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La bambola di Alice

"Alice, abbiamo una sorpresa per te!" disse il papà, prendendo in braccio la figlia.

"Che cos'è? Un peluche? Un libro? Una bambola?" domandò lei.

"Ci sei molto vicina!" disse l'uomo, ridendo.

Il papà prese Alice per mano e la portò in salotto. Posati sul divano, uno accanto all'altro, c'erano almeno venti vestitini colorati: tutine, cappottini, persino delle minuscole scarpine perfette per una...

"Una bambola!" gridò Alice, contenta. "Mi avete comprato una bambola e questi sono i suoi vestiti! Sono bellissimi, ma la bambola dov'è?"

"In ospedale insieme alla tua mamma!" rispose il papà. "Adesso andremo lì, così potrai vederla!"

Dopo un breve viaggio in macchina, finalmente Alice poté riabbracciare la sua mamma.

"Il babbo mi ha detto che hai una bambola per me!" disse la bimba.

"Ma certo!" rispose la mamma. "È nella carrozzina!"

Alice si alzò in punta di piedi per guardare dentro la carrozzina. C'era una bambola grande, con un ciuffo di capelli biondi, le guance rosa e una graziosa tutina bianca.

La bimba cercò di toccare la sua nuova bambola, ma questa, invece di starsene buona, aprì gli occhi e si mise a fissarla.

"Si muove!" esclamò Alice. "È un modello nuovo? Non l'ho mai visto nei negozi di giocattoli!"

"Sì, è un modello nuovo!" disse il babbo. "Si chiama Martina, ma tu puoi chiamarla sorellina!"

"SORELLINA?!" esclamò Alice. "Ma io volevo una bambola, non una sorellina!"

Quando la famiglia tornò a casa con la neonata, Alice non fu per nulla contenta del suo ruolo di sorella grande. Martina piangeva costantemente, la casa era in disordine e i genitori non avevano mai tempo per giocare.

"Martina non fa altro che gridare, mangiare e farsi la pipì addosso! Eppure tutti la riempiono di attenzioni!" pensò Alice. "Forse, se mi comportassi come lei, darebbero più attenzioni pure a me..."

Una sera, mentre la neonata piangeva, anche Alice iniziò a piangere forte. Il giorno dopo, durante la poppata della piccina, Alice domandò di essere imboccata dal papà. Il giorno dopo ancora, mentre la mamma cambiava il pannolino di Martina, Alice pretese che qualcuno le togliesse i vestiti per infilarle il pigiamino.

Un mattino Alice si svegliò e iniziò a gridare per farsi portare la colazione a letto, ma la mamma e il papà non risposero al suo pianto. Alla fine anche la sorellina iniziò a strillare, ma nessuno andò a calmarla.

"Probabilmente ha fame!" pensò Alice. "Vediamo se trovo qualcosa da darle, o piangerà tutto il giorno!"

Per fortuna, qualcuno aveva lasciato un biberon caldo sul bancone della cucina. Alice prese il biberon e lo mise davanti alla bocca della neonata, seduta sulla sua piccola sedia a sdraio.

Martina iniziò a bere il latte e finalmente smise di piangere. Quando ebbe mangiato, fece un sorriso sdentato ad Alice e le accarezzò la guancia con la manina.

"In effetti sei carina... quasi come una bambola!" disse Alice.

Martina rise ancora più forte, e cercò di abbracciare la sorella.

"E va bene!" ammise Alice. "Sei meglio tu di qualsiasi bambola!"

La sorella maggiore strinse forte la sorellina e le diede un bacino sulla fronte.

I genitori, nascosti dietro il divano, sorrisero felici e andarono ad abbracciare le bambine.

Da quel momento, Alice decise di aiutare la mamma e il babbo a prendersi cura di Martina, e le due sorelline divennero inseparabili.

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