Capitolo sorpresa.Dare spettacolo
La festa di Lumacorno era noiosa come l'aveva immaginata. Uno stuolo di vecchi bacucchi aveva invaso l'ala sud del castello, e i membri del Lumaclub parevano resuscitati direttamente dall'oltretomba. Ex-studenti, famosi e non, avevano approfittato dell'occasione per dar mostra di sé, o per rivedere vecchi amici. Hermione aveva intravisto Oliver Baston, George e Angelina a braccetto e perfino Bill e Fleur con la bambina. La stanza era decisamente sovraffollata, e i poveri camerieri ingaggiati, sfortunati ragazzi del quarto anno, che a quanto pareva non erano potenzialmente talentuosi, sfrecciavano da tutte le parti, con vassoi di Aquaviola resa spumeggiante dalle Api Frizzole incastonate sull'orlo dei bicchieri. Probabilmente qualsiasi bevanda servita era stata corretta da qualche temerario, perché la sua Aquaviola le stava dando alla testa. Lisciò il vestito, riuscendo solo a spiegazzarlo di più, e riprese a seguire la conversazione di Harry, che al suo fianco parlava con la McGranitt. La donna aveva un sorriso compiaciuto costantemente stampato sul viso severo "..come ho sempre sostenuto. La carriera da Auror è senza dubbio la più adatta. Non c'è bisogno di G.U.F.O. eccellenti, a questo mondo, ne abbiamo fin troppi di accademici presuntuosi. Oh, senza offesa signorina Granger" lei tutt'altro che offesa la perdonò von un cenno, lasciandola continuare "Ciò che intendo, è che gli Auror hanno bisogno di intuito, dal punto di vista pratico e spirito di sopravvivenza. Di certo Potter non ti mancano..." gli stava dicendo, e lui sorrise, poi la strega appuntò il suo sguardo penetrante su di lei "Nonché la capacità di scegliere i collaboratori più fidati" e sentì una punta di orgoglio stringerle il petto "Ma questo, il professor Silente te lo ha insegnato molto tempo fa..." concluse con tono sommesso, per poi fare un verso di sdegno, notando due Corvonero del quinto anno che allungavano il succo di Zucca e Rabarbaro con del Rum "Con permesso, devo avvisare i signori che saranno in punizione per le prossime tre settimane" strinse le labbra e si allontanò da loro a passo di marcia. Pochi istanti dopo la sentirono inveire contro i due malcapitati, e a stento trattenero le risate. "Mi mancherà tutto questo" commentò Harry, con una nota dolente nella voce.
Sorseggiava da un calice cristallino e spumeggiante, appartata in un angolo tranquillo in compagnia di Lavanda, osservando i presenti e commentando con lei fra le risate i cappelli più osceni che avesse mai visto "Nessuno batterà mai quello della signora Paciock" sbuffò Lavanda con una risata "Ricordi il Molliccio al terzo anno?". Hermione rise di gusto "Già". Lavanda portò alle labbra sorridenti il suo bicchiere, posando gli occhi sul suo ragazzo, preso da una conversazione con tre uomini che Hermione non conosceva. Come accorgendosi di lei, si voltò nella loro direzione e le sorrise, e Lavanda rispose con un cenno della mano. Sembravano davvero felici, e a quel pensiero una fitta le strinse il cuore: avrebbe potuto esserci lei, al suo posto, a vivere un amore semplice e puro. Lavanda era radiosa, le guance rosa le donavano un'aria rilassata che non vedeva da tempo, sembrava sul punto di spiccare il volo, e il vestito cipria leggero e svolazzante la faceva assomigliare a una nuvola. Un cameriere passò loro davanti porgendo bicchieri pieni in cambio di quelli ormai vuoti che stringevano, ma entrambe rifiutarono. La ragazza tornò ad appuntare gli occhi su Ron "Sembrate molto felici" le disse Hermione, notando che stavolta Ron si stava congedando dalla sua compagnia, per dirigersi da loro. "Lo siamo" rispose giusto prima che lui arrivasse "Signore, spero che almeno voi vi stiate divertendo..." passò la mano sotto la camicia, evidentemente stressato dal vestito quanto dalla serata "È più straziante di quanto ricordassi". La sua ragazza alzò gli occhi al cielo, prendendolo per un gomito "Scusami Hermione, devo imparare a questo stupido come ci si diverte" lo strascinò via, fermando il primo cameriere e piantandogli in mano un bicchiere. Li osservò divertita, finché dopo il secondo drink Ron non la trascinò in pista, facendo fare una piroetta svolazzante a Lavanda. Distolse gli occhi, cercando di distrarsi, e magari qualcun altro che le tenesse compagnia, anche se a quel punto avrebbe preferito dileguarsi. Giocherellò con le maniche, all'altezza dei polsi, dove queste si allargavano fino a raggiungere terra come uno strascico, lunghe quanto la sua gonna, e necessarie perché le sue cicatrici rimanessero coperte. E quando rialzò lo sguardo vide chi le avrebbe sicuramente tenuto compagnia, che andava verso di lei. "Che cosa curiosa... Chissà perché, ma avevo la bizzara idea che un'accompagnatrice mi avrebbe, come dire, tenuto compagnia durante la serata" Malfoy la affiancò, godendosi la visuale completa sulla sala che sia aveva da quel punto strategico, per poi tornare a posare gli occhi su di lei "Se volevi nasconderti saresti dovuta rimanere in dormitorio". Lei sospirò scocciata "Intrattenere funzionari del Ministero non è esattamente ciò che considero divertente" lo rimbeccò, e subito aggiunse "E non saprei proprio spiegare questa tua folle idea che un'accompagnatrice, come dire, debba sul serio stare con te per tutta la sera" scherzando, aggiunse un sorriso divertita dalla sua espressione. "In realtà, dovresti averlo letto in qualche tuo libro, le convenzioni sociali impongono qualcosa del genere" ribatté. Alzò le sopracciglia scettica "Temo che quel genere di libri sia piuttosto datato, di solito opto per volumi di questo secolo" stavolta fu lui a fare un sospiro "Ah, sta' zitta Granger una buona volta" poi le porse il braccio fasciato nel suo abito elegante "Beviamo qualcosa?" Hermione accolse il suo braccio e rispose in tono di sfida "In ricordo dei vecchi tempi prenderò un bicchierino di Whisky Incendiario". Draco le rise quasi in faccia, ma riuscì almeno a trattenersi un po', giusto per dirle "Non voglio un'accompagnatrice ubriaca, scegli qualcosa alla tua portata, tra l'altro non credo lo troverai facilmente al bar... Gli analcolici vanno alla grande da queste parti" al che lei, oltraggiata gli mollò il braccio "È perfettamente alla mia portata, grazie Draco", lui fermò un cameriere, prendendo dal vassoio un'Acquaviola "Insisto, Hermione" e gliela porse. Stava perdendo la pazienza, dopo essere stata sola in un angolo per tutta la sera, non si sarebbe fatta bacchettare dal quel furetto indisponente, che tra l'altro poteva aver ragione. Doveva trovare qualcuno che avesse merce di contrabbando con sé, ma disgraziatamente l'unico che gli venne in mente era il Serpeverde che le voleva rifilare un'Acquaviola, anche se corretta. "Non ti facevo così moralista, soprattutto durante dei festeggiamenti, per essere un Serpeverde sei piuttosto noioso" tentò di indispettirlo, mentre pensava a qualcun altro. Un'alternativa poteva essere George, ma non le avrebbe ceduto la sua fiaschetta di riserva per tutto l'oro del mondo, neanche sotto minaccia... Anche se il ricatto con lui sembrava funzionare alla grande, visto che aveva sempre qualcosa da nascondere a Molly. "Ah ah, non funziona, non ti darò il mio prezioso Whisky" però le offrì il braccio ancora una volta "Ma potrei concederti questo ballo" lei sbuffò "Un ballo di cento anni fa..." borbottò lei fra sé "Tu sì che sai come ci si diverte" lo schernì, ma accettò, e si diressero verso la pista, ma Draco continuò "Se non ricordo male, temo che tu fossi già in debito di un ballo con me, visto la tua pessima performance dell'ultima volta" Hermione poggiò la mano sul suo braccio, pensando a quando avessero mai ballato prima, e quando ricordò, fu pronta a dissentire "Forse ricordi anche la parte in cui ti salvo la vita?". Si avvicinarono agli altri ragazzi, già presi dalla musica che si muovevano al centro della sala. Posò la mano sulla spalla di lui, mentre Draco le prese la vita, e incatenò i loro sguardi, concentrandosi sulle sue parole "Mmh, non ricordo nulla di tutto ciò" Hermione si lasciò sfuggire una risata "Bhe, allora devi aver sbattuto la testa parecchio forte..." vide che anche lui si aprì in una risata. Le loro mani ancora unite in una presa salda, stavolta non avevano paura di toccarsi, il che rendeva la danza molto meno complicata, e decisamente migliore dell'ultima occasione. Draco la avvicinava a sé, per impedirle di urtare altri in pista, e pian piano la sua mano scorreva verso la sua schiena, lasciata nuda dall'abito. Le mani di lui, sulla sua pelle erano però ancora come scintille, ma stavolta non se ne sarebbe allontanata. Pensarono entrambi a quel giorno. Era successo il peggio, e in qualche modo da lì tutto era cominciato. Per un attimo Hermione sentì il tremore della paura passata riscuoterla nel presente, e d'istinto avvolse il braccio attorno al collo di Draco, poggiando quasi la testa contro il suo petto. A quel punto si rese conto che tutto ciò che avrebbe dovuto evitare stava accadendo, e ora non sapeva come allontanarsi da lui. O forse non lo voleva davvero. Un'idea le pungolò la mente, mentre seguivano il ritmo, muovendo lenti passi, e ogni tanto movimentando con una giravolta. Doveva farlo una volta per tutte, dirgli addio, e godere di quegli ultimi momenti accanto a lui, ma doveva anche allontanarsi il prima possibile. Gli fece scivolare la mano sulla camicia, adeguando il passo alla musica, che era cambiata facendosi più lenta. Le sarebbe bastato scivolare e l'avrebbe presa. "Hai messo il medaglione" le disse con tono sorpreso, senza attendere nessuna spiegazione era una costatazione che serviva più a convincersi che a domandarle il motivo. Hermione annuì senza sapere cosa dire "Già". Poi pensò di sfruttare la distrazione a suo favore, e incrociò il suo sguardo "Vorrei restituirtelo". Fece scivolare ancora più giù la mano, portandogliela all'addome. "Puoi tenerlo" c'era quasi... "È tuo" insisté, poi scosse la testa "E non credere che io non mi sia accorto..." le afferrò il polso "che stai cercando di prendere la mia fiaschetta". Frustrata cercò di liberarsi "Lasciami Draco! Qualcuno potrebbe..." sibilò guardandolo arrabbiata, ma lui sembrava altrettanto infuriato "Cosa? Potrebbe vederci? Siamo venuti qui insieme, lascia che guardino" e le riportò una mano dietro al collo, portandola più vicina, e posando le labbra sulle sue. Hermione si lasciò baciare confusa da quella reazione, sentendosi leggera e stordita. Cercò di contenersi, anche se Draco non fece lo stesso. Di scatto si staccò, con un sospiro sorpreso "Oh mio Dio" si guardò intorno, scorgendo diversi curiosi che li stavano osservando. Lo allontanò bruscamente, ma lui fece per trattenerla "Non toccarmi!" intimò, ma ancora Draco la trattenne, e lo schiaffo che gli schioccò sul volto le fece addirittura male, ma fece mollare la presa al ragazzo. Non attese un secondo di più, decine di occhi la seguirono mentre lasciava il suo accompagnatore al centro della pista, per dileguarsi di corsa verso l'uscita. Si sentiva in colpa, ma la furia che le ribolliva nel petto un po' placava l'angoscia per ciò che aveva fatto. Draco voleva dare spettacolo davanti a tutti? Bhe, ora aveva tutta l'attenzione che voleva. Si affrettò lungo i corridoi, cercando di raggiungere la Torre prima che lui la raggiungesse, ne sentiva i passi alle sue spalle rimbombare nei corridoi. "Hermione!" il vestito la intralciava, ma riuscì a raggiungere il quadro mentre lui spuntava dalle scale "Bubotubero" ordinò alla Signora Grassa, che si aprì sul passaggio "Hermione aspetta!" ancora affannata entrò nella Sala Comune, chiudendosi il passaggio alle spalle. Appena lo chiuse sentì un colpo che fece vibrare la parete alle sue spalle e dovette coprirsi la bocca per non fiatare. Dall'altra parte il ragazzo che gridava alla Signora Grassa "Fammi entrare vecchia megera! Ti ho già detto la parola d'ordine!" "Tornatene nei sotterranei, Serpeverde, non entrerai da questa porta neanche se tentassi di strapparmi dal muro!" seguì solo il silenzio, e dei passi che si allontanavano "Ragazzini piagnucolosi, non ci sono più i cavalieri di una volta, nossignore!" iniziò a borbottare fra sé la Signora. E Hermione stremata, si trascinò fino sua stanza. Sarebbe stata una lunga notte.
Non passò neanche mezz'ora, e dei colpi alla finestra la fecero sobbalzare per lo spavento, portò una mano al cuore, e cercò istintivamente la bacchetta. Si stava avvicinando cauta, quando altri colpi riecheggiarono nella stanza vuota, in un tintinnare di vetri e legno. Aveva lo Schiantesimo sulla punta della lingua, la bacchetta puntata, quando vide Draco fuori dalla sua finestra, un'espressione scocciata e la sua Nimbus stretta in mano. "Che diavolo credi di fare?!" sbottò Hermione. "Apri questa dannata finestra, Granger!" per tutta risposta lei incrociò le braccia al petto, alzando le sopracciglia in segno di sfida. Però Draco, da dietro il vetro sorrise "Non so se hai capito, ma giusto per chiarire: la manderò in frantumi, se non mi apri adesso" sibilò, estraendo anche lui la bacchetta. Hermione si arrese con un sospiro esasperato, maledendosi per non aver applicato incantesimi di protezione abbastanza potenti, e lo fece entrare nella stanza, aprendo la finestra in una sinfonia di cigolii metallici. "Bhe?" aspettò che lui parlasse, tenendo la finestra socchiusa, con la speranza che decidesse di uscire, ma lui prese tempo, appoggiando la scopa all'angolo e togliendo la giacca del completo che ancora indossava. Quando finalmente la degnò della sua attenzione, Hermione chiuse rassegnata l'anta e inclinò la testa, in attesa "Vuoi spiegarmi perché te ne sei andata in quel modo?" le chiese, con un velo di irritazione che trapelava dal suo tono calmo. "Io non devo spiegarti proprio niente. Fai sempre di testa tua Draco, non avresti dovuto fare una cosa del genere davanti a tutti! A te, non importa mai delle conseguenze..." inveì lei, senza toccarlo minimamente con le sue accuse, e infatti lui avanzò, nello spazio fra loro, rispondendo per niente preoccupato "È vero, non mi importa se ci vedono, e allora?!" "Non è questo il punto, non ti importa di te, ma.." si bloccò, con la domanda in sospeso: A te importa di me? Lui attese per qualche istante, poi il suo viso si rilassò, quando ebbe capito, e fece un sospiro rattristato, avvicinandosi a lei, mentre passava una mano sul viso, poi sui capelli, nervoso. Lei aveva distolto lo sguardo, girandosi di lato per nascondere la sua espressione confusa e ferita, ma quando si ricompose e tornò a posare gli occhi sul viso di lui lo trovò corrucciato. Sembrava combattuto, e mantenendo quel suo insolito silenzio le sfiorò il collo, col un tocco delicato, posandole il pollice sotto l'orecchio. Avrebbe voluto abbandonarsi, ma non riusciva a smettere di guardarlo, sull'orlo delle lacrime. Non sapeva cosa avrebbero fatto in un prossimo futuro al di fuori di Hogwarts, e questo tabù l'aveva tormentata per mesi. L'aveva sempre tenuto a distanza di sicurezza, senza che lui obbiettasse, e la sua mente si era convinta di aver fatto la scelta giusta. Il suo cuore al contrario bramava il contatto e la compagnia del ragazzo, che le aveva lasciato il suo spazio, senza però allontanarsi mai veramente. Draco più di una volta l'aveva sfiorata, aveva giocato con contatti leggeri, scatenando ogni volta una tempesta. Incrociarlo nel corridoio era diventato quasi pericoloso. Ma l'aveva baciato solo un'altra volta. E lentamente la consapevolezza che forse non l'avrebbe più rivisto le aveva fatto sentire l'impellente bisogno di mettere un po' di distanza fra loro. Sarebbe stato troppo doloroso, dopo tutto ciò che era successo. Nessuno sapeva, al di fuori della loro cerchia ristretta, fino a quella sera. Si scostò, facendo un passo indietro, mentre cercava di nascondere una smorfia dispiaciuta "Va' via Draco" disse in un sussurro indeciso. "Granger..." "Ti prego" quasi gridò, ma lui le prese il polso, facendola voltare, sotto le dita sentiva lo spessore delle cicatrici. La attirò a sé, posandole ancora una volta la mano sul collo. Sentì Hermione sospirare, cercando di trattenere un misto di lacrime e stupore. Posò le labbra sulle sue, prima che dicesse altro, in un bacio leggero, cauto, e lei lo accettò, schiudendo le labbra alle sue. Le fece scivolare le dita sul braccio, fino a stringerle il viso con entrambe le mani. Poi Hermione infranse l'incantesimo, spingendolo via "No.. n-non puoi.." si ritrasse più turbata di prima. Il suo respiro affannato, che tentava di trattenere il pianto era come un conto alla rovescia. A breve sarebbe scoppiata, e lui in quel momento doveva essere fuori di lì, o averla tra le braccia. A passi nervosi si allontanava da lui, per poi riavvicinarsi, facendo ballare la stoffa del vestito. Le aveva lasciato tutto il tempo, ma alla festa non aveva proprio resistito. Sentirla così vicina gli aveva dato alla testa più di quanto potesse fare un bicchiere di Whisky Incendiario. Iniziava frasi sconnesse senza riuscire a terminarle, nessuna cge promettesse bene, e di tanto in tanto posava gli occhi marroni nei suoi, poi, senza preavviso, quando credeva ormai che l'avrebbe cacciato, o schiantato, a passo deciso gli andò incontro, si aggrappò alla sua camicia e lo baciò. Draco, sorpreso, ma non impreparato al suo attacco, la strinse immediatamente ai fianchi, baciandola per trasmettere tutta l'impazienza che aveva provato. Erano entrambi smaniosi, ma ancora una volta Hermione si staccò per prima, tenendo lo sguardo fuori dal suo, ma ancora attaccata alla stoffa. Il suo respiro era tremante, ma Draco senza pensarci le sollevò il viso, e cauto tornò a quel bacio, senza incontrare resistenza. Non l'avrebbe lasciata andare per nulla al mondo. Solo dopo qualche minuto si staccò da lei, e vedendo le sue guance imporporate sorrise "Mi dispiace" sussurrò "che tu voglia tenermi lontano" lo guardò senza sapere cosa aspettarsi. Lui non la lasciava "Ma non mi dispiace di averlo fatto, Hermione, ok? A me importa di te, non degli altri" e sigillò quella confessione riprendendo a baciarla. Hermione ricambiò intensamente, aggrappandosi alle sue labbra, e poi al suo collo. Lei si lasciò stringere, sentendo il piacevole contatto delle mani di Draco. La portò con sé, stendendosi sul bordo del suo baldacchino, Hermione intrecciata sopra di lui, che sentiva il petto esplodere a ogni bacio, a ogni sfioramento. Sapeva riconoscere ciò che sentiva, ma ne aveva una paura immensa. Avrebbe voluto dirglielo, ma così avrebbe reso vani tutti i tentativi precedenti di mettersi al sicuro. Si lasciò cullare da quel senso di leggerezza e felicità che le era mancato tanto, e scacciò quei pensieri. I loro baci si facevano più famelici. Nella mente di Hermione c'era solo un finale possibile a chiudere quello scenario, e forse lo stesso pensava anche Draco. Iniziò a esplorare la sua pelle, facendola rabbrividire al tocco delle sue mani fresche, che le correvano lungo la schiena, e inevitabilmente lei sospirò contro la bocca del ragazzo. Draco la fece scivolare sotto di lui, e quando gli si accostò, sentendo il suo corpo contro il proprio, perse quel briciolo di controllo che gli era rimasto. Tolse la cravatta, e iniziò a sbottonare la camicia. Quando ebbe finito Hermione fu rapida a sfilargliela, e quel tocco delicato bastò a farlo sospirare. Le baciò il collo, fino a vedere un segno violaceo sotto le sue labbra. Si allontanò un istante, guardando quegli occhi castani, e le passò una mano fra i capelli, godendosi quella visione. Poi lei lo attirò di nuovo a sé, mentre la aiutava con foga a sollevare l'ingombrante gonna dell'abito, così fece scivolare le mani sulle gambe di lei, fino a posarle sul suo sedere. Hermione premette le unghie contro la sua pelle, e lui strinse di più la presa, facendola gemere contro la sua bocca. Per un istante i loro occhi si incrociarono, offuscati e impazienti, e l'attimo dopo Draco stava già lavorando con la cerniera del suo vestito, aprendola veloce, mentre correva lungo la schiena col palmo. Hermione si tolse le scarpe e, con non poca difficoltà, liberandosi di una manica alla volta, scivolò fuori dal vestito, restando in slip e reggiseno. Aiutò Draco, mentre si slacciava la cintura, e toglieva i pantaloni, entrambi erano tremanti. I loro vestiti eleganti rimasero così, inutili e abbandonati sul pavimento della stanza. Il ragazzo quasi la aggrediva con la sua veemenza, e Hermione si lasciò catturare da quel predatore, pur sapendo che avrebbe significato la sua fine. Le puntò ancora una volta il collo, ma lei lo sospinse più giù, sospirando di piacere quando le iniziò a sfiorare il seno con le labbra leggere, le sganciò il reggiseno e continuò a baciarla, scendendo lentamente, lasciando una scia di baci languidi, mentre lei si aggrappava ai suoi capelli, finché non scese fino all'orlo degli slip, facendola arrossire. Passò la mano al di sotto di questi, e glieli tolse, incrociando le loro gambe, e premendosi sopra di lei, schiacciandola contro le lenzuola morbide, per tornare a baciarla. Il desiderio di lui era doloroso, premuto contro di lei, il che lo faceva impazzire. Continuava a toccarlo ovunque arrivasse: dal petto, ai fianchi, alla schiena, e si muoveva contro di lui stimolandolo sempre di più. Lui aveva una mano sulla sua schiena, che fece scivolare ancora una volta più in basso, e l'altra ben salda sul fianco. Hermione poggiò la sua sopra quella di Draco, in un gesto delicato e spontaneo. Lui si liberò dalla costrizione della biancheria, quasi tornando a respirare, e dopo aver saggiato che fosse pronta, con dei tocchi delicati, si avvicinò con cautela. Non ne poteva più di aspettare, e come leggendoglielo negli occhi Hermione annuì, e poggiandosi sul cuscino, intrappolandola fra le sue braccia, lui la penetrò piano, e invaso da un sollievo istantaneo sospirò di piacere. Anche lei lo fece sotto di lui, portandogli le mani sulle spalle. Aveva i capelli sparsi sul cuscino, completamente scarmigliati in una confusione che si adattava bene alla foga del momento. Stavolta sapevano bene quello che stavano facendo, ed erano entrambi più sicuri. Non ci furono tentennamenti, Draco si fece spazio dentro di lei, iniziando a muoversi, mentre le stringeva una coscia, e lei gli facilitava i movimenti, scontrandosi contro di lui. Draco fece scendere la mano dalla coscia fino a sotto il suo ginocchio, sollevandole la gamba per farla accavallare su di lui, per poi riportare la mano veloce sul suo fianco, e poi sul seno, sempre continuando a spingersi dentro di lei. Quell'unione era di un'intensità travolgente, Hermione si lasciò sfuggire un lamento, e lo lasciò fare, mentre si sentiva sempre più vicina al limite. Si inarcò contro il suo corpo, sospirando vicino al suo orecchio, eccitandolo. Lui rispose con una spinta decisa, portandola al culmine, il formicolio si diffuse nel suo corpo, inondandola di piacere, e facendola gemere. E Draco era vicino, sentendola in fibrillazione sotto di lui, e quando lei gli strinse contro la gamba iniziò la sua discesa nel baratro. Hermione si era aggrappata alla sua schiena, affondando le unghie nella pelle, provocandogli un leggero, e eccitante dolore, e quando era venuta sotto di lui si era sentito scendere ancora di più, coi suoi sospiri a sfiorargli il collo. Poggiò le mani ai lati della sua testa, sul cuscino, finendo per intrecciarsi ai suoi capelli, ma non ci fece molto caso, perché ormai non capiva più nulla che non fosse il contatto con lei. Hermione si allacciò a lui con tutt'e due le gambe, facendo scivolare un piede lungo la gamba del ragazzo. Lui portò le labbra sul suo collo mentre le sue spinte si facevano più esigenti, e Hermione gli strinse i capelli premendolo contro di sé, sentendosi ancora una volta vicina all'orgasmo. Chiuse gli occhi estasiata, senza fiato, quando quelle labbra leggere la sorpresero, poggiandosi sulle sue in maniera insaziabile. Draco era al limite, e sentiva che anche lei sarebbe venuta ancora. Eppure il fatto che ogni parte del loro corpo si stesse toccando non sembrava ancora abbastanza. La baciò sempre più impaziente, man mano che si sentiva vicino all'apice, e quando arrivò, gemette contro la bocca di Hermione, che a sua volta aveva il respiro irregolare, e quel caldo piacere lo appagò come mai prima. Anche lei dopo pochi istanti lo seguì. Rimasero immobili, a riprendere fiato per qualche secondo, continuando a lasciarsi leggeri baci a fior di labbra, per poi slacciarsi dopo qualche minuto. Hermione si coprì con il lenzuolo, ancora col viso accaldato e il fiato corto per l'affanno, fissando il tendaggio del baldacchino, che nella notte sembrava di un cupo nero. Quando si fuorno calmati, lei non disse nulla, ma il suo respiro irregolare parlava al posto suo, manifestando tutta la sua preoccupazione: se aveva cercato di nasconderli, quei pensieri dolorosi ora sembravano essere tornati più prepotenti di prima. Draco al suo fianco insinuò il braccio sotto di lei, per stringerla a sé, in un abbraccio che avrebbe dovuto rassicurarla, ma il suo turbamento le rimase sul viso, riconoscibile anche se lei evitava il suo sguardo. Però la ragazza gli poggiò una mano sulla sua, restando in silenzio per un tempo che le parve infinito, mentre sapeva che forse sarebbe stata l'ultima volta che l'avrebbe avuto così vicino. Allo stesso tempo voleva allontanarlo e voleva tenerlo con sé, e si sentiva talmente divisa che il dolore che provava all'altezza del petto era quasi fisico. Non riusciva più a restare in quel limbo straziante di dubbio "Draco" chiamò in un sussurro, sentendolo muoversi sul cuscino, portando la testa a poggiare sulla sua, ma non le rispose, lasciando che parlasse "Che significa tutto questo?". Aveva dato voce ai pensieri che li avevano torturati per settimane, anche mesi. Aveva sganciato la bomba. Non che lui non si aspettasse quella domanda, ma era talmente difficile rispondere... Quel loro stupido orgoglio non li faceva mai essere sinceri fra loro, perché sarebbe stato troppo pericoloso. Vedeva che Hermione si stava lentamente allontanando, e la cosa lo spaventava più di quanto volesse ammettere. Quella delicata quotidianità che si era instaurata al castello prima della battaglia era stata infranta, ma l'equilibrio che avevano pian piano ritrovato, fatto di sfioramenti casuali e incontri rubati, se non avesse fatto qualcosa, sarebbe presto diventato soltanto un ricordo offuscato. Non poteva lasciarla fuggire, soprattutto se anche lei non avrebbe voluto farlo. La cinse più forte, e rispose "Non lo so, Granger, di solito sei tu che hai tutte le risposte...". Hermione rispose con una risata scettica "Di certo non conosco il motivo che ti ha spinto a venire in cima alla Torre su una scopa, per bussare alla mia finestra in bilico su un cornicione" ma il riso si spense sul suo volto, che si fece presto pensieroso. Era così da giorni ormai, e sorridere sembrava facile fra le braccia del ragazzo, finché non ricordava che sarebbe presto finito tutto. "Cercavo di farti espellere, ovviamente. Grifondoro perderebbe la sua principale fonte di punti" lei stirò appena le labbra. Era snervante quella situazione, la faceva stare male come non era mai stata, e da brava idiota che era, si era lasciata portare a letto da Malfoy come una ragazzina ingenua. Si sollevò a sedere, maledicendosi ancora una volta, iniziando a cercare i suoi vestiti a tentoni. "Hermione non volevo..." anche lui si sollevò, iniziando a vestirsi in fretta. Lei fu più veloce, perché quando lui aveva messo solo i pantaloni, aveva già raccolto le scarpe col tacco e andava dritta verso la porta. Draco si affrettò a superarla, sbarrandole l'uscita ancora mezzo svestito. "Perché continui a scappare?!" sbottò frustrato, guardandola in piedi, indifesa davanti a sé, che cercava di trattenere le lacrime respirando frenetica. Ma non le avrebbe permesso di andarsene senza una risposta. "Ti stai comportando.. in modo strano. Che è successo? Ho fatto qualcosa?" le chiese turbato. Hermione era sorpresa dalla sua reazione, perché dove aveva potuto, aveva cercato di mantenere la normalità e non usare nei suoi confronti misure drastiche "Faccio sempre cose strane" rispose a sua volta, con una voce talmente debole da non sapere se l'avesse sentita. "Più del solito, intendo. Sembri sempre sul punto di scoppiare in lacrime..." lei strinse le labbra in una smorfia, perché quello che aveva detto era vero, e perfino in quel momento doveva sforzarsi per non cedere. "I-io ti avevo detto che te ne saresti dovuto andare.." lui cercava di leggere sul suo viso quale fosse il problema, ma aveva paura di vedere. "Quindi avresti preferito che me ne fossi andato?" lei chiuse gli occhi, restando immobile un attimo, e poi li riaprì, puntandoli nei suoi, e quando parlò Draco vi lesse solo la dolorosa verità "Sì, l'avrei preferito!". "Bhe, non credo sia solo questo.." ribatté lui, ferito da quella risposta, cercando una ragione al dolore di lei che non fosse lui stesso "Sono giorni che c'è qualcosa che non va, non è soltanto per prima, non è così?". Hermione tornò a fare quella risata scettica che cercava di nascondere il suo nervosismo "Ovviamente no!" disse, guardandolo come se fosse pazzo "Allora che cazzo c'è Hermione?!", i suoi occhi si velarono di rabbia per un istante, ma poi alzò il mento pronta ad affrontarlo, come sapeva fare da sempre. "Non hai risposto alla mia domanda, perché ti aspetti che io risponda alla tua?". Lo teneva lontano, ma non sapeva tenere sé stessa lontana da lui. Lui la vedeva combattere contro i suoi stessi desideri, e la vedeva perdere, battaglia dopo battaglia. Forse non avrebbe mai ricevuto delle risposte. La Granger era troppo brava a difendersi da lui. "Quindi ora torniamo alle accuse, ai giochi di parole?" le chiese "Perlomeno dimmi che diamine c'è!". Quella conversazione non prevedeva risposte, solo domande, domande... Se ne erano accumulate troppe, e ora precipitavano su di loro come una valanga mortale. "Non ti sto accusando, Malfoy" "Eppure ti comporti come avessi fatto qualcosa, Granger" lo guardò irritata al suo tono canzonatorio. "Senti..." cominciò lei, senza sapere come continuare, ma lui restò paziente in attesa "vedi cose che non ci sono..." disse, e stavolta fu lui a ridere scettico "Mi prendi per il culo? Nelle ultime settimane sei diventata più muta di una mummia, e non fai altro che scappare da me, non sono un idiota come credi... perché mi eviti, quando è evidente che non vuoi farlo?". Hermione sentì il cuore pulsare forte, impaurita da quella conversazione, che assomigliava sempre di più a un'interrogatorio, ma se fosse riuscita a resistere ancora un po' non ci avrebbe più pensato. Se voleva chiudere del tutto e definitivamente quel capitolo lo avrebbe dovuto fare in quel momento "Ridimensiona il tuo ego, Draco, se ti evito è proprio perché voglio farlo" tentò di darsi un tono che non aveva, e lo sguardo indagatore del Serpeverde non la aiutava a mentire al meglio "Bhe, io invece avrei voluto toccarti, stare vicino a te, avrei voluto..." lasciò cadere la frase, perché ogni cosa che avrebbe aggiunto sarebbe stata inopportuna. "Non mi importa" fu l'unica reazione che ricevette. "Menzogne" rispose seccato "Stai mentendo" sospirò stanco "Perché mi hai fatto quelle domande? Per poi... nasconderti dietro tutte queste.. menzogne" continuò imperterrito. "Smettila" gli disse confusa Hermione. "Perché dovrei? Così che tu possa evitarmi ancora? Così che possa essere io a darti le risposte?" la voce di lui si stava alzando con l'agitazione, quasi come in una sfuriata. "Basta..." lo stava ormai supplicando, mentre si faceva indietro, mentre il baldacchino alle sue spalle le bloccava la fuga, pur dandole un mezzo di sostegno, mentre il cuore impazzito le faceva mancare il fiato. Si lasciò sorreggere dalla stoffa ruvida, ma per quanto ci provasse non riuscì a restare in piedi, e si lasciò scivolare fino a terra. I respiri, non sapeva bene quando, erano diventati singhiozzi, e stava piangendo come non faceva da tempo, a dirotto, come una bambina, sotto gli occhi di Malfoy, che si avvicinò, causandole l'istinto di coprirsi il volto arrossato dal pianto. Lui si accucciò davanti a lei, quasi raggomitolata su sé stessa, ma non la toccò. Si appoggiò con le braccia al letto, e fu attento a non sfiorarla nemmeno "Ti prego, Granger sto impazzendo, perché fai così?" ora era lui a supplicarla. Era in ginocchio davanti a lei, ma Hermione si pulì il viso con un gesto rabbioso, e alzò su di lui lo sguardo peggiore che gli avesse mai rivolto "Perché non voglio innamorarmi di te!" Hermione sentì l'ultimo barlume di forza che la teneva insieme spezzarsi miseramente con la sua voce. Non voleva dirlo. Non era vero. Era tutta una menzogna. Ma la paura viscerale che l'attanagliava bastava a farle dire le parole più false che avesse mai pronunciato. Draco sembrava paralizzato, nell'incredulità più totale. Non lo biasimava, perché riusciva a vedere ancora sulla pelle di lui, sulle sue labbra, i segni della sua stretta. Semplicemente guardò la ragazza senza capire, rimanendo a cercare un senso per un bel po', e quando finalmente la sua mente si mosse, Draco capì che, nonostante tutti i suoi sforzi, quel dolore che le vedeva negli occhi era davvero causa sua. "Vattene". Quando glielo disse ancora, tutto il rimorso che provava svanì, lasciandolo vuoto. Voleva provare rabbia, per accusarla, e odio, per semplificare le cose. Ma non sentiva nulla di tutto ciò: lei aveva occupato tutto lo spazio e poi si era portata via tutto, lasciandolo senza più nulla. Giusto un senso di amarezza era rimasto sulle sue labbra, un sapore fastidioso che sapeva di rimpianto. Rimpiangeva di non aver fatto molte cose. O di averle fatte. E la cosa peggiore era che non aveva nulla da rimproverare alle sue azioni. Aveva fatto ogni cosa nel migliore dei modi... Rimpiangeva di averla avvicinata. Di averla scelta. Contro ogni logica. Rimpiangeva di amarla, perché aveva saputo fin dall'inizio che non sarebbe mai stata sua. Per lui era già troppo tardi. Si era già innamorato di lei, e rimpiangeva di averlo fatto. Perché voleva solo che smettesse di soffrire. Perciò si allontanò, e raccolse le sue cose. Sperando che bastasse a risparmiarle la sofferenza che stava provando lui, che nel lasciarla sola e in lacrime in cima a una torre, sapeva che il cuore più distrutto era però il suo.
Hermione pianse fino allo sfinimento. Quando credette di aver prosciugato ogni lacrima, di nuove iniziarono a sgorgare. Era una cordarda. Bugiarda, e crudele. Si era cercata tutto quel dolore, e sapeva fin dall'inizio che sarebbe arrivato, ma ciò non rendeva affatto le cose più facili. La verità era che avrebbe potuto essere felice. Perché si era già innamorata del ragazzo a cui aveva appena rinunciato. Ma in cuor suo sapeva di averlo fatto solo prima che lo facesse lui. Altrimenti quanto tempo sarebbe passato prima che si fosse stancato di lei? E quella paura... era stata peggiore di ogni nemico avesse mai affrontato, perché non poteva essere sconfitta in alcun modo. Poteva solo arrendersi a essa, e l'aveva fatto, aveva ceduto alla paura, e aveva rinunciato alla felicità. Ma cos'era meglio, vivere nella paura, ma felice, o passare il resto dei suoi giorni nell'incertezza dolorosa di ciò che avrebbe potuto essere? Per salvare almeno un pezzetto del suo cuore l'aveva spezzato, e ora non ne rimaneva che un frammento. Al sicuro, eppure così piccolo e pieno di dolore che continuava a chiedersi se non le fosse stato strappato anche quello.
Spazio autrice
Ragazzi non ho riguardato attentamente il capitolo, perciò se qualcosa non va fatemi sapere! 😥 Scusatemi per come sta andando la storia, e grazie ancora per essere arrivati fin qui con me ❤
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