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Un nuovo giorno

La luna splendeva quella notte.
La sua pallida luce si rifletteva sulla superficie piatta del Lago Blu come su uno specchio, squarciando il buio che tutt'intorno copriva la vista e accendendo l'acqua come una fiamma inestinguibile.
Ardeva, bruciava. Draco avrebbe voluto distogliere lo sguardo, ma quella vista era come ipnotizzante: rimase a guardare i freddi giochi di luce che le ombre dei rami proiettavano sull'acqua scura, forse sperando che guardare qualcosa di così bello avrebbe riempito il vuoto che aveva dentro.
Era dalla Battaglia di Hogwarts che non provava più nulla, nè tristezza, nè gioia. Tutto ciò che sentiva era paura: paura del passato e paura del futuro, paura delle persone e dei loro giudizi, paura di sè stesso e di ciò che aveva compiuto.
Molto spesso, da allora, si era recato nella foresta proibita, dove poteva finalmente sentirsi libero dal peso di quegli sguardi che lo accompagnavano ovunque; a volte avrebbe voluto gridare, urlare a coloro che lo giudicavano che il suo era stato un solo errore e che ne pagava le conseguenze ogni giorno, ma sapeva che nessuno lo avrebbe capito.
Era solo, ma in fondo era giusto così. Stava scontando la pena per i suoi peccati rinchiuso nel suo personale inferno.
Quella corrente di pensieri venne interrotta bruscamente quando lo sguardo di Draco incontrò una figura sdraiata sull'erba: una ragazza intenta a leggere un libro che, concentrata su ciò che stava facendo, non si era accorta del suo tormentato osservatore.
Draco rimase colpito dalla sua serenità, da quella calma che lui, sempre inquieto, non era mai riuscito a raggiungere e per un secondo pensò di domandarle quale fosse il suo segreto, come uno stupido libro potesse farle raggiungere la felicità a cui lui aspirava da tutta una vita.
-È interessante?-
Solo dopo aver pronunciato quelle parole Draco si rese conto di aver parlato senza pensare, impulsivamente, e se ne pentì.
La ragazza si girò sorpresa e sorrise; era un sorriso dolcissimo e rassicurante che per un attimo gli fece dimenticare tutti i suoi problemi, la sue sofferenze, i suoi sbagli.
-Molto- si limitò a rispondere.
-Di cosa parla?
-Le Fiabe di Beda il Bardo. Lo so, sono storie per bambini, ma leggerle mi risporta alla mia infanzia.
-Dai, racconta- la pregò Draco e lei acconsentì.
-Stavo leggendo lo Stregone dal cuore peloso, la storia di un mago che, per evitare di innamorarsi, rinchiuse il suo cuore in una teca con un incantesimo. L'uomo visse per anni da solo e, vedendo i suoi amici perdere la testa e soffrire per sentimenti non ricambiati, si sentiva forte, consapevole che lui non sarebbe mai divenuto irrazionale per motivi tanto futili. Con il passare del tempo i suoi amici si sposarono ed ebbero figli e la gente cominciò a deridere il mago che era rimasto solo; fu così che egli decise di sistemarsi. Per mesi corteggiò una fanciulla bellissima, riempendola di premure e doni, eppure ella continuava a rifiutarlo poiché comprendeva che dietro a quel sorriso gentile e a quelle parole dolci, non c'era nulla. Un giorno, stanca della situazione, la ragazza annunciò che avrebbe acconsentito a sposarlo solo se lui le avesse dimostrato che aveva un cuore. Il mago, soddisfatto, le mostrò la teca con il suo cuore che, dopo tanti anni, si era indurito e riempito di peli e finalmente se lo rimise nel petto. Ciò che provò in quel momento, tuttavia, non fu amore, ma un desiderio bestiale di possedere la giovane ed il mago, impazzito, la uccise strappandole il cuore dal petto, per poi morire.-
Ci fu un minuto di silenzio prima che uno dei due riuscisse a parlare.
-Tu... tu credi che il mago avrebbe potuto salvarsi?
Nuovamente, Draco si ritrovò a parlare senza riflettere, come se sola presenza della ragazza fosse riuscita a distruggere la maschera che in tanti anni si era costruito, quel volto indifferente che suo padre gli aveva insegnato a mantenere sempre e comunque, ma che con gli anni lo aveva reso cieco. Una lacrima argentea gli rigò la guancia e Draco la nascose velocemente asciugandosi gli occhi.
-Tutti possono imparare ad amare, lo stregone aveva solo bisogno di qualcuno che fosse disposto a insegnarglielo.- rispose ella dolcemente.
-Eppure certi mali sono indelebili, ti macchiano l'anima; un solo sbaglio ti può rovinare la vita. Se tu sapessi chi sono e cosa ho fatto, non staremmo parlando.
-Come possono gli altri perdonare una persona che non ha ancora perdonato sè stessa? Io non so chi sei, Draco Malfoy, ma so chi sei stato. So che esci solo di notte per paura di incontrare qualcuno, so che da mesi cammini a testa bassa, so che cerchi la redenzione negli altri anziché in te stesso, so che hai perso la speranza da molto tempo. Ma devi credermi quando ti dico che non è mai troppo tardi.-
All'improvviso a Draco parve di aver finalmente ripreso a respirare, che quel peso che da mesi portava nel petto fosse finalmente svanito.
-Non credevo di essere così prevedibile- commentò.
Entrambi sorrisero.
-Ma basta parlare di me. Dimmi di te.
-Non c'è nulla da dire. Sono una ragazza normale, con una famiglia normale.
-Dai- la incitò il biondo.
-E va bene! Mi chiamo Astoria Greengrass e sono una Serpeverde. Fin da piccola sono sempre stata diversa da mia sorella e dalle altre ragazze che pensano solo a cose futili come vestiti, ragazzi... credo nell'amore nella più pura delle forme, non come sentimento superificiale.
-È per questo che leggevi da sola?
-Sì- rispose -A volte ho bisogno di staccare la mente e dimenticarmi di tutti i problemi.
-Ti capisco- disse Draco, che nel frattempo si era inconsciamente avvicinato alla della ragazza fino ad essere a pochi centimetri di didtanza; improvvisamente i due Serpeverde si allontanarono arrossendo.
-Io devo andare- concluse la ragazza, alzandosi in piedi -ci vediamo qui domani sera?
-Domani sera, certo- rispose velocemente Draco, il battito accelerato. -Non mancherò.
I mesi che seguirono furono felici e spensierati; ogni giorno si incontravano in quello stesso luogo e parlavano per ore degli argomenti più svariati. Presto iniziarono a conoscersi profondamente e fra i due nacque un'amicizia, un'intesa, che Draco non aveva mai sperimentato: lui, così sprezzante, con Astoria si sentiva libero di essere sè stesso, parlare come non aveva mai potuto fare; quanto alla ragazza, stare con quel biondo impertinente la faceva sentire bene, come se fino al giorno del loro incontro fosse sempre stata incompleta.

                                     ***

Era una notte meravigliosa, Draco non riusciva a capacitarsi della bellezza della volta celeste. La luna, la stessa luna che aveva illuminato il loro primo incontro, adesso si rifletteva sui capelli scuri di sua moglie, sparsi sul cuscino.
Sembrava così serena, come la prima volta che i suoi occhi l'avevano incontrata ed il suo cuore aveva sussultato, eppure i segni della malattia cominciavano a farsi vedere: era più pallida e tracce scure segnavano gli occhi azzurri, gli stessi di suo figlio Scorpius.
Il bambino dormiva nella stanza accanto, la testa reclinata ed il volto rilassato, e ogni volta che lo guardava Draco si chiedeva come fosse possibile che un bambino del genere, così perfetto, così buono, condividesse il suo stesso sangue. Cosa aveva fatto per meritare un padre come lui? Solo pochi anni prima Draco non si sarebbe mai aspettato di avere un figlio,  non si sarebbe mai aspettato una vita decente, poiché credeva di non meritarla.
E poi era arrivata lei, Astoria, che lo aveva cambiato, risvegliato dall'indifferenza in cui aveva vissuto.
Ripensando alle parole che la moglie gli aveva rivolto anni prima, non poté fare a meno di sorridere: in fondo, forse, una redenzione era possibile. Una lacrima tonda ed argentea gli bagnò il viso. Non era da lui piangere. "Solo i codardi piangono." gli aveva insegnato suo padre anni prima quando Draco, spaventato del buio, lo aveva chiamato nel mezzo della notte. Era passato molto tempo, Draco ormai era un uomo, ma temeva ancora il buio, l'oscurità che aveva impregnato la sua anima. Astoria era la sua luce, la sua ragione di vita, e ora che si stava consumando lentamente come una candela lasciata accesa per troppo tempo, Draco aveva più paura che mai.
Una seconda lacrima scivolò sul suo volto, rigandogli la guancia, ma Draco non la asciugò.
Rimase a guardare, a testa alta, l'alba di un nuovo giorno.

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