T r e n t a
"Quand'è il tuo compleanno?" Domandò Josephine con curiosità, seduta sul suo solito muretto davanti al giardino.
"Il primo settembre." Rispose Adrian accanto a lei, "Se non ricordo male il tuo è ad aprile, giusto?"
"Sì, l'otto." Fece un piccolo sorriso malinconico.
"Chiaro...in quale altra stagione potevi nascere se non in primavera?" Ridacchiò lievemente.
La ragazza si voltò per guardarlo, accigliata, "Perché lo dici?"
"Dipingi praticamente solo fiori." Scrollò le spalle, "Non ci vuole un genio per capire che ti piace la loro stagione." Sorrise gentilmente mentre i suoi occhi venivano illuminati dalla luce del sole del tramonto, "E poi non hai l'aria di una nata d'estate, hai la pelle troppo chiara."
Josephine rise alla sua osservazione e si massaggiò le guance, "Sembro un cadavere certe volte."
"No, a me piace." Scosse la testa, "Sei tutto un contrasto." La indicò dall'alto al basso.
Lei inarcò le sopracciglia, "Che intendi dire?"
"Capelli neri, pelle bianca e occhi chiarissimi." Specificò in modo più chiaro, "Sono tutti contrasti che ti rendono distinguibile in mezzo alla folla." Josephine continuò a guardarlo in modo sognante dopo le sue parole e un sorrisetto crebbe sulle sue labbra, facendolo ridacchiare, "O almeno, io ti noto in mezzo agli altri."
Rimasero a guardarsi per un po' finché la ragazza non si schiarì la gola, "Quindi compi gli anni il primo giorno di scuola...e com'è?"
"Normale in realtà." Scrollò le spalle mentre giocherellava con una foglia marrone appena caduta sulla sua gamba, "La maggior parte del tempo lo passo in treno, ma almeno la sera sto con gli amici che mi organizzano qualcosina."
"Che carini." Commentò dolcemente.
"I tuoi amici a te non organizzano niente?" Rivolse lo sguardo su di lei, "Non ci credo, ti vogliono così tanto bene."
"Proprio perché mi vogliono bene non lo fanno." Sussurrò con tono malinconico mentre accarezzava gli anelli infilati nelle sue piccole dita.
Le sopracciglia di Adrian si inarcarono, "Non capisco."
Josephine spostò lo sguardo su di lui, "Io detesto il mio compleanno." Ammise e gli occhi del ragazzo si spalancarono leggermente.
"Sei la prima persona che conosco che non sopporta di compiere gli anni."
"Sono un po' particolare." Alzò gli occhi al cielo, ridacchiando nervosamente.
"Sì, lo sei." Confermò lui mentre annuiva con sicurezza, "Ma è una buona cosa esserlo, è bello variare."
Josephine ci rifletté un attimo prima di annuire, "Penso di sì." Adrian si grattò la nuca, imbarazzato, mentre pensava, "Cosa c'è?" Domandò la ragazza.
"Volevo chiederti..." Esitò un istante mentre lottava con l'impulso di dire ciò che avrebbe voluto dire, "Se io organizzassi qualcosa per il tuo compleanno non saremmo più amici?"
Josephine scoppiò a ridere alla sua domanda e scosse la testa, "Sei libero di fare quello che vuoi. Da una parte mi farebbe piacere, per cui non preoccuparti."
"Ah, bene." Sospirò, sollevato.
"Ora però hai rovinato la sorpresa."
"Cazzo, hai ragione." Ansimò, sconfitto dalle sue stesse parole mentre si portava la mano sulla fronte, e gettò la testa indietro, "Sono un idiota, ho rovinato tutto."
Josephine non riusciva a smettere di ridere mentre si spostava più vicino a lui per dargli una pacca sulla spalla, "Tranquillo, non hai rovinato niente."
A quel gesto, Adrian posò gli occhi su di lei e sorrise dolcemente, diminuendo la distanza tra loro. Lei non mosse un muscolo mentre lo fissava e gli permise di avvicinare il viso al suo. I loro nasi erano sul punto di sfiorarsi quando lui si bloccò e portò delicatamente una ciocca di capelli dietro il suo orecchio. Josephine sorrise un po' imbarazzata, "Sarò scontato e altre mille persone te l'avranno detto, ma hai degli occhi meravigliosi." Sussurrò come se non volesse far volare via le parole nel vento che soffiava leggero intorno a loro, "Non so come descriverli, so solo che li adoro da impazzire."
Josephine gli sorrise, "Anche io adoro i tuoi, sono di un colore che non ho mai visto...sono particolari."
Adrian rimase serio mentre le sue pupille guizzavano tra i suoi occhi e le sue lentiggini, e pensò solamente a quanto fosse bella. Aveva visto molte ragazze ed era stato con tante di loro, ma nessuna poteva essere paragonata a lei. Prima di prendere parola, Adrian deglutì, "Lo so che abbiamo detto che ci saremmo conosciuti meglio e che dobbiamo prendere questa cosa senza impegno, ma..." Parlò lentamente e a bassa voce, in modo delicato e morbido, "Voglio baciarti, Jo."
Il respiro di Josephine si bloccò totalmente, non riuscendo nemmeno a sbattere le palpebre con gli occhi fissi nei suoi. Si aspettava che glielo chiedesse, ma non credeva che avrebbe reagito così. Sentì il suo cuore battere furiosamente e non sapeva cosa dire, cosa fare. Forse lo desiderava anche lei, ma non si sentiva sicura. Percepiva qualcosa che la bloccava, ma sapeva che in fondo lo avrebbe voluto anche lei.
"Ti avevo detto che volevo esserti amico, ed è così." Riprese a parlare a bassa voce, "Ma credo che non sia esattamente quello che voglio." Il suo naso accarezzò delicatamente il suo, "Ho capito che voglio di più. Se vuoi andarci piano, per me non c'è alcun problema. Rispetterò qualsiasi tua scelta e aspetterò. Solo..." Esitò brevemente, "Pensaci e credi alle mie parole."
Josephine annuì lentamente, "Va bene, allora aspettami."
Adrian ridacchiò e poggiò delicatamente le mani sul suo viso, prendendolo a coppa, e lei gli diede un bacio all'eschimese, facendolo ridacchiare, "Accontentati di questo per il momento."
Lasciò un bacio sulla punta del suo naso, "Va benissimo anche così."
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