C e n t o - q u a t t r o
-azioni violente-
"Mhhh..."
"Mhhhhhh..."
"Mhhhhhhhhhhhh..."
"Jo?"
"Mhh..."
"Che ne dici di alzarti?" Mormorò Draco, accarezzando premurosamente i suoi morbidi capelli.
"Non riesco." Rispose dolorosamente Josephine con la testa sepolta nel cuscino del suo letto.
"Ti fa così male?"
"È come se mi stessero strappando l'utero per masticarlo e sputarlo." Sussurrò, provocandogli una breve risata.
"C'è qualcosa che posso fare?" Le posò un bacio sulla testa.
"Torna indietro nel tempo e fammi nascere maschio."
"Questa è l'unica cosa che non farei per te." Affermò, scuotendo la testa, "Mi piaci decisamente di più con la figa."
"Anche se perde sangue?"
"Anche se perde sangue." Fece un cenno sicuro col capo.
"Ragazzi!" Le figure allegre di Theodore e Blaise fecero capolino nella camera di Josephine con due grandi sorrisi, "Guardate cosa abbiamo qui!" Mostrarono una bustina.
"Un coltello?" Chiese Josephine dolorante, ruotando faticosamente la testa per guardarli, "Non credo di poter resistere ancora a lungo."
"Qualcosa di meglio." Ridacchiò Theodore, tirando fuori un po' d'erba.
"Cazzo, dove l'avete presa?" Domandò Draco incredulo, scattando subito in piedi per osservare il tesoro.
"Amici." Rispose Blaise, facendo spallucce.
"Ci rivediamo, amica mia." Lo sguardo di Draco guizzò con sorpresa sulla sua ragazza in piedi accanto a lui, che fino a un secondo prima stava morendo sul letto, appena sentì la sua voce.
"Bastava così poco per rianimarti?" Alzò un sopracciglio, stupito nel vederla così attiva solo per del fumo.
Gli occhi vivaci di Josephine si posarono su di lui con un sorriso beffardo, "Sono sempre pronta a questo."
—
"No puedo." Ridacchiò Blaise, stravaccato sulla poltrona nella stanza.
"Che?" Domandò Josephine, distesa sul letto con la schiena appoggiata contro il petto di Draco.
"È spagnolo, significa 'non riesco'." Le spiegò con gli occhi chiusi.
"Ah, spagnolo..." Annuì lentamente, "Excuse moi."
"Quello è francese." La corresse.
"Lo so, stavi parlando in francese." Mormorò Josephine mentre passava la canna a Draco.
La fronte di Blaise si aggrottò subito, "No, stavo parlando in spagnolo."
"Ti sbagli, era francese."
"Ah, sì giusto." Disse Blaise, annuendo prima di bloccarsi e sbattere velocemente le palpebre, "Ora sono confuso."
"Io ho fame." Si lamentò Theodore, dandosi delle pacche sulla pancia.
"Anche io...andiamo nelle cucine?" Propose Blaise.
"Te l'appoggio." Rispose prontamente mentre si avviava alla porta, seguito dall'amico.
"Se ci provi ti spezzo le dita." Blaise lo minacciò prima di chiudere la porta della camera.
"Come ti senti?" Domandò Draco con gli occhi beatamente chiusi.
"Magnificamente strombata." Mormorò Josephine mentre si metteva seduta con le gambe incrociate davanti a lui.
"La medicina contro il ciclo." Sorrise malvagiamente, passandole la canna che teneva tra le dita.
"Alleluia." Esultò, alzando le braccia in aria e prendendo la canna per fare un tiro.
Josephine tenne entrambe le palpebre chiuse mentre aspirava dal filtro per gettare fuori il fumo subito dopo con aria tranquilla e in pace sotto la completa attenzione di Draco, che la osservava con profondo interesse.
Quelli erano i momenti che preferiva di più. Era una cosa fondamentale per Draco dedicarsi brevi, ma intensi momenti per catturare ogni suo dettaglio particolare, come se fosse la prima volta che la guardava.
Non era un segreto che ai suoi occhi lei sarebbe sempre rimasta la cosa più bella che avesse mai visto, sia fuori che dentro.
"Perché mi guardi in quel modo?"
Gli angoli della bocca di Draco vennero leggermente tirati mentre i suoi occhi la ammiravano intensamente, "Perché sei bellissima."
Un grugnito derisorio accompagnò l'espressione divertita della ragazza mentre tentava di trattenere una risata.
"Tu perché ridi?" Chiese Draco con le sopracciglia inarcate dalla curiosità.
"Così." Ridacchiò, distogliendo lo sguardo.
"Perché?"
Tirò su col naso e si leccò le labbra mentre guardava in basso, "Mi manca la zia."
Un'onda di tristezza e nostalgia colpì il cuore di Draco, che allungò la mano perché lei la afferrasse, "Vieni qui, amore."
"No-" Josephine rifiutò con un breve scuotimento di testa e lui si ritirò, conoscendola abbastanza bene da sapere che in quei momenti non voleva alcun tipo di compassione o consolazione.
"Sai, mentre sentivo come se mille lame mi stessero infilzando ogni parte del corpo," Il respiro di Draco venne mozzato dalla menzione della maledizione che le aveva inflitto lui stesso, "Desideravo solo morire."
Il suo sangue si era congelato all'istante, proprio come i suoi occhi scioccati su di lei. Tutto si sarebbe aspettato di sentire tranne questo. Non è una cosa che si sente tutti i giorni e nemmeno così facile da ascoltare, soprattutto dalla persona che si ama immensamente.
"Mi dispiace dirtelo così schiettamente, ma è la verità." Mormorò Josephine facendo spallucce, per poi spostare lo sguardo amareggiato addosso a lui, "Anche se, se ci pensi, non sarebbe stata una cosa così brutta."
Tutto il viso di Draco diventò un cipiglio, non riuscendo a credere a quelle assurde parole, "Come può non essere una cosa brutta?" Sussurrò, spaventato dalla convinzione e dalla sorta di sollievo con cui lei parlava.
La paura si fece sempre più viva, non appena un sorriso si formò sulle labbra di Josephine, "Avrei potuto rivedere la mamma e la zia."
Il silenzio assoluto calò nella camera, ma si riuscì a percepire l'inquietante e sconvolgente acceleramento di battito cardiaco di Draco, "E io?" Disse talmente piano da essere a malapena sentito mentre i suoi occhi tristi la osservavano impazientemente, "Che farei senza di te?"
Fu in quel momento che l'espressione sul viso di Josephine tornò serio e angosciato, "Questa è la cosa che più di tutto mi fa desiderare di non morire mai e vivere per sempre insieme a te."
"Non devi neanche pensare una cosa del genere." Sibilò seriamente Draco, fissandola con occhi penetranti, "Lo capisco e lo so benissimo che ti mancano molto, ma è giusto che tu ti goda la tua vita nel modo migliore possibile. Io non potrò mai riempire il vuoto che hanno lasciato i tuoi cari, però potrò amarti con tutto me stesso e renderti felice e questa è una promessa."
La sua attenzione catturò il labbro inferiore tremante di Josephine e le sue sopracciglia inarcate, e non aspettò altro tempo che si avvicinò a lei, "Fatti abbracciare." Mormorò dolcemente, avvolgendola per permetterle di piangere sulla sua spalla.
"Cosa avrò mai fatto per meritarti?" Domandò Josephine tra le lacrime e la voce soffocata dalla sua camicia.
Draco sbuffò, accompagnato da un sorrisetto di sufficienza mentre le accarezzava premurosamente i capelli, "Sei adorabile - Dio mio, sono così contento che tu esista."
"Draco?" Mormorò la sua ragazza con voce bassa e spezzata.
"Dimmi."
"Ti amo molto, veramente tanto."
"Sapessi io." Le posò un soffice bacio sulla testa.
Il capo di Josephine venne girato per scoprire il suo viso bagnato dalle lacrime, ma condito da un debole sorriso, "Dai, dillo, quanto mi ami?"
Draco esitò qualche secondo per guardarla negli occhi prima di rispondere, "Dubito esistano parole adatte."
"E cosa esiste di adatto?"
"Cose che spero di fare insieme a te."
"Tipo?"
"Il matrimonio."
Un sorriso raggiante si inarcò sulle labbra di Josephine nello stesso momento in cui sentì quella parola, "Lo dici solo perché sei fatto." Ridacchiò mentre gli toccava giocosamente il naso.
Ma il viso di Draco rimase serio, "Tu non ci hai mai pensato?"
"A cosa?"
"Se vorresti avere un futuro insieme a me."
"Ci penso sempre." Rispose prontamente, sorprendendolo.
"Sul serio?" Domandò, distruggendo il suo pensiero di essere l'unico ridicolo a fantasticare sulla loro vita.
"Non so se è questa erba buonissima, ma sono sicura di voler stare con te dopo la scuola e magari anche costruire la nostra vita insieme." Un sorriso di risposta si illuminò nel volto di Draco, "L'idea del matrimonio non suona male."
"Sbaglio o eri tu quella che non trovava il senso di sposarsi?" Scherzò, riprendendo tutti i discorsi che avevano affrontato negli anni e i vari motivi che dimostravano l'inutilità del matrimonio, elencati personalmente da Josephine.
"Non ho mai escluso l'ipotesi di qualcuno che possa farmi cambiare idea." Rispose mentre lo fissava intensamente per trasparire che stava parlando proprio di lui.
Un velo di dolcezza e tenerezza si posò sul viso di Draco mentre ammirava la meravigliosa ragazza che gli aveva cambiato la vita, proprio come era riuscita a cambiare lui stesso. Mai prima d'ora era mai stato così sicuro di non essere in grado di sostituirla.
Se mai avessero dovuto separarsi, non avrebbe mai provato tali sentimenti ed emozioni nei confronti di qualsiasi altra persona al di fuori di lei.
Non avrebbe mai smesso di amarla, era troppo ancorata alla sua anima.
I suoi pensieri vennero bruscamente interrotti dalla porta della camera che veniva aperta, "Porco schifo, ho mangiato come uno cazzo di gnu." Theodore e Blaise fecero ritorno ridendo e toccandosi la pancia.
"Dammi quindici minuti e mi chiuderò in bagno per quattro giorni." Ridacchiò Blaise prima di spostare l'attenzione sui due ragazzi, "Vi abbiamo interrotto?"
"No-"
"Sì." Tuonò Draco con occhi severi e glaciali.
"Ah, scusate." Blaise alzò le mani in segno di arresa, "Fate come se non ci fossimo."
"Difficile, visto il modo in cui sei conciato." Commentò Josephine, ridacchiando.
"Pff," Sbuffò il ragazzo, "Io sto benissimo- cazzo!" Scattò improvvisamente mentre si guardava intorno con aria spaventata.
"Che ti prende adesso?" Domandò Draco con tono scocciato.
"Non lo sentite?"
"Che cosa?"
"Lo squillo - eccolo di nuovo!" Blaise alzò la voce, "Non smette di suonare."
"Ora ha smesso." Si intromise Draco, assecondandolo.
"Non lo farà mai perché quello è lo squillo del demonio."
"Cristoforo Colombo..." Sussurrò Josephine, alzando gli occhi al cielo dall'esasperazione.
"Lo sento anche io!" Si aggiunse Theodore, tappandosi le orecchie.
"Questo è troppo." Borbottò Draco spazientito, scattando in piedi per prenderli con forza, "Venite con me."
"Dove andiamo?"
"Dal demone." Rispose, trascinandoli faticosamente alla porta mentre entrambi lo pregavano di non farlo sotto le risate di Josephine, "Li porto a dormire." Mimò Draco con le labbra verso di lei, che annuì, "Ci vediamo domani mattina." Le mandò un bacio.
"Salvaci, Jo!" La pregò Theodore prima che la porta si chiudesse.
Josephine si morse il labbro e scosse la testa con divertimento, per poi coricarsi.
—
"Jo?" Draco sbadigliò davanti alla porta della ragazza, "Devo raccontarti cosa hanno combinato quei due idioti."
Bussò di nuovo quando non sentì risposta, "Sei ancora nel mondo dei sogni, dormigliona? Mi auguro che io ne sia il protagonista." Mormorò con un ghigno malizioso.
L'angolo alzato della sua bocca venne lentamente spazzato via mano a mano che passavano i secondi e non riceveva alcuna risposta. Bussò una terza volta, "Jo?"
Appoggiò l'orecchio contro la porta con l'intento di sentire qualsiasi tipo di suono o rumore, ma l'unica cosa che riuscì a captare fu solamente un lieve e basso miagolio - Bizet.
Quel gatto non miagolava mai se non per attirare l'attenzione o chiedere aiuto e se fosse stata la prima opzione, Josephine non avrebbe aspettato un secondo di più per coccolarlo e farlo smettere di miagolare, anche se dormiva.
Ma il miagolio non smetteva.
Senza esitare ulteriormente, Draco prese la bacchetta, "Alohomora." Pronunciò e la porta si aprì all'istante.
I suoi occhi saettarono all'istante verso un altro miagolio - Bizet era incastrato sotto un cassetto sul pavimento, stava chiedendo aiuto.
"Bizet?" Corse a togliergli di dosso il cassetto che l'aveva letteralmente intrappolato e che stava schiacciando la sua piccola zampa. Il felino strofinò la testolina sulla sua gamba per ringraziarlo.
"Dov'è Jo?" Domandò mentre controllava la sua zampa per assicurarsi che non si fosse fatto troppo male.
Bizet puntò i suoi occhi gialli davanti a sé e lanciò un lieve miagolio, come per invitarlo a fare lo stesso, e fu in quel momento che lo vide.
Il letto era vuoto, fogli sparsi a terra, libri sul pavimento - la camera era letteralmente sottosopra.
Si concentrò su ogni centimetro disordinato della stanza, facendo aumentare lentamente il suo battito cardiaco mentre il suo corpo tremava per l'agitazione e lo sconvolgimento.
Appena il suo stomaco iniziò a bruciare dalla paura si lanciò fuori, chiudendo la porta e si fiondò nei corridoi a cercarla in qualsiasi spazio, qualsiasi stanza, sgabuzzino, aula, bagno, torre - ovunque.
"Jo?" - "Jòsephine?" La chiamava disperatamente mentre correva e controllava ogni angolo di Hogwarts con il respiro pesante e affannoso, e le lacrime per la frustrazione e la preoccupazione che gli punzecchiavano gli occhi finché non si scontrò contro qualcuno.
"Malfoy, cosa stai facendo?" Domandò Blaise al fianco di Theodore, accigliato e sconcertato, mentre teneva Draco fermo con le mani sulle sue spalle.
"Lasciami, cazzo." Ringhiò ad alta voce, dimenandosi violentemente.
"Che è successo?" Chiese Theodore mentre Blaise cercava di tenerlo fermo, inutilmente.
"È scomparsa-" Confessò Draco dopo essersi liberato, riprendendo a correre fuori nel cortile.
"Chi è scomparsa?"
"Jòsephine!" Gridò senza voltarsi e senza smettere di correre dritto nel posto in cui lei andava sempre a dipingere - era lì che sapeva di dover cercare quando non la trovava a scuola.
Ma non era nemmeno lì, non era da nessuna parte.
Portò le mani nei suoi capelli e li afferrò rudemente mentre si guardava intorno con aria persa e spaventata, non capendo nulla.
Ieri sera era con lui, erano insieme e stavano bene...cosa poteva essere successo?
Che fosse scappata? Era molto da lei, ma con quale scopo?
Forse era proprio scappata da lui?
L'aveva spaventata il discorso che avevano fatto?
La sua mente era piena di domande e non si dava pace.
Poi una lampadina si accese nel suo cervello e senza motivo, solo per intuizione, come se l'universo lo stesse aiutando a capire cosa fosse successo, pensò a suo padre.
Il suo respiro si bloccò per un istante mentre ragionava - ragionava su quello che gli aveva detto, di non poter accettare che la fidanzata di suo figlio fosse una mezzosangue e che non la voleva tra i piedi.
E se fosse opera sua la scomparsa di Josephine?
Il solo pensiero gli fece ribollire il sangue. Serrò la mascella e digrignò i denti dalla rabbia - la rabbia familiare che lo accompagnava ogni volta che succedeva qualcosa alla sua ragazza.
Doveva assolutamente arrivare al fondo di questa storia, a qualunque costo.
"Smaterializzarsi."
"Draco, cosa fai qui?"
Sua madre rimase sconvolta nel vedere suo figlio a casa, quando avrebbe dovuto essere a scuola a frequentare le lezioni, e lo osservò in cerca di una risposta mentre veniva velocemente sorpassata.
"Fammi passare." Ringhiò, evitando il suo sguardo e tuonando verso l'ufficio di suo padre.
"Draco, cosa è successo?" Insistette Narcissa mentre lo seguiva.
In un batter d'occhio la porta dello studio venne aperta violentemente, "Dov'è lei?" Ruggì, camminando a passo pesante e sbattendo i pugni sulla scrivania su cui suo padre stava lavorando.
"Chi, Draco?" Domandò noiosamente mentre teneva lo sguardo basso sui suoi documenti.
"Non sto giocando, Lucius." Ribollì con voce rauca, scuotendo la testa.
L'uomo alzò il capo, sospirando seccamente, "Che cosa vuoi? Non avevi detto che non ti avrei più rivisto?" Lo provocò con una punta di derisione nel ghigno sulla sua faccia.
"Dimmi dove cazzo è." Sibilò furiosamente, perforando gli occhi di suo padre attraverso il suo sguardo follemente inviperito.
Il sorriso beffardo di Lucius si fece sempre più vivace, "Non so di cosa tu stia parlando."
"Diglielo, Lucius." Disse Narcissa, alle spalle di Draco.
"So che fa tutto parte di un tuo piano del cazzo e ti conviene dirmi dov'è, a meno che tu non voglia che distrugga il tuo prezioso studio da cima a fondo." Lo minacciò con voce rauca e penetrante.
"Ti sfido."
Dopo pochi decimi di secondo il forte tonfo della scrivania che veniva ribaltata e sbattuta a terra echeggiò in tutta la casa, facendo sobbalzare Narcissa per lo spavento.
Lucius si ritrovò intrappolato dalla scrivania sul pavimento in modo da non permettergli di sguainare la sua bacchetta, e Draco dall'altra parte che teneva saldamente puntata la bacchetta contro il collo di suo padre.
"Draco!" Gridò sua madre, scioccata, "Cosa diavolo stai facendo?"
"Ti do un'ultima possibilità prima che ti lanci una fattura." Ringhiò, infuriato con i capelli scompigliati e i denti velenosamente digrignati.
La rabbia era esplosa dentro di lui come una bomba a orologeria e non c'era più niente e nessuno che potesse fermarlo, nemmeno il pensiero di essere disposto a maledire suo padre pur di sapere dov'è Josephine.
Non era arrabbiato, era follemente fuori di sé e fu sua madre ad aumentare la sua furia, "L'ha portata via Adrian Pucey."
Gli occhi spalancati di Draco fissarono quelli divertiti di suo padre. Sentì quasi mancargli l'aria mentre la sua mente lavorava per metabolizzare le parole di sua madre.
Pucey l'aveva presa.
Lei era con Pucey.
Pucey l'aveva portata via da lui.
"Tu, fottuto pezzo di merda, l'hai fatto venire nella stessa casa dov'era lei e gli hai permesso di separarla da me-" Gridò con la rabbia incontrollabile che sgocciolava dalla sua lingua, "Era il tuo cazzo di piano fin dall'inizio per portarla via da me!"
"Draco, ti prego-" Mormorò sua madre con voce spezzata a causa delle lacrime che stava versando.
"Ora dimmi dove cazzo è." Infilò più a fondo la punta della sua bacchetta mentre il suo viso rosso si contorceva sempre più dalla furia.
"Non lo so-"
"Non dire cazzate!" Urlò ancora più forte a un palmo dal suo naso.
"Non sto mentendo!" Gridò anche lui, "È vero, Adrian l'ha presa, ma non ho idea di dove l'abbia portata-"
"È la verità, Draco, non sappiamo dove siano." Confermò Narcissa.
"Non lo sai, eh?" Ringhiò con voce tagliente, digrignando i denti, e subito dopo sferrò un pugno sul naso di suo padre.
Un urlo scappò dalla gola di sua madre, "Draco!"
"Questo è per aver permesso a quel fottuto mostro di separarmi da lei." Ribollì, furibondo, "Se le succede qualcosa non mi fermerò a così poco."
La faccia di Lucius assunse un'espressione furente mentre guardava con disprezzo suo figlio, "Sei una delusione...trattare in questo modo tuo padre per una mocciosa che ti porterà solo alla rovina. Da adesso tu per me non sarai più mio figlio."
"Non lo sono mai stato." Scosse la testa, "Non meriti un figlio, non meriti niente." Si scagliò via per tuonare fuori, seguito da sua madre.
"Draco, ma che ti salta in mente?" Esclamò sconvolta, non riuscendo a tenere il suo rapido passo.
Draco non si fermò, continuò ininterrottamente a camminare a passo pesante giù per le scale per uscire il più velocemente possibile da quella casa. La sua testa non faceva altro che pulsare per l'estrema pressione, e la sola cosa che vedeva era la sua ragazza insieme a colui che non sperava altro di portarla via per potersela riprendere.
Era letteralmente fuori controllo. Il ribollire del suo sangue e la rabbia erano troppi per mantenere la calma.
Doveva trovarla. Non avrebbe permesso che Adrian la avesse di nuovo.
Era sua, glielo aveva detto lei stessa.
Si tirò i capelli e strizzò gli occhi dal dolore mentre crollava in ginocchio sull'erba del giardino, "Cazzo!" Sganciò un urlo straziante.
"Draco-" Sua madre corse a soccorrerlo, accovacciandosi accanto a lui, "Mi dispiace così tanto, tesoro."
"Non mi toccare, porca troia-" Si scansò subito da lei e scattò di nuovo in piedi, strofinando il dorso della mano sotto il suo naso bagnato dalle lacrime, "Eri d'accordo con lui di permettere a quello schifoso di riprendersela."
"No, Draco, non è così-"
"Sapevi quanto la amassi, lo sapevi benissimo, ti è stato chiaro fin dall'inizio." Tirò su col naso mentre mostrava per la prima volta a sua madre uno sguardo così disperato, "Come hai potuto farmi questo?"
"Tesoro, per favore-"
"Come hai potuto approvare l'idea di togliermi l'unica persona che mi abbia mai amato veramente?" Gridò con il labbro inferiore tremante, "La persona con cui voglio passare il resto della mia vita, madre."
Narcissa, scioccata, notò una piccola lacrima scappare dall'angolo degli occhi di Draco e scorrere lungo la sua guancia prima di essere immediatamente asciugata dal palmo della sua mano venosa.
Avrebbe voluto fargli sapere che lei non aveva idea del piano che aveva in mente suo marito e che se mai ne fosse stata a conoscenza non glielo avrebbe mai acconsentito, ma ora sapeva che non sarebbe cambiato nulla.
Suo figlio era completamente devastato.
Draco prese un respiro profondo e chiuse momentaneamente gli occhi mentre buttava la testa all'indietro, "Io non posso lasciarla andare, non è possibile per me...anche se volessi non ci riuscirei e lo so perché ci ho già provato, ma non è servito a nulla. Io la amo in un modo inspiegabile e non posso permettere che lei rimanga un solo secondo di più con quel bastardo. Devo trovarla-"
Scosse freneticamente il capo e voltò le spalle a sua madre per riprendere a correre, "Preferisco morire piuttosto che non averla."
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