Mente confusa
*Il giorno dopo*
Gabriel's p.o.v.
È ancora mattina presto, ed esattamente come ieri mi trovo fuori dalla stanza di Janet, nel tentativo di riuscire a parlarci almeno oggi.
《Janet, ci sei?》domando, senza bussare. Spero di trovarla.
Se solo si degnasse di rispondermi.
Aspetto circa cinque secondi, dopodiché improvvisamente ricevo una sua risposta.
《Entra》sento che finalmente mi risponde, con voce flebile.
Apro allora la porta di scatto, ritrovandomi davanti una Janet quasi del tutto diversa dal solito, sarà perché è quasi guarita completamente, sarà perché le è capitato qualcosa di inaspettato.
《Stai bene?》domando, avvicinandomi al suo cospetto e notando che ha stampato in faccia un sorrisetto quasi impercettibile, e tiene in mano un normalissimo foglio di carta.
Lei annuisce, piegando il foglio in due, posandolo sul comodino e cercando di alzarsi dal letto, quando io mi vedo costretto a bloccarla: 《Ieri dov'eri finita? Volevo parlarti》
《Parlavo con mio padre nella sua stanza, problemi?》chiede allora lei di rimando stizzita, rivolgendomi un'occhiataccia.
Ora capisco.
Però che le sarà preso, tutto d'un tratto, che è diventata così acida con me?
《No, certo che no. Comunque, che cos'è quello?》dico, facendo un cenno con la testa al foglio di carta ripiegato sul comodino.
《N-niente!》risponde lei parandosi prontamente davanti ad esso; riesco a percepire dalla sua voce anche un certo imbarazzo, come se volesse nascondermi qualcosa di cui si vergogna.
《Oh, avanti! Cosa sarà mai?》rido, cercando di farle il solletico per allontanarla, ma inutilmente. Janet, nonostante sia quasi guarita, è praticamente irremovibile.
《È una cosa che non ti riguarda》mi risponde seria, guardandomi quasi con disprezzo. Non è per niente turbata dalla mia presenza, anzi, più che altro dalla nostra vicinanza, visto che i nostri visi sono distanti giusto una decina di centimetri l'uno dall'altro.
《Va bene, va bene, come vuoi!》sbotto allora impaziente, alzando le braccia al cielo e facendo una smorfia di disappunto.
Seguono circa dieci secondi di silenzio più totale, nei quali io avvampo per la situazione imbarazzante, mentre Janet si limita a fissarmi incredula. Perché fa così? Non dovrebbe forse agitarsi anche lei in mia presenza?
《Comunque cosa vuoi? Perché sei venuto qui, volevi parlarmi di qualcosa?》rompe il ghiaccio, stando impazientemente a braccia conserte.
《Sì, una cosa importante》rispondo serio, cercando di mantenere la calma il più possibile.
Janet sembra volere che io parli il prima possibile, non ha la faccia da una che ha molta voglia di aspettare, così vado dritto al punto:
《Mi dispiace. So che non avrei dovuto attaccare Yohan in quel modo, anzi, non avrei proprio dovuto interrompervi. Mi perdoni?》biascico, a testa bassa, cercando di risultarle veritiero.
Già, perchè se fosse per me non ci penserei su due volte a picchiarmi con Yohan di nuovo, solo che poi la mia reputazione agli occhi di Janet calerebbe sotto zero, e io con lei non avrei più speranze. Ecco perché devo mostrarmi gentile ed educato.
《Non hai una faccia molto convinta》constata lei, osservando la mia espressione e forse capendo anche le mie vere intenzioni.
《Ma ti giuro che lo sono! Ho sbagliato a comportarmi così, picchiando un tuo amico e passando così dalla parte del torto. Ti prometto che non lo farò più, e che d'ora in avanti potremmo stare insieme senza problemi》affermo, senza rimorsi, prendendole delicatamente un braccio e restando ad osservare la sua reazione.
Inaspettatamente Janet si scansa subito da me, alzandosi definitivamente dal letto e incamminandosi verso la porta di camera sua.
《Janet..?》domando voltando il viso verso di lei, confuso da questo suo stranissimo comportamento.
《Ti conviene andare a scuola, oppure farai tardi》dice lei, cambiando argomento, la sua voce che si allontana sempre di più, mentre si dirige in corridoio verso non so dove.
Mi vedo quindi costretto a seguirla, e a bloccarla senza fatica a metà strada, visto il passo piuttosto lento con cui si muove.
《Perché ignori le mie scuse?》le chiedo secco, prendendola per le spalle e facendola voltare verso di me.
Il suo sguardo mi dice già tutto, forse non ha proprio intenzione di perdonarmi o addirittura sta cercando in tutti i modi di rendermi pan per focaccia, ma, anche se fosse...
Perché? Perché lo fa?
《Prima voglio sentire anche quello che ha da dire Yohan in merito》dice, questa volta senza alcun tono di disprezzo a marcarle la voce. I suoi occhi mi stanno trapassando da parte a parte, e la sua espressione seria mi fa quasi spavento.
《Perché? Che cosa c'entra Yohan in tutto questo?》chiedo confuso, mollando la mia presa su Janet e squadrandola da capo a piedi.
Tutta questa freddezza, tutto questo distacco nei miei confronti, il suo sguardo così irritato... tutto mi fa male. E non ne so nemmeno il motivo.
《Anche lui è stato coinvolto nelle risse con te, e voglio sapere se la pensa così anche lui! Se crede che potrete finalmente smettere di picchiarvi!》sbotta allora Janet, stringendo i pugni e cominciando improvvisamente a lacrimare.
A questo punto sento farsi strada dentro di me sempre di più un qualcosa che mi costringe a sfogare la mia rabbia immediatamente, sebbene fare ciò mi costi un'altra fetta della mia buona reputazione.
《Questo significa che per te l'opinione di Yohan è più importante della mia?! Allora che cosa sono io per te?!》grido, infervorato al massimo.
Possibile che Janet sia sempre così dannatamente lunatica? Non riesco mai a capire che intenzioni abbia in una determinata situazione, e questa cosa è così frustrante. Tra un po' non so più nemmeno io se riuscirò a sopportare oltre questa conversazione, che oltretutto è nata a causa mia, e solamente mia.
《Non lo so, Gabriel. Non ci capisco più niente nemmeno io. Ho solo... ho solo bisogno che mi lasci stare per un po'》afferma allora lei, fra un colpo di tosse e l'altro, voltandosi poi lentamente e proseguendo per la sua strada, attraversando tutto il corridoio e sparendo in una stanza.
E tutto questo senza avermi nemmeno salutato. Perché? Perché fa così?
All'improvviso faccio così tanto schifo a Janet che non vuole più nemmeno parlarmi?
***
Stare a scuola oggi si sta rivelando inaspettatamente più faticoso del solito, non solo perché ho subito una sonora sgridata dal prof per il mio spaventoso ritardo di mezz'ora, ma anche perché sono stato poi costretto ad una punizione. Rimanere a scuola mezz'ora in più di tutti gli altri, il tempo esatto che ho ritardato per venire qui.
Vaffanculo a tutti.
Janet's p.o.v.
Parlare con Gabriel è stato orribile, non solo perché durante tutto il dialogo ero pienamente consapevole del fatto che stesse spudoratamente mentendo, ma anche per il fatto che sono rimasta costantemente agitata nel ripensare alla lettera di Yohan di ieri.
Ancora più ci penso, più mi fa confusione. Sarà vero che Yohan intende dimenticare tutto e far finta che la sua dichiarazione non ci sia mai stata?
Devo assolutamente chiederglielo oggi di persona, e non c'è altro modo che quello di inviargli un messaggio al cellulare, nella speranza che lo legga.
Non so perché, ma, nello scrivere il messaggio, le mani mi tremano e la fronte mi suda. Non so proprio cosa dirgli; ora anche con lui, con cui un tempo riuscivo sempre ad avere un dialogo aperto, le conversazioni sono diventate super imbarazzanti.
Sento come se ciò che ho da dirgli non riesca mai ad esprimersi in maniera completa, come se manchi sempre quel qualcosa che un tempo riuniva me e Yohan in un rapporto così bello.
Dopo numerose riflessioni mi decido finalmente a scrivere, e invio il messaggio ad occhi chiusi senza pensarci su due volte.
"Vieni assolutamente a casa mia oggi. Devo dirti una cosa importante"
Spero veramente che riceva e legga il mio messaggio, perché se comincerà pure lui a cambiare atteggiamento nei miei confronti, allora potrò considerarmi persa a tutti gli effetti.
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