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T r e n t a q u a t t r o

-scene di morte, violenza-

"Ormai sono nel labirinto da un po'." Adrian sospirò mentre alzava il polso per guardare l'ora dall'orologio.

"Speriamo sia tutto apposto." Josephine si leccò nervosamente le labbra per l'ansia nei confronti degli unici campioni rimasti in gara: Harry e Cedric.

Per quest'ultima prova era venuto anche il padre di Diggory che continuava a vantarsi di avere un figlio bravo come il suo, rendendo più che chiaro che fosse fiero di lui.

Era passata quasi un'ora da quando le entrate per il labirinto, dove si stava svolgendo la prova, si erano serrate per permettere l'inizio. Fleur si era arresa e Viktor aveva avuto delle divergenze. A questo proposito, Draco era rimasto molto deluso in quanto tifava per il bulgaro. Il biondo era seduto tra gli spalti insieme a Tiger e Goyle mentre Josephine si era unita ad Adrian e ai suoi amici, ma capitava spesso che Draco buttasse l'occhio su di lei per 'controllare', e quando Josephine lo notava, gli lanciava sempre un piccolo sorriso che lui ricambiava subito.

Improvvisamente, dal nulla comparvero Harry e Cedric che atterrarono sull'erba davanti all'entrata del labirinto. In quel momento l'orchestra della scuola cominciò a suonare mentre tutti esultavano e applaudivano, alzandosi in piedi, "Hai visto?" Domandò Adrian al suo orecchio, "Sei contenta?"

"Moltissimo." Sorrise gioiosamente mentre applaudiva e saltava. Ad un tratto si sentì un urlo e Silente si precipitò di corsa da Harry, che teneva saldamente Cedric, "Cosa succede?" Josephine si accigliò, alzandosi in punta di piedi per vedere meglio cosa stesse succedendo, "Adrian?" Chiese a lui in quanto, di certo, la sua altezza non era nulla a confronto con quella del ragazzo.

"Riesco a vedere Harry, sembra che stia piangendo." Mormorò mentre analizzava la situazione.

"Perché piange?" Interrogò in preda alla preoccupazione mentre cercava un punto per guardare meglio. Nel momento stesso in cui riuscì a vedere qualcosa, si sentì qualcuno che diceva la parola 'morto'.

"Cedric è morto."

Le pupille di Josephine si restrinsero e i suoi occhi si spalancarono, appena vide il corpo immobile e senza vita del ragazzo, su cui il padre stava versando le lacrime più amare e dolorose da combattere, accompagnate dalle sue urla strazianti.

Il suo corpo crollò sulla panca, facendo scattare l'attenzione Adrian, "Jo?" Vide il suo viso sbiancare e il suo corpo tremare come una foglia, "Che ti succede?" Si inginocchiò davanti a lei, prendendole il viso a coppa.

I suoi occhi azzurri erano spenti e privi di vita, facendo spaventare terribilmente Adrian mentre cercava di farla riprendere. Continuava a chiamarla ripetutamente e a scuotere delicatamente la sua testa, ma il suo sguardo era fisso sul cadavere di Cedric. Improvvisamente, scoppiò in lacrime, singhiozzando pesantemente e respirando affannosamente, "Jo? Oddio...Jo!" Adrian era nel panico e non sapeva come comportarsi; era la prima volta che vedeva qualcuno avere un attacco forte di questo genere.

Non volendo lasciarla, si guardò intorno in cerca di qualche suo amico che sapesse cosa fare e che potesse aiutarla. I suoi occhi caddero subito su Draco, "Malfoy!" Gridò disperatamente il suo nome, ma il ragazzo era troppo concentrato a guardare la straziante scena a cui tutti stavano assistendo per sentire, "Malfoy!" Urlò ancora più forte, facendosi sentire questa volta.

Draco si voltò di scatto e, inconsciamente, i suoi occhi andarono diretti verso la direzione di Josephine e la vide in preda a un altro attacco di panico, più pesante rispetto a quello dell'ultima volta. In un secondo corse da lei, facendo più in fretta che poteva, "Jòsephine?" Cadde in ginocchio davanti a lei e chiuse le mani intorno alle sue, incastrate violentemente nei suoi capelli mentre tirava disperatamente le radici. Cercò di tirarle via, ma lei le teneva così salde che Draco aveva paura di farle male.

"Non sapevo cosa fare." Adrian spiegò con tono spaventato, "Le è mai successo prima?"

"Jòsephine, respira." Draco lo ignorò totalmente, concentrandosi su di lei che continuava a piangere e a singhiozzare, "Dove cazzo è Nott quando serve?"

"Cosa facciamo?" Domandò Adrian mentre si passava nervosamente una mano tra i capelli.

"Cristo..." Draco gemette mentre si tirava in piedi e si strofinò una mano sulla bocca per riflettere. Subito dopo si accovacciò nuovamente, prendendole il viso a coppa, "Vuoi che ti porti via?" Non ricevendo risposta, Draco alzò gli occhi, "Ti prego rispondimi, Jòsephine." Parlò con tono più calmo, "Annuisci se vuoi che ti porti via."

Lentamente il suo respiro si calmò e fece un impercettibile un cenno col capo, "Andiamo." Affermò subito, facendola alzare delicatamente.

"Dove la portiamo?" Chiese Adrian mentre lo aiutava a sollevarla.

"Ci penso io, Pucey." Draco ringhiò scontrosamente mentre lo spingeva via da Josephine, e la portò in camera sua.

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"Vieni." Parlò a bassa voce mentre la accompagnava al suo letto, "Stenditi, se vuoi." Scivolò sul materasso, poggiando la schiena contro la testiera. Portò Josephine davanti a lui, permettendole di porre la testa sul suo petto e la avvolse tra le braccia.

Si era tranquillizzata mano a mano che si allontanavano dalla scena e, nello stesso momento in cui entrò nella camera di Draco, smise di piangere, ma non smise mai di tremare.

Il biondo teneva le gambe divaricate, permettendole di stendersi sopra di lui mentre la stringeva con un braccio intorno alla vita e le accarezzava i capelli con la mano. Non era mai stato il tipo di persona che consolava il prossimo, ma in questo caso gli era venuto naturale. Voleva starle vicino e farle capire che non era sola.

Abbassò leggermente il capo per guardarla in viso e vide il suo sguardo perso in un punto indefinito. Non aveva mai detto una parola e ormai aveva smesso di tremare, "Jòsephine?" Sussurrò cautamente con la paura di spaventarla, "Che ti succede?" Domandò con la speranza di risolvere il rompicapo che riposava sul suo petto. Aveva aspettato di sapere il suo segreto e sentiva il bisogno di conoscerlo aumentare ogni giorno che passava.

Josephine sentì la sua domanda, anche se non aveva mosso un muscolo e rimase in silenzio per un po' mentre Draco continuava a guardarla, aspettando una risposta dopo tanto tempo, "Parla con me." Sussurrò di nuovo, facendosi sentire a malapena prima di posare un premuroso bacio sulla sua testa.

Josephine adorava quando lo faceva e non si sentiva allo stesso modo quando era Adrian a farlo. Per qualche ragione se era da parte di Draco, si sentiva al sicuro e sapeva di potersi fidare di lui. Chiuse lentamente gli occhi mentre deglutiva, e prese un respiro profondo, "Vuoi la storia completa o che vada al punto?"

Draco fece un piccolo sorriso, "Voglio sapere tutto di te."

"Allora ascolta attentamente quello che ti dirò." Mormorò con tono deciso, "Non mi ripeterò."

Lui posò la testa sulla sua spalla in modo da poterla guardare mentre parlava, lasciandole posare il capo sul suo petto. Non smise di accarezzarle i capelli e di stringerla, "Ti ascolto."

Josephine inspirò profondamente e iniziò a parlare,

"Sono nata a Salisbury in una famiglia babbana, ma ho sempre vissuto a Londra." Deglutì a fatica, "Mio padre insegnava fisica all'università ed era una persona molto intelligente, si chiamava Edmund." Esitò brevemente, "Mia madre si chiamava Mellory," Tirò su col naso, "Era un avvocato."

Aveva appena iniziato a parlare, ma Draco si sentiva già male per lei. La sua voce spezzata e bassa lo sgomentava come niente aveva mai fatto prima d'ora e temeva di sentire il continuo. Conosceva già la sorte dei suoi genitori e forse non era del tutto pronto a sentirlo dire da lei.

"Ho avuto un'infanzia stupenda, i miei genitori mi trattavano splendidamente e mi amavano con tutto il loro cuore. È stata mia madre a notare quanto talento avessi nella pittura e ha fatto di tutto per alimentarlo e aiutarmi." Fece una breve pausa, "Il nome di mia madre era perfetto per lei." Sorrise in modo malinconico, "Suona armonioso, dolce e delicato come la musica classica. Era fantastica, molto riflessiva e profonda, oltre che bellissima. Mi ricordo che profumava di ciliegie, quelle viola e mature, le mie preferite. Era incredibilmente forte, altruista e coraggiosa, una fonte d'ispirazione per me. Da piccola ero convinta che fosse fatta con lo zucchero." Ridacchiò, e un sorriso tenero crebbe sulle labbra di Draco alle sue parole.

"Sembra meravigliosa." Sussurrò, premendo le labbra sulla sua testa.

"Mio padre anche era affettuoso, ma non come lei. Era un uomo preciso e pignolo, ma anche buono e disponibile. Quando era ragazzo aveva avuto problemi con l'alcool e una volta era stato arrestato per qualcosa di cui non era colpevole. Aveva bisogno di un avvocato e gli hanno affidato mia madre. Gli ha fatto vincere la causa e si sono innamorati. L'ha aiutato a uscire dalla dipendenza dall'alcool e l'ha supportato quando le ha confidato di voler insegnare fisica."

Si fermò per alcuni secondi e chiuse gli occhi, "Continua." Sussurrò Draco.

Deglutì il grande nodo in fondo alla sua gola e cominciò a singhiozzare, "Avevo otto anni..."

Draco si preparò psicologicamente e quasi non credette di star vivendo tutto ciò. Aveva ansia e sentiva il suo cuore battere all'impazzata nel petto.

"Una sera mi trovavo nel salone a giocare con mia madre, stavamo facendo il mio gioco preferito in cui lei faceva l'alunna e io la maestra." Ridacchiò nervosamente e tirò su col naso mentre iniziava a sentire gli occhi pizzicare, "All'improvviso, mio padre iniziò a scendere le scale con una bottiglia di non so quale alcolico in mano e, barcollando, si avvicinò a noi. Iniziò a biascicare e a dire cose che non ricordo. Non comprendevo bene la situazione e mia madre si alzò subito per allontanarlo da me. Gli diceva 'Non davanti alla bambina', mettendo me al primo posto e trascurando la rabbia che stava provando nei suoi confronti." Si leccò le labbra.

"Io ero rimasta seduta per terra mentre guardavo la scena di mio padre che gridava e mia madre che cercava di tranquillizzarlo e di fargli mettere giù la bottiglia. All'improvviso lui camminò verso di me, ma venne bloccato subito da mia madre che lo aveva spinto e gli aveva urlato 'Vattene'. Iniziarono a litigare pesantemente e per me era una cosa nuova e straziante perché non l'avevano mai fatto prima. Erano sempre stati pacifici e tolleranti l'uno con l'altra." Una lacrima scivolò lungo la sua guancia, ma venne subito fermata dal pollice di Draco.

"Successe tutto troppo velocemente, ma ogni istante è ancora impresso nella mia memoria." Mormorò con voce spezzata, provocando a Draco un battito cardiaco più profondo e doloroso, "Ad un tratto, mio padre colpì mia madre con uno schiaffo, seguito da un pugno che le fece sgorgare il sangue dal naso." Singhiozzò, facendo una piccola pausa, "Lei indietreggiò di qualche passo prima di posare lo sguardo su di me, come se la sua unica priorità in quel momento fosse la mia protezione e sicurezza, invece di preoccuparsi che suo marito la stesse picchiando. Con occhi spaventati disse: 'Scappa, Jo' e un secondo dopo il suo corpo era a terra."

Il respiro di Draco diventò più pesante e affannoso mentre i suoi occhi erano puntati nei suoi colmi di lacrime e con le palpebre tremanti.

"L'aveva colpita talmente forte con la bottiglia di vetro da averla rotta, e rimase solo con l'altra metà piena di sangue in mano. I pezzetti di vetro si erano scagliati per tutta la stanza e alcuni mi avevano ferita il collo." Singhiozzò mentre si portava istintivamente la mano sulla gola, "Il suo corpo era steso a terra e il pavimento si stava lentamente colorando di rosso mentre sulla sua fronte erano attaccate delle schegge di vetro."

Tirò su col naso, "Ho iniziato a piangere silenziosamente perché non volevo farmi sentire da lui per la paura che avrebbe potuto fare la stessa cosa a me." Scoppiò in lacrime, "Ricordo che avrei voluto correre da lei e abbracciarla per farle sapere che ero lì e che stava bene, speravo stesse bene e che si sarebbe rialzata subito." Parlò con la voce tremendamente spezzata e tremante mentre le sue molteplici lacrime le bagnavano le guance, "Mio padre era rimasto in piedi a guardarla e, dopo aver osservato il sangue che colava dalla bottiglia nella sua mano, posò gli occhi su di me. Mi si gelò il sangue, volevo scappare via, ma non riuscivo a muovermi."

Istintivamente, Draco la strinse maggiormente e per lo shock smise di accarezzarle i capelli.

"Credevo che si sarebbe avvicinato e invece rimase fermo a guardarmi, senza alcuna emozione in viso. Invece, aveva solo realizzato ciò che aveva fatto, il risultato che le sue azioni avevano causato. Dopo alcuni secondi di completo silenzio, in cui mi trattenevo dal piangere, mi disse: 'Mi dispiace, tesoro', e infilzò la parte rotta della bottiglia nel suo petto, per poi crollare sul pavimento."

Draco rimase sconvolto dalle sue parole, "Oddio..." Sussurrò, incredulo, mentre sentiva una sensazione terribile di angoscia e tristezza nel petto che quasi lo soffocava.
Non riusciva a muoversi o a sbattere le palpebre, la sua attenzione era completamente concentrata sulla ragazza in lacrime.

"Dopo alcuni secondi il suo petto smise di alzarsi e abbassarsi, e avevo capito che era morto, invece mia madre respirava ancora. Iniziai a correre, calpestando il vetro per terra che mi ferì le gambe e i piedi mentre mi inginocchiavo a terra accanto a lei, e scoppiai a piangere e a singhiozzare." Passò la manica della maglia sulle guance bagnate per asciugarle dalle lacrime.

"Aveva ancora gli occhi aperti e nonostante il dolore che stesse provando, era riuscita a farmi un piccolo sorriso mentre io le accarezzavo il viso e le davo baci ovunque. Continuavo a dirle: 'Marmee, stai bene', 'Ti voglio bene, mamma'. Non sono sicura che fosse riuscita a capire quello che le dicevo, stavo piangendo troppo e la mia voce era molto rotta e tremavo. Ricordo benissimo di aver poggiato la testa sul suo petto e di averla abbracciata mentre le dicevo di stringermi, e sentivo il suo cuore battere. Anche se a un ritmo lento, batteva, ed ero sicura potesse riuscire ad abbracciarmi. 'Abbracciami, mamma' la pregavo, rimanendo appoggiata su di lei, ma non si mosse. Alzai la testa per guardarla di nuovo e i suoi occhi azzurri, che prima mi guardavano con amore, in quel momento mi guardavano in un modo che mi stava sgretolando. Mi guardava con occhi tristi, amareggiati, lo sguardo che assume qualcuno che sa che sta per morire. Qualcuno che sa che non rivedrà mai più sua figlia e che tutte le fantasie e i sogni che aveva fatto all'idea di vedere crescere la sua bambina sarebbero andati in fumo da un momento all'altro. Anche se mi stava sorridendo, io non riuscivo a farlo per darle conforto. Continuavo a baciarla e a pregarla di stringermi e di rimanere con me."

Josephine non smise di piangere e di singhiozzare mentre parlava. Le faceva malissimo raccontare questa storia e soffriva a ripercorrere quelle immagini. Draco non aveva mai distolto lo sguardo da lei. Vederla in questo stato lo faceva tremare e sentì di avere gli occhi lucidi. Non aveva mai pianto davanti a qualcuno, ma al momento avrebbe voluto sfogare la compassione per la sua amica e per la prima volta, provò dell'empatia verso qualcuno.

"Andai avanti così per non so quanto tempo, ma per me era stato un tempo infinito. Lei non smise mai di sorridere e dopo un po' vidi il suo braccio, che teneva disteso lungo il suo corpo, alzarsi e spostarsi lentamente con grande fatica. Posò la mano sulla mia e io la strinsi più forte che potevo, piangendo ancora di più mentre la guardavo negli occhi. Le dissi: 'Vedi, marmee? Stai bene', cercavo di sorridere mentre le toglievo le schegge di vetro dal viso e dalla testa. Mi fermai appena vidi le sue labbra aprirsi nel tentativo di dire qualcosa." Si passò il palmo sulle guance e sul naso.

"Fu l'ultima volta che sentii la sua voce e mi disse semplicemente 'Non dimenticarmi'. Rimasi altri secondi a riempirla di baci mentre le parlavo e appena vidi i suoi occhi chiudersi lentamente, sentii un dolore atroce nel cuore, e lanciai l'orecchio sul suo petto nella speranza che il suo cuore stesse battendo ancora."

Deglutì, "Ma aveva smesso."

Draco rimase in silenzio mentre lei continuava a piangere disperatamente, e lui la strinse forte e le baciò la testa. Sapeva già che i suoi genitori fossero morti, ma non che avesse visto con i suoi occhi suo padre uccidere sua madre. Pensò che doveva essere stato devastante vivere con questa sofferenza che portava dentro da quando era piccola. Non riusciva ancora a credere a quello che gli aveva appena raccontato, come non riusciva a credere a come fosse riuscita a superarlo e ad essere felice adesso.

Quando Theodore gli aveva detto che aveva perso i suoi genitori, non si era sentito particolarmente in colpa. Invece, ora avrebbe voluto solamente prendersi a pugni per essere stato un cretino e averle toccato un punto così delicato. Avrebbe voluto aiutarla, toglierle tutto il dolore che le era stato provocato e cancellarle quel trauma. Avrebbe fatto di tutto per lei e la consapevolezza di non poter fare nulla lo distruggeva. Non poteva credere che una persona talmente bella avesse vissuto tutto ciò e che vivesse costantemente nel dolore.
Era incredibile come dietro una persona così allegra e intrepida si celasse un passato straziante.

Dopo alcuni minuti di silenzio in cui Josephine si era un po' calmata, alzò lo sguardo su Draco, "La cosa che rende tutto peggiore è che il giorno in cui è accaduto tutto era il mio compleanno."

Il labbro inferiore di Draco tremò leggermente mentre realizzava le atrocità della situazione. Questo era il motivo per cui odiava quel giorno...avrebbe dovuto capirlo prima. Non era già abbastanza pensare a questa tragedia per tutta la sua vita, pure il giorno in cui avrebbe dovuto essere felice come tutti gli altri era destinata a soffrire maggiormente per la sua perdita.

Quanto avrebbe voluto succhiare via tutto il dolore nel suo cuore, anche a costo di prenderlo lui stesso al suo posto.

"La zia Maryam doveva venire a cena da noi per festeggiare il mio compleanno e infatti è stata lei a trovarmi con loro sul pavimento." Finì di parlare.

Draco si leccò le labbra, non sapendo bene cosa dire, "Non ho parole, Jòsephine, non posso crederci." Sussurrò con voce dispiaciuta e spezzata, "Io...non ti ho mai chiesto scusa per ciò che ho detto l'anno scorso, per cui lascia che lo faccia ora." Accarezzò gentilmente la sua guancia con il pollice e attaccò la fronte sulla sua per guardarla dritta negli occhi, "Ti faccio le mie più sincere scuse per ogni cosa, vorrei non aver mai fatto o detto nulla di quello che ho fatto prima di averti conosciuta e mi pento di tutto." Prese delicatamente la sua mano, intrecciando le dita intorno alle sue e sentì un forte brivido in tutto il corpo, "Perdonami, per favore."

Josephine sorrise e strinse la sua mano mentre posava un dolce bacio sul suo naso, "Ti perdono, Draco."

Fine 4 anno

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