Sequel Capitolo 5
Appena potei, cambiai i miei vestiti con alcuni più invernali, coperto i miei capelli con un cappello di lana e mi dirigei verso il telefono, Anya mi aveva spiegano bene dove si trovasse. Il mio respiro creava nuvolette di fumo nell'aria, ed ero dannatamente grata del cappotto e del cappello.
Arrivata all'aggeggio, stavo per cadere su una lastra di ghiaccio. Il freddo e la sensazione di intorpidimento, svanirono appena afferrai la cornetta e composi il numero, premendo accuratamente tutti i numeri.
Appena il telefono iniziò a squillare mi si strinse lo stomaco. E se il numero fosse sbagliato? E se rischiassi la mia vita solo per chiamarlo al telefono? E se non potessi raggiungerlo?
"Hallo. Wiekann ich Ihnen helfen?" Mi si congelarono le viscere, dovetti sforzarmi per far uscire quelle poche parole di tedesco che conoscevo.
"Duncan Brauchen Sie sprechen Duncan." Dissi provando ad avere una voce stabile.
"Werspricht?" Ricordai che mi disse di cambiare la voce e dire di essere sua sorella.
"Schwester.Schwester Angelika."
"Einen Moment." Tutto era silenzioso. Ero stata scoperta? Mi stavano rintracciando per uccidermi? Il cuore mi stava per scoppiare mentre aspettavo una risposta dall'altra parte della cornetta.
"Prinzessin?"La voce mi si bloccò in gola, non riuscivo a fermare le mie emozioni. Le lacrime scorrevano lungo le mie guance senza sosta. Mi voleva ancora?
"Duncan..."
"Oh Gott sei Dank... Prinzessin. E' un sollievo sentire la tua voce." Annuì, mordendomi il labbro, mentre cascate di lacrime scorrevano sulle mie guance. Dovevo essere forte, per me, per Channa. Ma ascoltare questa voce, mi aveva aperto vecchie ferite, e non potevo fermare l'emozione che mi percorreva per tutto il corpo."Prinzessin, ci sei?"
"S-Si sono qui..."
"Tu e Channa state bene? Siete al sicuro? Si è svegliata? Dio, mi dispiace così tanto che le cose siano andate così, avrei provato a cercarvi, se non fossi stato legato qui."
"Channa e io stiamo bene. Per ora siamo al sicuro, ma non sono sicura del quanto lo resteremo. E' sveglia e si comporta come al solito. Sono sicura che manchi anche a lei. Continua a fissare la tua borsa, come se stesse aspettando che tu stia tornando a prenderla."
"Mi mancate entrambe tantissimo...Mi fa piacere che entrambe siete al sicuro."
"Duncan,cosa faremo? Come andremo a casa? Come ci rincontreremo? "
"Non lo so, Prinzessin...mi dispiace che sia andata cosi..."
"Duncan! Sono spaventata! Mi hai lasciata tutta sola, con nostra figlia sedata,nella foresta! Non sapevo cosa fare! Saremmo potute essere uccise! E continuo a non sapere che fare! Non so dove andare, o qualsiasi altra cosa! Non so cosa fare..." Tirai su col naso, togliendo le lacrime dalle mie guance, sapevo che mi avrebbe rimproverata.
"Mi dispiace così tanto...so che sei spaventata, ma...per ora, non c'è nulla che io possa fare. Devo tenere un comportamento basso, finché le acque non si calmeranno. Scrivimi, ogni volta che puoi. Fai foto, se puoi.Ti riscriverò, quando mi dirai di essere in un luogo sicuro. Appena accadrà, ti raggiungerò il prima possibile. Va bene?"
Tirai su col naso, asciugandomi gli occhi. Non c'erano altre possibilità. Dovevo tenere duro, esserci per mia figlia, e proteggere entrambe. Ora sapevo con certezza che da un po di tempo a questa parte, Duncan non sarebbe potuto venire. Saremmo state solo io e lei.
"Si. Capisco le circostanze."
"Non essere irritata o arrabbiata mia dolce Prinzessin...presto staremo tutti e tre insieme."
"Lo so, ora devo andare. Mi sta aspettando."
"Lo capisco...ti amo, Prinzessin. Spero che ci rivedremo presto."
"Anche io; ti scriverò. Non preoccuparti, ce la faremo. Buona fortuna."
"Ciao Prinzessin."
E la linea morì.
Mi sedetti sul pavimento, mantenendo il telefono fra le mani, processando il tutto nella mia testa. Channa e io eravamo sole, solo Dio sapeva per quanto. Nessun aiuto e nessun supporto; tutto era sulle mie spalle.In quei 5 minuti seduta a terra, maturai di 5 anni.
Mi alzai e tornai dalla direzione da cui ero venuta.
o0 O 0 o
Erano le prime ore del pomeriggio, stavo leggendo un libro in salotto, provando a distrarmi. Channa dormiva, e mi serviva qualcosa con cui passare il tempo. Prima che potessi immedesimarmi davvero nella storia, Anya arrivò nella stanza, con una vassoio di tè, con due tazze fumanti e una manciata di biscotti. Mi raddrizzai andando ad aiutarla.
"Ho pensato cheti potesse piacere una tazza di tè, mentre parliamo di...lo sai."Sbiancai, e mi sedetti giocando con le mie dita.
"Ecco, cara."Mi diede velocemente la tazza fumante fra le mani, e ne bevvi un paio di sorsi per calmarmi. "Se tu e tua figlia volete restare qui,insisto che mi diciate cosa è successo per ridurvi in questa situazione." Lottando con l'isteria che il mio corpo tratteneva.
"Prendi il tuo tempo."
Chiusi gli occhi,pensando a una scusa. Qualcosa, qualsiasi cosa. Un tempo ero brava ad inventare storie, oh dove era finita l'ignoranza e la polvere fatata?
"Sono scappata di casa..."
"Non avrai più di diciotto anni."
"Si."Prendetti una pausa, fissando la tazza di tè, sperando che mi disse qualche risposta. Ma ahimè, era solo un pezzo di porcellana riempito di tè. "Su questo hai ragione..."
"Perché sei scappata?"
"Sono stata stuprata...Costretta a sposarmi dai miei genitori, e poi lui ha abusato di me; si approfittò di me. Quando ero incinta di Channa scappai...non volevo farle avere la stessa vita che ho avuto io.Quindi presi un paio di cose e scappai."
"Quando eri incinta di tua figlia? Come hai fatto a partire?" Le bugie salivano a galla.
"E' stato un paio di settimane di fa...una tempesta di neve. Ho sentito le contrazioni tutto il giorno, cercando un ospedale, aiuto." Mi imposi di ricordare il dolore. "Credevo di stare per morire...caddi nella neve iniziando a sanguinare, senza smettere. Qualcuno sentì le urla, non ricordo chi, e partorii, con la sua assistenza. Ci ospitarono per qualche giorno, suggerendoci poi di andare in ospedale. Non avendo soldi né per l'ospedale né per pagare loro, ci cacciarono.
"Oh, è terribile." Il suo viso era contratto dal dolore per la mia storia.Mi sentivo in colpa.
"E ci ritroviamo qui. Vagavo in giro, cercando qualche soldo per la stazione o qualsiasi altra cosa. Che mi avesse portata lontano,lontano da dove ho vissuto."
"E' un bel racconto. Posso vederlo nei tuoi occhi, quanto hai sofferto."
"Oh, si."Respirai piano. Più di quel che lei potrà mai sapere.
"Dove hai intenzione di andare?" chiese, prendendo un sorso dalla sua tazza.
"Non ne sono sicura...Voglio trovare un lavoro, fare qualche soldo, prepararmi a prendere una casa per me e Channa." E magari ritrovare il mio amore perduto.
"Sai che sei la benvenuta qui, per tutto il tempo che desideri." Le sorrisi.
"Lo so, e grazie, grazie infinitamente per la tua gentilezza e ospitalità chehai dimostrato verso me e mia figlia."
"Sei hai intenzione di andar via presto, lasci che ti dia una mano, posso insegnarti a cucire, o comprarti qualche vestito, raccogliere consensi, farti sembrare di più una di questo paese...magari potrei darti qualche consiglio con tua figlia?"
"Sei anche tu una madre?" I suoi occhi si annebbiarono, mentre beveva dalla tazza.
"Si...di due.Mio figlio ne ha 17 e si è arruolato nell'esercito, e avevo una bambina."
"Lo vedo..."Non volevo approfondire l'argomento siccome il suo corpo diventò immediatamente teso. Non volevo approfittarmi della sua meravigliosa ospitalità.
"Si sta facendo tardi...dovrei andare a letto."
"Oh, così presto? Avevo pensato che magari ti avrebbe fatto piacere un aggiustatina ai capelli, non volevo cacciarti via, non mi hai offeso in nessun modo. Eri solo curiosa, e va bene così. Vieni, ti dirò lamia storia." All'inizio fui esitante, posando la mia tazza sul tavolino.
"Oh non preoccuparti, non devi dirmelo. In ogni caso, dovrei controllare Channa."
"Allora controllala e torna qui, nel frattempo preparerò il materiale, non mi disturba affatto raccontartela."
"Beh..." Cosa avrei potuto dire? E sinceramente, ero curiosa. "Va bene." Uscì dalla stanza andando nella mia, sedendomi affianco a Channa che dormiva ancora. Le baciai la testa, indugiando qualche secondo. Come era semplice la sua vita; metteva tutta la sua fiducia in qualcuno chela accudiva e la sfamava. La sua vita era così semplice, ancora non se l'era complicata con i suoi occhi azzurri. Quegli occhi blu come suo padre, che mi scavavano nell'anima e sembravano conoscere tutti i miei segreti. I pensieri mi fecero fare un passo indietro, pensando che era solo una neonata. Una neonata che non doveva preoccuparsi divenir uccisa, o morire di fame, o di non ritrovare mai più l'amore della sua vita; no; doveva solo preoccuparsi di essere sfamata.
Scuotei la mia testa, ridendo leggermente. Chiusi la porta e uscii dalla stanza, un po' sorpresa di vedere Anya qui, con tutto il materiale pronto."Siediti, siediti." fece cenno verso una delle sedie della cucina che aveva trasportato nel salone. Mi sedetti prima che potessi cambiar idea e salvare quei pochi capelli rimasti. Prese una spazzola e iniziò a maneggiare con i miei capelli.
"Dio dolcezza cosa hai fatto li hai strappati con un coltello?" Sorrisi, negando con la testa, mentre un altra bugia scivolava via dalla mia lingua.
"Ho dovuto venderli, per liberare Channa. Non volevano farmi portare via Channa dall'ospedale finché non avessi pagato per la mia piccola permanenza, la maggior parte andò all'ospedale, mentre il resto lo sai per i nostri bisogni, la maggior parte raccattati dalla spazzatura."
"Oh, sei un soldato di cavalleria eh?" Se solo sapesse.
"Mi piacerebbe pensarla così." E piombò il silenzio, speravo solo che rendesse i miei capelli un pizzico decenti per la società.
"Avevo una figlia, si chiamava Eleanor. Mio marito amava quel nome, e ammetto,che lo amavo anche io. Aveva i capelli castano scuro, come i miei,anche se i miei si stanno scambiando." Ridacchiò. "E gli occhi color nocciola, come suo padre. Lei era la nostra seconda figlia, il primo, il figlio maggiore, Nathan, che come ti ho detto ha diciassette anni, combatte per l'esercito, dalla parte degli Alleati."
"Alleati?" Lemie sopracciglia presero una forma confusa. Da quel che Duncan mi aveva detto sulla guerra, gli Alleati erano posti tipo Inghilterra,Francia e Polonia. Da quel che sapevo, eravamo in Germania.
"SI.Vedi... Le potenze dell'Asse ammazzarono mio marito e mia figlia." Sospirai,impossibilitata dal mantenere qualsiasi tipo di gentilezza dentro di me.
"Si...sono stati assassinati, da una coppia di soldati Nazisti. Erano andate a fare un viaggio in città, che lei tanto desiderava. Riluttante,approvai questa loro gita. Mio figlio era a scuola, era da abbastanza tempo lontano da sua sorella per studiare. Erano al posto sbagliato al momento sbagliato e...non so tutti i dettagli, tutto quel che so,è che c'era un casino, una specie di rivolta e lui è stato sparato per primo. Lei si stava lamentando e piangeva così forte che la spararono per avere silenzio." La sua voce tremò, e ammetto che i miei occhi bruciavano.
"Io e mio figlio eravamo devastati. Lui adorava la piccola Eleanor, lo seguiva sempre in giro. Era stravolto."
"E'davvero...mi dispiace così tanto per tua figlia e tuo marito."Annuì tristemente spazzolando i miei capelli amorevolmente.
"Mi aveva promesso di portarmi qualcosa dal villaggio. In tua figlia vedo la sua innocenza; mi trasporta a bei pensieri. Devi essere davvero onorata." Una mano mi oltrepassò il cuore, l'immagine della mia bimba teneramente addormentata mi passò per la mente, sapevo di esserlo.
E come i miei capelli cadevano sul pavimento, sapevo che un altro pezzo della mia innocenza veniva tagliato via.
o0 O 0 o
Un altro paio di giorni passarono; passavo le giornate cucendo e accudendo Channa. Con l'aiuto di Anya, imparai velocemente come creare vestiti, calzini, e altro per me e Channa. A volte passeggiavo per il villaggio,comprando del morbido pane, o gomitoli per fare altri vestiti, alcuni più pesanti, e altri più leggeri per la primavera ormai alle porte.
Chiamavo Duncan ogni volta che potevo; chiedeva sempre se io e Channa stessimo bene,e spiegazioni dettagliate di ciò che facevamo durante il giorno,come passavamo il tempo, e se gli mancassi quanto io mancavo a lui.Una volta portai Channa con me al villaggio, con un vecchio passeggino che mi diede Anya. Le mantenni il telefono all'orecchio mentre lui le diceva cose dolci, chiedendole come stava e se gli mancava il suo papino. Ovviamente, non rispose, ma i suoi occhi si illuminavano e parlavano al posto suo. Quando glielo dissi, sapevo che era sollevato.
Lasciavo che Anya si occupasse di Channa quando poteva, a volte prendendo note di quelc he faceva quando non era nella mia visione. MI sentivo in colpa, io avevo una figlia, lei aveva perso la sua, così gliela lasciavo ogni volta che voleva. Nel frattempo, avevo bisogno di creare più vestiti possibili per me e Channa. Tristemente, ammetto che in due giorni sono riuscita a creare solo un vestito per me e due paia di calzini per lei. Non era molto, ma speravo di diventare più veloce mentre ero qui.
Era pomeriggio presto, e oggi, Channa aveva scelto di non smettere di lamentarsi. Le orecchie mi fischiavano e potrei dire che Anya ne avesse le tasche piene mentre apparecchiava per la cena. La sollevai dal divano e la cullai fra le mie braccia, stringendola al mio petto. "Ok piccolina, vuoi dire a Mamma cosa c'è che non va?" Il suo lamento persisteva. Non aveva fame, non aveva bisogno di essere cambiata, e non ha sonno. Velocemente decisi che un po' d'aria fresca avrebbe fatto bene ad entrambe; forse la voce di Duncan potrebbe calmarla,sembrava sempre in trance quando le parlava.
La feci rimbalzare portandola in stanza, facendole indossare un vecchio cappotto di Eleanor, e dolcemente la misi nel passeggino con una piccola coperta a coprirla. L'aria pomeridiana era fresca, ma nonostante ciò, mi piaceva. Neanche l'aria fresca sembrava calmarla.
"Channa,davvero, potresti dirmi di cosa hai bisogno?" L'unica cosa che fece fu lamentarsi ancora di più, i suoi pugni battevano nell'aria e i suoi occhi erano chiusi. Non avendo altra scelta, camminai nel villaggio.
Nessuno mi guardava più in modo strano nel villaggio. Oltre il fatto che non ero tedesca, i miei capelli e abiti erano come quelli di chiunque altro. Ho messo su qualche chilo, e mi sento molto meglio. Mi sento viva, piena di energia, libera, era inspiegabile. Le mie guance erano di un rosso salutare che era stato assente per un lungo periodo,quando lo notai, rimasi col sorriso stampato in volto per ore.
Per strada,raccolsi un fiore, con la speranza che la curiosità verso questo nuovo oggetto l'avrebbe calmata mentre componevo il numero al telefono. Avevo ragione solamente a metà. Stette calma solo il tempo del tragitto, appena alzai la cornetta, spalancò gli occhi, ma il pianto non cessò. Digitai il numero di Duncan in fretta, passando il solito controllo.
"Prinzessin?" Sospirò sollevato.
"Si sono io. Ti prego parla a Channa, è tutto il giorno che piange, penso che la tua voce potrebbe calmarla."
"Sei sicura che non abbia nulla che non va?Non so molto sui bambini ma...le hai dato da mangiare? L'hai cambiata? Magari è stanca? O ha uno sfogo? Forse sta male?" Sospirai.
"No. Niente di tutto questo. L'ho già cambiata tre volte, cercato probabili sfoghi,provato a metterla a letto, e mio dio, non smette di piangere. Sembra che qualcuno la stia pungendo con uno spillo da come piange."
"Bene.Passamela." Presi Channa dal passeggino, tenendola fra le mie mani,e mantenendole il telefono vicino l'orecchio. Non potevo sentire cosa diceva, ma si era calmata, e ne ero molto grata. Toccò il telefono,mi fece male al cuore quanto volesse vedere suo padre. Girò la testa verso di me, e ripresi il telefono.
"Grazie mille."
"Nessun problema, Prinzessin. Sembri stanca."
"Onestamente,lo sono. E' stato un giorno di lamenti incessanti. Ma sono molto grata che tu mi abbia aiutato a farla calmare..."
"Quando vuoi."
"Sai, non siamo molto lontane dal campo... Qualche volta potresti venire a farci visita..."
"Courtney, non posso. Lo sai."
"No, non vedo perchè tu non possa. Non siamo tanto lontane e ci manchi tanto e vogliamo vederti." Il mio temperamento non era molto calmo alla fine. Non voleva vederci?
"Prinzessin,no. Questa è l'ultima parola sull'argomento."
"Bene.Divertiti nel tuo fottuto inferno." Urlai, rimettendo il telefono al suo posto; Channa si succhiava le dita. La misi nel passeggino e ritornammo indietro, entrambe addolorate e infastidite dal fatto che non volesse vederci. Prendendo un respiro profondo, tornai al villaggio, passeggiando fra le villette vicine, guardando il panorama.
E poi le vidi.
Tre guardie naziste. Tutte del campo. Lo sapevo con certezza. Erano davanti la porta di un uomo, chiedendogli cose in tedesco, dal mio piccolo vocabolario potei capire le parole 'prigioniera' e 'ricompensa'. Non avevano una foto, o una descrizione accurata, ma sapevano che era un ebrea, quindi esclusero tutti quelli biondi con occhi azzurri.Sapevano anche che aveva un bambino con sé.
I miei piedi erano congelati al pavimento; erano vicino me, vicino me e Channa. Il respiro mi si bloccò in gola, e guardai Channa che si intrecciava le dita felicemente. Lentamente e con calma, gli passai davanti, e appena fui fuori dalla loro visuale, iniziai a correre, verso la protezione della casa di Anya. Il villaggio era lontano un' ora a piedi e non vedevo macchine nelle vicinanze. Calcolai il tempo che ci avrebbero messo fermandosi a chiedere per le case, e realizzai che avevo solo un paio di ore per scappare.
Anya non era a casa quando tornai; mi aveva lasciato un biglietto, dicendo che era andata in un altro quartiere a visitare degli amici, e che sarebbe tornata tardi; la minestra era sulla stufa. Mi presi i capelli, cosa avrei fatto? Per prima cosa, sfamai Channa, prendendo qualche bottiglia di latte per lei; non sapevo per quanto sarei stata instrada, e volevo prendere tutte le precauzioni. Presi tutti i biberon che trovai in giro, e in seguito raccolsi i vestiti che avevo cucito per lei, ammetto di aver preso più vestiti di quanto ne avessi bisogno.
Per Channa, non ero sicura di cosa fare. Sapevo che Anya aveva conservato i vestiti di Eleanor, ma mi faceva male al cuore a rubarli. Mi morsi il labbro;dovrei essere cattiva nei confronti dell'unico benefattore e prenderei vestiti di sua figlia, o dovrei rischiare di mettere in pericolo mia figlia? La risposta era abbastanza ovvia.
Presi più vestiti possibili e li misi nel borsone. Seguito da due paia di scarpe, uno ciascuno, materiali da cucito, e tutto il cibo che riuscì a farci entrare. Bevvi la minestra e controllai di avere abbastanza soldi per il treno; abbondanti. Con Channa fra le braccia, le scrissi un biglietto.
Ed eravamo fuori,senza sapere dove andare.
o0 O 0 o
Anya tornò più tardi del previsto, felice dal vino che aveva bevuto, felice di aver passato del tempo con amici. Anche se era felice di esser tornata a casa; una casa piena di vitalità, con una giovane ragazza e sua figlia. Anya non poteva essere più felice di così; la casa era stata silenziosa per molto tempo, ed era felice di quel tocco di giovinezza in casa.
Quando entrò in casa, questa era vuota. Chiamò Courtney, ma non arrivò nessuna risposta. Era molto buio fuori, sarebbe dovuta essere a casa ore fa;non poteva smettere di pensare a dove potessero essere.
Le cercò per casa, ma senza risultati. Però, trovo molti vestiti di Eleanor scomparsi, così come dei vestiti del suo armadio. I suoi occhi si strinsero. Davvero aveva rubato dei vestiti ed era scappata via senza motivo? Non poteva crederci, ma aveva l'evidenza davanti agli occhi.Delle piccole lacrime le uscirono dagli occhi; doveva esserci una spiegazione. Era sicura che non lo avrebbe mai fatto.
All'improvviso,qualcuno bussò alla porta. Con una faccia sollevata, aprì la porta;ma quelle che vide, non erano le facce di Courtney e Channa. No,erano tre visi maschili, pieni di crudeltà, che fissavano dietro di lei.
"Posso aiutarvi?"
"Abbiamo una prigioniera scappata. Ebrea. Circa diciotto anni. Dovrebbe essere con un neonato. Ha visto o sentito qualcosa?" Il suo viso sbiancò, ma mostrò un sorriso gentile.
"No mi dispiace. Potete anche guardare se volete, ma non troverete nulla.Cose del genere non accadono spesso in periferia. Controllate in città." Indicando la direzione opposta alla stazione. Il capo annuì bruscamente.
"La ringrazio per il suo tempo, Ma'am" E se ne andarono. Credettero alla sua faccia d'angelo e dolce voce e la voglia di farli fallire. Chiuse la porta, guardandosi intorno. Un foglietto crema attirò la sua attenzione, delicatamente la raccolse. Sorridendo dopo averla letta,rimettendola al suo posto, e andando a letto. C'era ancora speranza per lei.
Grazie per la tua gentilezza. Spero di poter ricambiare il favore, ma al momento non posso. Intanto, ho finalmente deciso il nome intero di Channa.
Con amore,
Courtney, e Channa Eleanor Anya Ehrlichmann.
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