Muro...
Il muro che mi sono trovata ad affrontare era di spessi mattoni neri come la pece. Era alto più di qualsiasi uomo e in cima era coperto da filo spinato.
Quel muro mi impediva di arrivare ad una persona cui mi ero affezionata molto. Quando riuscivo a fare una microscopica breccia il giorno dopo spariva e il muro tornava impenetrabile.
Per tre anni sono stata immersa in quella nebbia che circondava, e, probabilmente, circonda ancora, quell'oscuro muro che imprigiona la persona all'interno.
Alla fine il muro ha ceduto per due giorni precisi, solo quarantott'ore senza quella barriera tra di noi. Ma, mattone dopo mattone, nel giro di una notte, il muro è tornato più spesso di prima...
Allora ho capito che forse era la persona all'interno a volersi nascondere... Lasciai perdere.
Dopo tre anni mi allontanai da quel muro, voltandogli le spalle, ma spesso mi guardo indietro, perché quella nebbiolina mi circonda ancora, senza darmi tregua... Quasi a dirmi che...
Avrei potuto fare di più.
Angolo Autrice Improvvisata
Questo testo in verità l'ho scritto seguendo una di quelle tracce stupide dei libri di testo di italiano.
Praticamente dopo aver letto "Meriggiare pallido e assorto" di Montale, il libro chiedeva di scrivere un testo su un ostacolo incontrato nella vita.
E per me questo muro, e la persona all'interno di esso sono stati nocivi. Per tre anni sono stata immersa in quella nebbia tossica senza riuscire ad uscirne.
E ancora adesso, che mi sono staccata da quel muro per motivi di forza maggiore, la persona che trova rifugio dall'altra parte dei mattoni tormenta i miei pensieri.
Un bacio la vostra Lujan.
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