63.Troppo tardi
Avanzavano nel buio, ormai il Mantello era diventato inutile, e d'intralcio. In quella densa oscurità, che sembrava penetrare nelle pareti nessuno li avrebbe visti. Le bacchette riuscivano a stento a farli vedere l'un l'altro, ma Astoria, in capo al gruppo, andava avanti, lentamente ma sicura di dove sarebbero arrivati. Il budello sotterraneo di roccia sembrava un vicolo cieco, ma la porta blindata all'inizio diceva che ad aspettarli alla fine c'era di più: dall'aspetto sembrava una vecchia galleria di una miniera abbandonata, ma sapevano che li avrebbe portati al caveau. Il terreno irregolare era insidioso con quell'oscurità, e durò per diverso tempo. Sembrava che il tunnel non finisse mai, e per quanto ne sapevano, potevano essere trascorse ore. Poi senza preavviso il terreno cambiò, e divenne piano, finché non sentirono le mattonelle lisce della pavimentazione. Nessuno parlava per la tensione, se non per dare indicazioni. Harry abbassò il fascio luminoso per vedere intorno a sé. "Sono specchi" poco davanti a loro, anche le pareti cambiavano, iniziando un nuovo tunnel completamente liscio. Puntò la bacchetta indietro e la luce sembrò non poter penetrare il buio "Era un incantesimo" aggiunse tra sé "Dobbiamo stare attenti, sai cosa ci aspetta da qui in avanti, Astoria?" le chiese, facendo un cenno verso il tunnel di cristallo. Lei guardò preoccupata prima gli specchi, poi loro, e scosse la testa "Non ne ho idea... Ma se dovessimo riuscire a entrare, e poi a tornare indietro, spero solo che la tua amica abbia avuto il buonsenso di scappare, perché ci vorrà del tempo". D'istinto guardò Ginny, e anche negli occhi di lei lesse l'angoscia, e per consolarla, o forse per consolare sé stesso, le strinse la mano. "Andiamo" li esortò, e si affiancò alla Serpeverde, camminando con i sensi in allerta. Quando gli specchi li circondarono la luce sembrò accecante, dopo aver visto solo nero per tutto il tragitto precedente. Delle venature verdi, come delle crepe separavano uno specchio dall'altro, rimandando decine di immagini frammentate dei loro volti stanchi e preoccupati. Harry si aspettava che tutti quei vetri si frantumassero non appena avessero messo piede nel corridoio, ma non accadde. Avanzarono finché il buio non scomparve alle loro spalle, ma la fine non sembrava tanto vicina.
Aveva creduto che Draco l'avesse violata, frugando nella sua mente a suo piacere, ma quello che stava provando in quel momento era l'inferno. Quella presenza fastidiosa era sempre più ingombrante, e più tentava di resistere più provava dolore. Era come subire la maledizione Cruciatus, ma la confusione peggiorava e amplificava ogni sensazione, di ogni ricordo toccato, facendo riaffiorare ogni incubo, terrore, grido. Senza nessuna via di scampo, intrappolandola dentro sé stessa. Hermione cercava di nascondere tutto, lasciando che alla donna giungessero solo frammenti,a era troppo forte, e continuava ad insistere dove lei cercava di allontanarla. Quando cedette non sentì sollievo, ma come uno strappo, un lacerarsi di carne, e poi ogni cosa che aveva visto, provato o sentito, le piovve addosso come una valanga. Narcissa bramava di sapere e saltava da un ricordo all'altro rapida, precisa e letale. Forse andò avanti per ore. Le sembrò di rivivere gli ultimi mesi. Un nastro che si riavholheva, e tornava a fluire, e poi ancora indietro, fino a logorarsi. Poi sentì qualcosa di diverso, un dolore alla tempia, dei suoni attutiti, e il tempo iniziò a scorrere più lentamente.
Non sapeva di essere caduta a terra, ancora scossa, e sotto incantesimo, non sapeva nulla. Draco era entrato in cantina, e appena le aveva viste si era precipitato, tentando di separarle. Ma sua madre era più vigile di quanto si aspettasse, e l'aveva respinto con uno Schiantesimo, che aveva parato. "Madre fermati!" l'aveva implorata, ed era stato ignorato, e si era gettato di nuovo su di loro cercando di interferire. Strappò via le mani di sua madre da Hermione, che aveva ancora l'aspetto di Astoria, e che cadde a terra non appena Narcissa l'ebbe lasciata. Una furia cieca offuscò la mente di Draco, che le strinse i polsi e gridò "Sei impazzita forse? Avresti potuto ucciderla!". Non era riuscito a trattenersi, sapeva che la sua tortura era ancora più sottile di quella della sorella, e forse ora sapeva ogni cosa. Lei si strappò dalla sua presa, come sfidandolo a continuare, e il ghiaccio iniziò a penetrare le ossa del ragazzo. Tutto stava andando a monte, e probabilmente non ne sarebbero usciti vivi. Lei chiuse gli occhi, scandagliando con la mente ciò che le serviva, come le aveva visto fare tante volte, per poi parlare, con una furia che le faceva tremare le mani e la voce "Questa donna... Non è... ora mi dirai quali sono le vostre intenzioni, o torno di sopra..." "No" la bloccò, chiudendo gli occhi d'istinto, ma vide comunque con gli occhi della mente le possibili opzioni, tutte spiacevoli. "Non ce n'è bisogno... Ce ne andremo prima che tutto sia compiuto" disse in tono sommesso, lo sguardo accusatorio di sua madre ancora livido di rabbia. Sembrava non riuscire a stare in sé: "Draco... Draco tu non hai la minima idea... Hai... Tu hai firmato la tua condanna a morte!" faceva dei passi nervosi, davanti a lui. Poi lo afferrò, disperata, quasi singhiozzando "Che ti ha detto la testa?! La Mezzosangue Granger, Draco? Dov'è Astoria? No non dirmelo... è qui dentro da qualche parte..." aveva chiuso gli occhi frugando fra i suoi nuovi ricordi. "Madre ti prego..." "Non pronunciare. Un'altra parola. Che dovrei fare adesso?!" "Lasciaci andare". Lei lo guardò confusa "È molto resistente, sai? Non sono riuscita a farla crollare del tutto, la sua mente è stremata, non posso spingerla oltre più di così... Fammi vedere Draco..." lei gli offrì la sua mano, e dopo aver incrociato i suoi occhi, Draco la prese, e le mostrò ciò che le mancava.
Narcissa lo lasciò di scatto, con il volto tirato in una maschera di incredulità, fece un passo indietro. Draco finalmente poté andare da Hermione. Respirava, ma sembrava molto provata "Reinnerva" la aiutò a risvegliarsi con l'incantesimo, e lei aprì gli occhi. Sembrava ancora stordita, le palpebre sfarfallavano, riportandola da uno stato di incoscienza alla realtà, per poi richiudersi "Madre fa qualcosa!" le intimò Draco "Salazar... Sei stato con lei! Sei forse impazzito?!" andò verso di lui e lo afferrò ancora per i vestiti "Draco che ti dice il cervello?! Siete in pericolo qui! Falle prendere la pozione, se qualcuno lo scoprisse..." finalmente lo mollò, e dopo qualche altro passo nervoso tornò da lui e lo scansò con una spinta, afferrò il volto di Hermione e bisbigliò qualcosa, passandole una mano davanti al viso. Lei finalmente si rilassò, tornò a respirare normalmente e aprì gli occhi. "Siete degli incoscienti Draco..." scosse la testa, amareggiata, spaventata. "Non sarei arrivato fino in fondo oggi, ce ne andremo prima della cerimonia" tentò di giustificarsi lui, mentre sua madre si allontanava da Hermione. "Ne sono certa, ma a che prezzo?" gli puntò contro il suo sguardo d'accusa "Dovete andarvene adesso, o sarà troppo tardi. Non avrete altre occasioni" Hermione tentò di alzarsi, ancora stordita "Draco... Aiutami" lo chiamò, cercando un sostegno. Quando fu in piedi stordita, affrontò lo sguardo duro di Narcissa, che non si placò neppure vedendola stremata a causa sua "Avrei dovuto ucciderti" sbuffò, e aggiunse "ma forse non aspetterai ancora molto. Se Lucius sospetta qualcosa Draco non ti aiuterà..." si rivolse al figlio. Hermione capì cosa volesse dire la donna e rispose "Non possiamo andarcene adesso" al posto di Draco, con voce poco ferma "Ha visto, i nostri sono nel caveau" e si rivolse poi a lui "Non possiamo lasciarli qui..." quasi supplicando. "Per loro è già troppo tardi" rispose Narcissa "Siete stati dei folli a mandarli là sotto. Li avete mandati a morire" li accusò con tono perentorio. "No!" Hermione estrasse la bacchetta, anche se quel semplice ramoscello sembrava pesante come un macigno. Allontanò la presa di Draco, e con mano tremante puntò la bacchetta sulla strega, che non si scompose "Non ce ne andremo senza di loro" scandì ancora una volta. "Togli quella bacchetta, sciocca ragazza" la sbeffeggiò, quasi incurante della minaccia, aveva occhi solo per suo figlio "Non potete scendere laggiù anche voi, Draco, ragiona..." poi da sotto il colletto estrasse una catenina, e infine il ciondolo "Non troveranno niente laggiù. Ti prego... Puoi ancora salvarti" implorava suo figlio "Di' loro che non sapevi chi fosse". Hermione sentì ancora una volta le gambe cedere, e il terrore attanagliarle la gola. Sarebbe stato facile per loro uscire a quel punto: consegnarla in cambio della libertà. Sarebbe stato facile dire che li aveva ingannati, l'aveva già fatto una volta. Sentì la stretta del ragazzo quasi soffocante, e tentò di liberarsi prima di rimanerci imprigionata, eppure lui la lasciò, ma la sostenne. Avevano ancora solo una parte del ciondolo. I loro amici erano in pericolo. E loro rischiavano di essere scoperti ogni minuto che passava. Draco era combattuto, ma i rischi erano troppi, così afferrò il ciondolo "Dobbiamo andarcene".
Spazio autrice
Cari lettori, questa è solo un'altra parte del capitolo che avevo pensato all'inizio... Ecco il motivo di tanta attesa. Ne ho ricavati ben tre (il prossimo è ancora in fase di lavorazione) da quello che doveva essere un unico capitolo. Spero che lo apprezziate comunque, e che l'attesa non scoraggi la lettura. Sono immensamente dispiaciuta per quelli che mi seguono da molto tempo, e che ancora aspettano il finale, è grazie a voi che sono cresciuta tanto, e come al solito rinnovo la promessa di arrivare al finale! Non vi deluderò, a prestoo!!
PS. Che ne pensate della situazione critica dei ragazzi? Riusciranno a uscirne? E soprattutto.. L'incontro/scontro fatidico con Narcissa secondo voi come andrà a finire?
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