CAPITOLO 20
CAPITOLO 20
[1º giorno scolastico della settimana - Lunedí]
Miru's POV
Saluto mamma con la mano e passeggio da sola per il cortile della scuola. Mi piace la brezza primaverile che muove i miei capelli. Da oggi inizia la primavera, ossia anche le numerose attività pomeridiane extrascolastiche. Ció significa che in alcuni giorni trascorreró molto tempo in questo posto, anche fino a tardi, per prepararmi agli esami finali e a tutto quel che si organizzerà a fine anno. Sará un peccato non avere più il passaggio di mamma o papà per tornare a casa. Per fortuna che c'è Luhan!
In una panchina vedo seduta da sola Hyemi e subito i ricordi del locale notturno si fanno strada nella mia testa. Dovrei smetterla di pensare male, mio fratello mi ha già spiegato tutto. È il semplice posto in cui si riuniscono qualche volta tutti i ragazzi popolari di questa città. Non fanno assolutamente niente di male.
Che faccio? Mi avvicino?
Ma sí, dobbiamo chiarire. Lei è mia amica.
"Buongiorno Hyemi" dico a bassavoce, per non rovinare l'atmosfera mattutina calma e rilassante.
Lei sembra sorpresa di vedermi, infatti si alza in piedi e poi si risiede di nuovo.
"Ciao Miru" dice, senza riuscire a guardarmi in faccia. Sono davvero cosí brutta?
"Hyemi.. c'è qualcosa che devi dirmi?" le chiedo, in modo calmo.
"Ecco" si limita a dire, per poi restare in silenzio.
Ho capito. Di questo passo non dirà più niente e io non voglio che sia cosí. Siamo amiche, puó dirmi tutto e io le vorró sempre e comunque bene. Devo aiutarla.
"Hyemi, lavori in quel locale?" le chiedo.
La mia domanda rende lucidi i suoi occhi. Forse ho esagerato andando subito al dunque, ma è la cosa migliore. Non posso girare sulle parole perchè perderei soltanto tempo.
"A me puoi dire tutto, tontina. Sono qui!" le dico in tono rassicurante, circondandola con le braccia e stringendola a me.
Lei guarda altrove, come se non avesse intenzione di dirmi niente e nascondere dentro di lei tutta l'angoscia che sta provando. Il suo tentativo di trattenere le lacrime fallisce dopo qualche secondo. Si ritrova costretta a nascondere il proprio viso sulla mia spalla e singhiozzare in silenzio.
"Esatto. Brava Hyemi. Piangi e tira fuori tutto. La mia spalla sarà sempre a tua disposizione." dico, dandole leggere pacche sulla schiena.
Non so cosa succederà dopo tutto questo o cosa mi dirà, se me lo vorrà dire; ma sono più che sicura del fatto che lavorare lí non sia una sua scelta.
Dopo essersi calmata, si asciuga le lacrime con un fazzoletto che le offro e si siede nuovamente nella panchina, facendomi segno di mettermi accanto a lei.
Ubbidisco, mi siedo e aspetto che sia lei a rompere il ghiaccio. Sono pronta ad aspettare secoli, l'importante è che arrivi il momento in cui lei se la senta di dirmi tutto. Fisso l'entrata della scuola, in attesa. Non c'è molta gente, solo i soliti cervelloni che si alzano presto per ripassare quel che hanno ripassato ore ed ore anche il giorno prima.
"Miru-Ah.." dice all'improvviso Hyemi, facendomi sorridere. Mi è mancata la sua voce dolce, nonostante la sua personalità forte e più maschile che femminile.
"In realtà è da ieri che desidero dirti tutta la verità, ma non riesco ancora a trovare il coraggio di farlo.." ammette, guardandosi le scarpe.
Io non dico niente. Il mio silenzio le fa segno di continuare perchè è un modo per dimostrarle che staró qui ad ascoltarla. Non importa se parla a monosillabi, non la interromperó e cercheró di capire fino alla fine.
"Mia madre è morta quattro anni fa a causa di un incidente stradale e mio padre si è subito risposato con la donna con cui la tradiva ogni giorno." -Hyemi
Quelle parole mi fanno venire la pelle d'oca. Non sapevo stesse passando tutto questo dolore, me l'ha sempre nascosto.
"A questa donna, io e le mie due sorelle non siamo mai piaciute e l'odio è stato sempre reciproco. Ci considera delle copie inutili di nostra mamma, dei ricordi che devono sparire dalla vita di suo marito per sempre. Ovviamente mio padre, che dal giorno della morte di mamma si è trasformato in un tossicodipente, le ha dato ragione. La ama. Ecco perchè siamo state cacciate di casa." fa una pausa per sospirare, mentre io cerco dentro di me il coraggio di ascoltare il continuo. Già, ora tocca a me ad averlo.
"Devo finire gli studi per regalare alle mie sorelle una speranza di avere un futuro migliore, ma devo anche lavorare per dar loro da mangiare ogni giorno e pagare le tasse del piccolo appartamento che siamo riuscite a trovare." -Hyemi
Il suo racconto mi fa lacrimare gli occhi. È ingiusto, come riesce ad andare avanti con tutto questo peso, da sola? È una ragazza fantastica, non si merita tutta questa sofferenza.
"Quanti anni hanno le tue sorelle?" chiedo, asciugandomi in fretta le lacrime.
"Una sei e l'altra otto" risponde.
Vedo nei suoi occhi un briciolo di felicità oltre a tutta quella malinconia che trasmette adesso. Deve voler davvero molto bene a quelle due creature, fortunate ad averla come sorella maggiore.
"Hyemi, mi dispiace" dico, abbracciandola di nuovo. Non so cos'altro dire, non mi sono mai ritrovata in situazioni del genere. Provo tanto dispiacere per lei e penso che l'abbia capito.
Ci saró sempre per te, Hyemi. Sempre.
"Stai tranquilla." dice, ricambiando l'abbraccio.
Nel tempo restante prima del suono della campanella, mi racconta altre cose su di lei. Mi dice di Niel che ha conosciuto qualche settimana dopo che inizió questa tragedia e che la aiutó molto in qualsiasi situazione. Lui la conosce perfettamente, sa quand'è il momento di lasciarla stare & piuttosto prendersi subito le distanze e quando invece è il momento di stare con lei quasi con l'intento di non lasciarla più.
Che strano, all'inizio non pensavo fossero cosí legati e invece ho appena scoperto che coloro che sono diventati i miei primi amici, sono proprio come fratello e sorella.
Parlando di Niel, arriva e noi neanche ce ne accorgiamo.
"Buh! Buongiorno!" urla, sbucando dal nulla dietro di noi.
"Ciao Niel" diciamo insieme io e Hyemi, infastidite dal suo grido di prima mattina.
Lui se la ride e poi si siede accanto a me.
"Le hai raccontato tutto?" chiede guardando Hyemi, che annuisce sorridendo.
"D'ora in poi saremo veramente migliori amici. Possiamo contare ognuno sull'aiuto dell'altro. Ok?" dice, posizionando la sua mano al centro come per invitarci a fare quel tipo di urlo d'incitamento che si fa prima di una partita.
Io e Hyemi ci scambiamo un'occhiata confusa, ma poi mettiamo le mani sopra la sua.
"E cosa dobbiamo dire?" chiede Hyemi, saggia domanda.
"Hmm il nostro nome sarà.." dice Niel, iniziando a pensarci su.
Qualcosa peró non quadra. Sento che se diamo il compito di scegliere il nome proprio a lui, non finirà mai piú di pensare, anche perchè non sono sicura che lui sappia farlo.
"Saremo il team sacco di patate" dico convinta, facendoli scoppiare a ridere.
Mi unisco alle risate, ma alla fine diventerà davvero quello il nostro nome.
~
Suona la campanella e presto la nostra classe si riempie. Saluto Yoon con la mano e poi poggio la testa sul banco e socchiudo gli occhi. Non manca nessuno, soltanto l'insegnante. Per me non c'è problema, puó anche arrivare a fine ora.
"Buongiorno ragazzi" dice, entrando.
Come non detto.
Tutta la classe si riordina, c'è chi stava in piedi e si siede nel proprio posto, chi rimette apposto i trucchi che stava utilizzando, chi spegne il cellulare, chi mette soltanto il silenzioso, chi nasconde gli snack (Hyemi), chi smette di stiracchiarsi e poi ci sono io che non riesco a staccare la testa dal banco. Mi stavo per addormentare, perchè disturbarmi?
"Ho portato con me una nuova alunna, anche se proprio nuova non è. Da oggi sarà una vostra compagna di classe" quella frase mi da la forza di alzare la testa.
È impossibile. Per quanto ne sappia, di solito non accettano trasferimenti da parte di altre scuole proprio all'inizio della primavera, cioè a pochissimi passi alla fine dell'anno scolastico.
Di chi si tratterà?
Forse è qualcuno di importante..
Guardo incuriosita la porta, come tutti gli altri. Devono essere sorpresi quanto me. Esclusa Yoon che sta scrivendo qualcosa nel suo quaderno sempre disinteressata dal resto del mondo.
Sento dei leggeri passi provenire dall'esterno della nostra aula. La nuova arrivata entra in classe con dei piccoli passi e si ferma davanti alla cattedra.
È bellissima, sembra una celebrità. Ha gli occhi dolci e lo sguardo innocente. Se fossi maschio, mi prenderei subito una cotta per lei.
"Annyeonghsaeyo, sono Yoo Ji Ae. Saró una vostra nuova compagna di classe, spero di fare nuove amicizie. Prendetevi cura di me!" dice, inchinandosi.
Io mi sto sciogliendo. È troppo carina!
"Jiae, sei tornata!" dice un'alunna seduta al primo banco.
"Com'è stato studiare negli Stati Uniti?" le chiede DalPo, il vicino di banco di Yoon, sará la prima volta che lo sento parlare oltre alle interrogazioni.
"La nostra principessa, ci sei mancata tantissimo!" dice un'altra alunna.
"Sei sempre piú bella!" dice quello seduto vicino all'ultima che ha parlato.
Ogni alunno sembra che abbia qualcosa da dire. La conoscono tutti, tranne me.
Jiae si limita a sorridere e inchinarsi un sacco di volte per tutte le domande ed i complimenti che sta ricevendo. Poi rivolge lo sguardo all'insegnante, che capisce subito quel che gli vuole chiedere.
"Siediti pure dove vuoi, signorina Yoo. Ci sono alcuni posti liberi." le dice.
Lei ringrazia ed inizia a camminare con quel sorriso che le sta benissimo. Quando mi passa davanti ed incrocia i miei occhi, peró, quel sorriso scompare e sembra che sia io il motivo di ció. Sgrano un po' gli occhi e lei sembra accorgersene. Per rimediare fa un altro sorriso e va ad occupare il posto libero vicino alla finestra.
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