O t t a n t a d u e
Draco era steso sul pavimento bagnato in una pozza di sangue che sgorgava dal suo corpo.
Il dolore era a dir poco atroce, sentiva come se mille lame lo stessero ripetutamente infilzando e il suo battito cardiaco non era più veloce come qualche secondo prima, adesso rallentava sempre di più.
I polmoni non ricevevano più l'ossigeno e faticava a respirare mentre cercava comunque di farlo con la bocca, da cui uscivano solo gemiti di sofferenza.
Strinse i denti per cercare di calmare il dolore raccapricciante in tutto il corpo e si domandò se stesse morendo - è questa la morte? Ci si sente così?
Mentre il sangue gli macchiava tutti i vestiti e i suoi occhi si chiudevano, la sua mente venne occupata da un unico e insostituibile pensiero,
Josephine.
Si ricordò di una delle tante volte in cui la spiava dietro l'angolo della vuota sala comune l'anno scorso, durante il periodo del loro litigio. Stava andando a trovare una ragazza Corvonero del suo stesso anno, quando l'aveva vista giocare con Bizet.
Non sapeva per quanto tempo era rimasto a guardarla, ma era così buffa e bella.
Lei correva, saltava e gattonava insieme al suo gatto, che si vedeva si stesse divertendo come un matto.
Questa era la cosa che Draco apprezzava di più di lei, era rimasta bambina - si atteggiava come se fosse ancora piccola, giocando e divertendosi.
Proprio per questo non ci si annoiava mai con lei, non era mai cresciuta veramente e Draco voleva che rimanesse così per sempre.
Si ricordò anche di quella volta che l'aveva ascoltata cantare a squarciagola sotto la doccia, senza che lei lo sapesse.
Era entrato nella sua stanza per chiederle di fare una passeggiata e quando aveva sentito l'acqua della doccia, aveva deciso di aspettarla. Dopo un po' lei aveva iniziato a cantare una canzone probabilmente babbana che lui non conosceva, ma gli piaceva.
Era la prima volta che cantava da sobria ed era decisamente meglio di quando lo faceva da ubriaca.
Ripensò al costante sorriso che aveva sulle labbra nel sentire la contentezza e la beatitudine nella sua voce che cantava una semplice canzone.
Si sforzò di ricordare il testo e il ritmo,
Islands in the stream
That is what we are
No one in between
How can we be wrong?
Sail away with me
To another world
And we rely on each other, ah ha
From one lover to another, ah ha
Non era mai riuscito a dirle che aveva una voce bellissima e che avrebbe voluto che cantasse per lui.
Non era mai riuscito a dirle di essere innamorato di lei.
Non era mai riuscito a baciarla.
Non era mai riuscito a fare l'amore per la prima volta con lei.
E non sapeva se avrebbe mai potuto farlo.
Harry non sapeva che fare. Guardava il corpo sanguinante di Draco steso a terra e avrebbe voluto uccidersi.
Non sapeva l'effetto che avrebbe avuto quell'incantesimo che aveva letto pochi giorni prima sul libro trovato nell'aula di Pozioni.
Si passò disperatamente una mano tra i capelli e decise di uscire e correre per chiedere aiuto.
Josephine aveva setacciato tutta la scuola in cerca di Draco e ora si trovava al settimo piano per l'esasperazione.
Si guardò intorno in cerca di una testa platinata in mezzo al corridoio vuoto finché ad un certo punto non vide Harry che usciva dai bagni.
Lo osservò correre via, come se avesse combinato qualcosa, e si avvicinò con prudenza all'entrata del bagno dei maschi.
Sapeva che non avrebbe dovuto farlo visto che, decisamente, non era un ragazzo, ma al momento non le importava nulla ed entrò lo stesso.
Studiò lo spazio intorno a lei con le sopracciglia aggrottate per la quantità d'acqua per terra.
Ma che aveva fatto? I gavettoni?
Camminò lentamente, passando davanti a ogni gabinetto finché i suoi occhi non catturarono le scarpe di qualcuno steso a terra. Sconvolta, si avvicinò maggiormente e appena vide di chi si trattava, sganciò un urlo.
"DRACO-" Si precipitò e cadde in ginocchio accanto a lui, "Draco, cazzo-" Gridò con voce spezzata mentre vedeva il suo corpo ricoperto di sangue.
"Guardami-" Gli afferrò rudemente le guance e lo scosse, cercando di aprirgli gli occhi, "Mio dio-" Mormorò disperatamente prima di togliersi la toga e la appoggiò sul suo busto, il punto da cui usciva più sangue, e tentò di stagnarlo senza successo.
Gli occhi le si inumidirono così tanto che faceva fatica a vedere bene la straziante scena davanti a sé.
"Draco, ti prego, mi stai spaventando." Sussurrò esasperata mentre tratteneva le lacrime, guardando i suoi occhi che si erano leggermente aperti.
La voce della magnifica ragazza che sperava venisse da lui gli aveva dato la forza di schiudere gli occhi per poterla guardare. La sentiva dire il suo nome in lontananza e cercava di sorriderle, ma non riusciva a muoversi - il dolore era troppo forte.
"Cazzo, ti porto via-" Affermò con decisione, prendendolo da sotto le braccia e lo trascinò con tutta la forza che aveva, "AH!" Gridò per lo sforzo.
"Rimani sveglio, Draco!" Urlò con la speranza che un tono di voce alto potesse aiutarlo a rimanere con lei. E lui cercava di farlo, cercava di rimanere sveglio mentre la sentiva imprecare e gridare.
"Aiuto!" Gridò mentre trascinava con fatica il corpo di Draco fuori in corridoio, "Vi prego, aiutatemi - merda!" Ringhiò appena sbatté contro il muro del bagno.
"Ci sei, Draco?" Si fermò e gli lasciò le braccia mentre si inginocchiava per guardarlo, "Porca troia-" Sussurrò, prendendo il suo viso tra le mani per scuoterlo di nuovo, "Qualcuno mi aiuti!" Continuò a gridare, "Per favore-"
"Che è successo qui?" Il professor Piton entrò improvvisamente nei bagni e Josephine quasi ridacchiò per la gioia di vederlo, per la prima volta in tutta la sua vita.
"Non lo so." Rispose, scuotendo la testa, "Quando sono venuta era disteso a terra e sanguinava da morire."
"Spostati-" Ringhiò Piton, togliendo la toga di Josephine dal corpo di Draco, "Vulnera Sanentur." Sussurrò ripetutamente mentre faceva scorrere la sua bacchetta lungo tutto il corpo e, mano a mano, le grosse chiazze di sangue dalla camicia bianca si emarginavano e scomparivano.
Josephine spostò lo sguardo sugli occhi di Draco, che non aveva mai smesso di guardarla, e gli sorrise, "Vedi?" Sussurrò, deglutendo, "Andrà tutto bene, va sempre tutto bene."
Mentre gli accarezzava i capelli e continuava a sorridergli, Draco si sentì improvvisamente stordito e iniziò a sbattere velocemente le palpebre per continuare a rimanere sveglio e a guardarla.
Ma dopo pochi secondi vide tutto buio e cadde in uno stato di incoscienza .
—
"Deve essere stato orribile, ha detto che non riusciva nemmeno ad aprire gli occhi."
"Da quanto tempo è in questo stato?"
"Qualche giorno."
"Speriamo si riprenda presto."
"Anche se non è male vederlo così calmo e zitto."
"Vi sento, idioti." La debole e stordita voce di Draco uscì piano dalla sua bocca mentre apriva leggermente gli occhi per vedere Theodore e Blaise davanti a lui.
"Eccoti, amico." Blaise sorrise, contento, "Come ti senti?"
"Come se fossi risorto." Sussurrò, sbattendo lentamente le palpebre e lo guardò dal lettino dell'infermeria su cui aveva dormito per giorni.
Theodore ridacchiò, "Allora ti si addice bene il nomignolo 'Don Freezer'."
Don Freezer.
Josephine.
Draco deglutì e sentì un'improvvisa e forte energia che si irradiava in tutto il suo corpo, permettendogli di aprire completamente gli occhi e di riuscire a mettersi seduto, appoggiando la schiena contro la testiera, "Dov'è Jo?"
Theodore abbassò lo sguardo e si voltò verso Blaise, che fece un piccolo sorriso prima di fare un passo di lato per spostarsi dalla visuale.
Gli occhi di Draco si addolcirono in un secondo appena la vide dormire seduta scomodamente su una sedia con la testa appoggiata su un cuscino schiacciato contro il muro.
"È sempre venuta qui appena aveva un momento libero." Mormorò Blaise mentre osservava lo sguardo intenerito di Draco.
"Ha sempre dormito qui?" Domandò, meravigliato.
"Non voleva che stessi da solo." Spiegò Theodore mentre teneva le mani nelle tasche dei pantaloni.
Draco sorrise dentro di lui, sentendosi sempre più vivo.
"Vuoi riposare un po'?" Gli chiese Blaise e lui annuì, senza distogliere l'attenzione da lei, "Svegliala." Disse a Theodore, che si avvicinò cautamente a lei.
"Jo?" Sussurrò, accarezzandole i capelli. Lei strizzò gli occhi e si mosse un po', "Tesoro?" Continuò lui, facendola mugugnare mentre si svegliava e girò la testa verso di lui, "Malfoy si è svegliato."
I suoi occhi guizzarono sul ragazzo sdraiato sul lettino e si alzò in piedi, avvicinandosi a lui, "Come stai?"
"Ho bisogno di riposare." Mormorò con voce debole, "Dovresti farlo anche tu, magari sul tuo comodo letto."
Lei annuì e indietreggiò, "Ci vediamo quando starai meglio." Blaise lo salutò Blaise e tutti e tre se ne andarono, lasciandolo da solo.
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