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Capitolo 18

Alexandra

Dormire.
È questo che vorrei, ma ciò non mi viene concesso da un’insistente e strana musichetta, che non fa che aumentare il mio mal di testa.
Un po’ confusa e rintontita, quando cerco di mettermi a sedere, mi accorgo di essere immobilizzata da un peso… il peso di una persona.

Oh no.

Mi torna in mente che ieri sera ho ballato con qualche ragazzo, tra cui uno piuttosto strano e viscido… nel panico, apro gli occhi di scatto… e vedo i capelli di Jude.
Mi cinge con un braccio e appoggia la testa sulla mia pancia.
Oddio. Ma che cavolo ho combinato?

Cerco di spingerlo via senza svegliarlo, ma lo vedo aprire lentamente gli occhi.
Poi li richiude e si sposta da sopra di me.
Mi alzo, e quando lui riapre nuovamente gli occhi resta a guardarmi in silenzio come se fossi una bestia feroce.
Rammento tutto: io che salto addosso a Chanel, Jude che cerca di calmarmi e io che lo provoco, mentre gemo dal piacere.

Come mi è saltato in mente?

Vorrei dire qualcosa, ma non so cosa.
Sono nel panico più totale.
Lui sembra accorgersene: scende dal letto con indosso solo una paio di boxer.
Oh, Dio.
Si siede sulla poltrona e mi guarda, e solo allora mi accorgo di indossare il reggiseno… e nient’altro.
Stringo le gambe al gambe al petto, imbarazzata.
‘Di’ qualcosa’, mi ordina.
‘Non… non so cosa dire’, ammetto.
‘Mi dispiace’, fa lui, prendendosi la testa fra le mani.
‘Lo spero’, mormoro.
‘Sei te che mi hai praticamente implorato.’
‘Di certo non ti ho obbligato’, rispondo di rimando. Non so ancora come gestire la situazione: litigare con lui e cacciarlo, facendo finta che non sia successo niente, oppure cercare di comportarmi da persona matura.
Mi alzo, coprendomi con il lenzuolo, e lo osservo: ha dei succhiotti sul collo e qualcuno sul petto.
D’istinto porto una mano sullo stesso punto, e mi guardo allo specchio, posto dall’altro lato della stanza, che non avevo minimamente notato: ho gli occhi rossi, i capelli leggermente scompigliati e anche io, possiedo alcuni segni violacei, dalla clavicola al collo.

Accidenti.

Mentre ci ripasso le dita sopra, ricordo la lingua di Jude sulla mia pelle.
Devo essere ancora sotto l’effetto dell’alcool, perché non riesco a pensare lucidamente.
‘Alex, ti sta…’ gli si incrina la voce. ‘Ti sta bene quello che è successo stanotte?’ Perché si comporta in modo così strano? Mi sarei aspettata un sorrisetto impertinente, o che mi dicesse: Di nulla, è stato un piacere.
‘Non… non lo so. No, non mi sta bene, credo.’
‘Mi odi… insomma, mi odi più di prima? Anche se ieri hai detto che mi avresti perdonato.’
Io cosa?
In un lampo mi ritorna in mente la frase che ho pronunciato prima di addormentarmi.
Cazzo.
Evitando la sua domanda, mi inizio a vestire e poi controllo il cellulare.
Sei chiamate perse, due da Nelly e quattro da Celia, e un paio di messaggi da varie chat.
Apro il primo che vedo, e nemmeno tre secondi dopo me ne pento: é un video di me che butto a terra Chanel.
Non so se ridere o piangere, ma penso di più la prima opzione: non ero in me, e quella lì si meritava una bella lezione.
Velocemente, lo spengo e lo ripongo in una tasca, poi raccolgo le mie cose ed esco dalla stanza senza degnarlo di uno sguardo, camminando alla ricerca di un bagno, almeno per sistemarmi e uscire da questa casa, che tutta d’un tratto è diventata soffocante, nonostante la sua grandezza.

Trovato quello che cercavo, constato che dovrebbe appartenere a qualche ragazza, lo si capisce dalle pareti rosa sfavillante, oltre al vasto assortimento di spazzole e trousse di trucchi, che capitano proprio a fagiolo.
Mi siedo sulla tavoletta del water, fissando dal riflesso dello specchio la porta, precedentemente chiusa: una piccola parte di me, quella ribelle e ricca di ormoni, spera che Jude possa attraversarla e rifarmi ritornare nel mondo del piacere, mentre il mio subconscio mi deride, cercando di essere il più realista possibile: lui non verrà.
Neppure il tempo di pensarlo, che la causa di tutti i miei tormenti irrompe nella stanza, creando una danza della felicità per i miei ormoni.
‘Alex, so che sei arrabbiata, ma dobbiamo parlare', dice con voce tirata.
Lo guardo senza muovere un muscolo: si è cambiato e si è messo finalmente una maglietta.

Con tutta me stessa, vado contro al mio stesso ideale: ‘No. Ero ubriaca, stavo per picchiare quel canarino della tua ragazza. Tu mi hai portata in stanza, e abbiamo fatto cose. Di cos’altro dobbiamo parlare?’
Cerco di restare calma.
Non voglio rivelargli l’effetto che mi fa.
L’effetto che mi ha fatto questa notte.
‘È stato un errore, tutto qui.’ Apro un beauty, tiro fuori un correttore e inizio ad applicarlo generosamente sul collo, per cercare di ricoprire le ultime tracce dei miei peccati, mentre Jude resta in silenzio alle mie spalle.
‘Non è stato un errore, sei stata te a volerlo, se ben ricordi; e poi quella non è la mia ragazza, a malapena la conosco’, controbatte sbuffando.
Ricordo, sì, ricordo di essergli montata a cavalcioni e di essermi strusciata contro di lui.
Ricordo di aver preteso che facessimo quello.
Ricordo che lui mi ha detto di no, mi ha chiesto di fermarmi.
Ricordo anche della bionda sulle sue gambe, e della sua mano sulla sua coscia.
Mi vergogno profondamente del mio comportamento, per essere caduta così in basso, per aver ceduto. Ma allo stesso tempo ne vado fiera: ho fatto vedere chi comanda, come un leone che afferma la sua supremazia.
Anche se mi annoto mentalmente che la prossima volta che dovrò bere mi assicurerò che lui non ci sia.

La rabbia mi ribolle dentro, e scaglio i trucchi a terra. ‘Non ti azzardare a scaricare la colpa su di me, perché avresti potuto dire di no!’ strillo.
‘Vedi che io l’ho fatto!’
‘Non capivo cosa stesse succedendo, e lo sai!’ È una mezza bugia perché in realtà sapevo cosa volevo, solo che non ho il coraggio di ammetterlo.
Ma lui inizia a ripetermi le cose che gli ho detto ieri sera, e mi fa perdere, per l'ennesima volta in poco tempo, le staffe.
‘Fuori di qui! Vattene!’ Grido andando a controllare l’ora sul telefono.
‘Ieri sera non mi chiedevi di andarmene, anzi’, ribatte crudele.
‘Ero ubriaca, Jude! perché dovrei volere te, se posso avere qualcuno di molto meglio?’Mi pento subito di quelle parole.
Nei suoi occhi cremisi, passa una scintilla di dolore, o di gelosia. Mortificata, faccio un passo verso di lui.
Credo proprio che a volte mi servirebbe un filtro tra il cervello e la bocca.
‘Non toccarmi’, dice. ‘Sai, in fin dei conti va bene così. Non so neppure perché ti ho seguita come un cretino, dovevo saperlo che avresti reagito in questo modo!’
Decisa, faccio un'ulteriore passo verso la sua direzione, ma accidentalmente il mio piede si posa su uno dei tanti cosmetici, facendomi cadere per terra, o almeno, è quello che credevo sarebbe successo: due possenti braccia mi stanno sorreggendo.
E ho il suo volto ad un palmo di distanza dal mio.

A disagio, mi guardo le mani, appoggiate sulle sue spalle, che ad un tratto diventano molto più interessanti del suo sguardo furente ma allo stesso tempo preoccupato.
Gli interminabili secondi che si susseguono dopo ciò, mi fanno pronunciare una frase che ormai mi tormentava da fin troppo tempo: ‘Perché l’hai fatto?’
Inizialmente rimane sorpreso dalla domanda, probabilmente non capendola, ma poi si ricompone, tornando serio.
‘Io… non lo so. L’ho fatto e basta; ti odiavo, ma ora… è cambiato qualcosa, qualcosa che a stento riesco a capire, o meglio, accettare io stesso. Ti ho chiesto scusa una miriade di volte, ma te non mi stai mai sentire’
‘Devo sapere esattamente cosa provi’
‘E tu quando me lo dirai? Sei chiusa tanto quanto me, se non di più’
‘Cosa? No, non è vero’
‘Si che è vero! Continui a ripetere che con me hai chiuso, ma ora sei qui. E io sono un po’ confuso’
Ho un nodo in gola.
‘Anch’io mi sento confusa; non so cosa fare. Ho evitato questo per troppo tempo. Ho detto che ti ho perdonato, ma non voglio pentirmene.'

Jude

Credo di non essere mai stato così sincero con qualcuno, ma voglio mettere tutte le carte in tavola.
Alex inizia a piangere.'Posso fidarmi di te?'
Mi ero accorto che tratteneva me lacrime, ma sono contento che non ci riesca più.
Avevo bisogno di vedere le sue emozioni. Prima le potevo leggere negli occhi che cosa provava, ma ora c'è un muro.
Spero solo che dopo oggi non sarà più così. È che la sincerità di cui sto dando prova, deponga a mio favore.
'Non posso prometterti che non tradirò più la tua fiducia, ma posso provarci, per te.' Le sollevò il meno con due dita, e lei mi guarda con quegli occhi grandi e bellissimi, arrossati e gonfi di lacrime.
'Però si fa come dico io. Dobbiamo andarci piano, non dovrei neppure...'
Appoggia la fronte alla mia e io sospiro.
'Lo stiamo facendo davvero?' chiedo cercando di nascondere il profondo sollievo che provo.
'Si, penso di sì', dice accennando un piccolo sorriso, con le gote rosse.

Io la amo, mi è entrata dentro, e non penso né uscirà molto facilmente.

Spazio Autrice.
Ciao ragazzi!
Scusatemi per questa assidua assenza, ma sono abbastanza impegnata, ci tenevo a ringraziarvi per tutto il sostegno che mi date, vi voglio tanto bene!♡
Se ci sono errori scusatemi, ricontrollerò domani o nei prossimi giorni.
Fatemi sapere cosa succederà secondo voi, d'ora in poi.
Un bacio, Marika♡

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