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6 anni prima.

Osservava la madre davanti allo specchio.
I suoi tacchi vertiginosi le ricordavano la cugina.

-Sky!Te li provi anche tu??- chiedeva con quella vocina squillante.
Skylinne si limitava a scuotere la testa.

Tutte volevano sembrare principesse, era così sbagliato voler assomigliare a Mercoledì Addams?

I suoi vestiti perfettamente stirati, come i capelli sistemati in una coda alta la mettevano in soggezione.

-Pronta?- chiese la donna dai capelli chiari prendendo la borsa.
La bambina superò la madre.

Venerdì era il giorno della seduta psichiatrica.
E Skylinne non trovava cosa piú fastidiosa di quella signora in camicia che le faceva domande su domande.

La madre l'aspettava sempre in auto, tra chiamate di lavoro e appuntamenti.

-Come ti senti oggi, Lin?- chiedeva sempre all'inizio di ogni seduta.

-Mi annoio- rispondeva secca.

Ed era vero. La monotonia di Phoenix la irritava nel profondo.
Non succedeva mai nulla in quella cittadina dell'Arizona.

-Hai ancora gli incubi?-

La bambina fece spallucce mentre la donna la guardava interrogativa.

-Allora Sky, ce li hai si o no?-
ribadì.

-Dottoressa...- iniziò.

-Lei chiama incubi ciò che potrebbe turbarmi in qualche modo, giusto?-

La dottoressa annuì continuando a far scorrere la penna sul taccuino in pelle.

-A me invecie non dispiacciono. Sa?Sono amica del mostro sotto il mio letto.-

La dottoressa la guardò per un po' con della preoccupazione nel volto.

-Perché?-

-Va d'accordo con le voci nella mia testa.-

Certo quella era una frase pesante per una bambina di dieci anni. Lo stupore si leggieva chiaramente sulla faccia della dottoressa.

-E cosa ti dicono le voci nella tua testa Lin?- chiese facendosi coraggio la donna.

La bambina sorrise scuotendo la testa per poi lasciarsi cadere definitivamente sul divanetto nero su cui era seduta.

-Non lo vuole sapere veramente.-
disse alzandosi sui gomiti e scrutando gli occhi della dottoressa.

Ci aveva preso in pieno. Nonostanten lo voleva sa per veramente.

-Skylinne posso aiutarti.-

-Non credo qualcuno possa aiutarmi.-

-Se me ne parli ti sentirai giá me...-

-Sono stati così a lungo nelle tenebre...- la interrompe la bambina.

-Hanno quasi dimenticato quanto bello fosse il chiaro di luna.-

-Chi?-

-I miei demoni dottoressa.-

-I tuoi demoni?-

-Esattamente.-

Quel pomeriggio la madre di Skylinne dovette contattare una clinica specializzata.

La dottoressa che seguiva Skylinne non è riuscita a trovare una soluzione o una diagnosi ai problemi della piccola.

-Tesoro, sei da tempo li dentro!Che stai facendo?-

Non rispose.
Trafficava con le mani pallide nel mobiletto del bagno.
Lo trovò. Era un libretto nero con la rilegatura rovinAta.

Con una penna segno un nome.
Dott.ssa Greenway

Era la tredicesima.
La tredicesima psichiatra a non essere riuscita a capire questa bambina problematica.

Uscì dal bagno sistemandosi i capelli.

-Skylinne, cos'è quel quaderno?-
chiede la madre indicando il libretto nero.

-Nulla che ti riguardi.-

-Skylinne!Non ti permettere!-

La bambina si giró di scatto verso la madre, guarda con sufficienza il volto della madre.

Sogghigna.

-Mamma io esco.- disse recandosi verso la porta di casa.

-No che non...-

La voce della madre fu interrotta dal rumore della porta che sbatte.

Camminava guardando dritta davanti a se.

-Sky!Sky!-

Una vocina squillante richiamò la sua attenzione.

-Gemma.- disse girandosi verso la bambina dai capelli rossi.

-Ti va se andiamo al parco insieme?- disse mostrandone un sorriso che fece spuntare delle deliziose fossette.

Non serve dire che anche la piccola Gemma Trueman le stesse antipatica.

Non perchè avesse un brutto carattere anzi, era la bambina più dolce e beneducata che Skylinne abbia mai conosciuto.
Ed era quello ad infastidirla.

Per non parlare delle lentiggini perfettamente sparse per tutte le guancia, e quegli occhioni verdi.

Skylinne annuì soffermandosi sulla stramba saloppette a fiori della bambina.

-Che cosa facciamo?-
chiese la bambina sedendosi su una panchina all'ombra di un albero.

-Andiamo a casa tua?-

-Okey, giochiamo con le bambole?-

Skylinne fece spalluccie.
Almeno non se ne sarebbe rimasta sotto il sole.

Una donna rimase a fissare le due bambine che camminavano una di fianco all'altra.

Erano così diverse.

Il vestitino blu di Skylinne esaltava la sua carnagione chiara, troppo chiara. Per non parlare dei capelli neri raccolti in una treccia laterale.

Suonavano insieme.
Erano come il giorno e la notte, la luce ed ip buio.

-Ecco, questa è la tua bambola!Tu sei la mamma, va bene?-

-No. Non voglio giocare con le bambole.-

-E perchè?- chiese la bambina pettinando la sua Barbie.

-Perché le mie sono cattive.-

-Cattive?-

-Si.-

La bambina poggiò la bambolina a terra e si avvicinò a Skylinne sul letto.

-E perchè sono cattive?-

-La mia bambola mi ha chiesto di giocare a cavarmi gli occhi e mettergli al posto dei suoi.-

Era successo veramente.
Ma negli incubi di Skylinne.

-Non è vero!-

-Si invecie!-

-Non può essere Sky!Le bombole non parlano!-

-Le mie sono bambole speciali.-

Gli incubi la tormentavano, e raccontare quello che le succedeva a Gemma era come una liberazione.

Gemma fece spallucce.
Non le importava delle bambole speciali di Skylinne anche perchè non ci credeva e non le aveva mai viste al negozio di giocattoli.

-Quale vuoi?- chiese Gemma mostrandone sue Barbie.

-Ho detto che io con le bambole non ci voglio giocare!-

Skylinne si era stufata di quella bambina dai capelli rosso fiammante, e dei discorsi noiosi sulle bambole.

Fissava le sue scarpette mentre Gemma pettinata la sua Barbie raccontandole della vacanza che aveva fatto a Vancouver con i suoi zii.

E non poteva fare a meno di non pensare d'essere sola.

Ed era vero.

La madre non sapeva gestirla e le sue amiche non erano abbastanza mature per lei.

Non che fosse una bambina prodigio ma almeno chela capissero, che le parlassero e che la rassicurassero.

Ovviamente per quello c'era la psicologa. Ma me avevano rifilato una neolaureata incapacie.

Alla fine ci ripensava.
E ciò che nella sua mente frullava non sarebbe mai stato realizzabile.

Non perchè non avesse una madre apprensiva, delle brave amiche o una buona psicologa, ma che per principio non avrebbe raccontato nulla.

Non si sarebbe sfogata.

Non avrebbe raccontato degl'incubi che la tormentavano da sempre, per quel che ricorda.

Incubi aggiaccianti.

Sentiva bussare alla finestra, si alzavaper andare a controllare, ma il rumore veniva dallo specchio.

C'era il suo riflesso che la salutava con un sorrisetto sulle labbra rosate.

Aveva in mano una lametta e come ogni notte la porgeva a se stessa.

Skylinne se la rigirava tra le mani e lanciava ogni tanto uno sguardo allo specchio.

-Hai mai pensato di farla finita?- le diceva il riflesso.

Skylinne abbozzava un sorriso e scuoteva la testa.

-Oh no. Non vorrei mai che qualcuno sia felice per il mio suicidio. Rimarrò in vita giusto per fargli dispetto.-

Il sogno finiva lì. Ogni notte.
Il messaggio era chiaro.
Skylinne non poteva essere felice.
Ma poteva rendere infelici gli altri.

CHILHOOD

Hola carissime letttrici!

Prima di iniziare il mio solito monologo (😉), Volvo innanzitutto ringraziarvi per i bellissimi com enti e i voti che mi state regalando! Sono davvero felice, anche se siete poche. Ma è così che si inizia, no?

Volevo anche ringraziare coloro che hanno aggiunto la mia storia al proprio elenco di lettura.

Non so come ringraziarvi, davvero!😂😚

Reset...

Allora!

Ogni tanto metteró degli aneddoti riguardanti la tormentata infanzia della nostra Sky.

😄

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