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XXVII. Sacrificium


"Salute e addio. Non aveva dato molto peso a quelle parole prima di allora, non aveva mai pensato al perché non fossero solo un addio ma anche un saluto. Ogni incontro implicava una separazione, e così sarebbe stato finché la vita fosse stata mortale. In ogni incontro c'era un po' del dolore della separazione, ma in ogni separazione c'era anche un po' della gioia dell'incontro"
-Cassandra Clare, Shadowhunters le Origini - la Principessa.

Juliet si voltò.
La porta della cucina venne spalancata e un uomo dai capelli biondi entrò.
La ragazza gli sorrise.
-Dormito bene, tesoro?- domandò lui.
Lei annuì e bevve un altro sorso di te dalla sua tazza.
Poi la posò sulla penisola della cucina e si girò verso l'uomo.
-E tu?- chiese.
Lui fece una mezza risata.
-Si, se solo tuo fratello non fosse tornato alle tre di notte svegliandoci tutti-
-Io non ho sentito Will rientrare-
L'uomo le puntò un dito contro.
-E ci credo- commentò -hai il sonno pesante!-
-Meno male che non ho preso da te, papà-
Juliet sbattè le palpebre.
Papà?
Non era possibile.
Suo padre era morto.
Lo guardò mentre una lacrima le cadeva dagli occhi azzurri.
Stava sognando.
Si sentì mancare l'aria.
Sembrava... era sembrato tutto così reale.
Perché non poteva essere vero?
Perché non poteva riavere con sè i suoi genitori?
Edmund Johnson sorrise alla figlia e poi uscì nuovamente dalla porta.
Juliet scattò in piedi: e se fosse scomparso?
-Papà aspetta!- disse.
Lo seguì e una volta nel salotto, si guardò intorno.
Una dolce melodia saliva dai martelletti del pianoforte.
La ragazza sorrise nel vedere suo padre seduto davanti ad esso.
Edmund le fece cenno con la testa di raggiungerlo.
Juliet si accomodò accanto a lui, osservando prima le sue mani veloci e precise mentre eseguiva la Patetica di Beethoven, poi la sua espressione concentrata.
Sembrava in pace con il mondo.
La ragazza, non riuscendo a sopportare quella vista che le spezzava il cuore, che le parlava di anni rubati, posò la testa sulla spalla del padre.
Chiuse gli occhi.
-Tesoro- la chiamò Edmund dopo un po'.
Juliet alzò la testa e lo guardò negli occhi.
-Si papà?-
Quelli di lui erano di una tonalità di azzurro più chiara rispetto a quelli di lei e di Will.
-Vieni con me- le disse.
-Cosa? Ma... dove?-
L'uomo le porse una mano.
-Vieni con me- ripetè.
Dietro di lui comparve una porta.
Era aperta e brillava come se dietro di essa ci fosse il sole in tutta la sua magnificenza.
Juliet scattò in piedi.
Sapeva dove conduceva quella porta.
-No- disse, la voce tremante -papà... io non posso abbandonare i miei amici! Non... non posso-
-Vieni con me-
Sembrava che la voce di Edmund fosse stata impostata per ripetere sempre quelle tre parole, che parevano lame nel cuore di Juliet.
-Io non voglio morire!- gridò alla fine.
Juliet aprì gli occhi.
Tutto intorno a lei era bianco e le ci volle qualche secondo per capire che si trovava nell'Infermeria di Hogwarts.
E non era sola.
Vide che Sirius, con il torace avvolto in una serie di bende candide, si era addormentato su una scomoda sedia accanto al suo letto.
Una mano era stesa verso di lei, come se durante la notte gliela avesse presa, ma poi, addormentadosi, essa si fosse scostata.
-Sirius?- chiese, con un filo di voce.
Le palpebre del ragazzo tremarono e poi luì aprì gli occhi.
Era vivo.
Era vivo ed era davanti a lei.
E stava bene.
Sirius sorrise, vedendola sveglia.
Non era un sorriso smagliante, nè un sorriso malizioso.
Semplicemente, era un sorriso dolce e sincero.
-Cosa ti è successo?- chiese Juliet.
Lui lanciò uno sguardo alle bende e poi lo incantenò a quello cobalto di lei.
-La maledizione di Dolohov- rispose.
Lei sgranò gli occhi.
-E' un miracolo che io sia vivo- continuò -o almeno, così mi ha detto Madama Chips. Non sono così ferrato in Incantesimi per sapere cosa abbia compiuto quell'incanto, ma a quanto pare avrei dovuto lasciarci la pelle e... cosa stai facendo?-
Juliet, aggrovigliata in un intrico di coperte, stava cercando di raggiungerlo.
-Volevo abbracciarti- disse, sinceramente.
Era stanca di dover ponderare ogni sua decisione con Sirius, ogni sua frase.
Voleva dorgli tutto ciò che provava senza mezzi termini.
E Remus?, chiese una vocina nella sua testa.
Avrebbe parlato con Remus non appena fosse stata dimessa dall'Infermeria.
Gli avrebbe detto al verità.
Che amava sia lui che Sirius e insieme avrebbero trovato una soluzione.
Sirius fece una mezza risata.
-Ne sono veramente onorato, ma penso sia il caso venga io da te- disse.
Si alzò e si sedette sul bordo del lettino.
Erano ad una certa distanza, come se il ragazzo non sapesse cosa gli fosse concesso e cosa no.
Juliet si accasciò contro la testata del letto.
Era bellissima, nonostante fosse pallida e con i capelli in disordine per il sonno tormentato che aveva fatto.
-Credo sia più grave una botta in testa piuttosto che un incantesmo- aggiunse Sirius.
Lei inarcò un sopracciglio.
-Non ne sono così si sicura, se proprio lo vuoi sapere- rispose.
Poi chinò lo sguardo.
-Stavo facendo un sogno- disse.
Sirius la guardò.
-Hai voglia di raccontarmelo?-
Juliet lo guardò negli occhi.
-Ho sognato mio padre- raccontò -sembrava tutto così reale... ed è strano, perchè non ho mai sognato i miei da quando ne ho memoria. Lui mi chiedeva di andare con lui, di stare insieme recuperando tutti gli anni rubati dal tempo e dalla morte, attraversando una porta dalla quale proveniva una luce bianca. Ma sapevo, dentro di me lo sapevo, che se io avessi attraversato quella porta, non sarei più tornata indietro. Ho così tanto da fare ancora qui e... non volevo morire-
Sirius le prese la mano, avvicinandosi impercettibilmente.
-Sai perchè mi sono innamorato di te?-
Juliet scosse la testa, come se fosse ipnotizzata dagli occhi chiari di lui.
Lui le sfiorò la guancia con l'altra mano.
Era così bello poterla toccare, finalmente.
-Tu mi completi, Jules- le disse -sei tutto il contrario di quello che sono io. Se io dico nero, tu dici bianco. Se io dico luna, tu dici sole e così via. Io vedo il lato peggiore delle persone, mentre tu vedi sempre quello migliore. E lo hai visto anche in me. Hai trovato dentro di me una persona che nemmeno io credevo esistesse ancora-
Lei gli posò l'indice sulle labbra, per zittirlo.
-Tu sei sempre stato quella persona- gli sussurrò -una persona meravigliosa, buona e con una grande umanità, Sirius. Ti serviva semplicemente qualcuno che ti ricordasse come fare per tirarla fuori di nuovo-
-E quella persona sei tu-
Posò delicatamente la fronte su quella della ragazza.
-Non so come farei senza di te, Jules- mormorò.
Juliet abbozzò un sorriso, mentre si sporgeva in avanti.
-Non devi nemmeno porti la domanda- gli rispose -perchè io ci sarò sempre-

*****

Troviamoci nella sala comune stasera a mezzanotte.
-R.

Juliet scese le scale dal dormitorio femminile di grifondoro e si guardò intorno, rimanendo sull'ultimo pianerottolo prima della rampa finale.
La sala comune era deserta, eccezion fatta per una figura che si trovava seduta sul divano rosso, davanti al fuoco.
Sembrava fosse intento ad osservare la danza che le fiamme compivano, come se si inseguissero per poi perdersi e poi trovarsi di nuovo.
-Ha lasciato il biglietto anche a te?- una voce la fece voltare.
Sirius era dietro di lei.
Juliet annuì tornando a guardare Remus.
Scesero le scale e il giovane Lupin si alzò.
-Sono contento di vedervi- disse.
Il suo volto sembrava rabbuiato, come se tutta la sua solita gentilezza fosse improvvisamente scomparsa.
Sembrava malinconico.
-Va tutto bene?- chiese Juliet.
Quello era il momento adatto, avrebbe dovuto dirgli la verità.
Erano lì tutti e tre e avrebbero potuto finalmente chiarire.
-Devo parlarti, Remus- continuò -c'è una cosa molto importante che devi sapere...-
Il ragazzo sorrise.
-La so già- li guardò, gli occhi nocciola addolciti -ma prima, ti prego, lascia parlare me-
Lei annuì confusa.
-So che vi amate- disse -e sono contento. Perchè questo renderà più facile per voi riprendervi, dopo quello che vi dirò. So che vi farà male, ma sapere che vi amate invece farà meno male a me, perchè saprò che potrete sorreggervi a vicenda, condividere il vostro dolore per poterlo superare insieme-
Sirius fece un passo avanti.
-Cosa sta succedendo, amico?- chiese, gli occhi chiari scuriti.
Remus fece un respiro profondo, come se stesse per dire qualcosa di molto difficile da esprimere.
-Ne ho parlato con Silente e lui mi ha dato il suo consenso- spiegò -partirò domani stesso. Qualche tempo fa ho scoperto che un gruppo di lupi mannari - tra cui Fenrir Greyback, colui che mi ha reso ciò che sono - vive nella zona ovest della Foresta Proibita, con lo scopo di spiare i movimenti di Silente e riferirli a lord Voldemort. E' da un po' che ci sto riflettendo ed ora ho preso una decisione-
-No, Remus, non dirlo- cercò di fermarlo Juliet.
Temeva di aver capito dove il ragazzo volesse andare a parare.
Le fece un piccolo sorriso di rassegnazione.
-Mi sono offerto di fare da spia- concluse -mi infiltrerò  nel loro gruppo fingendomi un'altra persona, non posso rischiare che Greyback mi riconosca e magari decida di conludere ciò che aveva iniziato anni fa-
-Ma è troppo pericoloso!- gridò Juliet -Silente non può averti dato il consenso! Ti farai uccidere in questo modo!-
-Non puoi buttare così la tua vita, Remus- le diede manforte Sirius -sei giovane, non è giusto! Perchè devi farlo tu? Non c'è qualcun altro che può prendere il tuo posto? Dannazione, qualcuno più esperto di te! Non hai nemmeno il diploma!-
-Perchè tocca a me farlo!- gridò Remus.
Calò un terirbile silenzio tra loro tre.
Un silenzio carico di tensione e parole non dette.
Ma soprattutto di paure.
Era una la frase peggiore, che aleggiava nelle menti di tutti e tre.
Remus sarebbe mai tornato a casa?
-Starò bene- li rassicurò Remus, la voce di nuovo pacata -davvero. Non dovete stare in pensiero per me-
La rabbia scomparve come per magia dal corpo di Juliet.
Essa venne sotituita da un'immensa tristezza.
Lei si tuffò tra le sue braccia, con gli occhi pieni di lacrime.
-Non andare- disse tra i singhiozzi -troveremo un altro modo-
Sapeva che non avrebbe dovuto piangere, che sarebbe dovuta essere forte per Remus.
Ma come poteva?
Era così preoccupata per lui.
-Non ce n'è nessuno, Juliet- sussurrò il ragazzo con gentilezza.
Guardò Sirius, il quale aveva la mascella serrata, mentre si sforzava di non guardarli.
Quella era la fine, stava pensando, era arrivato il momento di dirsi addio.
-Non è un addio- disse Remus incatenando lo sguardo a quello del migliore amico.
Occhi nocciola, caldi e vellutati, incatenati a occhi color del vetro, freddi e capaci di nascondere ogni emozione.
Lunastorta sorrise.
-Tornerò- concluse stringendo un'ultima volta Juliet che si allontanò piano da lui -è semplicemente un arrivederci-
-Lo prendo come una promessa, amico, ricordatelo- gli disse Siruus, sentendosi un groppo in gola.
Remus gli mise una mano sulla spalla.
-Sono contento che il muro che ti eri costruito intorno sia crollato- gli disse -ora potrai essere felice, senza nessun timore-
Il giovane Black fece un verso soffocato, mentre serrava la sua mano su quella dell'amico.
-Io vedevo il mio io migliore nei tuoi occhi- gli disse -solo nei tuoi occhi trovavo la grazia. Ma se tu ora te ne andrai, come farò?-
Remus tolse con gentilezza la mano dell'altro, allontanando anche la sua e facendola ricadere lungo il corpo.
-Imparerai a essere lo specchio di te stesso, Sirius- gli rispose.
Poi gli tese una mano.
Felpato lo guardò e poi gliela strinse, tirandolo in un abbraccio.
-Mi mancherai, Lunastorta- sussurrò.
Remus ricambiò le pacche sulla schiena.
Sirius, una volta staccati, guardò i due.
-Vi lascio soli- disse -avrete molto da dirvi-
E uscì dalla sala comune.
Juliet, che teneva le braccia strette intorno a sè come se solo così avrebbe impedito a se stessa di cadere in pezzi, si voltò.
-Non sentirti in colpa- la precedette Remus.
Lei fece un sospiro.
-Le cose tra me e Sirius sono state così complicate... io ero confusa, con te mi sentivo bene eppure valeva lo stesso per lui e...- gli sussurrò, gli occhi azzurro scuro velati di lacrime -Io non avrei mai voluto ferirti-
-E lo so, davvero- il ragazzo le sorrise dolcemente.
E davvero non sembrava arrabbiato.
Chinò per un attimo lo sguardo e poi lo rialzò, gli occhi nocciola che mascheravano perfettamente il suo dolore.
-So che un piccolo pezzo del tuo cuore mi apparteneva e spero mi apparterrà per sempre- le disse.
La ragazza gli accarezzò la guancia.
-Certo che ti apparterrà per sempre- mormorò.
Remus sorrise.
-E questo per me è abbastanza-
-Oh Merlino mi dispiace così tanto...-
Lui la abbracciò e Juliet chiuse gli occhi, stringendolo.
Pensò che quella sarebbe potuta essere l'ultima volta in cui lo abbracciava.
Però non visse così quel momento.
In ogni incontro c'è un po' del dolore della separazione, ma in ogni separazione c'è un po' della gioia dell'incontro.
-Io ti amo ancora e non smetterò mai di amarti- sussurrò -ma per questo, proprio per questo, devo lasciarti andare. Devo lasciarvi essere felici, anche senza di me.
Perchè so che Sirius ti renderà felice, ne sono sicuro-
La ragazza si allontanò da lui.
-Ti ho amato, e una parte di me ti amerà per sempre- gli disse, seria, guardandolo negli occhi -di questo non dovrai mai dubitare-
Si guardarono un'ultima volta.
-E non lo farò-

Traduzione del titolo: "Sacrificio"

CupidaGranger

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