Capitolo 17
Jude
Prima che possa andare da mia sorella e dalle sue amiche, un gruppo di persone mi si piazza davanti, ostruendomi la visuale. Mi porgo in avanti, spintonandoli, ma dopo che riesco a scavalcare il muro creatosi, loro non ci sono già più.
‘Maledizione!’ Sbraito, prendendo un bicchiere di birra trovato su uno dei tanti tavolini.
Torno sui miei passi, continuando ad imprecare, dicendo poi al gruppo: ‘Le avevo viste, ma le ho perse.’
Noto l’assenza di Axel, ma decido di non fare domande: sarà in giro per la casa a fare conquiste, o meglio ancora direttamente in qualche stanza a fare solo Dio sa cosa.
Alexandra.
Frustata per non essere riuscita a bere un drink decentemente, arrivo in salotto, dopo che Celia ci ha imposto di “separaci” per farci trovare meno facilmente da Jude.
Mi faccio largo tra la folla, dove riesco a distinguere vari volti familiari, seduti in semicerchio.
Tra di essi, intravedo dei capelli biondi…
E mi viene da vomitare.
Non è da seduta su uno dei tanti divanetti, ma sulle gambe di Jude, che a giudicare dalla faccia, non sembra molto felice di essere in quella situazione, ma si direbbe il contrario da come le posa la mano sulla coscia.
Il morso di gelosia è la punizione per aver creduto di poterlo perdonare e far finta che non fosse successo niente.
Nonostante cerchi di non giudicare all’apparenza, dai pochi vestiti che ha quella tipa, e dall’atteggiamento che sta assumendo, posso soltanto dire che è una puttana.
La voragine nel petto si è fatta stranamente più profonda.
Cerco di strapparmi via da lì, ma non riesco a staccare gli occhi dal ragazzo.
Lui invece, anche se alquanto annoiato, sembra avere occhi solo per lei.
‘Alexandra!’ mi chiama qualcuno.
Jude gira la testa di scatto; è sbigottito.
La ragazza si gira nella mia direzione, e vedendomi si appoggia ancora di più a Jude, che invano, cercava di scollarsi la piovra di dosso, forse per venire qui.
Axel mi si avvicina, e finalmente riesco a distogliere lo sguardo dall’occhialuto.
Cerco di sorridere, ma sto usando già tutte le energie per non andare a staccare quella parrucca gialla.
‘Vuoi qualcosa da bere?’ mi chiede.
Ho due possibilità: andarmene, oppure farmi coraggio e fingere che non me ne importi nulla se la miss è in braccio a lui.
Decido per la seconda opzione.
‘Si grazie, mi andrebbe proprio di bere qualcosa’, rispondo con voce tirata.
Seguo Axel in cucina.
Vorrei tanto andare da Jude e insultarlo, dirgli che non deve più rivolgermi la parola, prenderlo a schiaffi.
Ma non so cosa farebbe per tutto il tempo, perciò decido di scolarmi la vodka alla fragola che mi è stata preparata e offerta, chiedendone subito un’altra.
Mi prepara un altro drink, il terzo per la precisione, ma quando gli porgo il bicchiere un’altra volta, si rifiuta: ‘Rallenta, vedi che ne hai già bevuti tre! Piuttosto… penso che stia per iniziare una partita di obbligo e verità, vieni.’
Mi sforzo di sorridere e lo seguo mentre torniamo dagli altri.
Axel si siede a terra davanti a Jude ed io mi siedo accanto a lui, più vicina di quanto mi verrebbe spontaneo, ma è proprio questo il punto.
Speravo che nel frattempo il rasta avesse costretto Chanel –ho scoperto che si chiama così- a staccarglisi di dosso, invece non è successo.
Quindi per ripicca mi avvicino ancora di più al bomber di fuoco.
Mi sembra di vedere Jude serrare gli occhi in due fessure, ma non ne sono tanto convinta, per via delle spessi lente che hanno quei maledetti occhialini.
Chanel è ancora appollaiata su di lui da puttana quale è, e Celia, che nel frattempo è arrivata con Nelly e Silvia, mi sorride comprensiva.
La vodka inizia a farmi effetto.
‘Alex, giochi?’ mi domanda Caleb.
Io annuisco, e alzo poi gli occhi sul rasta, che mi sta guardando.
Gli sorrido e torno ad osservare Axel.
Vedere Jude mi alleggerisce un po’ la pressione sul petto: sono contenta se soffre quanto me.
**
Dopo qualche obbligo stupido, come ad esempio baciare persona tra la folla o ballare mezzi nudi sopra il tavolo, è il mio turno.
Mi sento addosso lo sguardo di tutti.
Jude
Prima di parlare, Alex beve.
È già ubriaca, e se continua così vomiterà.
‘Chanel, obbligo o verità?’ dice con un tono fin troppo compiaciuto. Conoscendola, so che ciò che le sta passando per la testa non è nulla di buono.
‘Verità’, risponde la bionda, che finalmente già da un po’ si era scrollata di dosso, facendomi tornare a respirare aria e non chili di profumo.
‘È vero che…’ inizia Alex, sporgendosi in avanti, ‘che ti sei fatta tutti i ragazzi qui presenti nella stanza?’
Tutti sussultano, qualcuno sghignazza.
Mi sto stupendo di questa sua presunta gelosia e sfacciataggine. Sto cercando con tutto me stesso di non ridere.
‘Scusa?!’ fa Chanel, incredula.
‘Mi hai sentita… è vero che sei te lo sei fatti uno ad uno, compreso il mio ragazzo?’ rimango sbigottito. Ho colto la palese frecciatina rivolta a me, ma decido di fare finta di niente, per vedere fino a dove si spingerà.
‘No’, risponde con gli occhi a due fessure.
Jordan sta ancora ridendo, ubriaco fradicio, Nelly pare divertita ma preoccupata e Chanel sembra pronta ad avventarsi su Alexandra.
‘C’è un motivo se la chiamano verità’, la pungola.
‘Comunque…’ prende il bicchiere, per poi portarselo alle labbra, non dopo aver detto: ‘Ora che ci sono io, puoi anche scollarti, grazie mille.’
Chanel scatta in piedi.
‘So che non state insieme. Sei una cretina; probabilmente ti bevi ogni parola che gli esce dalla bocca. Ma non ti biasimo, perché so quante cose meravigliose sa fare.’ La rosa sta per strozzarsi con il drink, e prima che io possa parlare, è già scattata in piedi e si sta avventando sulla bionda.
Si scontrano, Alex la spintona per le spalle e le resta aggrappata, entrambe cadono addosso a Mark.
Porca miseria.
Prima che la situazione degeneri e Alex possa in qualche modo picchiarla, salto giù dal divano e la tiro via. Tenta di divincolarsi dalla mia stretta per qualche secondo, ma poi si calma un po' e riesco a trascinarla fuori da lì.
Passo per la cucina, dove c’è poca gente che sta già parlando di quanto successo.
La porto in una delle tante camere degli ospiti presenti in questa casa e la poggio sul letto, offrendole un po’ d’acqua.
‘Smettila di guardarmi con quel sorrisetto’, sbuffa dopo aver bevuto qualche sorso. Ha le guance rosse per la rabbia e i capelli leggermente scompigliati.
‘Sono solo molto sorpreso. Perché l’hai fatto?’ le chiedo, anche se penso di sapere già la risposta.
‘Non c’è un motivo, se lo merita e basta.’
Mi sdraio sulla piccola poltrona accanto al letto e chiudo gli occhi.
Alexandra
Vedendolo sulla poltrona con il volto rilassato, d’impulso vado a sedermi sopra di lui, a cavalcioni sulle sue gambe.
L’ho completamente spiazzato, lo sento tremare.
‘Cosa… cosa stai facendo, Alex?’ ‘Rilassati.’ Gli getto le braccia al collo, ed ecco che quella sensazione di malessere, anche se sono ubriaca, si fa viva.
‘Sei ubriaca’, ribadisce, cercando di togliersi le mie braccia dal collo.
‘Eh allora? Ti voglio.’ Siamo entrambi sorpresi dalle mie parole. Decido di non pensare più, e che sia soltanto l’istinto a guidarmi. Gli slaccio gli occhialini, e per la prima volta riesco a vedere cosa si cela dietro. Mi si mozza il fiato: due accesi occhi rosso cremisi mi stanno scrutando.
La sua voce rauca mi fa svegliare dalla trans: ‘Alex… non sai quello che fai. Hai bevuto.’ Ma lo dice senza convinzione.
‘Credo che tu pensi troppo. Ieri non avevi detto che ti mancavo?’ gli chiedo, baciandolo sul collo. Ormai gli ormoni hanno preso il sopravvento.
‘Si…’ mormora mentre gli faccio un succhiotto.
‘Non posso… perfavore.’ Ma io non smetto, anzi, inizio a strusciarmi su di lui. Finalmente cede, cingendomi i fianchi con le mani.
‘Mi odierai domani’, continua a parlare guardandomi negli occhi.
‘Ti odio già’, gli faccio notare, e lui rabbrividisce. ‘Più o meno’, preciso a voce più bassa di quanto volessi.
Allenta la presa sui miei fianchi, ma quando mi struscio sulla stoffa tesa dei suoi pantaloni, impreca: ‘Merda… al diavolo’, e mi bacia.
Appena le nostre labbra si toccano, il mio corpo prende fuoco. Mugolo e, in risposta, Jude emette un verso ugualmente febbricitante.
Le mie dita scorrono sul suo petto, mentre io sono incapace di controllare me stessa.
Anche lui non sembra così calmo: sta cercando di mantenere il controllo, ma capisco che non ci riuscirà ancora per molto. Afferro l’orlo della sua maglietta e gliela sfilo.
Lui mi aiuta a tirarla via, gettandola in un angolo della stanza, e appena smettiamo di baciarci si tira indietro, ma poi ecco che le nostre lingue ricominciano a danzare.
Prendo la sua mano e la metto tra le cosce.
Ridacchia, dicendo con voce rauca: ‘Cosa vuoi fare, Alex?’
‘Qualunque cosa’, rispondo, ed è vero. Sicuramente penserà che sia l’alcool a parlare, ma si sbaglia.
Probabilmente domani mattina potrei non penserarla così, ma non mi importa.
Si solleva, e prontamente allaccio le gambe sulla sua vita.
Mi appoggia sul letto e io apro le gambe, facendolo sdraiare sopra di me.
‘Non dire così, non potrei mai approfittarmi di te’, mormora.
Sotto il suo sguardo confuso ma ricco di eccitazione, mi inizio a spogliare.
Oltre alle mutandine, mi resta indosso solo il reggiseno, nero con un fiocchetto tra le coppe, che prende tra le dita, sussurrando qualcosa di incomprensibile.
Mi ristendo sul grande letto e lui mi tira in avanti per le cosce.
Mi bacia appena sotto l’ombelico. La sua lingua disegna piccoli cerchi sulla mia pelle e io chiudo gli occhi, poi inizia a mordicchiarmi il fianco e sussulto per la sorpresa. Fa un po’ male, ma è così eccitante che non mi importa.
‘Jude, ti prego’, ansimo.
È una tortura lenta, non ce la faccio più; vedendomi così, senza preavviso, infila lentamente un dito dentro di me.
Stringo la coperta tra le dita e chiudo gli occhi, aspettando che passi il bruciore. ‘Tutto bene?’ chiede, mentre mi lascia una scia di baci sul collo.
Faccio segno di sì con la testa, perché non riesco a parlare, e lui tira fuori il dito lentamente, poi lo fa rientrare.
Il mio corpo è travolto dal piacere. Le mie gambe si irrigidiscono, e continuo a mormorare il suo nome mentre mi abbandono a questa piacevole sensazione.
Lentamente torno alla realtà, anche se sento ancora un formicolio in tutto il corpo.
‘Com’è stato?’ mi chiede, con una nota di incertezza nella voce. Per rassicurarlo e rispondere alla domanda che mi ha posto, gli accarezzo il petto.
È stata un’esperienza bellissima, nonostante io sia ancora un po’ ubriaca.
Mi rimangio quello che ho detto in precedenza: non me ne pentirò.
La stanchezza sta prendendo il sopravvento. Prima che possa appisolarmi, mi appoggio sul suo petto, e dopo averlo visto sorridere, fissando quei due occhi rossi come rubini, sussurro: ‘Ti perdono. Forse sarò stupida, ma questa è la mia scelta.’
Spazio autrice
Capitolo molto lungo ma che mi piace particolarmente.
Come avete potuto notare, sono accadute molte cose, specialmente il rapporto abbastanza intimo tra i nostri due protagonisti.
Questa loro tregua durerà per un po', anche se "il peggio" arriverà più avanti, quando nessuno se lo aspetterà.
Vi ringrazio per il supporto che mi date ogni giorno, specialmente le mie amiche.
Aggiornerò tra un paio di giorni, un bacio! ♡
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