Capitolo 6
Osservo di sottecchi Michael Clifford, che si trova seduto di fronte a me in attesa che il preside lo riceva, cercando di capire di che razza di colore si sia tinto i capelli questa volta.
Siamo nella parte della scuola in cui nessuno vorrebbe trovarsi: davanti alla presidenza e alla segreteria. È passata infatti una settimana dall'assemblea d'istituto e probabilmente il ragazzo si è finalmente deciso a parlare col preside riguardo al Progetto Anonymous. Io, invece, devo semplicemente consegnare alla segretaria del liceo il certificato medico sul quale è scritta la mia intolleranza al latte, o rischierei di morire intossicata in mensa come è successo al primo anno. All'epoca pensavo che non fosse necessario rendere presente alla scuola questa cosa e mi sarei semplicemente limitata a non mangiare le cose contenenti tracce di latte. Una fettina di petto di pollo mi ha però fatto cambiare idea a riguardo. Luke, che pranzava ancora con me, invece che con Nina e il restante gruppo di giocatori e cheerleader, non ha fatto in tempo ad avvertirmi del fatto che fosse stato cucinato con farina e latte e ho mandato giù un bel boccone 'avvelenato'.
Rabbrividisco ancora al pensiero di come mi sia sentita male, quindi non mi dispiace più di tanto dover stare qui seduta, visto che tengo alla mia incolumità. È più che altro la presenza del ragazzo a inquietarmi, così come il sorriso orgoglioso che sfoggia, leggendo con attenzione i suoi preziosi moduli, attenuato solo qualche volta, probabilmente da risposte che non gli fanno piacere.
Non sono la tipica persona che augura sfortune agli altri, ma devo ammettere che non mi dispiacerebbe se il preside non approvasse il Progetto Anonymous. So per certo che non avrebbe il coraggio di portare avanti la cosa, al contrario di ciò che ha affermato durante l'assemblea, e finalmente la scuola tornerebbe alla normalità, che la sua idea ha sconvolto, e tutti si dimenticherebbero presto di questa settimana ricca di agitazione.
«Entra, Clifford.»
La voce di Ford giunge dall'ufficio e il ragazzo non esita un istante ad alzarsi dalla scomoda sedia per raggiungere il preside, lasciando poi la porta aperta dietro di sé.
Non riesco comunque a sentire il loro discorso, quindi mi concentro sui miei pensieri che, ovviamente, vertono intorno al mio migliore amico. Mi preoccupa molto, infatti, che dalla sera in cui stavo per rivelargli i miei sentimenti lui non abbia più mostrato il suo bellissimo sorriso, ma solo uno tirato e decisamente falso. So che ciò è dovuto a Nina e la cosa mi fa andare fuori di testa. Mi ha rivelato che la ragazza è arrabbiata con lui per qualche motivo ignoto e non capisce come farsi perdonare. Io invece fatico a comprendere che cosa ci trovi in lei, essendo completamente gli opposti.
«Ma preside Ford-»
«No, Clifford, non provare a contestare.»
Le loro voci adesso giungono forti e chiare alle mie orecchie, interrompendo il flusso dei miei pensieri.
Mi sistemo meglio sulla sedia e continuo ad ascoltare.
«L'idea mi piace perché può favorire la socializzazione fra studenti, ma di crediti non se ne parla proprio,» continua il preside e io rimango inorridita. Socializzazione? Questa è bella, spero che stia scherzando.
Il mio cellulare squilla e quasi sobbalzo, per quanto ero presa dalla conversazione dei due. Il numero è privato. «Pronto?» rispondo scocciata.
«Tayla.» Sbuffo, riconoscendo la voce di quell'idiota di Austin. «Quando avrai intenzione di venire a prendermi?» domanda, ricordandomi che a quest'ora dovrei essere davanti alla sua scuola, mentre mi ritrovo ancora ad aspettare che la segretaria mi riceva.
Non capisco perché si stia lamentando e perché non sia tornato da solo a casa, considerando che a lui non è mai piaciuta l'idea di essere accompagnato da me.
«Torna a casa da solo, mamma e papà stanno lavorando e non lo verranno a sapere,» rispondo, sperando di poter terminare presto questa chiamata.
«Lo zaino pesa.» Ecco, ovviamente non vuole portarlo lui. «Non puoi chiedere ad Abigail di venire a prendermi al tuo posto?» conclude in tono malizioso e finalmente capisco quale fosse il motivo di questa sua lamentela.
Roteo gli occhi. «Senti, torna a casa da solo e fatti massaggiare la schiena dalla tua paperella di merda, non mi interessa.»
Premo il tasto rosso, per poi ricordarmi che avrei voluto chiedergli perché mi abbia chiamato con il privato, e sento uno sguardo insistente addosso.
Clifford è in piedi davanti a me e non so da quanto mi stia ascoltando.
Inarco un sopracciglio, notando che non sembra intenzionato a spostarsi.
«Tu,» inizia. «Tu farai parte del mio progetto!» esclama emozionato, mentre la mia bocca deve di sicuro essere spalancata come il foro di qualche monte.
«Che?»
«Sei la persona adatta, hai una voce molto rassicurante, ma le tue parole trasudano sarcasmo, perfetto!» continua, per poi iniziare a borbottare qualcosa a riguardo che però non capisco.
Cosa ho fatto di male nella mia vita, eh?
«Non ci penso proprio e, comunque, non potrei nemmeno perché sono al quarto anno,» cerco di liquidarlo, ma non demorde.
«Non importa, non importa,» minimizza, gesticolando con le mani. «Non posso far ottenere i crediti che ho promesso, quindi inserisco te nel Progetto Anonymous ed è fatta!»
Quanto è patetico.
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Eccoci qua🙈
Stiamo finalmente entrando nella vera storia e spero vi piaccia ❤️
(Non so voi, ma amo Austin😂😂)
Un bacio ❤️
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