Capitolo 11
Il ticchettio dell'orologio mi snerva, ma il pensiero di ciò che sto per fare è anche più fastidioso. Oggi entro ufficialmente a far parte del Progetto Anonymous e mi sono davvero pentita di aver promesso a Clifford che avrei fatto qualsiasi cosa pur di non far dire a Smash la verità su Nina. Inoltre, l'adorabile Austin ha distrutto e bruciato i miei assorbenti per divertirsi con quelle pesti dei suoi amici e mi toccherà tornare a casa tardi per andare a comprarli.
In pratica, è una giornata di merda.
Mi guardo intorno per l'ennesima volta, da quando è terminata la pausa pranzo, ma non c'è ombra dei capelli di Michael dal colore indefinibile.
Un ragazzino del primo anno mi passa accanto, stringendo fra le mani un pallone, e io trovo finalmente un lato positivo in tutta questa storia, ovvero il fatto che salterò le ore di educazione fisica per almeno il prossimo trimestre, motivandomi con un finto infortunio.
Dopo un periodo di tempo che mi sembra interminabile, Clifford spunta dal corridoio con le mani nelle tasche dei jeans, intento a fischiettare e a prendersela con comodo. Reprimo l'impulso di roteare gli occhi e mi avvicino a lui.
Mi fa un cenno con la testa, quando si accorge di me. «Come va?» chiede, come se stesse prendendo il caffè al bar con un amico. Continua a fischiare e inizia pure a giocare con un mazzo di chiavi.
Sfodero un sorriso falso come il colore dei suoi capelli. «Mio fratello si diverte a fare il piccolo chimico e ho accettato di partecipare a qualcosa contro i miei principi morali,» rispondo isterica. «Una favola, insomma,» concludo.
Alza lo sguardo verso di me e mi scruta attentamente il viso. La sua espressione si fa seria e penso che finalmente avrò una conversazione sensata con il rappresentante degli studenti, ma naturalmente mi sbaglio.
«Secondo me hai bisogno di trovarti un ragazzo che soddisfi i tuoi... bisogni». Scrolla le spalle, come se non avesse appena fatto riferimento alla mia vita intima, e io spalanco la bocca. Spero per lui che non l'abbia detto sul serio. Devo aver capito male io. Il ragazzo scoppia poi a ridere. «Sì, decisamente».
«Ti conviene non continuare a prenderti gioco di me, Clifford». Il mio tono è glaciale e spero lui capisca che sono seria: da membro del progetto, è davvero molto facile sabotare questa pagliacciata.
Si imbroncia per qualche attimo, per poi tornare a ridere. Non pensavo che esistesse qualcuno con il quoziente intellettivo inferiore a quello di Austin, ma evidentemente mi sbagliavo. Piuttosto che avere a che fare con Clifford, preferirei mettermi a bruciare assorbenti con mio fratello, il che è abbastanza grave.
«Ehi, Smash è tornato!»
La voce, a cui ormai tutti ci siamo abituati, risuona dagli altoparlanti più tardi del solito oggi e mi ricorda che a breve sarò pure io un personaggio misterioso. Ma, soprattutto, sarò l'unica (escludendo Clifford) a conoscere l'identità di Smash. Forse è la cosa più eccitante di tutto questo, dopo le numerose ore di motoria che salterò.
Il ragazzo mi afferra il polso e mi trascina letteralmente fino a un'aula vicino alla segreteria che, se devo essere sincera, non pensavo nemmeno esistesse. Strattono il braccio, per liberarmi della sua presa ferrea e lui rotea gli occhi.
«Ecco la prima dedica della giornata,» annuncia Smash, mentre Rachel ci passa accanto e riserva un sorriso a Michael. «"Sei bellissimo, Luke". Wow amico, fai strage di cuori a quanto vedo!» ride e io sbuffo rumorosamente, perché dall'inizio del progetto non faccio altro che sentire commenti (a volte anche molto spinti) sul mio migliore amico. Tutti i dannati pomeriggi della settimana.
Clifford rivolge un occhiolino alla redattrice del giornalino scolastico, per poi spostare di nuovo la sua attenzione su di me. «Perché non parli con Mr Grattacielo dei tuoi sentimenti?» Sono talmente scioccata dalla sua serietà che nemmeno preciso il nome del biondino come ho invece fatto l'ultima volta.
Alzo le spalle in risposta, perché sarebbe inutile mettermi a spiegare qualcosa che di sicuro non può capire.
«Voglio dire, magari lui non vede l'ora di sbatterti al muro e tu ti preoccupi di coprire le stronzate di quella troia della sua ragazza,» continua e quasi non scoppio a ridere per quanto sia schietto. Usa un linguaggio totalmente volgare, fa commenti inadeguati sulla mia vita e ha ideato un progetto assurdo, ma forse non è così male.
No, in realtà no.
Apre la porta e, lasciandoci questo discorso alle spalle, entriamo nell'aula. Lo spazio non è molto ampio e, se non ci fosse quella minuscola finestra, la stanza sarebbe abbastanza buia. I miei occhi si soffermano su un ragazzo con i capelli ricci seduto davanti a una consolle nera. Smash sembra più grande di Luke e ciò mi ricorda che Clifford non poteva far ricevere ai ragazzi selezionati i crediti extra che aveva promesso, quindi presumo che abbia affidato l'incarico a qualcuno che non fa nemmeno parte del nostro liceo. Roteo gli occhi per quanto il ragazzo dai capelli assurdi sia patetico e aspetto che mi spieghi in che cosa consista la mia tortura.
«Vi ricordo il numero per mandare le vostr-,» Smash si interrompe, alzando il viso verso il mio. Rimane in silenzio per qualche istante, prima di sorridere e mostrare delle fossette. «Ragazzi, il supporto emotivo è stato trovato,» annuncia, prima di far partire una canzone di cui non conosco il titolo.
Si alza dalla sua postazione e si avvicina a noi due. «Lei è Taylor,» mi presenta Michael, come se non fossi in grado di farlo da sola.
Mi trattengo dal dargli un colpo sulla nuca solo perché Smash allunga una mano verso di me. «Ashton».
****
E anche Ash è arrivato, possiamo festeggiare (anche se non era molto difficile capire che lui fosse Smash)!
Solo una cosa, prima di lasciarvi: Austin. Austin che brucia assorbenti. Lo amo troppo.😍
Un bacio❤️
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