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62.Madre

I cancelli incombevano su di loro come grate di una prigione. E quella era casa sua. Draco non aveva mai considerato Malfoy Manor un luogo ospitale, ma quel giorno era cupa, e fredda, come poche altre volte l'aveva sentita. Gli sembrava di essere tornato a un anno prima, quando era l'orrore a dominare quelle mura, che non avevano smesso di vibrare di magia, strappata alle vittime si quella guerra insensata. Ogni angolo, ben pulito e lussuoso, nascondeva il ricordo macabro di un corpo, una macchia di sangue, un nascondiglio in cui fuggire. E quelle immagini si erano sovrapposte alla realtà fino a farlo impazzire. Fino a costringerlo a non tornare più a casa. Se così poteva ancora chiamarla. L'enorme inferriata cigolò sui cardini, aprendosi al cenno di sua madre. Era di fronte a lui, col suo viso amorevole distorto dalla preoccupazione. Sembrava invecchiata. È colpa mia. Non riuscì a trattenersi per molto, e con tre falcate decise colmò la distanza fra loro la abbracciò. Lei strinse le braccia al suo collo, aggrappandosi come a un'ancora di salvezza. Ma solo un errore sarebbe bastato a trascinarla a fondo con lui. La strinse più forte che poté, e poi si scostò delicatamente, mantenendo tutta la compostezza che riuscì a trovare, si schiarì la gola "Dov'è mio padre?".

La stanza era vuota, se non per la figura solitaria che si stagliava contro la luce tremolante del camino. L'aria era pregna di odori, fumi di pozioni, ingredienti marcescenti, polvere e profumi per coprire tutto il resto. Quel mix l'aveva colpito come uno schiaffo facendogli girare la testa nell'istante in cui la porta si era chiusa alle sue spalle. O forse la sua era solo paura. Restò in silenzio in attesa che il padre parlasse, ma gli tenne saldamente le spalle, rivolgendosi verso la luce rossastra delle fiamme. Il pomello argentato del suo bastone scintillava a ogni guizzo del fuoco. Mantenne anche lui un silenzio ostinato, finché non lo vide raddrizzarsi, appoggiando la mano alla parete di fronte a lui. "Il tuo tradimento non è passato inosservato. Non verrà perdonato oggi, né in un prossimo futuro. È per questo che sei qui, di fronte a tuo padre?" la sua voce, più fredda di quanto la ricordasse, voleva apparire calma, ma sentiva fremere la rabbia sotto di essa. "Come hai detto, non oggi. Sono qui per riparare almeno uno dei torti che ho fatto alla nostra famiglia e al nostro nome, padre. Sono qui per pronunciare il Voto, con Astoria Greengrass" ripeté il copione che aveva imparato a memoria, e sentì la sua maledetta incertezza, sentì la menzogna trapelare da ogni poro. E lesse la diffidenza di suo padre quando si voltò, finalmente, a guardarlo. "E ora accetti la stessa ragazza che hai rifiutato. Che coincidenza... quantomai curiosa, mi dirai forse che sei riuscito a conoscerla, e magari ad amarla?" fece due, poi tre passi lenti nella sua direzione, evitando la scrivania al centro dello studio. "O che il senso di dovere per la tua famiglia, ti costringe a questa scelta?" i suoi passi erano leggeri, ma il suo tono deciso. "Padre, io..." "Sta zitto, Draco!" indicò alle sue spalle l'enorme albero genealogico dipinto sulla parete da mastrimaghi in modo indelebile e sublime. "È solo per le preghiere di tua madre che la tua esistenza non è stata cancellata da questa casa. Secondo il suo parere, piuttosto sciocco, eri... soltanto confuso, e presto saresti tornato. Non le ho mai creduto, e non credo alle tue parole da codardo... Non disonorerai il nome di questa famiglia, a costo che scompaia con me, sono stato chiaro?". Gli occhi di ghiaccio che gli aveva trasmesso lo trafissero più freddi di una lama, e più dolorosi di una pugnalata. Non abbassò lo sguardo, perché ormai non aveva nulla da perdere, e ogni istante che strascorreva con lui, lo teneva lontano dal caveau. "È l'orgoglio, padre, che mi impediva di accettare un'imposizione sconsiderata. Sono più che capace di scegliere per me e per la nostra famiglia, e di farlo con onore e ambizione. Non sceglierei nessuno che non sia all'altezza" disse con una convinzione profonda e autentica, che lo spaventò. Suo padre si avvicinò impetuoso, restando a pochi centimetri da lui "Non devi disobbedire agli ordini di tuo padre" gli sibilò all'orecchio "Dovrai rispettare le mie... imposizioni. Il tuo animo è debole, Draco, lo è sempre stato, non sarai perdonato finché non lo deciderò io. Comincia col rimediare ai tuoi sbagli, prima che io mi liberi di te" concluse pacato, ma con una furia che traspariva da ogni fibra del suo corpo: gli occhi arrossati, i capelli scomposti, un lieve tremore alle mani. Suo padre era furioso con lui, e lo sapeva, ma forse aveva capito finalmente il motivo. Lui lo amava, eppure sarebbe stato forte abbastanza da allontanarlo per sempre se solo ce ne fosse stato bisogno. Era arrabbiato con lui perché lo aveva costretto a scegliere. Scegliere fra la debolezza dell'amore, e la forza del casato.

Hermione, o meglio, "Astoria", scattò con lo sguardo verso di lui non appena rimise piede nel salone d'entrata dove erano rimaste lei e Daphne, in compagnia di Narcissa, che fece altrettanto, alzandosi dal divano eccessivamente imbottito su cui era seduta. Gli andò incontro, prendendolo sotto braccio, guidandoli verso la sala da pranzo del secondo piano, che di solito usavano per le occasioni più importanti, lasciando dietro di loro le ragazze. A lui venne da sorridere: sua madre era sempre stata possessiva, una padrona di casa impeccabile, chiunque fosse entrato a Malfoy Manor non si sarebbe mai sentito al livello di Narcissa. Forse solo Voldemort era riuscito a tenerle testa per un po', ma non le aveva mai fatto perdere la sua dignità, era sempre rimasta la regina del suo palazzo. "Perché sei qui, Draco?" gli chiese in un sussurro, senza voltarsi verso di lui. "È una cosa che devo fare" rispose incerto. "Ti riferisci a lei?" continuò Narcissa, ma lui ebbe paura di rispondere, e si limitò a lasciarla proseguire. Da una parte non si fidava ancora di lei, perché prima ancora di essere padrona era sempre stata moglie, e la lealtà cieca verso Lucius poteva ancora costargli cara. "No, solo in parte... È della famiglia che parlo. Voglio mettere le cose a posto" sentì la stretta al suo braccio aumentare e sua madre gli sussurrò "Presto Draco, tutto si sistemerà". E lo condusse al posto d'onore, a fianco della sua futura sposa.

Le forchette cozzavano coi piatti nel silenzio più assoluto. Da qualche minuto i commensali avevano smesso di conversare, lasciando che il tempo scorresse ancora più lentamente. Ma inesorabile. Presto la pozione avrebbe terminato il suo effetto, lasciando che Hermione rivelasse il suo aspetto, anche Draco e Daphne ogni tanto le scoccavano un'occhiata preoccupata in cerca di segni di cedimento. Aveva al massimo un'altra ora, entro la quale dovevano riuscire ad appartarsi almeno qualche istante, e poter prendere qualche altro sorso. Le portate si erano susseguite numerose, e la varietà di dolci serviti doveva sembrare appetitosa, ma a Hermione era passato l'appetito tre portate prima, per non parlare della vista del piccolo elfo che le aveva servite, che letteralmente le aveva fatto chiudere lo stomaco. Si era concessa un paio di occhiate fugaci, per non destare sospetti, che erano bastate a farla impietosire e arrabbiare, ma non poteva permettersi certe distrazioni in quel momento. Le aveva ricordato il piccolo Dobby... Poi la fortuna sembrò assisterli, e Narcissa disse a suo marito "Lucius, potremmo favorire del nostro idromele coi nostri ospiti" "Il mio caro marito apprezza fin troppo il sapore e gli effetti dell'idromele" commentò la signora Greengrass stuzzicando suo marito, che però non parve cogliere il suo tono scherzoso, e non la degnò di una risposta. "Mi affido a voi mia signora" si rivolse direttamente a Narcissa. "Oh, siete in ottime mani, io e Lucius conserviamo da più di vent'anni alcune bottiglie per le occasioni speciali" concluse con un sorriso compiaciuto. Draco le lanciò un'occhiata, e quando incrociò il suo sguardo sentì la sua presenza nella mente: Dobbiamo tentare ora, non avremo altre occasioni. Per la sorpresa Hermione trasalì, attirando gli occhi di Daphne e di sua madre. Tentò di mascherare il tutto schiarendosi la gola, e aggiungendo a mezza voce un debole "Perdonatemi". Quando Narcissa fece per alzarsi Draco si intromise "Madre potrei andare io a..." "Non c'è bisogno caro" lo bloccò prima che potesse alzarsi a sua volta, e subito il ragazzo non poté fare a meno di guardarla allarmato. "Astoria" il cuore le balzò in gola "vorresti accompagnarmi tu?". Il volto della donna era deciso, e dalla sua posa traspariva un che di austero, inflessibile. Annuì e si alzò a malincuore, pregando che la pozione durasse a sufficienza. "Madre potrei.." ma lei lo zittì ancora impedendogli di fermarla "Resta qui Draco, noi faremo una chiacchierata, da donna a donna".

Diversi saloni si erano confusi nella sua memoria uno simile all'altro, tutti sfarzosi, ricoperti di verde e d'argento. Sentiva la paura scorrere nelle vene, ogni istante trascorso in quella casa era sempre più pericoloso. E non osava pensare a cosa stesse accadendo ai piani inferiori. La boccetta la chiamava, incastrata nel corpetto, perché la bevesse mentre Narcissa era di spalle. Non l'avrebbe vista, ma non sapeva dov'erano dirette e avrebbe potuto fermarsi, e voltarsi, in qualsiasi momento. Più volte l'aveva sfiorata attraverso la stoffa, senza avere il coraggio di estrarla. "Ti ricordavo meno silenziosa cara" ruppe il silenzio a un certo punto la signora Malfoy, mentre percorrevano un corridoio che sembrava infinito. Hermione su consiglio di Draco aveva taciuto la maggior parte del tempo, perché anche i Malfoy conoscevano bene Astoria, e avrebbero potuto notare la differenza. "È-è l'emozione, credo..." balbettò come giustificazione, ricevendo dall'altra uno sguardo dubbioso "Ero dispiaciuta per voi, quando tuo padre ha accettato il matrimonio, e la reazione di Draco non mi aveva affatto sorpresa... tuttavia non posso dire lo stesso di questo ripensamento. Spero solo di sbagliarmi" disse freddamente, tanto che Hermione credeva a malapena che fosse dispiaciuta. Presero una rampa di scale che scendeva, verso la porta di quella che sembrava una cantina. Decise di dar credito alla storia che avevano raccontato fin dall'inizio "Non l'abbiamo mai davvero preso in considerazione, neanche quando ci era stato imposto... Solo quando Draco ha fatto il meglio per entrambi, e ci siamo sentiti liberi, bhe, solo allora tutto è successo" aveva un po' sfumato, ma pressoché non aveva detto niente che li avrebbe potuti tradire in caso anche Draco avesse aggiunto qualcos'altro. Eppure Narcissa fece una risatina di scherno, abbastanza scettica, che fu quasi coperta dal cigolio della porta. Profumi diversi la investirono appena entrò, e si sovrapposero in un aroma intenso che quasi la stordì. Le torce si accesero, e illuminarono l'immensità della cantina. "Sciocca ragazza, credi che non riconosca una bugia quando ne vedo una?" le sbarrò la strada, frapponendosi fra lei e le scale, avanzando, e facendola indietreggiare più lontano. "C-cosa? No..." "Ho sentito i vostri sussurri... Ho visto le vostre occhiate" la sua calma la rendeva ancora più spaventosa, perché era lucida e aveva ben chiara la situazione. "Conosco mio figlio, e conosco te. E state mentendo entrambi. Non sapete cosa c'è in gioco, vi state immischiando in qualcosa di più grande di voi. Credete di essere invincibili, ma non sapete neanche cos'è meglio per voi!" "E voi lo sapete invece? Voi che vi aspettate obbedienza cieca, che detestate la vita che vi è stata imposta!" sì pentì nell'istante stesso in cui lo disse, ma nella donna c'era la solita compostezza, e un sorrisetto che non seppe decifrare. Era così simile a Draco. "La vita che ho accettato è dura, ma ho saputo ricavare quanto mi è stato possibile. E ho avuto ogni cosa" fece un altro passo verso di lei, ma stavolta non indietreggiò. "Potrei lasciarti la possibilità di scegliere, potrei lasciarti confessare, ma sappiamo entrambe che non farai la scelta giusta". Le strinse il collo con una mano, e la spinse fino a che non sentì un colpo alla schiena che la lasciò stordita per la sorpresa, e le premette l'altra sulla fronte. "Legilimens".

Spazio autrice

Come promesso, anche se lentamente, completerò la storia. Questo capitolo non è particolarmente lungo perché ho dovuto spezzarlo, altrimenti lo avrei pubblicato anche più tardi, visto che la seconda parte non è ancora ultimata. Così ho semplicemente deciso di pubblicare due capitoli a sé. Scusatemi per tutti gli inconvenienti, spero che vi stiate godendo comunque la storia. A presto!

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