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Imparare le regole.

La prima notte nel campo fu la più difficile. Nessuno poteva passare la notte senza piangere o senza un incubo che disturbasse il sonno tanto necessario. Io non facevo eccezione a questa tacita regola e restavo sveglia ore sdraiata sul mio maglione sulla mia mensola di legno a piangere.
Perché eravamo quelli soggetti a questo orrore? Cosa avevamo fatto di male? Queste domande senza risposta mi attraversarono la testa più volte, mentre più lacrime scorrevano sulle guance. Fui improvvisamente felice che papà non era qui a vedermi così. Cosa avrebbe pensato? La mia dignità andata, i capelli massacrati e costretta ad indossare vecchi, consunti vestiti puzzolenti. Insieme alla fame che mi avrebbe presto sommerso completamente. Mi venne in mente però che non sapevo esattamente cosa papà avrebbe pensato di me in questo momento.
Mi girai e scacciai il pensiero, provando ad immaginare cosa sarebbe successo il giorno dopo.
Mi chiedevo cosa poteva succedere; peggio di oggi?
Ricordai vagamente Duncan che diceva qualcosa a proposito di un lavoro. Qualcosa a proposito di un lavoro facile; non ci riflettei molto perché ero troppo stanca.
Il mio stomaco brontolò di nuovo quando ricordai la mia precedente conversazione con Duncan. Ricordai affamata il pane, e quanto mi sembrava buono dalla fame.
"Forse avrei dovuto fare quello che mi ha chiesto. Sono così affamata, e non so neanche quando mangerò. Per una notte non sarebbe stato così male farlo..."pensai avidamente. Scossi la testa con rabbia, sbattendola contro la fredda asse per togliere quel pensiero dalla testa. Pensare a cosa mi avrebbe fatto Duncan mi fece rabbrividire. Sudicio schmeisser malato.
Frustrata, cercando di pensare a qualcosa di meglio che a quello chazzer rivoltante, chiusi gli occhi. Perché ha scelto me tra tutte le ragazze qui? Ce n'erano alcune molto più carine, anche se senza capelli e a digiuno. Sono sicura che ci sarebbe qualche ragazza disposta a fare le sue azioni peccaminose. Allora perché io?
Alla fine mi addormentai, pensando al pane ed alla fresca ch'allah di mamma. Non sognai quella notte, e lo presi come un piccolo miracolo di Dio.
Mi svegliai quando la porta della nostra baracca si spalancò,ed una guardia forte e malfida entrò.
"Voi Ebrei venite fuori ora se volete del cibo, schnell" disse burbero prima di uscire sbattendo la porta brutalmente così come è venuto.
Mi alzai, stropicciandomi lentamente gli occhi stanchi, poi senza pensarci mi strofinai la testa dolorante, sentendo per la prima volta cos'era rimasto dei miei capelli, un tempo belli e lunghi. La maggior parte era stata rasata, ma sentivo ancora dei ciuffi che sporgevano goffamente. Resistetti all'impulso di emettere un grido lamentoso e scesi dalla mia mensola, rabbrividendo quando il freddo colpì le mie spalle nude.
Raccolsi subito il mio maglione dalla mia mensola e lo infilai. Rabbrividii quando non mi aiutò contro il freddo intenso e velocemente mi avvicinai a mia madre, ancora profondamente addormentata.
"Mamma...mamma svegliati, ci daranno del cibo, se ci sbrighiamo. Andiamo" le sussurrai dolcemente scuotendola finchè lei non si svegliò di soprassalto. Mi diede un'occhiata e mi tirò vicino a lei, e la abbracciai per riscaldarmi. Lentamente ci alzammo tutti nella nostra baracca e velocemente ci mischiammo fuori dove si era già formata una lunga fila. Aspettammo in piedi con impazienza, tremando dal freddo.
Passò quasi mezz'ora- o era quello che sembrava per la mia mente affamata- prima che avanzassimo a un tavolo con accatastate ed ammaccate ciotole di metallo. Ci venne detto che quelle erano le nostre ciotole per tutto; cibo e acqua per lavarci, anche quando non ci sentivamo bene. Feci una smorfia, ma sentii che già sapevo che questo era il meglio che potevamo ottenere.
Ringraziai la giovane ragazza che mi porse la ciotola, e la osservai curiosamente. Aveva una scomoda ammaccatura al centro, che spuntava in mezzo. Questo mi avrebbe aiutato a ricordare che era mia, conclusi felicemente, procedendo nella fila verso persone con gigantesche pentole. Le osservai avidamente, sperando che ce ne avrebbero dato abbastanza per riempirci. Guardai la mia piccola ciotola accigliata.
La fila avanzò ulteriormente, le nostre ciotole furono presto riempite con un mestolo con quella che sembrava una specie di brodaglia e ci fu consegnato un pezzo di duro pane nero.Lo stomaco brontolò ed iniziai a mangiare affamata proprio lì e subito e, nonostante il pane insipido e la zuppa acquosa, era tutto buonissimo per il mio stomaco più che vuoto. In dieci minuti il mio cibo era sparito e non avevo niente da fare che osservare tutti che mangiavano silenziosamente. Quasi tutti sembrarono finire nei pochi minuti che seguirono, non esitando a mangiare la povera porzione di cibo. Ci fermammo poi alle baracche per mettere le ciotole sulle nostre "mensole da sonno", non volendo perderle o portarle in giro tutto il giorno.
"Zugangi al centro del campo, schnell!" urlò la nostra Blokova dall'esterno e tutti ci affrettammo così non avrebbe avuto una ragione in più per odiarci o farci male in qualche modo. Una volta arrivati tutti ci fece stare in una grande fila davanti a lei. Ci diede calci e schiaffi come le pareva, bersagliando me più duramente per un motivo a me ignoto. Questa volta non gridai per l'abuso, almeno non esternamente. Quando finì con l'abuso fisico, assegnò un lavoro a tutti; uscì fuori che Duncan aveva mantenuto la sua promessa. Presi posto al servizio cucine; non ero sola, ma non sapevo che anche Eliana e due ragazze fossero state assegnate qui. Tutti gli altri erano per lo più stati assegnati ai capannoni di smistamento.
Sentii una fitta al cuore quando anche mia madre fu assegnata ai capannoni di smistamento. E se mi fosse successo qualcosa mentre era lì, ed io mi trovavo in cucina? Come avrebbe potuto raggiungermi in tempo? Sembrò avere il mio stesso pensiero perché i nostri occhi si incrociarono, e quando la Blokova ci congedò affinché iniziassimo a lavorare ci abbracciammo un'altra volta per pochi minuti prima che lei mi dicesse che dovevamo iniziare a lavorare e che mi avrebbe presto rivisto.
La salutai, e camminai con Eliana in direzione delle cucine. Camminammo per circa dieci minuti, e a circa metà strada portai in braccio il bambino di Eliana per lei perché si lamentava che le braccia le facevano male per averlo stretto tutto il giorno. Cullai il bambino di quasi due anni tra le mie braccia e lo feci rimbalzare delicatamente. Stava dormendo, i suoi occhi verde-acqua chiusi e il vento che gli scompigliava i capelli biondo chiaro. Sorrisi e gli diedi un bacio sulla fronte, poi mi incupii. Chi avrebbe mai potuto pensare che una creatura così innocente e carina potesse essere stata concepita da un Tedesco buono a nulla? Non lascerò mai che un Tedesco mi tocchi e abusi di me a quel modo, ripromisi a me stessa. Mai.
Quello che mi aveva fatto Duncan non contava, ero legata e non avevo altra scelta. Non accadrà mai di nuovo e se non sarà così, andrò a farmi bruciare nella ciminiera piuttosto che lasciarmi violentare da lui. Piuttosto, e se finissi con un bambino, proprio come Eliana? Come avrei potuto prendermi cura di lui in questo campo quando a malapena riuscivo a prendermi cura di me stessa? In più, cosa avrebbero fatto questi brutti Tedeschi vedendo una donna incinta nel campo? Non ne vedevo in giro. Rabbrividii. Non volevo più conoscere davvero la risposta alla mia domanda perché non sarebbe stata una risposta che mi avrei voluto sapere.
Guardai di nuovo il bambino tra le mie braccia e gli scostai gentilmente una ciocca di capelli dagli occhi. Sebbene fosse semplicemente bellissimo, non avrei mai potuto capire perché Eliana decise di tenerlo invece di abbandonarlo. Era un mostro mezzo-Tedesco. Ricordai che era quasi morta per darlo alla luce. Non rischierei mai la mia vita per un mostro,bambino o non bambino. Scossi la testa come per dare conferma al mio pensiero quando il bambino si chinò sulle mie braccia e lo feci riposare su un fianco. Arrivammo quindi alle cucine ed iniziammo a lavorare.
Dopo aver pulito una pentola di zuppa e raschiato tutti i pezzi di patate sul fondo, la schiena e le braccia facevano male. Questa era la cosa più difficile che avessi mai fatto in vita mia; non avevo mai lavorato prima ed iniziare adesso era un'agonia. Mi sedetti contro il muro sporco, provando a fare una pausa. Improvvisamente la porta si spalancò e Duncan entrò, osservando le altre ragazze che lavoravano duramente, gli occhi verde acqua che si soffermarono su di me, l'unica che stava facendo una pausa.
"Tu, nel kleid rosa. Dovresti lavorare. Qual è il tuo numero?" mi morsi il labbro e cercai di ricordare il mio numero. Quando non mi venne in mente, guardai sul mio braccio e risposi docilmente "J17492" . Mi schiaffeggiò senza avvertirmi, e mi morsi il labbro più forte, provando ancora a non gridare e sembrare debole di fronte a lui. Se lo avessi fatto, ne avrei sicuramente sentito parlare più tardi.
"Devi sempre ricordare il tuo numero, sudicia shmatte. Altrimenti, muori. Capito?"
"Capito" dissi senza batter ciglio. Sapevo che aveva ragione; dovevo ricordare il mio numero perché una guardia diversa, molto meno "clemente", mi avrebbe sicuramente mandata a cremare.
"Ora, dovresti lavorare. Ti senti malata? Puoi lavorare?" chiese con falsità, chiaramente mettendo su uno spettacolo per gli altri.
"Sì signore. Posso lavorare. Mi sento perfettamente, signore" risposi, in piedi dritta e guardandolo negli occhi. Mi squadrò con apprensione e sorrise.
"Be', solo la gente che può lavorare può vivere qui. Ma posso dedurre che stavi facendo una pausa. Chiaramente, non puoi lavorare. Pertanto, devi morire". Spalancai gli occhi quando le lacrime iniziarono a scorrermi sulle guance. Diceva sul serio? Aveva intenzione di farmi morire? Non potevo morire adesso! Avevo bisogno di rivedere mia madre ancora una volta, e non mi ero ancora sposata, e non avevo avuto neanche dei figli, pensai istericamente. Davvero la mia vita finiva così? Iniziai a singhiozzare, e caddi sulle ginocchia, quasi supplicandolo.
"Posso lavorare! Per favore, non farmi morire! Posso pienamente lavorare, e non farò mai più una pausa, per favore!" ,singhiozzai, guardando le sue scarpe nere di vernice invece dei suoi occhi blu. Esitò, poi mi diede un calcio ed io andai a sbattere contro il muro, ancora singhiozzando.
"Sudicia Hundin, non mi parlare in questo modo. Ti risparmierò, questa volta. Ma fai un altro passo falso e ti ucciderò io stesso. Capito?" ringhiò mentre io potevo solo annuire. Mi afferrò per il collo del maglione e mi tirò su con uno strattone, costringendomi a guardarlo.
"Non è abbastanza. Dimmi, quanto sei grata che abbia risparmiato la tua fottuta, indegna vita, Hundin?" deglutii, lo chazzer malato mi faceva lavorare per questo, facendomi sembrare debole ed indifesa davanti a tutti.
"Grazie, grazie mille signore. Prometto che lavorerò due volte di più d'ora in poi, grazie a voi. Grazie mille". Dissi, mentendo a denti serrati mentre ancora piangevo. Avvicinò il volto al mio e mi sussurrò all'orecchio, facendomi scorrere un brivido in tutto il corpo:
" Le prenderai stasera, Channa. Non abbiamo ancora finito, verrai punita per questo spettacolino" iniziai a tremare, rannicchiata dalla paura. Mi spaventai soprattutto per quello che mi aveva fatto l'ultima volta che mi aveva chiamato Channa. Ciò mi paralizzò dalla vita in giù, lui mi lasciò andare, lanciandomi in direzione delle altre ragazze. Come risultato, mi scontrai contro una ragazza che stava trasportando un secchio d'acqua. Tossii fuori l'acqua, sputacchiandola in giro e stringendomi tra le braccia perché stavo congelando. Lui ridacchiò semplicemente di noi e diede anche alle altre ragazze un avvertimento prima di andarsene tanto bruscamente quanto è venuto.
"Oh! Dovevi proprio fare una pausa adesso non è vero? Ci ho messo dieci minuti per prendere quell'acqua! Ora devo andare a prenderla di nuovo! Complimenti" sputò la ragazza che aveva lasciato cadere il secchio d'acqua, prima di precipitarsi fuori per riempire il gigantesco contenitore. Eliana mi aiutò a sedermi e mi porse un asciugamano sporco ma asciutto, ed io lo accettai con gratitudine, solo trasalendo leggermente.
"Non preoccuparti di lei, è solo irritata per il fatto che deve di nuovo portare quell'acqua. Stai bene?" annuii, tremando ancora per la pungente aria fredda che colpiva i miei vestiti bagnati.
"E' colpa mia, lavorerò di più, te lo prometto" . Lei annuì seccamente, e quando la ragazza tornò con l'acqua ci mettemmo tutte a strofinare i pavimenti e i muri della cucina. Fu atrocemente doloroso, e quando terminò anche la cena tornai alla mia mensola, mi faceva male tutto. Strofinai la schiena dolorante per la quinta volta mentre mi accingevo a raccontare una storia a Rivkah per metterla a letto. Era stata tutto il giorno con una delle ragazze più grandi, ed era infelice, i suoi occhi offuscati e sconvolti. Mi arrampicai sulla sua mensola lentamente e faticosamente, ed iniziai a raccontarle la stessa vecchia storia della principessa quando lei mi interruppe.
"Courtney, potresti inventare una storia, questa volta? Non voglio sentire di nuovo la stessa storia sulla prietzeth" sussurrò delicatamente, mentre le carezzavo le guance.
"Bene, be', c'era una volta questa piccola bimba. E il nome della piccola bimba era..."
"Chaya!" mi interruppe. Ridacchiai e continuai.
"Il suo nome era Chaya. Era la bimba più carina di tutto il regno e..."
" Courtney". Mi chiamò mamma, in tono sconvolto. Mi girai per vedere cosa voleva quando improvvisamente notai la guardia sulla porta. Deglutii, non essendomi resa conto che era già ora di andare a vedere Duncan. Mi alzai, ma esitai quando una mano dietro di me afferrò la mia.
"Non puoi andare Courtney! Non hai finito di raccontarmi la storia!" Le lacrime già si stavano formando sui suoi occhi e presi un profondo respiro sedendomi un istante sul letto.
"Ti prometto che finirò di raccontarti la storia domani. Ora vai a dormire, più velocemente lo fai, e più velocemente avrai il finale della storia ". Mi alzai e la baciai sulla fronte prima di dirigermi verso la porta e lasciare che la guardia mi scortasse agli alloggi di Duncan. Camminavo lentamente, strofinandomi leggermente le braccia dal dolore che era da poco cominciato e che si fermò appena arrivammo. Meglio non dare a Duncan una ragione in più per punirmi.
"Siediti sul letto, Prinzessin" disse, una volta soli nella stanza, e chiuse la porta a chiave. Mi sedetti tremante, stringendomi dalla paura.
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Piansi pesantemente quando mi sciolse le braccia, e per una volta non gliene importava. Le sue mani continuavano a vagare pigramente sul mio corpo nudo, prima di darmi finalmente il privilegio di vestirmi. Lo feci velocemente, provando ad ignorare gli spasmi sul mio corpo. Mi sentivo tradita dal mio corpo, odiai quando mi fece questo ma da qualche parte in fondo, mi sentivo soddisfatta. Rimossi la sensazione, cercando di convincermi che erano ormoni, o uno strano bisogno sessuale del mio corpo quasi adulto.
"Penso che tu abbia imparato la lezione stasera, Prinzessin. E non penso che vorresti impararla di nuovo, perché te lo insegnerò tante volte fino a quando non sarà sufficiente" . Annuii paurosamente, soffocando a stento un "Sì signore" prima di continuare a tremare come una foglia.
"Ora torna alla tua baracca, e non devi dire a nessuno cosa succede durante le tue piccole visite da me. Capito Prinzessin?"
"S-s-sì s-s-signore" soffocai prima che mi aiutasse rozzamente ad alzarmi. Questa volta, non esitai a correre alla mia baracca, piangendo tutto il tempo.

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