Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Realizzazioni

Tremando leggermente, mi voltai ancora una volta a guardare il campo quasi deserto alle mie spalle. Quasi tutti erano stati ricollocati, la meta, nessuno la conosceva. Tutto quello che sapevo era che mi stavano mandando a un campo di sterminio. Tutto quello che sapevo era che potevo soffocare e morire nell'autocarro in cui ero stata rozzamente spinta. Sarebbe stato un problema? Mugolai in risposta alla mia domanda inespressa; onestamente non ne ero più tanto sicura. Era un bel mistero quello che era successo la notte scorsa, non aveva alcun senso.
Ero così sicura che mi amasse; ero così incredibilmente sicura. E poi lui mi aveva bombardata. Non mi amava; per niente, ed ero ridicola a pensarla in quel modo. Sospirando, distolsi lo sguardo dal campo che mi aveva regalato così tanti ricordi: estremamente spiacevoli, ma anche significativamente gradevoli. Mi sarebbe mancato? Diavolo no.
Ma mi sarebbe mancato Duncan?
Assolutamente.
Per rispondere non dovetti neanche pensarci su. Era un dato di fatto. A dispetto di quello che era accaduto la notte scorsa, ero assolutamente sicura del fatto che lo amavo ancora, e che avrei sentito fortemente la sua mancanza. Ma non l'avrei mai più rivisto. Ecco.
Prima che la tristezza mi avesse presa di nuovo, ero stata spinta nello squallido autocarro poco aerato - assieme ad altre venti persone, tutte in una volta- tentando di continuare a respirare normalmente. Era già un'impresa difficile, e le lacrime mi si formarono di nuovo negli occhi.
Come aveva potuto nascondermi il fatto che lo avrei abbandonato? Aveva detto che ne era a conoscenza da un po'. Quanto tempo era "un po'" ? Giorni, settimane, o forse persino mesi? Sospirando frustrata - e rimpiangendolo quasi immediatamente quando iniziai a tossire pesantemente - mi appoggiai contro i muri di legno dell'autocarro. Come aveva potuto fare una cosa del genere? Non aveva alcun senso, per niente.
Solo un paio di settimane fa ero più che convinta del fatto che mi amava; potevo vederlo nei suoi occhi. Eppure, aveva iniziato a cambiare. Era diventato quello strano fantasma che mi stringeva soltanto invece di parlarmi. L'apparente figura di pietra che mi baciava soltanto la testa e mi accarezzava i capelli ripetutamente, invece di fare l'amore con me. Il volto vitreo che non osava chiamarmi con i soprannomi che amavo tanto, e tanto meno parlarmi. Cos'era successo? Perché era cambiato?
Chiudendo gli occhi, cercai di ignorare il chiacchiericcio attorno a me, sudando mai così leggermente per il caldo soffocante e per il locale chiuso. Cosa ne sarebbe stato di me adesso? Sarei soffocata in questo posto? Cercando di respirare con la bocca - anche se non mi sembrò meglio che col naso, e in più adesso potevo assaporare la rarefattezza dell'aria stessa - cercai di riprendere lucidità.
Come mai le cose erano finite in questo modo? Cosa avevo fatto di male? Non poteva essere stato per il mio costante vomito? O per il modo in cui mi ero comportata ultimamente? Si era stancato di me, per davvero stavolta? Il solo pensiero mi riportò le lacrime agli occhi, e la schiena iniziò a farmi male per le schegge del legno contro il quale ero appoggiata.
Perché non poteva ricambiare il mio amore? C'era qualcosa di così sbagliato in me che aveva cambiato le cose in queste ultime paia di settimane?
Forse ero solo io. Forse era solo un terrificante, orribile incubo. Sì, doveva esserlo! Di sicuro! Era solo un deludente, orribile, atroce, illogico incubo! Stordita al pensiero, chiusi forte gli occhi, decidendo di aspettare una buona decina di minuti prima di tornare alla realtà. A momenti il mio cervello si sarebbe risvegliato e mi avrebbe tirata fuori da questo orrendo incubo.
Mi sarei svegliata sul mio ripiano, e non avrei nemmeno pensato di lamentarmi della sua rigidità, e di come mi uccideva la schiena. Non avrei sussultato quando avrei visto mia madre superarmi ogni mattina per andare a fare colazione , perché sarei stata entusiasta del fatto di essere di nuovo in quel campo. E poi di notte...oh, di notte...
Di notte, mi sarei precipitata tra le braccia disperate del mio amante, e poi gli avrei detto davvero che lo amavo. E, stavolta, lui ne sarebbe stato entusiasta. Mi avrebbe presa fra le sue braccia e baciata dappertutto sulle guance, felicissimo di quello che provavo per lui. E dopo un paio di minuti nel nostro meraviglioso mondo, avremmo fatto l'amore in modo significativo, per poi parlare del nostro futuro insieme.
Stavolta, avremmo escogitato un piano per la nostra fuga dal campo. Stavolta, tutto sarebbe finito bene. Stavolta, ogni cosa sarebbe stata perfetta.
Realizzando che quei pensieri mi avevano tenuta occupata per più di dieci minuti, mi preparai per quello che sarebbe stato il giorno più bello della mia vita. Lentamente, spalancai gli occhi, solo per rivedere la stessa scena che vi era dieci minuti fa.
Incredula del fatto che quella fosse la mia realtà, aprii e chiusi gli occhi ripetutamente, cercando di far mutare la scena. Quando questo non funzionò, mi pizzicai, a lungo e forte, e di nuovo - non per la prima volta in vita mia - , fallii.
Le lacrime mi si formarono negli occhi alla realizzazione del fatto che questo non era un qualche brutto sogno. Davvero Duncan non mi ricambiava. E questo non sarebbe mai cambiato. Stavo per essere ricollocata in qualche nuovo, strano campo, con nessuno lì che avrebbe badato a me. Ero sola, io con me stessa.
Per qualche ragione, quel solo pensiero mi fece scorrere le lacrime fuori dagli occhi ed incoraggiò i singhiozzi a fuggirmi dalla gola.
Una manina si poggiò sulla mia spalla ed io alzai lo sguardo per vedere una ragazzina, non più che una dodicenne, che cercava di consolarmi. Tirai su col naso e cercai di farle un sorriso forzato, ma mi ritrovai a piangere persino più forte, avendomi presa di nuovo la tristezza per la notte precedente.
"Va tutto bene, non c'è bisogno di piangere. Sono sicura che tutto andrà bene" cercò di tranquillizzarmi lei, ed io gemetti solo di più, sembrando molto una di quelle donne dal cuore spezzato che avevano perso il marito in guerra, oppure mia madre, dopo che eravamo venute a conoscenza della morte di Papà.
Ed era esattamente come mi sentivo. Angoscia e dolore mi scorrevano dappertutto, consumandomi a tal punto che non potevo più provare altra emozione. Continuai con i miei singhiozzi, fregandomene di chi mi avesse vista o sentita.
Me ne sarei andata abbastanza in fretta.

o 0 O 0 o

Come avevo potuto fare una cosa tanto stupida come lasciarla andare? Perché non ero riuscito a fare qualcosa per farla restare, per nasconderla alle guardie? Poi saremmo potuti fuggire da questo campo e andare fuori a vivere da qualche parte, per iniziare la nostra vita insieme. Perché non ero riuscito ad essere intelligente - per una volta in vita mia - e a fare una cosa del genere?

Perché le hai spezzato il cuore rifiutandoti di dirle che ricambiavi il suo amore.

Ricordando il ributtante pensiero, gemetti, poiché gli orribili eventi della scorsa notte erano tornati a perseguitarmi. Il suo volto angelico, deformato dal dolore peggiore che potevo immaginare. Più dolore di quando l'avevo violentata per la prima volta, persino più dolore, dalla prima notte che ha trascorso con me.
Ovviamente la ricambiavo; non vi era alcun dubbio.
Eppure non ero riuscito a formulare le parole, dato che ero troppo impegnato a provare dolore per il fatto che sarebbe partita la mattina seguente. E adesso se n'era andata, e il buco nel mio cuore si è ingrandito cinque volte la sua misura. L'ultima volta in cui avevo sentito un dolore del genere.... Fu quando venni a conoscenza della morte di mia madre. Prinzessin per me era importante quanto mia madre? Sospirando, decisi di pensarci su un momento.
Come mi faceva sentire mia madre?
Era speciale, no, era straordinaria. Era lì per me ogni volta in cui avevo bisogno di lei, e lei mi faceva sentire sempre al sicuro. Ogni volta in cui ero ferito, o arrabbiato, oppure non mi sentivo al meglio, lei era sempre lì, a cullarmi per farmi dormire con parole confortanti e dolci ninnananne. Finchè avevo lei non desideravo nulla più, e lei era l'unica persona con la quale avrei preferito trascorrere il resto della mia vita. L'amavo tanto.
Mi aveva insegnato come cucinare, come pulire, come cucire, e la buona manutenzione di una casa. Sapevo che queste cose erano per lo più da femmine, e abbastanza degradanti per la mia educazione, ma erano utili, e molto. Mia madre mi aveva insegnato ogni cosa che sapevo: come camminare, come parlare, come trattare una signora. Mi aveva insegnato anche a leggere, a scrivere, e mi lodava sempre con dei dolci baci sulle guance.
Mi mancava, tantissimo; pensavo che sarei scoppiato dopo la sua morte. Non potevo vivere senza di lei, eppure ci ero riuscito. Per più di otto anni. Furono otto anni difficili, senza fine e che trascorsi in agonia, ma furono tutti uguali. Eppure, sembrava che ultimamente fossi riuscito a trovare un rimpiazzo decente.
Come mi faceva sentire Prinzessin?
Quando la vidi, sapevo che potevo trovare qualcun'altra. Ci sarebbe sempre stata una ragazza mora, orgogliosa, rompiballe, vanitosa, presuntuosa, fastidiosa e viziata esattamente come lei. Sapevo che non ci sarebbe stato bisogno neanche di andare in un'altra città per trovare qualcuna come lei. Potevo andare a casa dei miei vicini e dire che la loro figlia di otto anni era uguale a lei. Diavolo, potevo persino dire che la mia sorellastra era uguale a lei.
Eppure, lei non era assolutamente come loro.
All' inizio, sembrava che tutti quei difetti le appartenessero, ma, in un paio di mesi, avevo demolito ogni singola barriera che quelle salde caratteristiche avevano così eternamente eretto. E quando quei tratti si erano sbriciolati ed erano svaniti, brillò la sua vera personalità. Prinzessin era estremamente di animo gentile, con un atteggiamento così delicato che non avrei mai osato spezzare - dimenticando temporaneamente la notte scorsa - . Era gentile, e adorabile, ed indulgente, e più matura di quanto ci si aspetterebbe alla sua età. Diavolo, era persino più matura di me - anche se ciò non significava poi molto - .
Si assicurava sempre di baciarmi sulle guance quando la vedevo, qualcosa di così amorevole e affettuoso che il cuore quasi mi si scioglieva ogni singola volta che lo faceva. Quella volta che non mi sentivo bene, mi aveva fatto un sacco di coccole, assicurandosi che restassi nel letto e mi riposassi un po' e canticchiandomi delle dolci melodie nelle orecchie. Oh, aveva una voce così adorabile; non me ne sarei mai potuto stancare. Che vergogna quando dovetti supplicarla di cantare; era così timida, ricordai con un risolino.
Mi aveva detto che per me sarebbe stata una moglie eccellente - una volta avevamo parlato del futuro, ma in un modo piuttosto scherzoso - , mi aveva detto che avrebbe cucinato e pulito per me, ed io non avrei mai desiderato niente finchè sarebbe vissuta.
Mi doleva il cuore al pensiero di questi momenti gioiosi, dato che adesso lei se n'era andata, e non sarebbe tornata indietro.
Sospirando, mi rigirai sul letto, prima che mi venisse alla mente una realizzazione.
Prinzessin era quella con cui desideravo , no, era quella con cui avevo bisogno di passare il resto della mia vita. Non potevo vivere senza di lei; non potevo perdere un 'altra come lei. Non potevo perdere la donna più importante della mia vita. Gli occhi spalancati al pensiero, ero incredulo del fatto che non ero neanche lontanamente vergognato all'affermazione. Non era sempre stata mia madre la donna più importante della mia vita? Scuotendo la testa, levai lo sguardo al soffitto, implorando perdono.
"Scusa, ma'. Sai che ti vorrò sempre bene, ma...lei è speciale. Ed io la amo, ed è lei la più importante, per adesso, e per sempre. Ti prego, perdonami..." E detto questo saltai giù dal letto, afferrando una borsa e mettendoci dentro tutto quello che potevo. Dovevo trasferirmi, in fretta. Sapevo dove stava andando; ora tutto quello che dovevo fare era seguirla.
Ma lei non mi avrebbe perdonato mai e poi mai per ciò che le avevo fatto, realizzai con un sospiro. Avevo bisogno di darle qualcosa, qualcosa per ricordarle che l'avrei sempre amata, e che avrei voluto stare con lei. Socchiudendo leggermente gli occhi, mi diressi verso i miei cassetti, frugandoci dentro prima di trovare un piccolo oggetto, avvolto in un fazzoletto di stoffa. Sarebbe stato perfetto, ma non era abbastanza.
Avevo bisogno di qualcosa di speciale, qualcosa che l'avrebbe aiutata a capire di più.
Sobbalzai quando un forte bussare raggiunse la porta. Dirigendomi verso l'ingresso ed aprendola, mi accigliai leggermente quando vidi chi era. " Va' via, Heather".
Lei ignorò l'ordine e gironzolò nella mia camera con arroganza ed orgoglio. Sghignazzai alle sue spalle, domandandomi cosa diavolo ci facesse lì. Cosa voleva da me quella puttana? Improvvisamente si voltò a guardarmi, e sulle labbra le spuntò così diabolicamente un subdolo sorriso.
"Ho sentito che è stato rilasciato un carico, nel quale vi era il tuo giocattolino sessuale. Così ti offro i miei servigi, ragazzone, nel caso avessi bisogno di qualche sollievo prima di tornare a casa Lunedì". Sogghignai al pensiero, desiderando nulla di più che cacciarla dalla stanza alla sporca strada a calci nel suo magro culo. Poi notai l'oggetto attorno al suo collo.

" E' un medaglione davvero carino, davvero. D'argento, con un piccolo fermaglio sul retro, e all'interno vi è un' incisione fatta dal mio papà. Gli ci sono volute settimane per farmelo, e me l' ha dato per il mio quarto compleanno. Farei qualunque cosa per riaverlo...davvero..."

Socchiudendo gli occhi al ricordo delle sue parole dolci ma piene di sofferenza, indossai la mia maschera più seducente. Era ora che Prinzessin riavesse il suo medaglione.
" Ti dico una cosa, Heather. Farò di domani notte la notte più bella della tua vita...se mi dai quel medaglione. Sono a corto di denaro per una corsa in treno, e sono abbastanza sicuro di poterlo rifilare a qualcuno a un buon prezzo". Senza alcuna esitazione, e perfettamente secondo il piano, lei si strappò la collana dal collo ossuto e me la gettò tra le mani.
" Per me è inutile; l'ho comunque presa da una qualche stupida ragazza Ebrea, non significa niente. E farai meglio a mantenere la tua promessa domani notte, altrimenti tornerò di nuovo". Detto ciò, mi sorrise con aria di scherno e lasciò la stanza. Roteai gli occhi a quel pensiero ridicolo. Se ne avessi avuto il modo, sarei stato fuori di qui e da Prinzessin entro domani sera.
Osservando la collana nel mio palmo, feci una smorfia quando notai che Heather, strappandosela dalla gola, ne aveva rotto il gancio.
Immagino di dover fare un paio di fermate prima di andare da Prinzessin.

o 0 O 0 o

Tre giorni, una doccia ghiacciata e uno stomaco affamato dopo, fui collocata nella nostra nuova baracca. Fortunata io, chi mai meritava di essere messo insieme a me più di mia madre? Fortunatamente, avevo sentito dei pezzetti di conversazione delle altre ragazze, che dicevano che il campo era facile, e non era tanto brutale quanto l'altro. Più lavoro, meno svago, ma meno severo. Che gioia.
Poggiando la testa sul più che accogliente ripiano di legno, sperai di non dover mai più sopportare un altro viaggio come quello. Era stato semplicemente orribile: così orribile che non riuscivo a trovare le parole per descriverlo. Chiudendo gli occhi, decisi di dormire, per recuperare le forze e per spazzare via tutte le immagini che mi fluttuavano in testa.
Eppure dormii a malapena per quelli che sembrarono due minuti, poiché fui spinta giù dal mio ripiano, finendo sul pavimento, e mentre mi alzavo lentamente in piedi mi sputarono contro delle dure parole in tedesco. L'estranea guardia mi gettò fuori dalla porta, e mi spinse per farmi camminare più velocemente. Quale possibile motivo c'era per farmi uccidere? Non mi era permesso di dormire? Di sentire l'intorpidimento del mio cuore e del mio cervello mentre riposavano? Silenziose lacrime mi corsero di nuovo lungo le guance quando fui spinta dentro una porta, facendo sì che la pura oscurità mi raggiungesse gli occhi. Aprii e chiusi gli occhi due volte, limitandomi a fare il conto alla rovescia dei secondi che mi separavano dall'essere gassata.
"Mio...Qualcuno sembra un po' stanco" ridacchiò una voce dolce ma stranamente familiare, e i miei occhi non poterono fare a meno di dilatarsi il più possibile.
"Duncan? Sei tu? Oppure sto sognando di nuovo...giuro..se è un altro sogno..." la voce si limitò a ridacchiare ancora una volta, mentre due forti braccia mi avvolsero la vita e mi strinsero a un corpo rigido e muscoloso. Improvvisamente si accese una luce fioca, ed io fui capace di vedere quasi tutto, a dispetto di questa. Quasi tre giorni in un autocarro buio e oscuro possono davvero aumentare l'abilità di una persona nel vedere in condizioni di scarsa illuminazione.
"Ti sono mancato, Prinzessin?" espirò dolcemente la voce, e le braccia mi voltarono improvvisamente per permettermi di guardare in faccia quell'uomo che in una sola volta mi aveva spezzato il cuore non più di 74 ore prima. L'insicuro, esitante sorriso piantato sul suo volto mi confuse le idee su cosa dovevo pensare della nostra situazione al momento. Cosa ci faceva qui, del tutto fuori da.. - solo allora realizzai che non avevo la minima idea di dove fossimo esattamente - . Ma la domanda principale mi risuonò ancora forte e chiara nella mente. Cosa diavolo ci faceva qui, con me, dopo avermi detto che non mi amava e che ero solo il suo giocattolo? Sicuramente ci sarebbero stati degli altri giocattoli attorno alla sua città natale, e di certo migliori di me. Quindi perché mi aveva...mi aveva seguita fin qui?
Oh, quanto mi aumentò il battito cardiaco in quel momento. Forse mi amava davvero! Forse era stato solo lo shock iniziale che lo aveva fatto rispondere in quel modo. Ora potevo perdonarlo, e avremmo ancora potuto vivere nel nostro piccolo e sicuro mondo.
Ma proprio in quel momento tornò il buon senso e mi schiaffeggiò in faccia. Perché diavolo pensavo a qualcosa di così speranzoso e romantico? Non era qui per me, era qui solo per fare di suo padre un uomo orgoglioso e servire l'esercito per molti anni. Lui non mi amava, sentiva solo la mancanza del suo giocattolo sessuale, e lo sforzo per trovarsene un altro sarebbe stato troppo da gestire per il suo piccolo cervello. PER QUESTO mi aveva seguita. Per il sesso.
Tirando su col naso e sentendo le lacrime riformarsi negli occhi per quella che sembrava essere la milionesima volta negli ultimi tre giorni, distolsi lo sguardo, incapace di comprendere ed accettare la verità. La sua forte mano mi arrivò alla schiena, accarezzandola con sicurezza. "Ti devo una grossa spiegazione, Prinzessin..." . Non era quella la verità? Ma gli permisi di fare come voleva, per il momento. Lui mi trascinò sul letto esitante, stringendomi solo la mano. Però notai come la stava tenendo stretta, passando il pollice sulle mie ossa sottili, come se stesse cercando di assicurarmi qualcosa. Non sapevo cosa pensare, e rimasi semplicemente confusa, non permettendo alla mente di soffermarsi molto su quella situazione. L'avrei lasciato parlare, e gli avrei permesso di spiegare le sue azioni.
Lui si sedette in silenzio sul letto, la fronte aggrottata mentre pensava. Sembrando ricordarsi che io ero ancora lì, mi guardò con uno sguardo sorpreso. " Siediti, siediti, Prinzessin" , mi intimò, ed io, incerta se sedermi sulle sue ginocchia oppure no, mi limitai a sedermi accanto a lui, permettendogli di prendermi le mani e di strofinarle in modo affettuoso.
" Immagino che...tu sia confusa in questo istante...chiedendoti che cosa ci faccia io qui...e perché...da quando...io.....uhm...il modo in cui mi sono comportato...l'altra notte" disse esitante, sembrando nervoso, ed insicuro di sé. Questo era un modo in cui non si era mai comportato prima. Era sempre così calmo, così sicuro di se stesso, così sfacciato ed arrogante. Eppure, il modo in cui si comportava adesso era così stranamente rinfrescante, e mi faceva sentire un po' di calore dentro, dato che sapevo che quello che aveva da dire probabilmente era importante.
"Io...uhm...Prinzessin...tu..." gemette per il suo nervosismo e la sua difficoltà a parlare in modo chiaro. Io non potei fare a meno di sorridere dolcemente, e poggiargli una mano sulla guancia, facendo in modo che si voltasse a guardarmi scioccato. Cercai di assumere la mia migliore espressione per dirgli chiaramente "va' avanti. Va tutto bene, ti credo". Sembrai aver ottenuto quello che volevo, dato che lui sospirò e toccò la mia mano sul suo volto, prima di rimuoverla completamente. Scioccata dall'azione, i miei occhi non poterono fare a meno di inumidirsi leggermente; non gli era piaciuto che gli avessi toccato la faccia?
All'improvviso mi venne in mente la realizzazione che questa non sarebbe potuta proprio essere una riunione felice. E se lui aveva solo intenzione di scusarsi, e di spiegarmi il suo bisogno sessuale? Il suo bisogno che io gli facessi provare piacere. Abbassando lo sguardo, il labbro mi tremò leggermente; mi resi conto di essere stata una totale deficiente per aver mai pensato - di nuovo - che lui ricambiasse il mio amore. Improvvisamente, la sua mano mi afferrò il mento, forzandolo leggermente verso l'alto per far sì che lo guardassi. Stavolta, erano i suoi occhi quelli che mi rassicuravano che tutto sarebbe andato bene. Tirando su col naso, restai a fissarlo, aspettando semplicemente che continuasse.
"So che...probabilmente non vuoi più parlare con me. So che probabilmente non vuoi più persino vedermi, per quello che ti ho fatto l'altra notte; e mi dispiace. Sono così, così incredibilmente dispiaciuto. Il modo in cui mi sono comportato con te nelle ultime settimane...non ha scusanti. Lo so, ti ho lasciato desiderosa, e confusa per il modo in cui ti parlavo a malapena...e non è stato giusto. Mi dispiace molto.
" Vedi...il giorno in cui Felix ti ha violentata...mi ha detto che avrebbero ripulito il campo in pochi mesi. Dire che ero ferito, e sconvolto da quella dichiarazione...sarebbe un puro eufemismo. Lo so, probabilmente ti sarai chiesta perché non te l'ho detto. Probabilmente sarai stata furiosa con me per non averti dato una specie di avvertimento; e mi dispiace anche per questo. Non volevo ferirti, o irritarti in qualche modo; volevo solo che ci godessimo il tempo che avevamo da passare insieme senza doverci preoccupare troppo del futuro.
" E poi, ci era rimasto solo un mese prima della tua partenza, e dopo non ti avrei mai più vista. Ti sarai chiesta perché ti ho parlato a malapena durante quel mese, perché mi limitavo soltanto a stringerti forte. Non ti è chiaro adesso, Prinzessin?" Non capendo neanche un po', scossi la testa, la mia mente ancora a ronzare sulla precedente informazione che mi aveva dato. Lui rise e mi abbracciò, baciandomi sulla guancia in modo affettuoso.
" Sciocchina. E' perché volevo assaporare ogni momento che passavo con te. Volevo ricordare come mi sentivo stringendoti, baciandoti la testa, strofinandoti i capelli. Non volevo dimenticarlo mai. Ma tutto sommato...non mi ha aiutato nemmeno un po'. I ricordi non erano assolutamente nulla, rispetto alla realtà". Io tirai su col naso, ascoltando tutto quello che mi diceva. Duncan...stava solo tentando di proteggermi? Di evitarmi un successivo dolore?
"E quella notte..quella notte..sono stato un mostro. Un vero mostro incredibilmente egoista che tentava di proteggerti, ma che ti ha ferita più di quanto possa solo immaginare". Aprii la bocca per interromperlo, per dirgli che non ero poi così ferita - il che sarebbe stata una bugia bella e buona - ma lui mi zittì. "Non cercare nemmeno di negarlo. Scommetto che ti sei chiesta perché mi sono comportato in quel modo. Vedi, ero stupidamente convinto che se mi fossi comportato con te in quella maniera, e ti avessi detto che tu eri semplicemente il mio giocattolo sessuale, tu mi avresti odiato, e mi avresti dimenticato, e non avresti sentito la mia mancanza alla tua partenza. Ma le mie stupide scuse probabilmente non significano nulla per te, per quanto sei ancora ferita da quel puro calvario; posso leggertelo negli occhi, Prinzessin.
" E quindi ci ho pensato. Ci ho pensato molto da quando te n'eri andata. Ed ho realizzato che dovevo seguirti. Non potevo vivere senza di te, perché tu, mia Prinzessin, sei l'unica ragazza con cui voglio passare il resto della mia vita". Restai a bocca aperta, al solo pensiero il cuore mi si agitò dentro. Aveva appena detto che...forse i miei sogni si erano davvero avverati. Ma lo lasciai parlare, nel caso mi fossi sbagliata.
" Prinzessin..." mi guardò lui, poggiandomi una mano sulla guancia ed accarezzandola dolcemente. "Mi dispiace così tanto... per averti sempre ferita...e spero che tu sappia che ti darei il mondo farmi perdonare...perché..." qui prese un respiro profondo, guardandomi dritto negli occhi " ..io ti amo, Prinzessin. Ti ho sempre amata, e sempre ti amerò". Io sbattei gli occhi per trattenere le lacrime, anche se sapevo che sarebbe stato inutile in una questione di secondi. Mi amava? Mi amava! Oh mio Dio, Duncan mi amava!
"So che...probabilmente non mi perdonerai per quello che ti ho fatto...e...spero che tu mi ami ancora...ma...anche se non mi ami più...ho qualcosa per te". Lo guardai mettere una mano in tasca, e tirare fuori una scatolina bianca e piatta. Me la mise tra le mani in modo gentile, chiudendole attorno ad essa. "Avanti...aprila. Spero ti piaccia...". Lentamente, con mani tramanti, aprii la scatola, solo per rimanere ancora una volta a bocca aperta ed iniziare a singhiozzare alla vista.
Il mio medaglione! Il mio medaglione! Il medaglione che mi aveva dato Papà! Lo stesso esemplare, e non un falso! Lo tenni stretto tra le mani, armeggiando con il gancetto sul cuore giusto per assicurarmi che dentro avesse ancora l'incisione. Era lì! Era lì! Era davvero lo stesso medaglione! Eppure, c'era qualcosa di diverso...come se...ci fosse un'altra incisione. La lessi lentamente, e, una volta letta, più lacrime mi scorsero dagli occhi.

Ti amerò sempre, mia Prinzessin.

Mi amava davvero! Lo guardai, ancora singhiozzante, incapace di formulare le domande che volevo tanto porgli. Lui fece un sorriso tremante e mi accarezzò la coscia, ridendo nervosamente.
" Me lo sono ripreso da Heather. E quando se l'è tolto dal collo...ha rotto il gancio sul retro, così ho dovuto fermarmi da un gioielliere a farlo riparare...e l'ho fatto anche incidere per te..perchè io ti amo davvero Prinzessin...e sono davvero, davvero dispiaciuto per ciò che ho fatto". Tirai su col naso, il medaglione ancora stretto tra le mie mani. Gentilmente, mi raggiunse e me lo prese, andando dietro di me ed allacciandomelo con sicurezza attorno al collo. Mi baciò baciò la testa dopo essere tornato accanto a me per vedere come mi stava. " Semplicemente bellissimo...proprio come te". Lo guardai, e lui mi sorrise prima di tornare a frugare nella sua tasca.
"Io...umh...ho qualcos'altro per te. Perché io ti amo davvero, e spero che questo ti piaccia davvero... e...dimmi di sì..." Tirò fuori un piccolo oggetto, avvolto in un fazzoletto di stoffa. Le mie sopracciglia si aggrottarono confuse, dato che non ero in grado di capire cosa poteva essere quell'oggetto. Confusa, lo guardai inginocchiarsi su un ginocchio solo, quindi gli occhi mi si spalancarono e il cuore mi sprofondò. Di certo non aveva intenzione di...non Duncan! Duncan non potrebbe mai...
"Prinzessin...mi vuoi sposare?" non prima che le parole mi giungessero alle orecchie, srotolò la carta attorno all'oggetto, che si rivelò essere un anello. E non un anello qualunque, era il più bell'anello che avessi mai visto in vita mia. E fu allora che me ne resi davvero conto. Duncan voleva che lo sposassi! Mi amava davvero! Singhiozzai più forte, fuori di me dalla felicità.
"Prinzessin...Courtney...ti prego...non pensavo che saresti stata tanto scossa" disse, abbastanza perplesso, ed io mi gettai su di lui. Lo baciai ovunque sul volto, ancora singhiozzando leggermente.
"Sì, sì! Un milione di volte, sì!" . Fu tutto quello di cui aveva bisogno per infilarmi l'anello al dito, per prendermi e sollevarmi felice, facendomi girare allegramente. "Grazie, grazie, mia Channa" mi baciò con sicurezza, lasciando che gli rivolgessi il sorriso più brillante che riuscivo a fare. " Mi perdoni?" risi e lo abbracciai più forte, incapace di credere che questa notte fosse realmente arrivata.
"Sì, sì. Un milione di volte, sì." Lo baciai di nuovo, e ci volle pochissimo tempo perché le nostre labbra si sincronizzassero assieme in un mix perfetto. Mi sarei sposata! Con Duncan! Dopo tutto questo tempo... e dopo tutta l'energia e la cura che avevamo messo nel nostro rapporto...adesso, le nostre vite sarebbero state perfette, dovevano esserlo.
"Ci sposeremo!" esclamai, rompendo il bacio e strillando un po'. Fu allora che capii che non importava l'età in cui ci si sposava. Dopo tutto questo tempo, ripensando a tutti quei quindicenni e sedicenni che si sposavano e avevano presto dei bambini...solo ora capivo perché lo facevano. Erano innamorati.
" Esatto, mia Prinzessin" disse lui prima di baciarmi ripetutamente sulle guance. Mi sentivo ancora una ragazzina per il modo in cui mi riservava attenzioni, così generosamente. Beh, mi sentii come una ragazzina finchè non mi fece stendere sul letto ed iniziò a baciarmi in altri posti...
E il resto di tutto quel che accadde quella notte, è storia.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro