì il petto, stringendo infastidito la mascella.
<< Non sono affari tuoi, ora apri questa porta. >>
<< Scommetto che è stato un ghoul. >>
<< APRI QUESTA MALEDETTA PORTA! >>
L'imposizione che il ragazzo urlò a gran voce fece quasi tremare i muri, mentre affannava per via di quanta aria aveva gettato fuori per creare quel grido rabbioso e assolutamente avvilito.
Levi, completamente distaccato dalla cosa, aprì la porta.
Che andasse via, rimaneva comunque la sua preda.
Quando la gabbia che lo teneva imprigionato venne aperta, Eren fuggì da quella stanza e da quella casa quanto più velocemente poteva e, man mano che correva, avvertiva le lacrime piovere calde sulle sue guance.
Si rese conto che la casa di Levi era proprio nel suo quartiere, ma era troppo stanco per sgomentarsi anche di questa cosa, lo avrebbe fatto in un secondo momento.
Tornato a casa, notò suo padre dormire sul divano. Per un solo momento si concentrò a fissarlo e malgrado fosse furioso con lui, vederlo dormire gli fece piacere.
Era un uomo che lavorava tanto e riposava poco, meritava un po' di riposo.
Il ragazzo salì le scale e senza neanche mangiare o lavarsi, si mise sotto le coperte per dormire, dormire con ancora le lacrime che gli scendevano dal viso.
Dover sopportare l'umiliazione di essere tenuto in gabbia, assoggettato... da quello.
Si dice che la notte è portatrice di consigli, ed è ciò che avvenne con Eren.
Quando il ragazzo riaprì gli occhi, quel giorno aveva deciso di fare qualcosa contro quel ghoul. Se non riusciva ad ucciderlo, allora avrebbe fatto in modo di farlo uccidere.
Doveva solo parlare con le autorità, vendere l'identità di Levi alle colombe e il gioco era fatto.
<< Hai le ore contate, piccolo stronzo. >>
Il giovane sorrise vittorioso prima di alzarsi e correre a lavarsi i denti, allegro e vivace come non lo era ormai da parecchio.
Era stanco di farsi spaventare, di doversi guardare le spalle, quel ghoul doveva morire o la sua vita non sarebbe mai più potuta tornare normale come prima.
Sceso in soggiorno notò suo padre prepararsi per il lavoro. L'uomo sorrise al figlio, un sorriso che Eren ricambiò con un'occhiata sprezzante, prima di lasciare la casa per dirigersi a scuola.
Iniziò a sentirsi in colpa solo quando era ormai troppo lontano per tornare indietro e chiedergli scusa, avrebbe fatto tardi a scuola e probabilmente l'uomo era già andato via.
Le prime lezioni trascorsero tranquille. Nessun professore gli chiese nulla sui compiti non fatti e mentre fissava fuori dalla finestra, sentiva addosso lo sguardo di Mikasa.
Fu al termine delle lezioni che la ragazza, timidamente, si avvicinò all'amico.
<< Possiamo parlare? >>
Sperava che Eren non la respingesse, che ascoltasse quello che aveva da dirgli. Sorprendentemente, il ragazzo le annuì anche con garbo, prima di andare con lei fuori, a parlare in un angolo.
<< Cosa devi dirmi? >>
Chiese il giovane, mettendosi a braccia conserte, poggiato di spalle al muro. La ragazza si mise dietro l'orecchio una ciocca scura di capelli, passando la lingua sulle labbra secche per umettarle.
<< Voglio chiederti scusa. So che ti senti tradito da me, ma Eren... Non ho scelto io di essere così. Insomma, ci sono nata. E sapendo del tuo odio verso i ghoul, non ho mai trovato il coraggio necessario per dirtelo. Lo avrei fatto, ma non sapevo quando e come...
Eren, devi credermi, io... io non attacco le persone! Mi nutro di gente già deceduta, carne che mi passa un'associazione di ghoul che rispettano la vita umana, cibandosi coi corpi di gente che magari si suicida o cose del genere.
Io non sono come lui, non sono come mio fratello! >>
<< Lo so. >>
<< Co... Cosa? >>
<< Ho parlato con lui e mi ha detto di te. E ti perdono. >>
A quel punto le sorrise, mentre dagli occhi della giovane le lacrime iniziavano a traboccare per la gioia. Quindi Eren non la odiava più?
Il ragazzo la abbracciò e lei, ormai in lacrime e in singhiozzi, nascose il viso contro la sua spalla.
<< Tu sei sempre la mia migliore amica, non mi importa se sei un ghoul. >>
<< Oh, Eren... Grazie. >>
Il ragazzo, in risposta, le accarezzò il capo corvino, facendo susseguire diversi secondi di silenzio assoluto, interrotto solo dai singhiozzi della ragazza.
<< Ma lui... Lui deve morire. >>
Affermò infine, lasciando andare Mikasa che prese ad asciugarsi le lacrime dagli occhi.
<< Sì, sono d'accordo... Ma come? Ucciderlo è impossibile Eren, è fortissimo. >>
<< Lo so, ma c'è un'associazione votata allo sterminio dei ghoul. Basterebbe che dessi a loro la sua identità e il gioco è fatto. >>
<< Intendi... Le colombe? >>
<< Sì. >>
A quel punto il viso della ragazza si rabbuiò, nascondendosi in parte nella lunga sciarpa rossa regalata da Eren anni fa.
<< Quella è gente molto pericolosa... >>
<< Meglio, così creperà all'istante. Lo andrò a denunciare adesso e andrò da solo, Mikasa. >>
Eren era ostinato, così tanto che la ragazza si limitò ad annuire.
Una volta essersi salutati, Eren si incamminò a passo sicuro e spedito verso la centrale di polizia, da lì avrebbero mandato sicuramente qualche agente proveniente da quell'associazione.
Ma se pensava che Levi non sapesse del suo piano, si sbagliava.
Era bravo ad origliare e non si era perso nulla del discorso che avevano tenuto lui e Mikasa.
Eppure gli pareva di essere stato convincente quando gli disse che se osava parlare con qualcuno, avrebbe sgozzato come un maiale il suo caro paparino.
Eren ebbe il tempo di solcare l'uscio della centrale prima che una chiamata facesse squillare il suo telefono.
Sullo schermo vide il nome di suo padre e, anche se inizialmente aveva pensato di riattaccare, decise di rispondere.
<< Ciao papà, che c'è? >>
<< E...re...n... >>
<< Papà? >>
La voce dell'uomo era strozzata, sentiva che cercava di parlare, ma stranamente non riusciva.
A quel punto, rapito da un orribile presentimento, Eren iniziò a correre verso casa propria.
Il sesto senso gli diceva che suo padre si trovava lì. Non era molto distante la centrare da casa sua, infatti arrivò nel giro di cinque minuti esatti.
Quando fece per aprire la porta, si rese conto che era solo socchiusa, il che era già strano.
Solcò l'uscio della casa, scivolando su qualcosa di bagnato sul pavimento.
<< Ma cos-- >>
Abbassò lo sguardo ed il viso gli si tinse di orrore nel vedere sangue a macchiare le piastrelle in marmo.
Il sangue portava fino alla cucina e malgrado avesse capito, si spinse comunque a raggiungerla.
Arrivato lì, notò il cadavere del padre sul pavimento, la gola aperta.
L'uomo teneva in mano il telefono di casa col quale aveva provato a chiamare un numero di emergenza, dato che il suo era stato schiacciato da qualcuno nel soggiorno.
Sulle piastrelle della cucina una scritta col sangue lo fece crollare in ginocchio.
"Lui è morto perché tu hai creduto di fottermi. Prova a parlare di nuovo con qualcuno e i prossimi saranno i tuoi amici".
Il ragazzo si portò le mani alla tempia, mentre scoppiava in un pianto disperato, piegato sul corpo di suo padre.
Non aveva più nessuno, adesso era solo e suo padre era morto per colpa sua, perché aveva avuto la presunzione di fregare Levi Ackerman.
❤ Angolo EreriShipper ❤
SALVE A TUTTI!
Lo so, sto aggiornando dopo più di tre mesi e mi dispiace, ma è stato un periodo un po' difficile per me. Spero di poter tornare ad essere costante con gli aggiornamenti e spero anche che il capitolo vi sia piaciuto.
Alla prossima ❤
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