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N o v a n t a n o v e

"Dov'è? Dov'è quell'ingrato?"

"Lucius, per favore, calmati."

"Dimmi dove cazzo è."

Draco riconoscerebbe su mille la feroce voce che lo aveva appena svegliato e, appena sentì i forti passi avvicinarsi sempre di più scattò con la schiena dritta e si sistemò in fretta i capelli arruffati dal riposo tormentato. Si dedicò i pochi secondi che gli rimanevano per osservare Josephine ancora dormiente nella stessa posizione in cui l'aveva lasciata l'ultima volta.

Quasi immediatamente la porta della camera si spalancò, provocando un forte tonfo, "Draco-" La figura di suo padre irruppe all'interno con Narcissa dietro di lui, ma, prima che potesse fare un solo passo, vide suo figlio steso sul letto accanto a lei, "Per Salazar, Draco, togliti subito da lì." Ringhiò con disgusto, tenendo gli occhi bassi come se quella vista potesse bruciarlo.

"Ho bisogno di riposare." Draco rispose freddamente, ancora assonnato.

"No, lurido disgraziato, tu ora ti alzi e vieni subito con noi. Ci sono parecchie cose di cui dobbiamo parlare." Lucius alzò la voce e gli puntò il dito contro come minaccia prima di ritirarsi e dirigersi al suo studio.

Narcissa si fece da parte per farlo passare e si avvicinò cautamente con un debole sorriso, "Coraggio, tesoro, andiamo." Mormorò, annuendo verso la direzione che aveva intrapreso Lucius. Draco sospirò e annuì mentre si alzava dal letto per inginocchiarsi al bordo del letto accanto a Josephine, "Come sta?" Domandò sua madre.

"Non lo so." Sussurrò tristemente, "Sembra che stia bene."

"Di sicuro è così." Lo consolò premurosamente.

"Credi che si sveglierà presto?" Chiese Draco, allungando una mano per accarezzare le guance tiepide e morbide di Josephine.

Narcissa inspirò profondamente per prendersi qualche istante prima di rispondere, "È in coma, tesoro, non si può sapere quando si sveglierà, può essere domani come tra due mesi."

"Mio dio..." Borbottò scoraggiato, sospirando col capo chino sul letto e la fronte appoggiata sui suoi pollici.

"Draco, sono sicura che ti perdonerà. Non è colpa tua, anzi sei stato coraggioso." Cercò di tranquillizzarlo gentilmente.

"Certo che mi perdonerà." Affermò senza il minimo dubbio, "Lo farà perché lei è fatta così, è buona. Lo è veramente, madre, invece io non ho nemmeno un briciolo della sua bontà."

Sulle labbra di Narcissa crebbe un lieve sorriso mentre osservava suo figlio contemplare dolcemente la ragazza addormentata, "La ammiri davvero molto, si vede."

Draco esitò qualche attimo prima di spostare l'attenzione su sua madre con occhi stanchi di nascondere la verità, "Io non provo solo ammirazione per lei, madre."

Il suo sorriso svanì piano piano dopo aver colto il significato sottinteso nella sua confessione e si schiarì la gola per indicargli la porta col capo, "Forza, tuo padre ci aspetta." Si incamminò verso l'uscio, attendendo che la raggiungesse.

Draco si alzò in piedi, ma prima di andare posò delicatamente una mano sui capelli di Josephine e le lasciò un premuroso bacio sulla fronte, "Torno subito da te."

__

"Fammi capire bene..." Lucius iniziò a parlare mentre camminava avanti e indietro per il suo studio, "Di quello che ti abbiamo insegnato sin dalla tua nascita, il ripudio che abbiamo sempre avuto per i sangue sporco, dell'onore che porta il nome della nostra famiglia ti ci sei pulito il culo?"

"Padre, lei non è come credi-"

"E invece è esattamente come credo!" Lo interruppe bruscamente ad alta voce con un'espressione disgustata, "Una schifosa strega nata babbana non si può nemmeno definire strega."

Draco chiuse gli occhi per tentare di mantenere la calma, "Non chiamarla schifo-"

"Ma come ti è venuto in mente di avvicinarti a un essere così?" Suo padre si fermò davanti a lui per cercare il suo sguardo e trovare una risposta sensata, "Cosa ti ha fatto diventare così stupido?"

"Lucius!"

"Stanne fuori, Narcissa." La zittì con la sua feroce voce, senza degnarla di una semplice occhiata.

Draco schiuse le palpebre per guardarlo negli occhi e parlare con tranquillità, "Io odio ancora i mezzosangue, padre, questa cosa non è cambiata, ma l'unica persona per cui non riesco a provare alcun tipo di odio è Jòsephine."

"La chiami anche per nome?" Lucius alzò subito di nuovo la voce, facendo sussultare sia Draco che Narcissa.

"La chiamo anche in molti altri modi perché lei è importante per me, padre." Confessò, stufo dei suoi continui insulti e pregiudizi.

"Per Salazar..." Borbottò sconvolto, portandosi la mano sul viso, "Tu hai idea del casino in cui ci hai infilato? Il Signore Oscuro ha voluto punirti perché si era accorto della tua devianza, lo hai capito?"

"L'ho capito benissimo e non mi sono fatto problemi a-"

"Tu dovevi farti gli affari tuoi e non intrometterti perché per colpa tua non siamo più visti di buon occhio da nessuno, tanto meno da Lui!" Gridò spazientito, puntandogli il dito contro.

"Non ho potuto resistere-"

"Non mi interessa!" Urlò davanti alla sua faccia, "Tu non avrai più nulla a che fare con quella ragazza, la voglio fuori da casa mia entro stasera e poi la odierai come è giusto che sia!"

"Non ci riesco, va bene?" Anche Draco alzò la voce per parlare sopra suo padre, "Ho cercato di ignorarla e odiarla, ma è stato più forte di me."

Lucius rimase in silenzio, senza mutare il suo sguardo pieno di ribrezzo mentre indietreggiava per reggersi alla sua scrivania, colpito duramente al cuore a tale scoperta, "Sei una delusione." Ringhiò, incapace di guardarlo.

Draco abbassò lo sguardo sul pavimento, tenendo le braccia tese lungo il corpo, "Mi dispiace, padre, so di averti deluso, ma io le voglio bene e questo non cambierà."

"Lucius, quella ragazza potrebbe essere una buona compagnia per Draco." Narcissa si intromise cautamente nella conversazione, "Non sono contenta nemmeno io che sia una mezzosangue, però cerchiamo di-"

"Proprio tu dici questo?" Lucius si accigliò, sconvolto da ciò che aveva appena sentito dalla bocca di sua moglie, "Dovresti sostenere e proteggere il nostro cognome, invece di assecondare uno stupido ragazzino e la sua sciacquetta."

"Lucius!"

Draco, tenendo ancora il capo chino, strinse forte i pugni fino a far diventare le nocche bianche mentre il suo battito cardiaco aumentava a dismisura, accompagnato dalla sua totale e completa furia all'ascolto di un certo linguaggio usato nei confronti di Josephine: l'unica persona che nessuno doveva osare toccare sia fisicamente che verbalmente.

"Padre, lei è diventata fondamentale per me. Ho imparato a conoscere ogni aspetto del suo carattere e della sua mente. L'ho studiata attentamente come persona e, nonostante abbia cercato di evitare di arrivare a un determinato punto, non sono stato capace a stare lontano da lei e viverla ogni giorno fino a non vederla più nel modo in cui la vedi tu. Ma adesso io sto sinceramente bene con lei, quindi non potresti essere lieto di vedere tuo figlio felice?" Concluse, alzando gli occhi per guardare la sua reazione.

Narcissa era rimasta affascinata ad osservare e ad ascoltare suo figlio parlare così onestamente di una persona che mai si sarebbe aspettata potesse suscitare un interesse così forte e profondo per lui. Per cui, le venne spontaneo inarcare un debole sorriso al pensiero che Draco avesse trovato una persona che lo rendeva felice. Una mamma vuole sempre che suo figlio stia al fianco di una brava e giusta persona e se Josephine lo era, allora il suo sangue passava in secondo piano.

Si avvicinò lentamente verso Draco e gli posò una delicata mano sulla spalla per farlo voltare con il viso teso e duro, ma, appena gli sorrise con occhi comprensivi, i suoi lineamenti si rilassarono subito e la ringraziò con un cenno del capo.

Lucius, che fino a quel momento non aveva proferito parola, inspirò frustrantemente mentre scuoteva la sua testa china, "Sparisci dalla mia vista subito."

Un colpo colpì il cuore di Draco e in un secondo si ritrovò a marciare fuori dallo studio di suo padre, senza calcolare minimamente i richiami di sua madre, "Draco, aspetta-" Una volta chiusa la porta, si girò verso suo marito con una mano sul fianco e uno sguardo scioccato, "Ce n'era proprio bisogno? Draco adora quella ragazza."

"Stai zitta, sono stato anche troppo gentile rispetto a quello che ha fatto lui." Ringhiò ferocemente.

"E cosa hai intenzione di fare ora? Rinchiuderlo in casa e cacciare via lei?"

"No." Rispose semplicemente con occhi pensierosi, "In realtà, ho altro in mente."

Draco non pensò due volte a dove rifugiarsi che, in un nanosecondo, la sua mano afferrò la maniglia della camera di Josephine ed entrò con passi pesanti e le narici dilatate dalla rabbia. Il suo corpo sobbalzò alla vista di un gatto sulla pancia di Josephine che ancora dormiva sul letto, "Bizet?" Sussurrò, scioccato, "Chi ti ha portato qui?"

"Io."

I suoi occhi guizzarono alla sua destra dall'improvviso suono di una voce, "Nott?" Si accigliò, confuso, "Come hai fatto a-"

"Passo ancora inosservato al maniero, non è stato difficile andare a prenderlo dalla Granger che si era offerta di prendersi cura di lui durante l'assenza di Jo."

"Allora è una fortuna che sia andato tu." Borbottò Draco mentre andava a sedersi sul bordo del grande letto.

"Sì beh...ho pensato che potrebbe farle piacere rivederlo una volta che si sarà svegliata."

"Ne sono sicuro." Mormorò con malinconia, riprendendo la sua abitudine di osservarla, "Quando si sveglierà..."

"Lo farà, Draco." Theodore lo rassicurò con una mano consolatrice sulla sua spalla.

"Sì, ma quando?"

"Presto, non preoccuparti. Le serve solo un profondo riposo per riprendersi."

Draco sospirò e allungò una mano per spostare delicatamente le ciocche di capelli dalla fronte di Josephine, "Biancospino, vero Jòsephine?" Mormorò con un debole sorriso.

"Ovvero?" Domandò il moro.

"Speranza."

Una settimana dopo...

"Come posso ricordarmi? Hanno lo stesso nome!" Josephine si lamentò con le mani tra i capelli.

"Ma dove cristo vedi che hanno lo stesso nome?" Chiese Draco, esterrefatto dall'assurdità delle sue parole.

"È evidente," Indicò la lavagna su cui  il biondo stava scrivendo, "Iniziano entrambi con la 'o'."

"Anche opossum e ornitorinco iniziano con la 'o', ma ho un cervello abbastanza sviluppato da sapere che sono due animali completamente differenti, quindi muoviti." La prese in giro con la pazienza ormai esaurita dopo un pomeriggio intero passato a darle ripetizioni e a riprendere i medesimi concetti.

"Ma sta zitto che se ti chiedessi il significato del Cerfoglio e del Caprifoglio non te li ricorderesti mai." Ridacchiò, convinta del suo pensiero.

"Cerfoglio sincerità e Caprifoglio dedizione, andiamo avanti." La zittì in un batter d'occhio, lasciandola con occhi spalancati e sconfitti.

"Oh, senti, Don Freezer-"

"Ti conviene darti una mossa se non vuoi prendere un'insufficienza grave domani." La minacciò, indicando con il dito il nome della pozione scritta.

"Ma non potevi scrivere su un quaderno invece di usare una lavagna che ti costringe pure a stare in piedi?" Domandò curiosamente.

"Perché sennò non capisci una sega." Rispose rapidamente, evitando di continuare a perdere tempo per chiacchiere inutili.

"Che stupidaggine-"

"Jòsephine, dimmi sti cazzo di ingredienti della pozione Obliviosa che non è la pozione Oculus, adesso!" Alzò la voce, arrivato al limite della sopportazione.

"D'accordo, d'accordo."

"Allora parla prima che ti scaravento la lavagna in faccia." Attese che iniziasse ad illustrargli la lista degli ingredienti con le mani poggiate sulla sedia davanti a lui e la testa china.

Passarono vari secondi quando alzò di nuovo lo sguardo su Josephine, seduta scomodamente davanti a lui, che era rimasta in silenzio con lo sguardo perso fisso sulla lavagna. La osservò attentamente prima di sospirare dalla frustrazione, "Jòsephine, l'abbiamo ripetuto circa quattro volte, non esiste che non ti ricordi."

"No, no la so...bacche di vischio."

"Poi?" Fece un cenno del capo per confermare.

"E...acqua del fiume..."

"Sì...?" Alzò le sopracciglia per incitarla.

"Latte."

"Quasi." Ridacchiò, un po' divertito.

"Ah no, Lete."

"Bene, l'ultimo?"

"Cristoforo Colombo..." Borbottò in totale dubbio sulla risposta, portandosi la mano alla bocca mentre ragionava.

"Coraggio, l'abbiamo detto prima, è facile."

"Non me la ricordo." Aggrottò le sopracciglia, dispiaciuta.

"Radici di...?"

"Mandragola!" Alzò la voce, sicura che fosse giusta.

"No...riprova." Con la mano le fece cenno di andare avanti. Josephine continuò a fissare la lavagna, cercando di ricordare, ma non riuscì e decise di tirare a caso.

"...cinque."

Il viso di Draco si ammutolì immediatamente e le sue narici si dilatarono notevolmente, "Radici di cinque, Jòsephine?" Gridò furiosamente con i denti stretti.

"Beh c'ero vicina, no?" Fece un sorriso forzato per tentare di alleviare la situazione.

"Sì, vicina a essere strangolata." Ringhiò mentre cancellava velocemente dalla rabbia le scritte dalla lavagna, "Salazar, fortuna che sei bella e simpatica." Sussurrò sottovoce.

"Come?" Chiese Josephine dietro di lui, non avendo sentito bene.

"Nulla, metti a posto." Le disse, indicando i libri sul tavolo della biblioteca.

"Mi dici di cos'erano le radici?" Domandò mentre si alzava per sistemare tutto.

"Valeriana, Jòsephine, quella fottuta valeriana."

"Porcospino, quanto sono stupida." Disse lei, scoraggiata a bassa voce, scuotendo la testa.

Draco sbuffò mentre si avvicinava per aiutarla, "Non sei stupida, Jòsephine. L'intelligenza dipende dalle decisioni che prendiamo e dalle nostre azioni quotidiane, tu non conosci le persone veramente stupide."

"Quindi, secondo te, io sarei intelligente?" Chiese con un sopracciglio alzato e un mezzo sorrisetto beffardo mentre lo fissava con aria curiosa.

"La tua mente è la più affascinante e brillante con cui abbia mai avuto a che fare, non ho problemi ad ammetterlo."

"Sul serio?" Josephine rimase meravigliata dalla sua opinione espressa senza giri di parole o alcun tipo di mistero, come era solito fare.

"Perché ti dovrei mentire?" Domandò Draco, facendo spallucce e incontrando il suo sguardo sorpreso.

Lei restò a guardarlo altri pochi secondi prima di mostrargli un ampio e raggiante sorriso, accompagnato da una lieve risatina di contentezza, "Allora ti ringrazio." Mormorò con occhi dolci.

Gli angoli della bocca di Draco si alzarono un poco, "Di niente, Jòsephine."


Lo sguardo di Draco, seduto sulla poltrona, si staccò dalla pagina del suo diario per posarsi su Josephine che non si era ancora svegliata. Ogni volta che la guardava gli sorgevano in mente numerosi ricordi trascorsi insieme a lei, fino ad essere arrivato alla decisione di mettere per iscritto un ricordo nello stesso momento in cui si rifaceva vivo tra i suoi pensieri.

Uno sbuffo divertito, e nostalgico al tempo stesso, scappò dalle labbra di Draco mentre ripensava a quanto Josephine, quel giorno, avesse sfidato la sua poca e facilmente esauribile pazienza.

Era in quei momenti che lo faceva andare talmente fuori di testa che gli saltava in mente la appetibile idea di soffocarla nel sonno, non riuscendo a sopportarla. Eppure, ora che non sapeva quando avrebbe potuto ricominciare a dargli fastidio, non desiderava altro che sentire la sua voce dirgli all'infinito 'radici di cinque'.

Trattenne una risata al ricordo di quella risposta, essendo consapevole del fatto che nessun altro al di fuori di lei avrebbe potuto rispondere in quel modo.

Dei lievi ticchettii alla porta colsero la sua attenzione, "Sì?"

"Malfoy, scusa se ti disturbo, ma credo che tu debba andare nello studio di tuo padre." Sentì la voce di Theodore dall'esterno della camera.

"Io non parlo con lui." Ringhiò, ancora infuriato nei suoi confronti.

"Draco, fidati di noi, devi andare." Insistette Blaise.

"Perché dovrei perdere tempo?" Sbuffò, fregandosene e facendo spallucce.

"Perché non ti piacerà sapere chi si trova adesso con lui a parlare."

Le sue sopracciglia si inarcarono, non appena il suo cervello si mise in atto per riflettere e capire di chi stesse parlando, quindi si alzò per aprire la porta, "Chi?" Domandò, ritrovandosi i visi dei suoi due amici davanti.

"Vieni con noi." Ordinò Blaise mentre gli faceva strada.

Una volta giunti alla porta dello studio di Lucius Malfoy, Draco bussò cautamente, "Avanti." La solita voce rauca e vuota di suo padre gli diede il permesso di entrare.

Ma appena aprì la porta per mettere piede nella stanza, il suo respiro si bloccò all'istante e il suo corpo si irrigidì dalla furia e dalla preoccupazione che gli provocò la semplice vista della persona che odiava di più sulla faccia della terra.

"Ci si rivede, Malfoy."

Il suo petto si alzava e si abbassava pesantemente e i suoi occhi erano letteralmente iniettati di sangue mentre le sue nocche diventavano bianche a causa della forte stretta che esercitava sui pugni per contenere la sua voglia di scagliarsi su di lui.

Fottuto Pucey.

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