Capitolo 16
Il professore di fisica passa fra i banchi, consegnando i compiti corretti. È passato così tanto tempo da quando abbiamo svolto il compito che quasi mi ero dimenticata di averlo fatto. So solo che avrei dovuto studiare molto di più, ma ormai non posso piangere sul latte versato e, in fondo, un brutto voto non è la fine del mondo. L'unica cosa di cui mi pento è di essermi concentrata troppo sui miei "problemi" personali, trascurando la scuola.
Mr Stephens raggiunge il mio banco e appoggia in fretta il compito, per poi raggiungere la cattedra e chiedere di esprimere qualsiasi dubbio.
Abbasso lo sguardo sul foglio con gli occhi chiusi e prendo un respiro profondo, preparandomi psicologicamente al peggio, prima di aprire gli occhi.
Una B. Non posso crederci.
Osservi i vari segni rossi sul compito e non capisco con quale coraggio il professore mi abbia dato addirittura molto più della sufficienza, ma decido di non chiederlo davanti a tutti gli alunni che si stanno disperando per i propri terribili voti.
L'ora passa velocemente e la campanella della pausa pranzo suona, così che i ragazzi si affrettano ad uscire dall'aula in modo da non restare un secondo di più a contatto con libri, penne e quant'altro.
Stephens raccoglie le sue cose dalla cattedra e le infila nella valigetta, mentre io mi avvicinò lentamente a lui.
«Posso parlarle?» chiedo timidamente e lui distoglie l'attenzione dalle varie cose, prima di rivolgermi un sorriso e sedersi.
«Certamente».
«Io... ecco, mi chiedevo quale fosse il criterio della mia valutazione nel compito,» mormoro, allungando il foglio verso di lui.
Sono pienamente convinta che ora si renderà conto della stronzata che ha fatto, per poi segnare una bella F rossa. Credo che si sia sbagliato o che magari non abbia controllato due volte il punteggio prima di valutare.
«So che fai parte del progetto di Clifford,» comincia. «In realtà tutti i professori lo sanno e ci rendiamo conto dello stress che possa procurarti questa attività extra scolastica. Perciò ho deciso di non demoralizzarti con un'insufficienza,» spiega, per poi alzare le spalle con noncuranza.
Il fatto che sia consapevole del voto non mi tranquillizza molto e, anzi, mi dispiace che il Progetto Anonymous possa diventare una scusa per le mie mancanze.
«La ringrazio, ma il progetto non mi toglie assolutamente ore di studio e io-»
«Non giustificarti, Taylor. Vai pure a mangiare,» indica con un cenno del capo la porta dell'aula e torna a sistemare la cattedra, ponendo fine alla discussione.
Spalanco la bocca e rimango incredula davanti all'uomo. È così assurdo ciò che è successo. Scuoto la testa ed esco in fretta dall'aula. Mi dirigo verso il giardino della scuola per evitare di affrontare i miei amici e soprattutto Luke a mensa. Questa mattina non era nel mio letto quando mi sono svegliata ed è stato meglio così: non avrei saputo proprio cosa dirgli riguardo alla notte passata, al bacio che credo mi abbia dato e a tutto il resto.
Il mio stomaco è stretto in una morsa dolorosa e la fame nemmeno mi sfiora, nonostante abbia saltato ieri la cena e stamattina la colazione.
Mi perdo ad osservare la rete di metallo che circonda il giardino e, poco dopo, mi accorgo che Ashton è arrivato davanti a scuola.
Sorrido, felice di poter pensare a qualcosa che non sia il mio gruppo di amici, e mi avvicino alla rete. Il ragazzo si volta casualmente nella mia direzione e sorride, notandomi.
«Ehi, Taylor! Come mai non stai pranzando?» chiede, senza lasciare che il sorriso abbandoni le sue labbra.
«Non ho molta fame,» ammetto, omettendo che inoltre preferirei non affrontare i miei amici.
Annuisce ed evita, per mia fortuna, di approfondire la questione, «Ci vediamo dentro,» mi saluta con un occhiolino e si allontana dalla recinzione, per entrare nell'edificio.
Sospiro e, prima di perdermi nuovamente nei miei pensieri, mi affretto a rientrare dalla porta a vetri, concedendomi qualche minuto per rinfrescarmi il viso prima di mettermi davanti a quel dannato computer.
Le ore di scuola affrontate, unite al raffreddore, non mi donano molto e così cerco di soffermarmi il meno possibile sulla mia faccia stanca, davanti allo specchio del bagno.
«Spero di capire cosa le prenda,» sento dei bisbigli dal corridoio, quando sto per uscire, e mi mordo il labbro inferiore, aspettando che il passaggio si liberi, in modo da raggiungere l'aula del Progetto Anonymous senza essere vista.
Quando il silenzio torna a regnare, esco in fretta dal bagno e corro verso la stanza. Raggiungo la maniglia e, con un sospiro di sollievo, la giro ma una mano si appoggia sulla mia spalla, facendomi raggelare.
«Vogliamo una spiegazione». Abigail mi volta verso di sé e mi guarda dritta negli occhi, mentre Calum incrocia le braccia al petto, in attesa. «Adesso».
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Uh, è stata appena beccata!😂
Per l'appunto, Taylor è stata scoperta e scommetto che chiunque vorrebbe un prof come Mr Stephens hahahaha anche se Grossman con le sue forbici rimane il migliore :')
È USCITO IL VIDEO DI STYLE, DAMN, PASSATE A GUARDARLO PERCHÉ LA MIA SWIFT È BELLISSIMA😍😍💕
Bene, la smetto di sclerare, un bacio ♥
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