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XV. Odi et amo


"Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior"
-Catullo.

In Scozia, come in tutta l'Inghilterra a dire il vero, non era un evento insolito il fatto che piovesse.
Londra, ad esempio, molti l'avrebbero definita un aquario vivente come Venezia.
Perciò nessuno si sorprese quando quel venerdì pomeriggio cominciò a piovere.
Sirius cadde mollemente sul divano rosso-oro nella sala comune di Grifondoro.
-Mi piace la pioggia- disse, come se volesse far sapere a tutti come la pensasse -è rilassante-
-Io la odio- commentò brusco James, continuando a fare avanti e indietro per la sala -specialmente se ci si mette quando i Grifondoro dovrebbero allenarsi-
Alla fine decise di sedersi su una sedia sbuffando.
Peter, seduto su un pouf lì accanto, si sporse in avanti.
-Vuoi uno zuccotto?- domandò.
Ramoso scosse la testa, irritato.
-Meno male che ti sei fermato Potter- commentò una voce dall'alto delle scale
-pensavo che avresti consumato il pavimento a furia di fare avanti e indietro-
James alzò lo sguardo e incontrò gli occhi verdi di Lily.
Erano allegri.
Per la prima volta da circa due settimane, da quando aveva ricevuto la notizia della morte dei genitori.
-Mi osservi Evans?- chiese, la voce maliziosa.
I suoi occhi ambrati si erano illuminati, e per un momento il Quidditch era andato in secondo piano.
-Speraci Potter- rispose lei, per nulla toccata dal commento, sedendosi su una poltrona poco lontana dai tre malandirni e aprendo il libro che aveva in mano.
Il rapporto tra i due era molto migliorato dal ritorno dalle vacanze di Natale.
Non andavano di sicuro d'amore e d'accordo, però nel loro continuo stuzzicarsi c'era qualcosa di amichevole e pacifico.
Forse anche gli occasionali baci e abbracci avevano contribuito.
-L'unico lato negativo delle giornate di pioggia- continuò Sirius portandosi le mani dietro la nuca come un cuscino -è che non si sa mai cosa fare-
-Però possono stimolare l'inventiva- osservò Lily, senza alzare gli occhi dalle pagine del libro.
James ne scorse il titolo.
Oliver Twist.
Sirius cominciò a guardarsi intorno, forse per farsi venire qualche idea.
Nella sala comune c'erano solo loro e i quadri che già sonnecchiavano.
-Miss Charlotte- esordì -lei ha qualche idea per non annoiarci in questa uggiosa giornata?-
Le fece l'occhiolono.
La donna nel quadro si tirò più vicino al petto il suo figlioletto Charles e si girò dall'altro lato della cornice, come offesa.
Felpato sbuffò.
-Perchè le donne mi rifiutano sempre?- chiese, a nessuno in particolare.
-Perchè non sai da che verso prenderle- commentò una voce proveniente dal buco del ritratto della Signora Grassa.
Remus e Juliet erano appena entrati, le guance di lei leggermente arrossate.
A Lily non era sfuggito il fatto che l loro mani solo un secondo prima fossero intrecciate.
Sorrise, guardando l'amica con i penetranti occhi verdi.
Quella si sedette vicino alla rossa.
-Dopo mi racconterai tutto- le sussurrò Lily.
Juliet la guardò fingendosi confusa.
-Tutto cosa?- chiese.
Lanciò un'occhiata a Remus che stava scompigliando i capelli di Sirius.
-Ti sei appena tradita, Julie-
L'amica le fece l'occhiolino.
Calò il silenzio per qualche minuto, mentre tutti pensavano a cosa fare per distrarsi in quella giornata di pioggia.
-Ho avuto un'idea!- saltò su James, mettendosi dritto sulla poltrona -Sono un genio-
-James, non ti hanno mai detto che non si dicono le bugie?- lo canzonò Sirius.
Ramoso alzò la mano destra con un gesto poco consono.
-Ragazze- si voltò verso le due -venite in camera nostra. Si gioca ad obbligo o verità-
Dopo un mormorio generale, finlamente Lily si convinse ad accettare ed ora si trovavano tutti e sei seduti per terra, in cerchio.
-Evans- iniziò James -obbligo o verità?-
Lily roteò gli occhi al cielo.
-Chissà perchè immaginavo che avreti scelto me- commentò, poi -verità-
-Chi è stato il tuo primo bacio?-
-Viva l'inventiva- commentò Remus a bassa voce.
-Potter- disse lei -tranquillo, non sei stato tu. Un ragazzo babbano, un paio di anni fa-
James sbattè per un istante le palpebre e si finse indifferente.
Quando indifferente non lo era per niente.
Perchè avrebbe voluto essere il suo primo bacio?
-Evans tocca a te- la incitò Sirus.
-Remus- lo scelse -obbligo o verità?-
-Obbligo- rispose lui, tranquillo.
-Ti prego, colpisci Potter. Tiragli uno schiaffo, un pugno, quello che vuoi: ma colpiscilo-
-Ehi!- si ribellò James -Anche no!-
Juliet rabbrividì.
-Tutto bene?- le chiese subito Remus.
Lei abbozzò un sorriso.
-Avrei dovuto portarmi un maglione- spiegò.
-Sulla sedia- disse Sirius, lo sguardo oltre il vetro della finestra.
Juliet si voltò a guardarlo, la fronte aggrottata.
Aveva sentito bene?
E poi "sulla sedia" che diavolo significava?
-Sulla sedia- ripetè lui con calma, voltandosi.
I loro occhi si incontrarono.
Qualcosa si mosse nello stomaco di Juliet.
No, si disse, Sirius non deve farmi nessun effetto.
Lei stava con Remus.
Va bene, in realtà quello "stare" doveva essere ancora definito ma... era come se stessero insieme, dal bacio.
Lui non l'aveva respinta come Sirius.
Giusto?
La ragazza guardò sulla sedia e vide che c'era una felpa nera.
Lanciò uno sguardo a Remus, come a chiedere il permesso, e il ragazzo annuì.
Però aveva il viso teso, come se fosse... irritato.
Juliet si alzò e indossò la felpa.
Un intenso profumo di foresta la travolse.
Come se quella felpa fosse stata vicino ad una finestra aperta e avesse legato a sè tutti gli odori naturali.
O forse era Sirius che, indossandola, aveva vagato per la foresta proibita, cercando di schiaririsi i pensieri.
Camminando verso una meta che non aveva.

******

-Quindi cosa hai dimenticato?- chiese Juliet.
Remus svoltò un angolo.
Erano fuori dalla torre dei Grifondoro, aggirandosi tra i corridoi bui illuminati da torce sui muri di Hogwarts.
Il ragazzo, ad un certo punto, mentre il gioco stava proseguendo, si era apparentemente reso conto di aver dimenticato qualcosa in sala grande e aveva chiesto a Juliet se avrebbe potuto aiutarlo a cercarlo.
In quel momento, egli sospirò.
-Mi dispiace- disse, con tono incerto ma sincero -ma era una scusa. Volevo parlarti da solo-
-Oh-
La ragazza si fermò.
-E' successo qualcosa?-
Remus teneva lo sguardo basso, come se improvvisamente trovasse molto interessanti le sue scarpe marroni.
-Eri strano in camera vostra- continuò lei
-come se fossi... arrabbiato-
Remus la guardò allarmato.
-Era tanto evidente?- chiese, sinceramente curioso.
Forse, pensò, solo Juliet lo aveva notato, forse lei teneva davvero a lui.
Forse per lei, lui era davvero speciale.
-Io me ne sono resa conto- gli rispose, abbassando lo sguardo.
Il ragazzo azzardò un passo verso di lei.
Juliet alzò gli occhi, che incontrarono quelli nocciola di Remus.
Erano di un color nocciola splendido, caldo e tenue.
Non c'erano sfumature, nella tonalità di colore, ma tutta l'iride era dello stesso colore.
Uniforme.
Questa cosa infondeva sicurezza, come se fossero un deserto tranquillo, senza la paura di tempeste di sabbia o cose del genere.
-Potrà sembrarti strano- risprese Remus -perchè sono stato io a dirti che non mi dava fastidio però... in realtà fastidio me ne ha dato eccome-
-Non ti seguo- gli fece notare Juliet.
Lui sospirò frustrato.
Perchè non riusciva a parlare mai chiaramente dei suoi sentimenti?
Le prese le mani tra le sue, e le carezzò.
-Quando hai indossato la felpa di Sirius- confessò -io... mi sono sentito strano. Avevo una morsa nel petto, qualcosa che non sapevo a cosa ricollegare.
O forse lo sapevo ma non volevo ammetterlo. Lui è uno dei miei migliori amici, Juliet-
Lei non riuscì a trattenere un sorriso.
-Eri... geloso?- disse.
Lui abbassò gli occhi.
-So che ti avevo dato il permesso, se così si potrebbe chiamare, però... è che non sapendo come stanno le cose tra noi non so cosa posso permettermi di fare e cosa no-
-A dire la verità mi stavo facendo anche io la stessa domanda- commentò Juliet, con voce debole -e quindi cosa c'è tra di noi, Remus?-
Lui la guardò negli occhi.
-Un bacio- le rispose -che per me è stato molto importante-
Forse, la domanda che Juliet avrebbe dovuto porsi, non era riguardo ciò che c'era tra di loro.
Ma riguardo ciò che lei avrebbe voluto ci fosse.
-Anche per me lo è stato-
Si avvicinò di un altro passo, con un mezzo sorriso.
-Vogliamo riproporlo?- gli disse, la voce sincera.
Remus annuì, mentre Juliet posava le sue mani sulle spalle di lui attirandolo a sè.
Si baciarono, mentre lui posava le sue mani sui fianchi di lei.
Ad un tratto la spinse indietro fino a che Juliet non andò a sbattere contro il muro del corridoio.
Nessuno dei due sapeva quanto sarebbero potuti rimanere così, a stringersi.
Però non lo scoprirono mai, perchè la voce di un quadro lì vicino li raggiunse.
-Ma insomma cos'è tutto questo baccano?- tuonò -Qui c'è qualcuno che sta cercando di riposare!-
I due si allontanarono immediatamente.
Dopo un istante, scoppiarono a ridere di gusto.
-Quindi ora siamo...- chiese Remus, dopo che entrambi erano tornati a respirare in modo regolare -ragazzo e ragazza?-
Juliet gli sorrise.
-Ragazzo e ragazza-
Chiuse gli occhi e gli diede un bacio sulla guancia.
Dietro le palpebre chiuse, le comparvero due occhi azzurro chiaro

******

Lily si girò dall'altra parte del letto, sospirando.
Serrò gli occhi, tentando di liberare la mente.
Perchè James cotinuava a comparirle nella mente?
Non riusciva a toglierselo dalla testa.
Più che altro, da quando il ragazzo le aveva fatto quella domanda, non smetteva di pensare a loro due.
Chi è stato il tuo primo bacio?
Non smetteva di pensare al loro primo bacio.
Davvero lui non era stato il primo ragazzo che avesse mai baciato, però... in un certo senso era come se lo fosse.
Sbuffò, mettendosi a pancia in su.
Prese a contare le pecorelle, come faceva da piccola, ma niente.
Non riusciva proprio a prendere sonno.
Si tirò su le coperte fino a che non la coprirono del tutto.
Magari il buio completo avrebbe potuto indurla ad addormentarsi.
Si passò una mano sulla faccia.
Forse era la luce della luna a impedirle di dormire.
La luna.
Lily, con uno scatto, uscì dalle coprte.
Sapeva cosa fare.
Si infilò le pantofole nei piedi e prese una coperta dalla sedia che aveva vicino al letto, per mettersela sulle spalle come uno scialle.
Era gennaio, e faceva freddo.
Sperando di non fare rumore, per non svegliare Juliet che dormiva nel letto accanto al suo, si avvicinò lentamente alla finestra.
Quella del loro dormitorio, nella parte più alta della torre di Grifondoro, dava sul giardino di Hogwarts.
Si sedette sul davanzale sul quale erano posati dei cuscini e si mise comoda.
Osservò al luna.
Le vennero in mente dei versi di una poesia di Leopardi, che da piccola sua madre le aveva letto.
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore.
-Tu sai cosa mi sta succedendo?- le chiese, in un sussurro.
La luna sembrò illuminarla, con i suoi tenui raggi chiari.
-Come potresti, se non lo so nemmeno io- si rispose.
Lily fece un sorriso malinconico.
-A volte sarebbe bello avere un angelo custode, a cui chiedere aiuto. Tu sei un po' come il mio, di angelo custode. Quando ci sono dubbi che mi affliggono vengo qui e ti parlo-
Appoggiò la testa al legno che aveva dietro di sè.
-Credo di provare qualcosa per James Potter- sussurrò.
Lo aveva detto davvero?
Forse stava sognando.
Non poteva essere accaduto davvero.
Eppure era così.
Era quasi del tutto sicura che James non le fosse così indifferente come aveva sempre voluto pensare.
Se odiavi qualcuno e lo baciavi, ciò che provavi era disgusto.
Disprezzo.
Ma lei non aveva provato niente di tutto ciò.
Si era sentita completa, lo ricordava come se fosse accaduto solo qualche ora prima, come se un pezzo di lei che le mancava da sempre le fosse stato finalmente restituito.
Chiuse gli occhi.
Si odia più profondamente coloro che un tempo si ha amato più profondamente.
Poteva accadere il contarrio?
Si poteva amare qualcuno che si era convinti di odiare?

Traduzione del titolo: "Odio e amo"

CupidaGranger

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