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Sento brividi di freddo percorrere il mio corpo e mi sveglio tutta rattrappita, con muscoli freddi e doloranti e ossa quasi incastrate tra loro perché faticano a muiversi. Mi alzo dalla panchina in cui mi ero addormentata la sera prima e cerco di riprendermi dal sonno profondo e perso in cui ero caduta in pochi istanti. Dopo due minuti raccatto le mie cose e inizio ad incamminarmi in cerca di un discount in cui comprare due cose per colazione. Dopo dieci minuti entro nel supermercatino e prendo dei biscotti e un succo di frutta, in modo da averne anche per il giorno dopo, mi siedo su un muretto e mangio.
Intanto cado nei miei pensieri, tanto in fondo da riprendere piede nel mondo che mi circondava solo dopo aver rischiato di morire dal freddo tra l'aria condizionata del negozio che avevo alle spalle e l'aria fredda di inizio inverno.
Non avevo scelto proprio un bel periodo dell'anno per fare il giro della provincia a piedi ora che ci penso.

Ricomimcio a camminare, e mi immischio in una folla di lavoratori in giacca e cravatta che si dirigeva negli uffici delle varie ditte presenti nella città, mista ad alcuni turisti che venivano per una mostra ambulante molto conosciuta che si è piazzata per una settimana in zona. Tra tutta quella folla di gente di corsa, tutti mi urtano e inizio ad essere spintonata da una parte all'altra dell'area pedonale come la pallina del flipper.
Ad un certo punto vedo con la coda dell'occhio un ragazzo che mi finisce addosso, anche lui in balia della gente che cammina spedita nella piazza, con la faccia di chi non si farà fermare da nessuno pur di timbrare il cartellino del lavoro prima degli altri. Che schifo.
Dopo la botta con il tizio sento una sensazione strana, ma che non so perchè mi pare di averla già sentita, perdo l'equilibrio ma lui mi prende al volo per il mignolo e mi tira su e io strattonando la mano mi giro e faccio per andarmene. Lui mi urla da dietro di aspettare e mi prende per il polso. Appena mi sfiora mi viene la pelle d'oca e sento il cuore accellerare.
Mi giro per guardarlo e rimango senza parole; tutto il mondo sembrava sparito, la mente vuota, con solo molto stupore. Rimango come paralizzata, ferma a fissare quegli occhi che nei miei sogni non sono mai riuscita ad ammirare, potevo solo immaaginarli.

Mentre lo fisso lui mi guarda imbarazzato, e fa un sorriso che mi fa venire in mente immagini del mio passato, come se lo conoscessi.

'Lui': scusami, non volevo urtarti.

Dice imbarazzato, mi fa molta tenerezza. Oh no che mi sta succedendo?! Trovo tenera una persona e... sto parlando con una persona?! Mentre cerco di tornare indifferente e apatica come prima, fallendo, lui mi si presenta.

'Lui': comunque, hem... piacere, mi chiamo Daniele!

Daniele?! Avevo già sentito questo nome, forse già lo conoscevo. Io imbarazzata e molto a disagio dico quasi bisbigliando:

Io: oh! Hem... beh... io Kara, piacere.

Staccando di colpo i miei occhi dai suoi e tornando con lo sguardo di prima. Ho voluto per cosí tanto incontrarlo, e quando finalmente lo trovo, vorrei non averlo mai sognato, mai incontrato, mai ricordato. Lui mi faceva provare qualcosa che mi ero vietata fino alla morte. Volevo continuare a non provare nulla, perché poi avrei sofferto ancora. Questa è la mia scelta definitiva di vita. Ho chiuso con emozioni, sensazioni, per la seconda volta. Ma questa volta per sempre. Volevo evitare come la peste di incontrarlo con la vista, volevo solo eliminarlo dalla mia vita, altrimenti mi avrebbe solo fatto cambiare idea, di nuovo!
Senza dire nulla e per la troppa pressione che c'era in me, mi giro di scatto e mi metto a correre, come non mai, cercando disperatamente il pullman che mi avrebbe portato a casa,  dalla quale non sarei uscita, se non per prendere da mangiare. Ritornare al mio lavoro online, ai miei disegni, con i quali consumavo le inutili emozioni che ho serrato in un cassetto nella mia testa. Finalmente il pullman arriva e io prendo posto. Pronta ad essere costretta ad avere gente intorno per le prossime quattro ore. Cerco di rilassarmi e do un'occhiata fuori dal finestrino. Ma proprio quando l'autobus inizia a muoversi, intravedo da dietro i palazzi arrivare Daniele correndo e muovendo vistosamente il braccio in aria per attirare la mia attenzione. Poco dopo lo vedo allontanarsi e rassegnarsi. Ed in quel momento mi sono ripromessa che sarà l'ultima volta che lo vedo nella mia vita.

Mi odierete e anch'io mi odio per cosa ho fatto succedere in questo capitolo. Ma se non metto cose tipo colpi di scena o situazioni difficili, finirebbe troppo presto. Comunque piaciuto il capitolo? Quasi 800 parole, mi stupisco davvero di me stessa, comunque, a domani gente!!
P.s. una stellina ogni tanto, che ne dite?

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