XX. Hic et nunc
"L'amicizia è... quel tipo di amore che uno può immaginarsi tra gli angeli"
-C.S. Lewis.
Lily spalancò l'enorme portone d'ingresso di Hogwarts.
Una folata di fresco venticello mattutino la investì, portandole i lunghi capelli rossi dietro le spalle.
Aveva il fiato corto.
Era ancora affaticata per colpa della botta in testa, ma non le importava.
Doveva trovare James.
Lo scorse, mentre i tenui raggi del timido sole che spuntava all'orizzonte gli illuminavano i capelli neri che risultavano più chiari.
Aveva le spalle incurvate e le mani nelle tasche della giacca, la testa china.
Come una persona che si sta redimendo.
-James!- lo chiamò, ma lui non parve udirla.
Riprese a correre e lo raggiunse.
Gli lanciò uno sguardo che lui non ricambiò.
Cominciò a camminargli al fianco, con le spalle che si toccavano.
Sapeva che si era accorto della sua presenza, perchè il suo corpo era quasi... più rilassato, come se la presenza della ragazza lo avesse calmato un minimo.
Rimasero a camminare per il giardino di Hogwarts per molto tempo, ognuno perso nei suoi pensieri e con il sole che man mano procedeva nella sua ascesa.
Lily continuava a rimuginare.
James le sembrava così distante... e le venne da chiedersi se loro non fossero due rette parallele destinate a non incontrarsi mai.
Fu in quel momento che le loro mani si sfiorarono.
Fu un contatto veloce come un alito di vento.
Ma entrambi lo percepirono ed entrambi si fecero più vicini.
Eppure nessuno dei due proferiva ancora parola.
Ma non era un silenzio imbarazzato, affatto.
Era un silenzio d'intesa, come se riuscissero solo così a dirsi quello che a parole trovavano difficile comunicare.
Scusa se ti ho respinto.
Scusa se ti ho ferito.
Perdonami.
Le loro mani si sfiorarono un'altra volta.
Fu allora che James, trattenendo il fiato bruscamente, intrecciò le sue dita a quelle di Lily.
E le strinse.
Come se lei fosse un'ancora che gli impedisse di cadere nel vuoto più assoluto.
Lei lo guardò, ma lui non la stava guardando.
La sua mascella era contratta mentre osservava il Lago Nero che si trovava a pochi metri da loro.
Anche Lily lo osservò e vide che la superfice solitamente immobile era increspata.
Pensò che probabilmente la Piovra Gigante doveva essere attirata dai raggi del sole che colpivano l'acqua, riscaldandola.
-Remus ce la farà- disse lei, dopo un po', facendosi coraggio -è forte-
Temeva fosse un argomento troppo delicato per James.
Il ragazzo si irrigidì, ma non abbandonò l'intreccio delle loro mani.
-E' solo colpa mia- disse.
La sua voce tremava.
Non lo aveva mai visto in quelle condizioni.
Così sconvolto... vulnerabile.
-Non è così- disse Lily -e tu lo sai. E' stata tutta colpa mia. Tu hai solo cercato di proteggermi. Sono io l'unica responsabile-
Qualcosa scattò nella mente di James.
Sarà stato lo shock di tutta quella maledetta situazione.
Sarà stato il fatto che si stava tenendo tutto dentro.
Nemmeno lui lo sapeva.
Qualcosa lo fece esplodere.
Si allontanò di qualche passo da lei, lasciandole la mano.
Lily lo guardò confusa.
-Hai proprio ragione- sibilò, gli occhi ambrati scuriti -la colpa è solo tua. Se ti fossi fatta i fatti tuoi, invece di voler sempre sapere tutto, non saremmo in questa situazione di merda. Remus non rischierebbe di morire! Starebbe bene! Ed è tutta colpa tua!-
Una lacrima le cadde dagli occhi verdi.
-Lo so- disse, annuendo -lo so-
E poi lo abbracciò.
Fece la cosa più semplice del mondo.
All'inizio James rimase immobile, come paralizzato.
-Mi dispiace tanto, anche se le scuse non servono a nulla ora che il danno è fatto- sussurrò -Scusa. Scusa. Scusa-
Le sfuggì un singhiozzo.
-Urlami contro, fai qualsiasi cosa, ma non stare zitto ti prego- le si spezzò la voce.
La stretta di James fu così forte e improvvisa da farle perdere il fiato per un istante.
-No, la colpa è mia, non avrei dovuto dirti tutte quelle cose- le mormorò -io non le penso davvero-
-Sfogati, sono qui per questo-
Inaspettatamente, il ragazzo cominciò a piangere.
-Ho solo paura di perderlo- disse, la voce tremante.
Chissà cosa avrebbe pensato la gente se li avesse visti così.
Poteva sembrare una scena buffa.
Due ragazzi che si erano sempre odiati, in lacrime, che si abbracciavano per reggersi in piedi a vicenda.
Per essere uno la spalla su cui piangere dell'altra.
Ma quando mai James e Lily erano state due persone che si attenevano agli schemi?
Lily gli carezzò i capelli.
-Andrà tutto bene- sussurrò.
Si allontanò di poco da lui e gli carezzò la guancia destra, scacciando le lacrime.
Ora lui non piangeva più.
La guardava negli occhi come se la vedesse per la prima volta.
Nessuno dei due si sarebbe mai aspettato che quel giorno fosse Lily a fare il primo passo.
Semplicemente, lo prese per il bavero della giacca e lo attirò a sè.
Le loro labbra si incontrarono e non si separarono più.
James l'afferrò per i fianchi e l'attirò più vicina.
Lily ansimò sulle labbra di lui, mentre infilava le mani tra i suoi capelli neri come il carbone.
Baciami qui e ora oppure uscirò per sempre dalla tua vita.
-Il baciami qui e ora significava proprio il qui e l'ora di quel momento, sai- le sussurrò lui, a un soffio dalle sue labbra.
-Meglio tardi che mai, no?-
******
Juliet prese il panno bagnato che fino a pochi istanti prima si trovava sulla fronte di Remus.
Con grande attenzione, lo immerse nella bacinella di acqua fredda che si trovava sul comodino accanto al letto dell'Infermeria e poi lo estrasse.
Lo poggiò con delicatezza sulla fronte del ragazzo ancora incosciente.
Si sedette sul bordo del letto e gli carezzò la guancia, fredda e pallida.
Juliet si era svegliata quella mattina con una strana sensazione e aveva visto che Lily non c'era.
Si era poi resa conto di essersi svegliata perchè qualcuno bussava insistentemente sulla porta.
Si era alzata, sbadigliando, e lanciando un'occhiata all'orologio che aveva al polso.
Era da poco passata l'alba.
Non fece in tempo ad arrivare alla porta, che si sentì un tonfo e un urlo.
-Sirius!- esclamò lei, portandosi una mano sulla bocca -Cosa ti è successo?-
Sirius la guardò, rialzandosi da terra
- purtroppo nonostante sapesse che le scale che portavano al dormitorio femminile si sarebbero trasformate in uno scivolo, aveva necessità di avvisare Juliet - e passandosi una mano tra i capelli neri.
La ragazza dovette mantenere un certo contegno: non poteva permettere che il ragazzo si rendesse conto che lei stava trattenendo il fiato.
Era bello anche di prima mattina, nonostante avesse passato una notte insonne.
-Si tratta di Remus- le aveva detto.
Juliet, ora, si scacciò una lacrima che le era caduta dagli occhi azzurri.
-Ehi- disse, facendo un piccolo sorriso -puoi sentirmi, non è vero?-
Remus rimase immobile.
Ma la ragazza non si scoraggiò.
-So che se ti parlo, tu ascolterai- disse.
Gli prese la mano, adagiata sul copriletto scuro, tra le sue e la strinse.
-Torna da me- sussurrò -ti prego, torna da me-
La stinse ancora più forte.
-Remus, ti prego, apri gli occhi-
Le lacrime avevano cominciato a scenderle lungo le guance rosee.
Come poteva non piangere?
Rischiava di perdere il ragazzo che...
Che?
Cosa provava per lui?
-Remus io ho bisogno di te- sussurrò -ti prego... io...-
Prese un rspiro profondo.
Lo osservò.
Lo immaginò che apriva gli occhi nocciola, che illuminati dai raggi del sole mattutino sarebbero stati color mile.
Lo immaginò che si passava una mano tra i capelli castani, la mattina appena sveglio, scompigliandoseli ancora assonnato.
Lo immaginò che le raccontava una storia ogni sera diversa, mentre la teneva stretta a sè avvolti in una coperta.
Capì che ciò che provava non era cosa da poco.
Un forte senso di calore le si dilagò nel petto.
-Io non vivo se tu muori, Remus!- disse.
Non era così che succedeva nei film?
Nei momenti romantici, tutto finiva bene.
La bella addormentata veniva svegliata dal suo lungo sonno durato cento anni dal bacio del vero amore.
Ma la vita non è una favola.
Non sempre il lieto fine è assicurato.
Forse il lieto fine va guadagnato.
-Io ti amo- sussurrò.
Juliet sentì che la stretta veniva ricambiata, debolmente.
All'iniziò pensò di esserselo immaginata.
Poi però vide che le palpebre del ragazzo cominciarono a tremare.
Remus aprì piano gli occhi.
-Mi davi già per spacciato, eh?- disse, con la voce roca.
Juliet trattenne il respiro.
Poi di slancio lo abbracciò, stringedosi al suo petto.
Remus fece un verso di dolore.
-Scusami scusami scusami- la ragazza si allontanò immediatamente da lui.
-No- sussurrò lui, tossendo un po' -resta con me-
Lei, chiedendogli il permesso con lo sguardo, si accoccolò delicatamente sul suo petto.
-Pensavo di averti perso per sempre- sussurrò lei, la voce incrinata.
-Io non vado da nessuna prte-
*****
-James?- Sirius passò una mano davanti alla faccia dell'altro -Amico, ci sei?-
Il ragazzo aveva un sorriso idiota stampato sul volto.
Felpato si voltò verso Peter, che sonnecchiava sul suo letto a baldacchino.
-Lo abbiamo perso- commentò, poi fece cadere la testa in avanti -e abbiamo perso anche te-
Si passò una mano in faccia e poi spostò lo sguardo oltre il vetro della finestra.
Il sole era ormai alto all'orizzonte, essendo mezzogiorno.
Sospirò.
Di solito le persone, una volta sotto shock, dimenticano la causa di esso.
Ma Sirius no.
Non sapeva quanto potesse ritenersi fortunato per questa sua particolarità.
A volte voleva solo chiudere gli occhi e dimenticare tutto.
Ricordava perfettamente tutto ciò che era successo la notte precedente.
Ricordò Lily che spuntava dal passaggio segreto nella Stamberga Strillante.
Ricordò Remus che si voltava a guardarla, gli occhi gialli che brillavano.
Ricordò la ragazza che lo pregava di riconoscerla, che poi si accucciava a terra come un condannato ormai sul patibolo.
Ricordò l'amico che si preparava a colpirla e poi ricordò James, nella sua forma animagus, che con le corna acuminate squarciava il ventre di Remus.
Ricordò la paura che lo aveva attanagliato mentre aveva visto Remus cadere a terra, la trasformazione svanire in un secondo.
Ricordò il tragitto insieme a Peter per portarlo in Infermeria: era stato il più lungo della sua vita.
E fu in quel momento che si rese conto della verità.
Remus meritava di sapere tutto.
Non appena si fosse svegliato - perchè l'idea che non lo facesse non era neppure lontanamente immaginabile nella mente di Sirius - gli avrebbe detto ciò che provava per Juliet.
Si era reso conto - troppo tardi forse? - che lui non era più in grado di mantenere il segreto.
Era arrivato ad un punto tale da non riuscire più nemmeno a guardare l'amico negli occhi.
Non poteva continuare così.
Il suo cuore gravava di un peso troppo grande da sopportare.
Era questo l'amore?
Soffrire, eppure essere tremendamente felici allo stesso tempo?
-Mi spieghi che diavolo ti prende oggi?- sbottò.
James sbattè le palpebre per un istante, come se si fosse risvegliato da un sogno.
-Oh Felpato, non sai cosa è successo- disse.
Sirius temeva che da un momento all'altro, l'amico si sarebbe messo a saltellare sul letto a baldacchino.
-Cosa sono quelle facce? Mi davate spacciato per così poco?- rise una voce.
I due si voltarono di scatto, allo stesso tempo.
-Remus!-
Fu James il primo ad alzarsi e correre incontro all'amico, stringendolo in un abbraccio fraterno.
-Scusa- gli disse -mi dispiace tanto, è tutta colpa mia. Merlino, non sai come sono felice di sapere che stai bene! Ero così preoccupato...-
-Ehi calma, fai un respiro- Lunastorta gli sorrise, allontanandosi di un passo -sto bene. E la colpa non è di nessuno-
Fu poi il turno di Sirius di abbracciare l'amico.
-Devo parlarti- gli sussurrò all'orecchio.
-Ti prego, domani- gli sussurrò in risposta Remus -questa sera...-
Si staccò da Felpato e guardò James e poi Peter, che dormiva come un ghiro, e sorrise.
-Voglio solo trascorrerla con la mia famiglia-
Sirius annuì, dandosi dello stupido.
-Ho sentito che dicevi di qualcosa che è successo oggi- iniziò poi, sedendosi sul suo letto e guardando James -sarebbe?-
Gli occhi di Ramoso brillarono.
Solo una persona aveva la capacità di farglieli brillare così, pensò Felpato.
-Io e Lily ci siamo baciati- disse, la voce piena di emozione.
-Wow- gli sorrise Lunastorta -sono davvero felice per te. Questa spiacevole situazione per lo meno ha portato a qualosa di magnifico-
James si voltò a guardare Sirius, gli occhi ambrati che parvero scurirsi.
-E tu?- disse.
-Non sono felice per te- rispose -di più-
E poi rimasero così, tutta la sera a parlare sottovoce per non svegliare Peter.
Come quando al primo anno passavano le serate a chiacchierare, per conoscersi un po' meglio.
Ma quella volta era diversa.
Si conoscevano più che bene, eppure erano capaci di trovare sempre qualcosa che gli altri due non conoscevano del terzo, e così via.
Ogni occasione era buona per scoprirsi e conoscersi sempre di più.
Perchè è quello il bello dell'amicizia.
Essa non ha la presunzione di sapere tutto e va bene così, perchè la magia sta nello scoprirsi sempre e accettarsi più di prima.
Traduzione del titolo: "Qui e ora"
CupidaGranger
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