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Aŋcɧҽ tų sҽɟ ųŋ ɠɧɷųɭ?


Erano diversi minuti ormai che pensava e ripensava alle parole del mostro, al modo in cui l'aveva abilmente provocato.
Aveva l'impressione di non stargli molto simpatico, anche se si chiedeva se fosse possibile provare simpatia verso il cibo. Beh, per Sasha sì, ma lei era decisamente un caso a parte.
Sospirò, fissando il professore di giapponese in maniera totalmente disinteressata.
L'ora di storia era finita da un bel pezzo, grazie al cielo non l'avrebbe più rivisto per quel giorno, almeno non a scuola.
Armin e Mikasa ogni tanto lo guardavano, preoccupati per via del suo improvviso mutismo e del pallore che aveva preso posto sul suo viso.
La ragazza conosceva da molto tempo Eren, eppure nemmeno lei riusciva a comprendere i suoi pensieri, ma era certa che il motivo del suo umore era strettamente legato a... lui.

"Ehi Eren, ti va di venire al compleanno di Berthold questa sera?"

I pensieri del castano vennero spezzati dall'improvvisa voce di Rainer.
Eren lo guardò, pronunciando confuso un "eh?".

"Al compleanno di Berthold, gli stiamo organizzando una festa a sorpresa, ti va di partecipare?"

"No Rainer, non gli va."

Intervenne Mikasa, freddando il biondo con lo sguardo, uno sguardo che avrebbe saputo incendiare chiunque.
Per Eren non mancò di chiedersi il motivo di tanta aggressività da parte dell'amica, ma certamente la ragazza aveva le sue buone ragioni. Mikasa era sempre stata protettiva ai limiti del sostenibile nei confronti del castano e quest'ultimo finiva sempre per innervosirsi.
Odiava farsi difendere da lei, essendo orgoglioso preferiva di gran lunga proteggersi da solo.
Davanti allo sguardo offeso di Rainer, Eren si alzò dal proprio posto, spintonando via Mikasa.

"Smettila, non l'ha chiesto a te chiaro? L'ha chiesto a me."

La mora provò ad obiettare, ma Eren la fermò prima che potesse farlo.

"Rainer, va bene... Ci sarò."

Sì, aveva decisamente bisogno di stare tra la gente. Forse non lo ammetteva neanche a sé stesso, ma iniziava a temere quel ghoul. Stare con altra gente si sarebbe rivelata la cosa più sicura da fare, ne era convinto.
Poi lo aveva praticamente minacciato durante l'intervallo e i suoi occhi inespressivi tormentavano il ragazzo più di ogni altra cosa.
Non appena le lezioni giunsero al termine, Eren si alzò dal proprio posto, notando Armin trattenersi ancora per ripassare qualche paragrafo di storia.
Uscito dalla scuola venne subito raggiunto da Mikasa.
Una volta affiancato, la ragazza lo guardò, seppur Eren guardasse altrove.

"Chi ti ha procurato quel segno alla spalla?"

A quella domanda Eren sussultò. Maledizione, avrebbe dovuto coprirlo meglio.
Fece spallucce, smanettando al cellulare per fuggire ancora dallo sguardo investigativo della mora.

"Quando stamattina mi sono svegliato l'avevo già, non so dirti com'è successo. Ma sto bene, non è niente di che."

Forse parlarne con qualcuno sarebbe stato meglio, ma aveva come l'impressione che se l'avesse fatto gli sarebbe capitato qualcosa di davvero molto brutto.
Non sapeva se era solo una sua impressione, ma si sentiva perennemente osservato.

"Non mi stai mentendo, vero?"

"Oh cazzo Mikasa, non rompere! Ti ho già detto che non so come me lo sono procurato, smettila di insistere, non sei mia madre! Mia madre è morta!"

Il ragazzo corse via, quasi in lacrime.

"Ma... Eren!"

Urlò la ragazza, gli occhi spalancati.
Si morse il labbro inferiore, chiedendosi perché cavolo dovesse sempre sbagliare qualcosa con lui. E dire che voleva soltanto proteggerlo.

"Ti sei innamorata di lui? Che cosa patetica."

Nell'udire quella voce, gli occhi della mora si riempirono di astio.
Levi era dietro di lei, le braccia incrociate al petto e l'espressione totalmente apatica.

"Ti avverto: fagli ancora del male, sfioralo anche solo con un dito, e te ne faccio pentire."

"Tch, sto tremando."

Il ghoul superò la ragazza, senza un minimo di riguardo, camminando fino ad una moto nera.
Una volta salito sparì, sfrecciando sull'asfalto.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

"Quanto è odiosa quando fa così. Non la sopporto!"

Eren calciò un sassolino, a dir poco furioso. Aveva passato alcune ore in biblioteca, certamente non per leggere, ma semplicemente per starsene in un posto tranquillo dove sapeva che nessuno sarebbe andato a cercarlo, specialmente lui.
Ma ora doveva uscire, non voleva far tardi alla festa a sorpresa di Berthold. Beh, di quest'ultimo non gliene fregava più di tanto in verità, ma voleva raggiungere il posto prima che calasse la notte.
Fortunatamente Tokyo era una città parecchio trafficata a quell'ora, quindi un ghoul non poteva certamente agire liberamente.
Prese il proprio smartphone, si mise le cuffiette alle orecchie e per separarsi dal chiacchiericcio urbano attivò la musica, dove questa, puntualmente, lo trascinava in un mondo tutto suo sistemando i suoi pensieri.
Doveva assolutamente trovare un modo per liberarsi di quel ghoul.
Uccidere lui non era facile come era stato uccidere gli altri. A differenza sua, loro non avevano avuto modo di sapere che gli stava tendendo una trappola e colpiva, ma Levi sapeva e stava in guardia, anche se non sembrava.
Mentre pensava ai vari possibili modi per mandarlo all'altro mondo, riconobbe il suo viso apatico tra la folla.
Investito dal gelo della paura Eren si fermò, mentre la gente, totalmente incurante, continuava nel suo fermento.
Levi era davanti a sé, a metri di distanza, ma il suo sguardo color ghiaccio era inesorabilmente puntato su Eren.

Mi sta seguendo?

Pensò. A quel punto la ragione andò a farsi benedire e il ragazzo scattò nella corsa come una lepre in pericolo, decidendo di imboccare la strada che conduceva verso la propria dimora.
Suo padre era a lavoro, aveva il turno di notte in ospedale e se non si fosse fatto comandare dalla paura, avrebbe saputo che la cosa più giusta da fare sarebbe stata andare in quella festa e stare tra la gente.
Le chiavi gli caddero dalle mani più di una volta, la mano tremava e centrare il buco della serratura si rivelò al ragazzo come un'impresa.
Una volta che riuscì ad aprirla la richiuse subito una volta dentro, chiudendola a chiave frettolosamente.
Come se ciò non bastasse a proteggerlo dal Ghoul, corse subito in camera propria, salendo per le scale al piano di sopra.
Chiuse con forza anche la porta della propria stanza, sigillando anch'essa a chiave, bloccandola addirittura con un mobile.
indietreggiò con lo sguardo fisso alla porta, gli occhi umidi di lacrime a causa dello spavento.
Perché stava reagendo in quel modo? Lui, che era sempre stato una persona coraggiosa, perché si sentiva morire di paura davanti a quegli occhi gelidi?
Non riusciva a staccare lo sguardo dalla porta, aveva paura di vedere la maniglia girarsi e la porta iniziare a tremare come se dall'altra parte il mostro cercasse di entrare dentro a forza.
Quel che non sapeva, però, era che lui era già lì, in quella stanza, esattamente alle sue spalle.
Le labbra del ghoul si accostarono all'orecchio di Eren e nell'esatto momento in cui sussurrò un "buh" Eren lanciò un urlò, voltandosi e allontanandosi di scatto.

"Cosa ci fai... CHE COSA CI FAI QUI!?"

Urlò fin quasi a ferirsi le corde vocali.
All'improvviso si ricordò della minaccia velata che gli aveva lanciato quella mattina, ovvero "potresti morire anche molto prima di domani".
Che stupido, poteva almeno prendere un pugnale dalla cucina prima di andarsi a chiudere in camera.

"T-Ti avverto, mio padre sarà qui a momenti... Vattene via!"

Sperò di essere stato abbastanza convincente.
Magari suo padre fosse stato di ritorno a momenti... in realtà sarebbe tornato l'indomani mattina.
Il Ghoul non batté ciglio, distante da Eren di qualche misero centimetro.
Il moro chiuse gli occhi per qualche secondo e quando li riaprì, Eren si sentì quasi mancare.
I suoi occhi erano mutati, sclera nera ed iridi rosse.
Gli sembrò di vedere il Ghoul che aveva divorato sua madre davanti ai suoi occhi; aveva paura. Gli somigliava molto, forse era per questo che lo temeva così tanto.
Quel Ghoul aveva la maschera, quindi il suo viso era rimasto sconosciuto ad Eren, ma dallo sguardo Levi gli somigliava tantissimo.

"Ma che cosa vuoi da me?"

Chiese in un sussurro, notando quanto miseramente spaventata fosse la propria voce.
Il mostro prese a camminare verso il minore, il quale non si mosse.
Quegli occhi sembravano da soli volerlo divorare.

"Non ti pisciare addosso, sarebbe abbastanza disgustoso, moccioso."

Lo avvisò il Ghoul, chiudendo la mano alla gola del giovane umano.
A quella presa Eren si sentì soffocare.
Voleva reagire, doveva reagire.

"NON MI TOCCARE!"

Gli schiaffeggiò con forza via la mano, riuscendo a liberarsi da quella presa.
Riuscì a riprendere le distanze, puntando la finestra.
Era pericoloso saltare da quell'altezza, ma sempre meglio che morire divorato.

"Lurido figlio di puttana, stammi lontano! Ti ammazzo, se mi tocchi di nuovo io ti ammazzo... TI AMMAZZO CHIARO? SARÒ IO A DIVORARTI, STRONZO!"

A quelle urla, il corvino si portò le mani alla testa, iniziando a gemere di dolore.
Cadde anche sulle ginocchia, dinnanzi allo sguardo confuso del castano.

"Ah... Ahh... La potenza... delle tue minacce mi... uccide. Aahh..."

A quelle parole Eren strinse furioso la mascella.

"Mi stai prendendo in giro?"

"Esatto, piccola merda."

Terminata la recita, mirata unicamente a prenderlo in giro, la kagune si aprì sulla schiena del corvino e un tentacolo rosso, luminescente, si schiuse alla gola di Eren, sollevandolo dal pavimento.
Il ragazzo prese a scalciare disperato, boccheggiando nel tentativo di prendere aria.

"Dov'è tuo fratello?"

"M-mio fratello? Non ho f-fratelli..."

Di cosa stava parlando? Eren non capiva, lui era figlio unico.
La sua risposta parve non piacere al moro, che strinse con più forza la sua gola.

"Invece sì. Zeke Jaeger, dimmi dov'è."

Ma cosa stava dicendo? Anche se continuava a dirgli di non avere idea di cosa diavolo stesse parlando, non lo lasciava andare.
Stava per perdere i sensi a causa della mancanza d'aria, quando lo squillo di un telefono fece improvvisamente arrestare il Ghoul.
Ritirò la kagune ed Eren cadde col sedere per terra, iniziando a tossire.

"Ohi, non fiatare."

Ordinò Levi, facendogli minacciosamente segno di stare zitto.
Uscì il proprio telefono dalla tasca, aprendo la chiamata.

"Erwin ehi, dimmi."

La sua voce divenne improvvisamente più calda, meno fredda e inumana, tant'è che Eren spalancò lo sguardo.

"Sono a casa, tranquillo il mal di testa è passato.
Ehm... mi piacerebbe molto venire a cena da te, ma preferisco andare a letto, sono molto stanco.
Si okay, ci vediamo domani a scuola. Notte anche a te."

Richiuse la chiamata come se nulla fosse, riponendo in tasca il cellulare.
Un ghoul poteva provare affetto nei confronti di qualcuno? Di un essere umano? Quella domanda tormentava Eren, perché non riusciva a smettere di pensare al modo in cui il suo professore di geografia aveva guardato il corvino quella mattina, sembrava fidarsi di lui per davvero, come se si conoscessero da sempre.
E Levi adesso si era rivolto a lui con riguardo, rendendo più umana la sua voce e non gelida come una stilettata di ghiaccio, come la rendeva ogni volta che si rivolgeva a lui.

"Cos'è per te il professor Smith?"

A quella domanda il moro inarcò un sopracciglio.
Era evidente che tra loro ci fosse dell'affetto ed Eren voleva capire se l'affetto del biondo fosse ricambiato dal moro, che era solo un mostro divora persone.

"Non penso siano affari tuoi."

Si limitò a rispondere l'altro. A quel punto Eren tornò a reggersi sulle gambe, massaggiandosi il collo il quale, adesso, presentava un cerchio violaceo.

"Senti, io non ho fratelli, chiaro? Sono figlio unico. Mia madre è morta, vivo da solo con mio padre."

"Si che hai un fratello, ma qualcosa mi dice che non stai mentendo. Hm... molto bene. Fa' una bella chiacchierata con tuo padre, di certo non sono stato io a dire cazzate, fatti dire da lui dove si trova."

Appena si avvicinò, istintivamente Eren si portò in posizione di guardia.
Avvertì le dita dell'uomo passare sul segno violaceo al collo e questo contatto gli causò dolore.

"Se provi a dire qualcosa a qualcuno, sgozzerò tuo padre come un porco, chiaro? Bene.
Ci vediamo domani, bistecca con le gambe."

Con un balzò saltò giù dalla finestra, atterrando al suolo con la stessa leggiadria di una rondine che si posa su un ramo.
Eren, una volta solo, si abbandonò sul letto.
Chiuse anche la finestra, si mise sotto le coperte e disperato si abbracciò il corpo.
Il collo gli faceva male, era certo che all'indomani non sarebbe stato neanche in grado di parlare.
Le lacrime scesero sulle guance, sentendosi tremendamente ridicolo ed impotente.
Aveva promesso di ucciderli tutti e adesso si ritrovava vittima di uno dei più spietati.
E poi cos'era quella storia del fratello?
Alla fine si addormentò con tutte quelle domande in testa.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

"Eren svegliati, farai tardi a scuola."

Il ragazzo aprì gli occhi, sentendo la voce di suo padre al piano di sotto. Doveva essere ritornato da poco a casa da lavoro.
Controvoglia il ragazzo si alzò, si vestì rapidamente e quando andò a specchiarsi quasi gli venne un colpo.
Il livido al collo era veramente esteso, faceva malissimo.
Sbuffò, imprecando qualcosa contro il bastardo che l'aveva nuovamente aggredito, avvolgendo il collo in un lungo foulard rosso.
Arrivato a scuola prese subito posto nel suo banco, senza rivolgere la parola a nessuno.
Ignorò Rainer chiedergli perché non fosse venuto alla festa, Armin che gli chiedeva se stesse bene, anche Mikasa stava dicendo qualcosa, ma era così assolto nei suoi pensieri che non riusciva neanche a capirla.

"Ma cosa... Eren, che ti è successo!?"

Ma questo lo sentì.
Il castano sgranò lo sguardo, vedendo Mikasa reggere il proprio foulard, con gli occhi puntati al proprio collo.
Eren si infuriò, afferrando con violenza il fasciacollo dalle mani della ragazza.

"FATTI I CAZZI TUOI!"

Si girò verso la finestra, smettendo di ascoltarla.
L'intervallo suonò allo scoccare della quarta ora e la classe si era velocemente svuotata.
Si alzò subito, non volendo restare da solo. Magari c'era il rischio che quello venisse nuovamente a tormentarlo e si affrettò a raggiungere i bagni.

"Sei stato tu a ferire Eren, vero?"

Mikasa? Nel riconoscere la voce della ragazza, il castano si fermò.
Proveniva da dentro l'aula dei professori.

"Ferire? Ringrazia il cielo che sia ancora integro."

Levi? Si, non poteva sbagliarsi, era la sua voce.
Tenebrosa, bassa, calda, suadente, stupenda...
No un momento! Ma che stava pensando!? Scosse la testa, continuando ad origliare spudoratamente.

"Come osi? Lui è mio, non ti permetto di fargli del male!"

"Tuo? Non credo. E non alzare i toni con me, sorellina."

"Anche se sei mio fratello, io ti odio."

Cosa? No un attimo... Cosa!?
Eren spalancò la porta e la prima cosa che vide furono gli occhi dei due: sclere nere ed iridi rosse.
Le iridi di Mikasa tremarono nel vedere Eren e Levi poté chiaramente udire il cuore della sorella iniziare a battere molto più velocemente.

"Mikasa, anche tu... sei un Ghoul..."


Spazio autrice:

Ed ecco un nuovo aggiornamento! Come sempre spero che vi piaccia e... commentate! Adoro quando lo fate uwu
Al prossimo capitolo ❤

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