S e s s a n t a t r e
"Cristo, Jòsephine, fa piano!" Gridò Draco, non appena la ragazza gli premette troppo forte il dito sul cerotto sul suo naso.
"Come diavolo ti ha ridotto?" Domandò Theodore mentre osservava il suo viso gonfio e violaceo.
"Appena torna dalla sospensione, lo lincio." Josephine ribolliva, riferendosi ad Adrian mentre continuava a tastare le ferite di Draco.
"Scordatelo." Il biondo alzò la voce mentre ruotava la testa verso di lei che gli sedeva vicino sul divano della sala comune, "La questione è stata chiusa da me, tu non farai nulla."
"La questione sarà chiusa quando ci parlerò io." Affermò con decisione.
Draco aprì la bocca per rispondere, ma venne preceduto da Theodore che scuoteva la testa, "È inutile." Commentò per rassegnarlo.
Allora sbuffò e arricciò la bocca, "E cosa vorresti dirgli?"
"Che è un coglione e non voglio averci più nulla a che fare."
"Quindi non lo vuoi nemmeno come amico?" Chiese Theodore.
"Ma scherzi?" Contorse il viso in una smorfia di disprezzo.
"Sarà meglio." Mormorò Draco mentre le lanciava un'occhiatina.
Josephine, in risposta, gli regalò un piccolo sorriso e si avvicinò per abbracciarlo, "Mi dispiace." Sussurrò al suo orecchio.
Lui tenne un braccio posato sul poggiabraccio del divano mentre l'altro la avvolgeva per la vita fino ad accarezzare i suoi morbidi capelli con la mano, "Non dirlo nemmeno." Sussurrò anche lui, spostando il viso nell'incavo del suo collo.
Il suo respiro caldo gli fece venire i brividi lungo la schiena e lei stampò un bacio sul suo collo che lo fece rilassare e non sentì più il dolore che le ferite gli provocavano.
Theodore osservò la scena con le braccia incrociate al petto mentre era in piedi davanti a loro, e cominciò a farsi alcune domande sul loro rapporto, che probabilmente si stava mutando in qualcosa di più di un'amicizia.
Questo pensiero lo preoccupava abbastanza, date le credenze che il Signore Oscuro fosse tornato, e tutti sapevano che il padre di Draco, Lucius, era un mangiamorte. Quindi se Tu-Sai-Chi fosse tornato per davvero, lei non sarebbe al sicuro al suo fianco e nemmeno a quello di Theodore poiché anche suo padre era un mangiamorte, ma non come Lucius.
Josephine conosceva il signor Nott, era andata un po' di volte a casa loro e suo padre l'aveva sempre trattata come una figlia. Quando erano iniziate le voci sul Signore Oscuro, Theodore lo aveva pregato di proteggerla se dovesse succederle qualcosa e lui aveva accettato.
Ora la vedeva felice, abbracciata a Draco e desiderava con tutto il cuore che potesse esserlo sempre, nonostante una parte di lui desiderasse che lo fosse solo con lui e nessun altro.
"Jo!" La figura di Hermione irruppe nella sala comune Serpeverde, facendo scattare la testa di tutti.
"Non è qui il ritrovo degli stupidi mezzosangue, vattene via." Ringhiò Draco, infastidito della sua presenza.
Josephine lo zittì tappandogli letteralmente la bocca con la mano, "Hermione, cosa fai qui?"
"Mi manda Silente." Parlò con il fiatone, "Ti vuole nel suo ufficio."
"A me?" Alzò le sopracciglia con sorpresa, "Perché?"
"Riguarda tua zia."
Il respiro di Josephine si bloccò e senza aspettare un altro secondo, si alzò di scatto per correre verso la porta per uscire, "Che le è successo?" Alzò la voce in preda al panico.
"Non lo so, ma sbrighiamoci." Hermione scosse la testa mentre si avviava fuori per accompagnarla dal preside.
Mentre le due ragazze scomparivano fuori dalla porta Theodore camminava per seguirle, ma venne fermato da Draco che si era già alzato pochi istanti prima, "Credo che dovremmo farla andare da sola." Mormorò seriamente e lui annuì.
Entrambi si sedettero sul divano e rimasero in silenzio ad aspettarla.
Dopo alcuni minuti la porta della sala comune serpeverde che si spalancò, provocò un grande tonfo nel muro, che fece girare subito le teste di Draco, Theodore e Blaise, unito a loro da poco tempo.
"Già fatto?" Chiese Blaise mentre Josephine si dirigeva a passo spedito verso la sua camera, senza rispondere.
"Jo?" La chiamò Theodore prima di alzarsi per andare da lei insieme ai suoi due amici.
"Jòsephine?" La chiamò anche Draco, accelerando il passo per entrare nella stanza della ragazza per primo.
Una volta entrati, la osservarono confusi mentre correva da una parte all'altra della camera e, in particolare, Draco si soffermò sulla valigia posta sul suo letto. "Che sta succedendo?" Interrogò, capendo che la situazione era grave.
"La zia si è sentita male." Confessò col respiro pesante mentre riponeva le sue cose nel bagaglio, facendo spalancare gli occhi di Theodore e Blaise. Invece Draco rimaneva serio fisso a guardarla.
"È in ospedale." Finì di parlare mentre chiudeva la valigia, "E ora vado da lei." Affermò, camminando velocemente verso la porta.
"Veniamo con te." Theodore la bloccò, prendendola per le spalle.
"No, andrò solo io. Occupati di Bizet fino al mio ritorno." Rispose fermamente dimenandosi e si staccò dalla sua presa prima di spostare lo sguardo sui tre ragazzi davanti a lei. Li osservò attentamente con occhi tristi mentre si leccava le labbra screpolate e posò un bacio sulla guancia ad ognuno di loro a partire da Blaise, poi Theodore e infine Draco che le prese il viso a coppa.
"Andrà tutto bene." Mormorò seriamente, i suoi occhi incastonati nei suoi colmi di tristezza e preoccupazione.
"Lo spero." Rispose lei con voce debole e tremante.
Draco fece un cenno col capo e premette le labbra sulla sua fronte prima di lasciarla andare, "Vi scriverò." Disse, correndo per uscire.
Tutti e tre sospirarono contemporaneamente, "Cosa sarà successo?" Chiese Blaise, guardando Theodore.
"Ho paura a scoprirlo." Confessò mentre si passava una mano tra i capelli.
Dopo un po' Draco uscì dalla sala comune e iniziò a vagabondare per i corridoi fino a che non si bloccò davanti a una delle grandi finestre, che mostrava il sentiero all'uscita di Hogwarts in cui si trovava Josephine. La guardò correre mentre teneva saldamente il suo bagaglio in mano e cominciò a temere per lei.
Se la zia Maryam fosse gravemente malata?
Non riusciva neanche lontanamente a pensare a quanto sarebbe potuto essere invasivo e doloroso per lei, se l'ultimo membro della sua famiglia stesse molto male.
Inspirò profondamente mentre osservava la ragazza un'ultima volta prima che scomparisse dalla sua vista e abbassò lo sguardo per riprendere a camminare verso il lago nero.
Una volta arrivato, si sedette sulla sua roccia e ammirò il panorama primaverile che offriva il posto.
Il loro posto.
"Anche tu qui." La voce inconfondibile e fastidiosa della persona che Draco avrebbe voluto far scomparire dalla faccia della terra, gli squarciò i timpani.
"Vattene a fanculo lontano da me, Parkinson." Sputò acidamente, senza degnarla di uno sguardo.
"I pugni di Adrian ti hanno reso più scontroso, Dracuccio." Ridacchiò mentre si fermava davanti a lui e quindi, bloccandogli la visuale.
Draco inspirò profondamente per mantenere la calma, "Cosa cazzo vuoi?" Mormorò ad occhi chiusi.
"Sei ancora arrabbiato con me?" Domandò con voce dispiaciuta, "Sono passati mesi..."
"Rinfrescami la memoria." Draco aprì gli occhi su di lei, "Cosa ti avevo detto quella sera?"
"Non ricordo." Scosse la testa, fingendo di non saperlo.
"Che cosa cazzo ti avevo detto, Parkinson?" Ripeté con tono aggressivo e fermo.
"Che per te ero morta." Sbuffò noiosamente, "Ma è successo secoli fa-"
"Come lo eri quattro mesi fa, lo sei anche adesso." La interruppe, cercando di chiarire la cosa.
"Dai, Dracuccio..." Roteò gli occhi, sorridendo maliziosamente, "Potremmo rifare quello che abbiamo fatto quattro mesi fa, che ne dici?"
"Dico che preferisco un calcio nei coglioni." Commentò, disgustato mentre si alzava per andarsene.
"Non mi è sembrato che ti facesse questo effetto prima." Lo provocò mentre incrociava le braccia, "Sembrava non volessi altro che fartelo succhiare da me."
Draco si bloccò sul posto con le mani nelle tasche dei pantaloni e si girò lentamente verso di lei con un'espressione priva di emozioni, "Vedo che in questi mesi sei diventata ancora più stupida." Sbottò, lasciando che le sue parole le penetrassero per bene dentro.
"Sei stata uno svuota palle per me." Sputò freddamente, notando come il ghigno sulle labbra di Pansy stava svanendo, "Francamente non eri neanche brava, e pensa un po'..." Fece un sorrisetto beffardo mentre alzava gli occhi, "Per venire ho dovuto pensare alla mia migliore amica."
Pansy schiuse le labbra e aggrottò le sopracciglia, rimanendo scioccata dalla sua affermazione.
"Ti basta per far entrare nel tuo piccolo cervello da oca che per me tu non sei nulla?" Domandò prima di voltarsi e andarsene.
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