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Capitolo 3

Leggo attentamente il modulo delle selezioni del progetto di Clifford, che Abigail ha già compilato. Non posso ancora credere che voglia provarci, ma in fondo tutti gli alunni del quinto anno che conosco la pensano come lei. Credono che sia una cosa fantastica, soprattutto se saranno uno dei due selezionati.

Ancora non capisco con quale faccia Michael Clifford abbia già distribuito i moduli nonostante il preside Ford non abbia deciso se approvare o meno il progetto.

«Spero di avere le qualità necessarie,» mormora, mentre io le riconsegno il foglio. Sono disgustata da questa situazione, più che da mio fratello che sbava per lei.

«Tutto questo è ridicolo!» esclamo, appoggiandomi al mio armadietto, mentre lei mi rivolge uno sguardo confuso. «Quei moduli servono solo ad alimentare l'ego di Clifford e non saranno di certo le tue qualità a permetterti di essere scelta, ma i tuoi complimenti verso quel troglodita,» concludo irritata, per poi girarmi verso lo sportello di metallo e appoggiarci la testa contro. Spero che Abigail non si arrabbi per il mio tono duro, ma dovevo davvero sfogarmi a riguardo.

'Nel precedente anno scolastico molti alunni hanno criticato le scelte di stile di altri ragazzi. Cosa diresti a riguardo?' è assolutamente una domanda ridicola ed è la più normale dell'intero modulo, il che fa capire molte cose. È ovviamente riferita ai suoi capelli tinti, così come tutte le altre, e il ragazzo vuole solo ricevere dei complimenti. Patetico.

«Capisco che tu sia arrabbiata perché non puoi partecipare, ma pensa che magari l'anno prossimo il progetto sarà proposto di nuovo e potrai compilare anche tu il modulo che, ammettilo, è una cosa fantastica!»

È emozionata da far schifo e mi rendo conto che in questo momento potrei dirle qualsiasi cosa e non si arrabbierebbe affatto. Rimarrebbe nella sua bolla di sapone a sorridere.

Sbuffo e mi dirigo verso l'aula della mia prossima lezione.

«Ci vediamo alle prove,» grida da dietro, ricordandomi di dover rimanere a scuola fino a tardi per suonare con la banda.

Gemo, infastidita da quel pensiero: in questo momento vorrei sdraiarmi sul pavimento sporco della scuola da quanto sono stanca, e sono solo alla seconda ora di questa lunga giornata, figuriamoci rimanere fino a tardi qui dentro.

Senza rendermene conto vado a sbattere contro qualcuno e mi affretto a scusarmi, per poi alzare il viso e annegare dentro a due occhi celesti che conosco perfettamente. Luke mi sorride dolcemente e afferra il libro che mi è caduto dalle mani durante l'impatto.

«Grazie,» mormoro, ricambiando il sorriso con uno che non potrebbe nemmeno essere paragonato al suo. Quando sorride potrebbe illuminare l'intera città, ma non credo che riuscirei mai a dirglielo apertamente.

Appoggia una mano sulla mia spalla e mi scruta. «Sembri infastidita,» ridacchia, per poi far scendere la mano fino al mio gomito, accarezzandomi.

Le mie gambe in questo momento sono più molli di una gelatina e mi mordo violentemente la lingua per non imbambolarmi davanti a lui.

«Colpa del Prog-»

«Luke!»

La voce di Nina mi interrompe, richiamando l'attenzione del biondo, e io reprimo l'impulso di sbuffare.

Il mio migliore amico mi saluta velocemente, promettendomi che ci vedremo di pomeriggio, dopo i suoi allenamenti di football e le mie prove con la banda scolastica.

La sua promessa mi tira un po' su di morale, ma cosa ci può essere di bello nel pensare che Luke sceglierà sempre Nina prima di me? È una cosa stupida, forse, dato che abbiamo solo interrotto una conversazione che non può nemmeno essere definita tale, ma mi fa male pensare che quella ragazza si sia messa fra di noi in maniera così brusca. Fino a prima che si mettesse con lei, sarebbe rimasto ad ascoltare il mio sfogo su Michael e la sua fantastica idea, anche se magari per farlo sarebbe arrivato in ritardo in classe. Pazienza, devo accettarlo.

Mi affretto a raggiungere le mia aula e, per quanto cerchi di evitarlo, mi ritrovo a pensare a Luke. Non riesco a fare in modo che questo pensiero fisso abbandoni la mia mente.

Sospiro di sollievo quando noto che il professore Grossman non è ancora arrivato e prendo posto accanto a Logan, uno dei membri della banda scolastica. Mi sorride e io ringrazio mentalmente la genetica per non avergli donato degli occhi azzurri, o sicuramente mentre mi parla mi ritroverei a paragonarli a quelli del mio migliore amico.

«Non vedo l'ora che il Progetto Anonymous inizi!» mi rivela, con un sorriso che va da un orecchio all'altro.

Ma cosa ho fatto di male per meritarmi questo?

Fingo un sorriso, per poi concentrarmi sui bordi non ancora rovinati della copertina del mio libro di matematica.

Ho la testa talmente intasata da questo progetto che non vorrei nemmeno sentirmi dire che ho ragione, che qualcuno condivide la mia opinione, no. Preferirei parlare dei cassonetti della spazzatura, davvero. Qualsiasi cosa, ma non quello.

Il professore entra finalmente in classe, con un cipiglio sul viso. Sbatte rumorosamente la valigetta di pelle marrone sulla cattedra e ci osserva, senza sedersi o anche solo prendere in considerazione l'idea di farlo.

«Non voglio usare mezzi termini con dei diciassettenni,» inizia. «Il progetto di Clifford è una grande stronzata,» afferma, mentre alcuni ragazzi alzano la mano, come per essere interpellati.

Capisco che durante questa interminabile ora non parleremo d'altro, così appoggio la testa sul banco, l'unico che può consolarmi, non essendo munito di una bocca per parlare. Ho come il presentimento che, se solo potesse, direbbe anche lui la sua sull'argomento più discusso del momento.






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Ecco il terzo capitolo!

Non ho molto da dire a riguardo, spero solo che la storia vi stia piacendo😅

Un bacio grande grande grande a tutte ❤️

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