Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Q u a t t o r d i c i

"Alastor Moody." Si presentò il professore di Difesa contro le Arti Oscure, lo stesso uomo che Blaise chiamava 'alcolista anonimo'. Beveva sempre dalla sua borraccia e si comportava costantemente in modo strano, "Ex Auror, scontento del ministero e sono qui perché me l'ha chiesto silente fine della storia. Addio, ciao." Continuò frettolosamente.

"Il dono della sintesi." Sussurrò Josephine a Pansy, seduta accanto a lei.

"Qualcuno di voi sa parlarmi delle maledizioni senza perdono?" Domandò alla classe.

"Sono tre, signore." Hermione rispose prontamente, "E si chiamano così perché sono imperdonabili, l'uso di una-"

"Procura un biglietto di sola andata per Azkaban." Venne bruscamente interrotta dal professore, "Il ministero pensa che voi siate troppo giovani per questo, non sono d'accordo. Dovete essere preparati per quello che affronterete." Scrisse talmente veloce alla lavagna da rendere le parole incomprensibili, "Weasley!"

"Sì?" Ron alzò i suoi occhi spaventati sul professore.

"Quale maledizione vediamo per prima?"

"Ehm, mio padre mi ha parlato della maledizione Imperio." Balbettò timidamente.

Sentendo la sua risposta, il professor Moody tolse il coperchio da un vasetto di vetro e prese delicatamente il ragno che c'era all'interno. Con un incantesimo lo fece aumentare di grandezza, "Imperio." Pronunciò la maledizione e il ragno iniziò a fluttuare seguendo la traiettoria che ordinava la sua bacchetta. Dopo aver giocato un po', lo ripose sul palmo della sua mano, "Paciock, dico bene?" Si rivolse a Neville al primo banco, "In piedi." Il ragazzo fece come gli era stato detto, "La professoressa Sprite mi dice che tu hai attitudine per Erbologia."

"Sì." Balbettò, "C'è la maledizione cruciatus."

"Cosa ha detto?" Sussurrò Josephine, accigliata.

"Non ho capito." Pansy scosse la testa.

"Esatto, esatto! Vieni!" Esclamò l'insegnante con entusiasmo, invitando Neville ad avvicinarsi alla cattedra, e posò il ragno su un libro, "Crucio!" Sibilò, puntando la bacchetta contro l'insetto che cominciò a contorcersi e a emettere versi di dolore.

"Oddio-" Mormorò Josephine nello stesso momento in cui sentì quei suoni insopportabili causati dalla sofferenza del ragno e cominciò a tremare e piangere.

"Cosa ti succede, Jo?" Pansy posò gentilmente una mano sulla sua spalla mentre fissava con terrore il suo sguardo indecifrabile. Non l'aveva mai vista così.

"Blake?" Sussurrò Draco, sporgendosi sul banco per sbirciare e controllare cosa stava succedendo.

"Oh, no..." La voce di Theodore suonò dietro di loro, "Cazzo-" Mormorò mentre scattava bruscamente in piedi per precipitarsi da Josephine. Cadde in ginocchio vicino al suo banco, "Tesoro," Accarezzò dolcemente i suoi capelli. Appena Josephine sentì le mani calde del suo migliore amico ruotò lentamente la testa per guardarlo. Il suo corpo tremava violentemente con gli occhi pieni di lacrime.

"Va tutto bene, ci sono io. Respira con me." Strinse le sue mani e iniziò ad inspirare ed espirare lentamente per darle un incentivo. Draco assistette alla scena nella confusione più pura. Gli avevano detto che Josephine era molto sensibile, ma non immaginava fino a questo punto.

"Respira, Jo." Le disse fermamente Theodore, guardandola negli occhi.

"Non riesco-" Josephine singhiozzò col respiro pesante.

"Sì che riesci, fallo con me." Theodore forzò un sorriso gentile mentre annuiva lentamente.

"La smetta! Non vede che li fa star male? La smetta!" Gridò Hermione a Moody, arrivata al limite della sopportazione, vedendo le reazioni sia di Josephine che di Neville.

"Jo, ti prego, respira insieme a me." Theodore la pregò. Josephine seguì piano piano il suo respiro e si rilassò mentre il professore ascoltava Hermione e cessava la maledizione, facendo calmare anche Neville.

"Stai bene, Jo?" Sussurrò Pansy con preoccupazione.

La ragazza annuì mentre strofinava il dorso della mano contro le guance bagnate, "Grazie, Teddy."

"Vuoi uscire?" Chiese, premendo le labbra sulla sua fronte.

"No, ora sto bene." Lo rassicurò mentre il suo pollice accarezzava la sua pelle. Theodore annuì e tornò al suo posto.

Quel pomeriggio Draco non fece altro che pensare all'attacco di panico che Josephine aveva avuto. Non l'aveva più vista dopo quella lezione. Pensò che fosse probabilmente andata in camera a riposarsi o a dipingere, quando notò che non si era nemmeno presentata a pranzo.

Chiese a Theodore dove fosse e lui rispose semplicemente che in questi momenti preferiva stare da sola. Quando avrebbe voluto parlarne lo avrebbe fatto. Nonostante lo avesse ascoltato, Draco voleva comunque sapere dov'era.

Aveva sentito una sensazione strana nello stomaco mentre la guardava piangere e tremare. Non aveva mai visto qualcuno avere un attacco di panico e non si sarebbe mai aspettato che fosse proprio lei a subirlo. L'aveva sempre vista come una ragazza tosta, forte e sicura di sé. In questo modo si era accorto che anche lei aveva delle debolezze, che era sensibile. Anche se non si conoscevano molto, aveva sentito il suo petto stringersi nel vederla in quello stato.

Ma perché si sentiva così se non erano nemmeno amici...oppure lo erano? Realizzò che lui e Josephine non avevano mai chiarito questa cosa, non si erano mai confrontati. Teoricamente il loro rapporto era un quieto vivere, eppure si sentiva quasi dispiaciuto per lei.

Ma che andava a pensare? Si passò nervosamente una mano tra i capelli mentre passeggiava verso il lago nero e, una volta arrivato, scorse in lontananza la figura della ragazza a cui stava pensando seduta sulla roccia vicino alla sua. Tirò leggermente l'angolo della bocca appena la vide con la testa china. Notò che non aveva né un quaderno per disegnare né una tela per dipingere, "Ti sei ripresa?" Chiese mentre fermava i suoi piedi davanti a lei.

La ragazza sollevò lo sguardo quando vide che era Draco, alzò gli occhi al cielo prima di spostare di nuovo la concentrazione in basso, "Sono resuscitata grazie alle tue preghiere, Don Freezer."

Draco lottò per tenere le labbra immobili, per non lasciar uscire la piccola risatina che sentiva sul punto di scappare. Scivolò accanto a lei, piegandosi sulla sua roccia, "Nessuna preghiera per te." Rispose freddamente, "Cos'è quello?" Annuì verso il libretto che teneva sulle ginocchia.

"Un'altra cosa che non sai di me, Malfoy," Smise di scrivere prima di chiudere il diario con la penna tra le pagine per tenere il segno, "Oltre che dipingere, scrivo." Voltò lo sguardo su di lui.

"E cosa scrivi?" Alzò un sopracciglio curioso.

"Pensieri, preoccupazioni...è molto utile, dovresti farlo anche tu." Spostò i suoi occhi pensierosi sul lago limpido davanti a loro.

"Quindi scrivi ancora il diario segreto?" La prese un po' in giro, ghignando beffardamente.

"Non è un diario segreto, è un semplice diario." Scrollò le spalle, "Uso sempre lo stesso da quando..." Si interruppe velocemente mentre sentiva il suo corpo irrigidirsi.

"Da quando...?" Ripeté Draco, invitandola ad andare avanti con voce tranquilla per non farle pressione.

"Da quando me l'hanno regalato."

Draco capì che desiderava che non chiedesse altro, che non andasse oltre. Fece solamente un cenno col capo, "Va bene." Mormorò semplicemente, e Josephine apprezzò il fatto che non avesse spinto oltre con le domande. Non era ancora pronta.

Ritornò con lo sguardo sul lago e dopo alcuni momenti di silenzio Draco fece lo stesso, "Cosa siamo noi, Blake?" Sputò all'improvviso, senza esitazione.

Josephine spalancò gli occhi a quella domanda, ma non distolse lo sguardo dalla corrente fluida e omogenea, "In che senso?"

"Intendo dire..." Si leccò nervosamente le labbra, "Abbiamo preso una tregua e..." Si prese una breve pausa, "Mi stavo chiedendo-"

"Non lo so nemmeno io." Lo interruppe.

La testa di Draco scattò per la guardarla, "Cosa non sai?"

"Se siamo amici o no." Gli lesse nel pensiero, e per questo si rasserenò subito, appena gli fu tolto il grande peso di chiederglielo, "Ma anche se non lo sappiamo, che ci importa?" Josephine alzò le spalle con indifferenza, notando la confusione nel volto di Draco, "Voglio dire, lasciamo che le cose si sviluppino senza pressione e senza dare etichette. Continuiamo così e basta, poi quello che verrà, verrà."

"Non ti fidi ancora di me, vero?" Interrogò. Pura serietà nella sua voce e un pizzico di dispiacere nei suoi occhi.

"Secondo te, dovrei?" Rigirò astutamente la domanda, attaccandolo con le spalle al muro.

Draco sbuffò, divertito, mentre la osservava intensamente, "Vorrei sapere altro di te." Confessò con tono gentile, quasi delicato, come se le sue parole svolazzassero con leggerezza nel vento.

Josephine rimase sconcertata e non proferì alcuna parola, aspettando che andasse avanti.

"Non ti voglio chiedere cosa ti è successo stamattina, ma mi auguro che me ne parlerai prima o poi." Disse con pazienza prima di spingere i palmi delle mani sulla roccia per alzarsi, e si allontanò sotto i suoi occhi compiaciuti.

"Malfoy-" Il corpo di Draco si irrigidì e sorrise con soddisfazione alla sua voce dolce prima di voltarsi e guardare la ragazza che lo aveva chiamato. Josephine mostrò un sorriso raggiante, un vero sorriso, "Grazie." Mormorò a bassa voce, talmente piano da riuscire a malapena ad essere sentito come se provasse imbarazzo.

Finalmente, urlò Draco dentro di sé mentre osservava il suo bellissimo sorriso. Lo stava aspettando da tempo. Lo colse di sorpresa, non se l'aspettava.

Agli occhi di Josephine, quello che Draco aveva fatto aveva un grande significato, ma lui non riusciva a comprendere cosa ci fosse di tanto speciale per meritarsi questo sorriso luminoso che le faceva brillare gli occhi.

Così, si limitò a fare un cenno col capo e ricambiò il sorriso, "Grazie a te, Blake." E se ne andò.

___

"Jo-" Harry richiamò l'attenzione della ragazza che lo stava aspettando.

"Hey, come stai?" Chiese con tanta preoccupazione nel tono della voce.

"Potrebbe andare meglio." Sbuffò, "Parteciperò senza volerlo a un torneo in cui potrei morire e Ron mi odia." Spiegò, grattandosi nervosamente la nuca.

"Perché ti odia?" Mormorò, inarcando le sopracciglia.

"Pensa che gli abbia mentito, dato che il mio nome è uscito dal calice." Roteò gli occhi dalla stanchezza, "È il mio migliore amico e si aspettava che glielo dicessi, ma come posso parlargli di una cosa che non ho fatto?" Parlò velocemente, preso dall'agitazione.

"Non gli hai spiegato che-"

Gli occhi sgranati di Harry guizzarono nei suoi con meraviglia, "Tu credi che non sia stato io a mettere il mio nome?" La guardò con incredulità.

"Certo che sì." Rispose con aria ovvia.

"Almeno tu..." Harry sospirò con sollievo e gettò le braccia intorno a lei, "Solo tu ed Hermione sembrate credermi."

Josephine ricambiò l'abbraccio per confortarlo e rimasero così per alcuni istanti finché non sentirono un applauso provenire dalle loro spalle, "Complimenti, Blake." La voce rauca costrinse Josephine a staccarsi da Harry mentre si voltava per affrontare il ragazzo biondo dietro di lei.

"Malfoy." Lo guardò severamente con le
braccia incrociate al petto.

"Non mi aspettavo questo comportamento da te." Draco avanzò pericolosamente verso di lei con aria intimidatoria, "Ti ricordo che lui è quello che ha preso per il culo tutti noi."

"Vedo che il tuo ingegno non si è sviluppato." Ringhiò Harry.

"Almeno io non cerco sempre un'occasione per essere costantemente al centro dell'attenzione, sfregiato." Lo provocò scontrosamente mentre lo scrutava dall'alto al basso; puro disprezzo nel suo viso.

"Malfoy, andiamo." Ordinò Josephine fermamente, "Ci si vede, Harry." Lo salutò gentilmente prima di allontanarsi.

Draco non si mosse di un millimetro per continuare a fissare il ragazzo, "Le cose diventeranno solo che divertenti." Ridacchiò beffardamente mentre infilava le mani nelle tasche dei pantaloni.

"Malfoy." La ragazza ripeté da lontano il suo nome più duramente, aspettando che la raggiungesse.

"Sto già ridendo." Draco continuò a sghignazzare mentre indietreggiava passo dopo passo prima di voltarsi e andare via insieme a Josephine.

"Giardino?" Draco domandò freddamente. Non gli andava giù il fatto che lei fosse così amica di Potter.

"Lago nero." Sputò con irritazione mentre accelerava il passo sempre di più fino a sorpassarlo.

"Hai bisogno di scrivere? Ti vedo agitata."

"Esatto."

"Ancora mi chiedo come fai ad essere sua amica." Draco scosse inconsciamente la testa mentre guardava la ragazza accanto a lui scrivere.

"Ma che problema hai?" Josephine scattò scontrosamente, "Anche tu volevi esserci amico."

"Non ricordarmelo." Distolse lo sguardo, schifato da quel ricordo.

"Poi cosa è successo? Rinfrescami la memoria." Lo stuzzicò, sogghignando sotto i baffi.

"Che stronza..." Mormorò, più divertito che infastidito, mentre lei continuava a ridacchiare.

"Comunque abbiamo delle cose in comune e dice che sono molto divertente." Rispose alla sua precedente domanda.

"Tu?" Girò di scatto la testa su di lei, "Tu, divertente?" Si accigliò, prendendola in giro.

"Ma senti senti..." Sollevò un sopracciglio contro di lui, "Sei tu il primo che ride quando parla con me."

"Sono bravo a fingere." Scrollò fieramente le spalle. Josephine roteò gli occhi e distolse lo sguardo mentre chiudeva il diario, "Quali sono queste cose in comune?"

"Oh...cose." Mormorò lei vagamente.

"Segreti di stato?" Sbuffò, trovando assurdo il fatto che non volesse nemmeno dirgli cosa avevano in comune, come se tutto quello che la riguardava fosse impossibile da raccontare.

"No, ma non voglio parlarne." Rispose rapidamente, mettendo in chiaro che non avrebbe accettato altre domande.

Draco annuì lentamente, "È perché non ti fidi ancora di me?"

Lei posò lentamente i suoi occhi amareggiati nei suoi curiosi e un piccolo sorriso crebbe sulle sue labbra, "Mettimi tu nella condizione di parlarti di più di me."

"Oh, lo farò, non preoccuparti." Annuì di nuovo con grande sicurezza.

"Allora se devo aspettare te ne parlerò quando celebrerai il mio funerale, Don."

Draco grugnì e rise, non essendo più stato capace di trattenersi, "No, qualche mese prima." Assecondò il suo gioco, facendola ridere.

"Vorrei dirti tante cose." Josephine sospirò come se si stesse togliendo un peso, catturando subito l'attenzione del biondo, "Ma ancora non-"

"Hai bisogno di più tempo per aprirti." Terminò la frase per lei, "Anche io mi sento così." Confessò malinconicamente.

Lei annuì e gli sorrise. La sua reazione fece inarcare un lieve sorriso anche sulle labbra di Draco. Continuarono a guardarsi per alcuni secondi finché lei non schioccò le dita per far apparire inaspettatamente la sua tela, i suoi colori e i suoi pennelli.

Draco sussultò all'improvvisa apparizione dei suoi strumenti, "Cosa sta succedendo?" La osservò mentre prendeva il viola scuro, l'indaco, il verde e il grigio.

"Si è capito che aspetteremo un po' prima di aprirci totalmente e questo significa essere pazienti, per cui è il momento di un Passiflora." Spiegò con entusiasmo.

"Un Passiflora?" Inarcò le sopracciglia, disorientato, "Cosa vuol dire? Pazienza?"

"Proprio così." Fece un deciso cenno del capo mentre mischiava i colori per trovare le tonalità giuste.

"Posso sapere come conosci il significato di fiori di cui ignoro completamente l'esistenza oppure è incluso nel pacchetto Passiflora?"

"La zia Maryam ha una fioreria ed è appassionata di fiori, conosce tutte le specie, tutti i tipi e il loro significato. Uno scienziato dei fiori in poche parole." Ridacchiò al pensiero della zia, "Ho imparato anch'io grazie a un libro che mi ha regalato da piccola, dove sono scritti la maggior parte dei significati. Ne ho imparati moltissimi; non tutti, ma me la cavo."

"Quindi sei una giardiniera a livello teorico." Sintetizzò il suo discorso, provocandole una risata vivace.

"Qualcosa del genere." Annuì mentre gli sorrideva, e cominciò a disegnare sotto il suo sguardo attento e interessato.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro