Capitolo VII
Mancavano solo due minuti alla fine del terzo tempo e i Toronto Leafs erano ancora pari contro gli Ottawa Flames, non potevano perdere, non dovevano perdere questa volta, il campionato era stato incredibile, una vittoria dopo l'altra, come del resto ci si aspettava dalla squadra femminile di hokey su ghiaccio più promettente del Canada. La squadra avversaria era agguerrita, giocavano con passione ed energia ma allo stesso tempo col cuore di ghiaccio, niente le fermava o indeboliva.
Evangeline guardò davanti a sé con fare minaccioso, in cerca di un varco o di una compagna che l'aiutasse a segnare finalmente il gol della vittoria, e a regolare i conti contro coloro che l'anno scorso avevano inferto a tutta la squadra una sconfitta umiliante. Quest'anno sarebbe andata diversamente. Si era ripromessa di portare i Toronto Leaf alla vittoria quell'anno. E finalmente la vide, Jacky era libera, scivolava sul ghiaccio con fare esperto, lanciandole un'occhiata di sfida, scartando le avversarie e dirigendosi da sola verso il portiere, una ragazza verso il quale l'aggettivo robusta sarebbe sembrato un vero eufemismo. Alzò lo sguardo verso la porta e verso la sua compagna di squadra ma fu distratta da una figura nascosta dalla penombra, fuori dal campo di gioco; era un ragazzo abbastanza alto, con folti capelli scuri ma era troppo lontano per distinguerne i tratti del volto, eppure tra tutte le giocatrici in campo lei era sicura di essere al centro della sua attenzione, non osservava la partita come un semplice tifoso o come qualunque ragazzo pervertito della scuola, lui stava guardando lei, stava osservando solo lei. Ev si riscosse con fatica dal torpore e dall'immagine dello strano ragazzo. Scacciò dalla mente il pensiero di quello sguardo fisso su di sé e si riconcentrò sull'importantissima finale, quindi schizzò verso Jacky, pregustando il dolce sapore della vittoria, passando velocemente il disco alla sua compagna, la quale, con calma e tranquillità, consapevole della sua bravura, lo fece entrare in porta.
"SI!" esclamò Ev, lanciandosi sulla compagna con gioia, sbattendo a terra il bastone e urlando a squarciagola insieme alle sue compagne
"ABBIAMO VINTO IL CAMPIONATO!" rise abbracciandole con foga, incurante degli sguardi maligni delle avversarie
"non ci credo" sentì dire una sua compagna, troppo sorpresa e felice per rendersene conto subito
"io si, con la mia tecnica perfetta era praticamente impossibile perdere" disse Jacky sorridendo, guardando la ragazza ancora stupita e confusa per la vittoria e soprattutto per il suo commento
"sempre la solita, la modestia non è mai stata il tuo forte" rise Evangeline abbracciando la sua migliore amica e jolly della squadra
"lascia anche a noi comuni mortali qualche soddisfazione ogni tanto" continuò scuotendola per le spalle e iniziando a cantare insieme alle altre compagne
"m-m-mai" rispose Jacky con convinzione, ma balbettando per le spinte che stava ricevendo "ma direi di uscire a festeggiare, me ovviamente, ma anche voi siete state brave" disse riprendendo il controllo del proprio corpo e spingendo l'amica verso l'uscita
"che onore detto da te Jaks!" rispose una ragazza correndo verso gli spogliatoi con le amiche per concedersi una meritata doccia
"dai andiamo anche noi, sarai anche la migliore in campo ma puzzi come pumba" esclamò Evangeline ridendo e prese sottobraccio l'amica dirigendosi verso la scuola quasi saltellando per la gioia.
E in quel momento lo vide. Era seduto sugli spalti ormai svuotati, con il busto proteso in avanti e le dita delle mani incrociate, con i gomiti poggiati sulle ginocchia. Sembrava un normale ragazzo, seduto con calma, con il corpo rilassato, come se stesse aspettando la fidanzata che da lì a poco sarebbe uscita dagli spogliatoi. Ma gli occhi lo tradivano. Erano tesi, scattanti e osservavano con insistenza Evangeline, a cui rivolsero una silenziosa richiesta, facendole un cenno con la testa. Seguimi fuori, sembrava voler dire quel gesto.
La diretta interessata fu immediatamente scossa da un brivido, curiosa e impaurita dal luccichio d'acciaio negli occhi dello sconosciuto, ma, facendosi coraggio, distolse lo sguardo trovando al loro posto quelli dell'amica:
"qualcuno ha fatto colpo vedo" disse Jacky maliziosa indicandolo con la testa
"non credo proprio Jacks, e poi è troppo grande, frequenterà il college!" rispose lei facendo finta di niente e cercando di sotterrare l'angoscia che le era appena venuta.
"e quindi? Qual è il problema?" la contestò la sua migliore amica emozionatissima
"che figo! Ha un'aria da tenebroso/misterioso, sembra uscito da un film di James Bond, anche se la giacca stona un po'"
Da serial killer più che altro pensò rabbrividendo. E se fosse uno stalker? Si chiese, anche se non capiva perché non poteva semplicemente sentirsi lusingata dall'attenzione di un bel ragazzo.
"infatti non è il mio tipo, preferisco i bravi ragazzi" disse cercando di convincere l'amica e entrando finalmente negli spogliatoi, al riparo da quel gelido sguardo
"dovresti andare a parlarci" continuò imperterrita Jacky, senza ascoltare le parole della povera Evangeline, che nel frattempo stava cercando un modo per cambiare discorso o, al limite, svignarsela dalla finestra del bagno
"IO?" Ma sei completamente uscita di senno?" urlò Ev facendo voltare due o tre ragazze nella loro direzione, incassando occhiate di confusione e, molto più probabilmente, di pena.
La pazzia è contagiosa ragazze pensò lei ridendo e guardandole storto. Da quando Jacky si era trasferita nella loro scuola, Ev aveva preferito la sua compagnia, del tutto fuori di testa, alle sue vecchie e smorfiose compagne di classe. Le aveva sempre odiate ma, prima dell'arrivo di Jacky, erano le uniche persone che conosceva; non voleva stare da sola, quindi era diventata come le persone che odiava. Ma adesso era tutt'altra storia. Poteva essere se stessa, goffa e con la ridarola facile, senza limiti e senza badare a quello che pensavano quelle oche delle sue ex-amiche perché aveva Jacky, e il suo piccolo gruppo al di fuori della scuola. Non aveva bisogno di nessun altro.
"No. Non lo farò. Ora lasciami entrare in doccia che puzzo come una capra" disse dandole le spalle e incamminandosi verso le meritate docce.
"vai pure, io scappo a casa, sono sicura che i miei sono incazzati neri"
"cosa hai fatto?"
"niente, come al solito, si incazzano per tutto" rise l'amica salutandola con la mano e incamminandosi verso l'uscita dello spogliatoio.
Il suo niente vuol dire tutto o nulla pensò Evangeline uscendo frettolosa dalla doccia con l'intenzione di sprofondare nelle morbide coperte nel letto di casa sua. Fischiettando qualche nota a caso, prese l'enorme borsone dell'attrezzatura con stampato il simbolo dei toronto leaf, controllando dove fossero le chiavi della macchina, che, tra l'atro, perdeva continuamente
Ah! Trovate! Tirandole fuori dal taschino esterno del borsone
il maxi portachiavi serve a qualcosa almeno pensò armeggiando tra i vari pupazzetti, lustrini, minilibri e giocattolini di plastica attaccati un bambino di 4 anni ha meno giocattoli, e riesco a perderlo comunque tutte le volte. Assurdo.
Si diresse fuori dallo stadio, verso il grande parcheggio di fronte alla scuola, ormai semi deserto considerando che sia gli spettatori che i giocatori erano usciti per festeggiare o per godersi una meritata dormita.
Stava ripensando agli schemi adottati durante la partita e a quanto fossero stati efficaci contro i loro avversari quando notò una figura appoggiata alla portiera della sua macchina, con le braccia incrociate, come se stesse aspettando qualcuno, ormai con la pazienza agli sgoccioli
È il tipo di prima! Si rese conto lei spaventata, tenendo le chiavi della macchina nella mano, come se fossero un'arma e cercando frettolosamente il cellulare nella borsa
"io non lo farei, se fossi in te" esclamò il ragazzo. Aveva una voce adulta, profonda, non quella cantilenante che era abituata a sentire in classe da parte dei suoi compagni. Evangeline bloccò la mano a mezz'aria.
"non voglio farti del male. Voglio solo parlarti" riprese lui, con fare calmo e rassicurante, scostandosi dalla macchina e facendo lentamente qualche passo verso di lei, facendola arretrare
"mi credi un'idiota?" disse lei, sorpresa dal tono calmo della sua voce, l'esatto contrario di ciò che sentiva veramente, e stringendo ancora di più, se possibile, le chiavi nel suo pugno. Facendo mente locale si rese conto che, se le cose si mettevano male avrebbe sempre potuto prendere la mazza da hokey che spunta a dal borsone, troppo lunga per starci tutta, e prenderlo a randellate.
"voglio solo parlare. Non chiamare nessuno, ti prego. Io resterò qui, a debita distanza" rispose il ragazzo, facendo qualche passo indietro per dimostrarle di essere degno della sua fiducia
"ho solo bisogno di parlarti, tutto qui"
Ma che problemi ha questo? Non so chi sia e non so neanche di cosa voglia parlarmi, anche se sembrerebbe molto importante a giudicare dal suo tono di voce. Potrei ascoltarlo e poi al massimo posso colpirlo con la mazza da Hockey rifletté Evangeline, valutando la strana richiesta dello sconosciuto Oppure potrei prima colpirlo con la mazza e poi vedere che ha da dire. Mmm.
"d'accordo. Parla. Chi sei? E cosa diavolo vuoi da me?" acconsentì curiosa lei, nonostante la paura e il sospetto
"mi chiamo James, sono americano, mi hanno mandato qui in tua ricerca, in pratica per salvare il mondo" disse tutto d'un fiato il ragazzo, guardando a destra e a sinistra con rabbia, cercando qualcosa
"cosa?" chiese con voce acuta Ev, stringendo gli occhi per guardarlo male, non credendo assolutamente a ciò che aveva appena detto. Prese d'istinto la mazza dietro di sé e la puntò verso di lui
"non mi piace questo scherzo, spostati subito e fammi andare a casa!" gli ringhiò contro, stufa, brandendo la mazza come una spada per farlo arretrare
"sono serio, non è uno scherzo. Certo, potevo usare parole migliori ma questo in pratica è il succo del discorso e non abbiamo tempo da perdere" disse lui voltandosi e dandole le spalle, guardando oltre la macchina alla ricerca di qualcosa.
"tu sei una discendente degli antichi guardiani, uomini capaci di plasmare l'energia che governa il mondo a loro piacimento. Ora abbiamo bisogno dei guardiani, di te, di noi per impedire che venga distrutto. Ora come ora sembra una cazzata epocale ma è la verità, e te lo proverò" riprese girando la testa per guardarla negli occhi. Erano fieri e troppo sicuri di sé per pensare a quanto sembrasse assurdo ciò che aveva appena detto
E secondo sto qui dovrei bermi questa storia assurda? Ma mai.
"Bene dunque, provalo!" sbottò scettica, pronta a ridergli in faccia da un momento all'altro. "Voglio proprio vedere come hai intenzione di fare!"
"Beh ecco non è così facile..." cercò di dire con tono sbalordito, guardandola impacciato mentre la ragazzina si era già messa ad alzare gli occhi al cielo, convincendo sempre più di avere un idiote davanti a sé, ma l'altro fu imbavagliato improvvisamente da un fazzoletto bianco giunto dal nulla
"MMMMMM" urlò lui furioso, con la bocca coperta dal fazzoletto, contro gli alberi vicini alla macchina, mentre intorno ai suoi polsi e alle caviglie spuntarono fuori delle corde che presero fuoco in un attimo, senza avere la possibilità di avvicinarsi al ragazzo. Questo prese con forza il bavaglio alla bocca e lo strinse in un pugno, che si incendiò improvvisamente, mandando scintille sull'asfalto, con la faccia furibonda, tutta rossa, per poi passarsi con calma una mano tra i capelli, in quel gesto che fanno tutti i ragazzi pensando di far sciogliere tutte quelle che li guardano, anche se ad Evangeline sembrava più Ade in Hercules
"ODDIO LA TUA MANO HA PRESO FUOCO!" urlò Evangeline, a metà tra l'eccitazione e il terrore. Foooooorse non aveva poi così torto.
James, intanto, fregandosene completamente di quest'ultima e del suo urlare come se non ci fosse un domani, tirò un pugno all'aria da cui scaturì un'enorme fiammata rossa che si diresse verso l'entrata del piccolo bosco, incendiando un albero sul suo limitare
"smettila di nasconderti, fatti vedere se ne hai il coraggio!!" abbaiò contro il povero albero che aveva appena preso fuoco. Questo però si spense improvvisamente, senza lasciare traccia, le foglie tornarono verdi e i rami bruciati rifiorirono come se il fuoco non avesse mai turbato il loro sonno, e una figura uscì da dietro, camminando lentamente e tranquillamente verso i due ragazzi. Intanto Evangeline era rimasta lì, allibita ad osservare tutta la scena boccheggiando in un evidente stato di shock.
"fuoco. Non hai perso il vizio vedo. Quando capirai che puoi fare altro oltre a lanciare globi infuocati dalle mani? Quando capirai che puoi governare tutto ciò che c'è intorno a te? Non puoi bruciare tutto quello che ti passa per la mente" una voce profonda uscì dalla bocca dell'anziano uomo davanti a loro, calma e allo stesso tempo autoritaria. Era molto minuto, non poteva superare il metro e sessanta, i capelli ormai bianchi erano curati e tagliati corti, come quelli di un militare e nei suoi occhi brillava una luce d'acciaio che fece sussultare per la paura Evangeline.
"e perché dovrei? È l'elemento che tu odi di più" rispose James con sicurezza, sfidandolo con gli occhi; il suo atteggiamento era completamente diverso, prima sembrava che potesse distruggere incontrollato l'intera foresta con un solo sguardo, insieme al parcheggio, ora invece sembrava meno rabbioso e più sicuro di sé, cosciente di chi avesse davanti e assolutamente fiducioso di ciò che poteva fare e che stava per fare. Ed Evangeline non era l'unica ad averlo notato.
"tranquillo ragazzo, non sono un nemico, voglio riportarti a casa. Noi siamo una famiglia e voglio riprendermela. E sono sicuro che lo vuoi anche tu"
Feeeeeermo, fermo, fermo. Famiglia? Sto tipo imbronciato è un parente di questo figo? Pensò Evangeline spalancando gli occhi per lo stupore, spostando ripetutamente lo sguardo prima su James, poi sul mini vecchietto davanti a lei, non trovando alcuna somiglianza
"siamo troppo fiduciosi, padre. Dopo tutto quello che hai fatto credi ancora di meritare il mio affetto? Tu non vuoi me. Vuoi il mio potere e sta tranquillo che non l'avrai mai." Ringhiò James in risposta, mentre uno strano calore e un intenso profumo di cacao si propagavano dal suo corpo, costringendo entrambi i presenti ad indietreggiare. La ragazza alle sue spalle si sentì inebriare da quel profumo, e fu come se una parte di sé a lungo nascosta lo riconoscesse.
"Tu non sarai mai mio padre! Mai! Come osi tornare a cercarmi? Come osi farti vedere qui!" abbaiò ancora il ragazzo, furioso, contro il verme che sosteneva di essere ancora suo padre
"vuoi vedere di cosa sono capace? Vuoi vedere il potere? La tua invidia verso di me, il tuo unico figlio, è imbarazzante! L'unica cosa che hai fatto da quando la mamma è morta è stata cercare di rubare la mia energia, la mia vita! Non potrai riportarla indietro. Lei è morta ed è tutta colpa tua!"
Il calore attorno a lui aumentava progressivamente, esplodendo in onde d'oro ad ogni parola che pronunciava, facendo allontanare Evangeline, completamente terrorizzata, dietro una macchina poco lontano, mentre il padre di James, più impressionato che impaurito, non riusciva ad emettere alcun suono, stava lì, fermo e immobile ad osservare il meraviglioso e, allo stesso tempo, mostruoso spettacolo davanti a sé.
Il ragazzo chiuse gli occhi, immobile, furioso, ripensava a tutto ciò che il padre aveva fatto, a tutta la crudeltà e spietatezza che aveva dovuto sopportare, sia per lui, sia per la madre, che non era riuscita a sopravvivere a quel mostro che aveva sposato.
Lingue di fuoco danzavano intorno a lui, in un tripudio di colori, creando un effetto di ombre e luci su tutta la foresta; schioccavano ripetutamente scontrandosi tra loro, creando una magica danza attorno al proprietario, muovendosi a ritmo di una musica silenziosa, di cui solo loro conoscevano i passi. Era un'armonia perfetta, cambiavano colore passando dal rosso acceso al ghiacciante blu, seguendo uno schema ordinato e preciso come un orologio svizzero, di cui James era l'unico e solo orologiaio.
Ma la musica non può durare per sempre.
Le lingue di fuoco interruppero la propria danza, rimanendo immobili per qualche secondo, in attesa di ordini, fino a quando James riaprì gli occhi, puntando il suo sguardo gelido sulla causa della sua furia, della sua sofferenza, e, senza fare un solo gesto, le fiamme si mossero, prima lentamente, unendosi piano piano tra di loro, indirizzate verso un unico nemico.
Quello, risvegliatosi dal torpore, alla vista della fine della danza, iniziò a correre verso l'interno della foresta, cercando un riparo, non sapendo quanto fosse inutile la sua corsa, non sapendo che il fuoco di James l'avrebbe trovato sempre e comunque.
"JAMES FERMATI! SONO PUR SEMPRE TUO PADRE!" gridò con il fiato corto, senza alcuna speranza
"no, non lo sei" sussurrò l'orologiaio, senza farsi sentire, continuando a guardare la scena con un'agghiacciante furia negli occhi, aspettando la fine delle sue sofferenze, la fine di tutto.
Ma non arrivò.
L'uomo, capendo di non poter fermare le lingue di fuoco che piano piano lo stavano raggiungendo, fondendosi tra loro, creando quasi l'immagine di un drago che ruggiva dietro di lui, raccolse le braccia attorno al suo tronco, e, in un ultimo e speranzoso balzo, entrò nell'ombra di una quercia e scomparì nel nulla, lasciando dietro di sé un acre odore di incenso. Alla fuga della vittima, le fiamme si dispersero, tornando verso il proprietario, che, esausto, si accasciò sul terreno.
"James!" urlò Evangeline, riscuotendosi dal torpore della magica scena a cui aveva appena assistito, correndo verso il ragazzo. Ne era rimasta impressionata dalla freddezza verso il padre e, allo stesso tempo, dal calore che sprigionava, infiammandosi, letteralmente, per la sua improvvisa e inaspettata comparsa.
"mi ero quasi dimenticato di te" sussurrò lui, quando lo raggiunse, con un sorriso storto e stanco
"ora mi credi? Abbiamo bisogno di te" ricevendo in risposta un tacito movimento del capo, e un sorriso luminoso
"ottimo. Ora, vorrei dire di riuscire a camminare da solo, ma non sono proprio nella condizione di fare battute, non è che potresti aiutarmi?" riprese lui, con voce stanca, cercando di alzarsi
"certo, ma, tanto per curiosità neh, cosa facciamo ora? E soprattutto, cosa diavolo dico ai miei?" rispose Evangeline, prendendogli il braccio e gettandoselo sulle spalle, ringraziando il fatto di essere allenata e soprattutto abbastanza alta per reggere il ragazzo.
"facile: andiamo in Islanda. Non fare domande, te lo spiego più tardi. Per quanto riguarda i tuoi... mi farò venire in mente qualcosa, ora possiamo andare in macchina? C'è un McDonald qua vicino? Ho una fame da lupi!" disse causando una risata da parte della ragazza, che decise, in quel momento, di potersi fidare di questo strano tipo, e si incamminò verso la sua macchina, assaporando un ultima volta l'aroma di cacao che impregnava ancora l'aria.
ANGOLO AUTRICE
Heilà! Scusate il ritardo! Era pronto domenica il capitolo ma andava ridefinito, vero @@lostinastorm? (non so come taggarti.). E comunque volevo farvi presente che sono abbastanza orgogliosa del mio jemmino, che sarebbe James, non so perché mi è uscito così, bravo cucciolo *mani che applaudono
eeeeeee niente, continuate a seguirci, alla prossima puntata! (con Sam penso! ma potrei anche cambiare idea)
Ciao!
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