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III

Ho bisogno di andarmene.
Sono seduta sul letto a gambe incrociate non so da quanto tempo.

Fisso l'orologio. Ad ogni Tic, la mia testa si inclina verso destra.
Ad ogni Tac verso sinistra.

Sento bussare alla porta.
Non rispondo.Continuo a concentrarmi sull'orologio.
Lui entra e dopo aver cercato il mio sguardo si avvicina alla parete.

Oh bene,l'ha notata.
Mi volto di scatto verso di lui.
Azzarezza con un dito i contorni dei disegni e sembra analizzarli.

-Ehm...carini- dice continuando a darmi le spalle.

Una persona normale chiederebbe scusa,ma una persona normale non l'avrebbe fatto nemmeno.

-Da dove vieni?- chiede sedendosi sul letto accanto a me.

I suoi occhi sono di un marrone ben definito.Senza sfumature,marroni e basta.

Sul volto a qualche neo sparso qua e la.Potrei dire che è carino se riuscissi almeno a provare qualcosa.

-Phoenix.-dico tornando a fissare l'orologio.-Non mi avevi detto che non eri di qui?- chiese.
-No,non l'ho mai detto.-dissi fredda.

Dovevo chiamare mia zia per farmi ospitare.
Lei sapeva quando parlare e quando tacere.

Lei sapeva come comportarsi con me. Sono difficile da capire.
Infondo non posso biasimare nessuno,nemmeno io mi capisco.

Non ho il controllo di me stessa da sempre,per quello che ricordo.

La schizofrenia mi ha resa impassibile,fredda...e malata.

Si.Sono pazza.Non lo nego.
Sono pericolosa.Non nego nemmeno quello.

-Comunque io sono Dylan.-dice porgendomi una mano.

-Devo andare.- dico alzandomi.
Esco dalla porta lasciandolo solo nella stanza.

Se non prendo subito i miei psicofarmaci...Non so cosa potrebbe succedere.

L'ultima volta non...ho rimosso completamente tutto.
Non voglio ricordare.

Cammino fino all'incrocio tra Greenway road e E.Thomas Road,dove si dovrebbe trovare l'appartamentino di mia zia.

Cerco velocemente il cognome e suono.
-Si?- chiese. -Sono io.-dissi frettolosamente.

Dopo aver salito le scale busso alla porta di mia zia.
-Oh,cara!Cosa ci fai qui?- chiese avvicinandosi ma senza toccarmi.

-Sono scappata.- dissi secca.
-Oh tesoro...puoi rimanere qui se ti va,non dirò nulla.- disse.

Accennati un sorriso ed entrai nell'appartamentino.
Non le avevo mai dimostrato di volerle bene,non perchè non avevo imparato ad amare,ma perchè non provavo nulla.Per nessuno.

-Tesoro,dovrò iscriverti a qualche scuola,domani andrò a dare un'occhiata va bene?- disse raggiungendomi dentro.

Annuii semplicemente.
Ormai a scuola mi avrebbero riconosciuta e credo che mia zia avrebbe avuto almeno il buon senso di sceglierne un'altra.

I tic iniziano a pervadere il mio corpo.
-...Non avresti le mie...medicine?- riuscii a domandarle tra un tic e l'altro.

-Nel bagno di Camera tua Sky.-.
Corsi in bagno e rovistai nei cassetti alla ricerca del barattolino.

Finalmente lo trovai e presi quattro pillole.
Dovrebbero bastarmi per un po'.

Vado in camera e mi cambio.
Rimango a guardare i tagli che mi sono fatta sul braccio.

Gli sfiorò con le dita.
Ma non sento alcun dolore.

-Sky!- mi chiama mia zia -Tesoro,vuoi mangiare
qualcosa?-.

-No.- dico uscendo dal bagno.
Vado a stendermi sul letto.
Fisso il soffitto tappezzato di poster degli Ac-dc e dei Beatles.

Chiudo gli occhi cercando di prendere sonno.

-Tesoro prepara la valigia...- sua madre si affacciò all porta di Camera sua per darle la notizia.

La bambina era china sui libri di scuola.Non rispose alla madre sembrava concentrata.

-Tesoro,ascoltami perfavore!- disse la madre.
La bambina alzò lo sguardo guardando intensamente la madre negli occhi per poi ripoggiarli sui libri.

La madre sconfitta uscì dalla stanza.
Sapeva di avere questo potere.
Sapeva far inchinare le persone al suo volere.Una manipolatrice.

Il giorno dopo sarebbe dovuta andare in una clinica psichiatrica per la prima volta in vita sua.

Chiuse i libri e scese dal letto.
Si guardo allo specchio lasciandosi il vestitino nero a balze.

Era così graziosa.La madre le aveva fatto due treccine adorabili.

-Mamma io voglio andare al parco.-disse decisa
-Sky,devo ancora pulire casa..-cercò di convincerla la madre.
-Io voglio andare al parco,ora!- la bambina teneva i pungentti stretti lungo il corpo esile.

La madre annuì.
Non era viziata.
Era tutto,forchè viziata.

Era cocciuta,testarda e
manipolatrice.
Davvero un'abile manipolatrice.

Arrivate al parco la bambina salì subito sul suo gioco preferito.
Una vecchia altalena cigolante che nessuno usava mai.

Una bambina catturó subito la sua attenzione.
Era il suo opposto in tutto è per tutto.

Aveva un vestitino rosa,mentre lei nero,le guanciote rosate,mentre la sua pelle era pallida,i capelli dorati a confronto dei suoi neri come la pece.

Questo suscitava in lei un sentimento di gelosia.

La bambina sorrideva a tutti.
I suoi dentini bianchi erano sempre in bella vista.

L'aveva vista da meno di quindici minuti e giá l'odiava.
Un odio viscerale,profondo.

Skylinne si guardò intorno tutte le mamme stavano chiacchierando probabilmente del barbecue che si sarebbe tenuto da lì a poca a casa Knight.

Seguì il suo opposto sulla casetta che finiva con uno scivolo.
Forse voleva farci amicizia o giocare.

Quando la bambina si affaccio sullo scivolo,abbastanza alto si voltò di scatto.

Sapeva di non essere sola.
-Ciao mi chiamo Skylinne e tu?- disse porgendole la mano.

La bambina tirò un sospiro di sollievo -Io sono...- non fece in tempo a parlare che con la mano Skylinne la spinse giù.

Sorrideva compiaciuta alla vista del sangue che sgorgava dalla testolina della piccola ormai esanime.

Scese dalla giostra e andò dalla madre.Nessuno aveva visto nulla.Nessuno sapeva nulla.

-Mamma torniamo a casa?- chiese innocente.La madre annuì.

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