53.Disfatta
La lista che la professoressa Paciock aveva consegnato loro, comprendeva a grandi linee gli argomenti da sapere perfettamente (come aveva tenuto lei stessa a specificare) per i M.A.G.O., ma che, a una prima occhiata, notarono comprendesse l'intero programma dei sette anni. "È uno scherzo?!" si lamentò Zabini "Non può fare sul serio" continuò. In molti avrebbero voluto intimargli di stare zitto, ma nessuno lo fece, visto che ognuno di loro moriva dalla voglia di fare lo stesso "Signor Zabini non so cosa si aspettasse, ma di certo i M.A.G.O. non saranno un passeggiata. La prova pratica di quest'anno, come vi ho già ripetuto più volte, sarà impegnativa, non ve la caverete con poco" Hermione passò in rassegna tutte le tecniche e gli incantesimi richiesti, ma a parte la quantità, non individuò nessun potenziale problema. Ormai anche di Pozioni e Storia della Magia avevano fatto il punto della situazione e, pian piano, si era tranquillizzata, riconoscendo che gli argomenti richiesti erano più semplici di quello che si aspettava. Ron e Harry non sembravano molto turbati, ma la maggior parte dei loro compagni lo era. Perfino Daphne Greengrass, la compostezza fatta persona, era piuttosto agitata a quella notizia. Notò che l'unico a rimanere indifferente fu Malfoy, con la sua solita facciata distaccata. Era diventato una visione insopportabile per Hermione: sempre e costantemente controllato, riusciva ad apparire indifferente in ogni situazione, non c'era occasione in cui si sarebbe sbilanciato... Si chiese se non avesse pensato le stesse cose di lei, tempo indietro. Il fatto era che lei sapeva quanto quella maschera fosse facile da far cadere, ma lui, davanti agli altri non la degnava neanche di uno sguardo. L'aveva decisamente sottovalutato. Non credeva che avesse avuto delle informazioni, per tutto quel tempo, senza dirglielo. Voleva sapere... Ma non aveva modo di convincerlo a parlare. Nessuno. Parlare a sua volta era impensabile. Non doveva venire a sapere che anche lei aveva tenuto nascoste delle notizie, almeno non prima di conoscere quelle di lui. Se ormai era deciso a ignorarla, di certo le cose non potevano peggiorare. Ma doveva trovare il modo di parlare da sola con lui, altrimenti, ne era sicura, non sarebbe mai riuscita a convincerlo. La punizione sarebbe stata l'occasione perfetta, ma visto che per lei era stata posticipata, era altamente improbabile che lo fosse anche per Malfoy. E a lui era andata anche peggio, perché, contro ogni speranza di Ron, non avrebbe potuto giocare la seguente partita, quella contro i Grifondoro. Il penultimo del mese ci sarebbe stato il match dell'anno, e l'aria che si respirava a scuola era tesa. Allenamenti su allenamenti fiaccavano i ragazzi, e Hermione non li vedeva quasi mai, come anche Ginny. E quelle poche volte che riuscivano ad essere presenti, non facevano che parlare di tattiche di gioco. Non erano il massimo della distrazione, in quel periodo, così aveva recuperato il tempo perso con Hagrid, facendogli visita più spesso. Il Mezzogigante era ancora impegnato a smantellare l'attrezzatura dalla Foresta, così le visite di Hermione erano sempre dopo il coprifuoco. La neve, che credeva si sarebbe presto sciolta, aveva invece ripreso a cadere. Era già finito gennaio, e l'ultimo sabato del mese avrebbero giocato la partita, secondo le previsioni, sotto la neve. Hagrid, che aveva parlato coi centauri, aveva detto che sicuramente quel giorno avrebbe nevicato. La sera prima, quando era andata a trovarlo, la Grifondoro già faticava a camminare attraverso la spessa coltre bianca, e non osava immaginare quanta ne sarebbe caduta ancora. Sperava che, per punizione, fosse mandata da Gazza a lucidare nella Sala dei Trofei, piuttosto che ad assistere Hagrid, ma la McGranitt le avrebbe fatto sapere solo quella sera. Alla fine della sua lezione l'aveva fermata, convocandola nel suo ufficio dopo cena. Non era molto preoccupata, all'inizio, ma continuava a pensarci, e piano piano, la tensione era aumentata, man mano che le tornavano in mente cose per cui sarebbe potuta finire nei guai. Ed erano tante. Troppe. Così la mattinata passò, tra un pensiero e l'altro, finché non fu ora di pranzo. Ginny non fece loro compagnia, come aveva già detto a Hermione la sera prima, Ron, invece si era fermato ad aspettare Lavanda che era voluta tornare in dormitorio a cambiare i libri. Così era rimasta sola con Harry. Aveva continuato a far finta di niente, ma le rivolgeva la parola il minimo indispensabile, quanto bastasse per non far capire del loro litigio. Le si spezzava il cuore ogni volta che abbassava lo sguardo incontrando il suo. Era il suo migliore amico. Anzi un fratello. Era l'unico che in tutto quel tremendo periodo le era stato vicino, e si era sempre preoccupato per lei. Aveva provato a parlare con lui, ma delle gelide e sbrigative risposte erano tutto quello che aveva ottenuto. E ora era seduto accanto a lei, che mangiava in silenzio. Si sentì stringere lo stomaco, mentre l'appetito se ne andava. Posò la forchetta, osservandolo di sottecchi. Lui sembrava ignorarla. Anzi, a dirla tutta, era indifferente a tutto quello che succedeva intorno a lui, completamente preso dai suoi pensieri. Hermione, riluttante, continuò a tacere, osservando gli studenti nella Sala, cercandone uno in particolare. Nel tavolo verde, una testa bionda spiccava, e come al solito, non impiegò molto tempo a trovarla. Anche Malfoy sembrava concentrato sul suo cibo, che però girava e rigirava nel piatto senza toccarlo. Era seduto da solo, e, intorno a lui, i ragazzini del primo e del secondo anno si tenevano a distanza. Non so era neanche resa conto di quanto tempo avesse passato a fissarlo, finché non sentì Harry alzarsi in piedi rumorosamente. Raccolse la sua borsa in fretta, prendendo per la porta. Hermione, vedendolo scappare afferrò le sue cose inseguendolo. "Harry!" lo chiamò, ma lui continuò la sua fuga. Lo chiamò ancora, ma vedendo che voleva ignorarla lo afferrò per un braccio, fermandolo "Harry... Aspetta!" si voltò scocciato "Che c'è ancora, Hermione?" "Io... N-non capisco..." "Cos'è che non capisci? Perché non riesca a sopportarti mentre lo guardi come... un'idiota? Perché non l'abbia ancora detto a Ron? O perché non mi sia andata giù che tu mi abbia nascosto tante cose per tutto questo tempo?" non si aspettava quella sfuriata, ma capiva che per lui fosse necessaria. Vedeva quanto fosse ferito. E questo la faceva stare ancor più male. Non ricordava una sola volta in cui Harry l'aveva insultata. Neanche al terzo anno, quando aveva detto alla McGranitt della Firebolt. "Harry..." "No, ti prego... Mi serve... mi serve del tempo" e detto questo, le voltò le spalle, lasciandola sola nel corridoio. In quel momento si sentì davvero sola. Perché, un pezzo alla volta, la sua sua vita si stava disgregando. Stava perdendo tutto.
Bussò tre volte al portone, prima di sentire la preside che rispondeva "Avanti". Entrò nell'ufficio, richiudendosi la porta alle spalle "Buonasera, professoressa". "Si accomodi, signorina Granger, abbiamo molto di cui parlare". Obbedì, sedendosi di fronte alla scrivania. Credeva che volesse riferirle della punizione, ma, a quanto sembrava, c'era dell'altro. Non disse nulla, aspettando che fosse lei a parlare, scoprendo le sue carte "Molto bene, per quanto riguarda la sua punizione, questo sabato dovrà assistere Hagrid nei suoi impegni di guardiacaccia, durante tutta la mattinata, finché Rubeus lo riterrà necessario" le disse pacata, mentre già Hermione malediceva l'universo per averle regalato un destino tanto crudele. "La domanda che mi pongo è: perché si è resa necessaria?" continuò altrettanto tranquilla. "Cosa... intende dire?" chiese confusa la ragazza. Come poteva chiederle questo? La lezione di quella sera era una vera e propria esercitazione, e, magari si erano lasciati prendere la mano, ma sia lei che Malfoy non avevano fatto altro che... esercitarsi. "Intendo dire che vorrei sapere per quale motivo avete intrapreso un duello nel bel mezzo di un'esercitazione" ripeté, trattenendo a stento il tono alterato della voce "Non era nostra intenzione... duellare. Non c'è una causa esterna a questo avvenimento, se è questo che vuole sapere" lei continuava ad osservarla "Un comportamento del genere da altri studenti non mi avrebbe preoccupato, ma conoscendo i trascorsi fra lei e il signor Malfoy, non posso fare a meno di chiedermi se non ci siano problemi..." rivelò finalmente "Ricorderà che vorrei avere sotto controllo la situazione di... alcuni studenti. C'è qualcosa che dovrei sapere?" la incalzò. "Gli avvenimenti di quella sera non sono stati causati dai nostri dissapori. Io e il signor Malfoy abbiamo ormai appianato le nostre.. divergenze" spiegò, non sapendo cos'altro dire per giustificare quella situazione. Sapeva che molto probabilmente avrebbe fatto le stesse domande anche al Serpeverde, o forse era già successo, perciò rimase sul vago. Era lecito che si preoccupasse. Di certo, per quanto ne sapeva lei, fra i due non correva buon sangue. Per sette anni li aveva visti attaccarsi in una faida infinita: Serpeverde contro Grifondoro, Mezzosangue contro Purosangue, Malfoy contro Granger. "Bene, spero per lei che sia così..." concluse, stringendo le labbra "Le ricordo, signorina Granger, che per qualsiasi problema può sempre rivolgersi a me. Madama Chips mi ha riferito i suoi miglioramenti, ma so che alcune situazioni possono rivelarsi stressanti, soprattutto con gli esami alle porte. So che lei tende a preoccuparsi al riguardo, ma cerchi di non strafare..." le consigliò, tornando al tono soave a cui era abituata Hermione. Annuì e sorrise, accettando di buon grado il consiglio, mentre faceva per andarsene "La ringrazio, professoressa McGranitt. E... mi dispiace averle causato problemi" confessò dispiaciuta. Averla vista così preoccupata per lei le aveva fatto stringere il cuore. "Nessun problema... Con voi l'attenzione non è mai troppa" si lasciò sfuggire con un mezzo sorriso. La Grifondoro fece altrettanto, lasciandosi congedare. Sgattaiolò per le scale, andando dritta al suo dormitorio. Non voleva rischiare incontri indesiderati, né tantomeno, un'altra punizione. Voleva soltanto il caldo confortevole del suo letto. Si affrettava per i corridoi, usando il Lumos, per farsi un po' di luce. Non impiegò molto a raggiungere il ritratto della Signora Grassa, e quando entrò nella Sala Comune trovò ad accoglierla perfino un piacevole fuoco scoppiettante. Non c'era più nessuno, nonostante non fosse ancora molto tardi, così decise si approfittare, e sedersi al divano, proprio accanto al camino. Al momento la priorità erano le informazioni, e sapeva che non sarebbe mai riuscita a ottenere né l'aiuto, né tantomeno delle scuse da Malfoy. Quel dannato orgoglio che portava con sé era un muro impenetrabile. Ma non sarebbe stata lei a cedere per prima. Se ottenere quello che voleva, avrebbe significato dover rinunciare al resto, bhe... l'avrebbe fatto. Per un po' ci aveva perfino creduto. Aveva creduto che potessero... semplicemente avere una pacifica tregua. Ma non era possibile. Non con tutti gli scheletri che nascondevano nell'armadio. Malfoy, certo, le aveva mostrato tutto... ma non aveva perso tempo, e in pochi giorni aveva ristabilito quella che era la normalità, fra loro: soltanto disprezzo e sfida. Lei non ci sarebbe riuscita, non avrebbe fatto altrettanto. Per questo, in effetti, lo ammirava. Era riuscito a mostrare... se stesso, come lei non avrebbe mai avuto il coraggio di fare. Codarda. Ripeté una voce maligna nella sua mente, come anche altre volte le aveva ricordato. Non sembrava neanche la sua, ma aveva ragione. Perché aveva paura. Aveva un'enorme paura di perdere tutto. Aveva perso Harry, Ron, e quando avrebbe saputo sarebbe stato anche peggio... Si rese conto di star piangendo. Ma non si asciugò le lacrime. Diede sfogo al suo dolore in un pianto silenzioso. Ecco ciò che restava di Hermione Granger: una ragazza raggomitolata su sé stessa, tentando di tenere insieme i pezzi di sé. "Hermione" una voce la chiamò facendola sussultare. Si pulì in fretta il viso, cercando chi l'aveva chiamata. Ginny stava in piedi sul primo scalino che portava al dormitorio, e la guardava triste. Non l'aveva neanche sentita arrivare. Quando vide i suoi occhi arrossati si precipitò accanto a lei sul divano, e la strinse in un abbraccio sincero, senza neanche chiederle nulla. A quel gesto così inatteso, non riuscì a trattenersi, e ricominciò a singhiozzare, stringendo a sua volta l'amica, quasi aggrappandosi a lei. "Hey... tranquilla Hermione..." cercava di calmarla "Ti va di parlare..?" era proprio quello che non avrebbe voluto fare, ma ormai era fatta. Se avesse parlato di quella scena con Harry, prima o poi lui avrebbe ceduto, dicendole tutto. Seguì il consiglio di Ginny e cercò di calmarsi, riprendendo fiato, e, lentamente, ricomponendosi. "Ginny i-io... Non so più cosa mi stia succedendo..." "Parli della malattia?" chiese confusa. Hermione si schiarì la gola "N-no... Parlo di tutto" lei la guardò afflitta, cercando negli eventi recenti qualcosa che le avrebbe fatto capire cosa turbava la ragazza "È successo qualcosa con Malfoy, vero?". Sono anni che non stai così male. Avrebbe voluto aggiungere, ma sapeva che, se quel era il tasto dolente, avrebbe fatto meglio a tacere. Ultimamente con la loro riappacificazione l'aveva vista più serena, ma dopo che aveva saputo del duello in Sala Grande, aveva capito che quel sogno era già svanito. "Avete litigato?". Che domanda stupida! Certo che hanno litigato... Eppure lei scosse la testa, lasciandosi sfuggire un singhiozzo. "N-noi... Noi ci... siamo baciati" e la vide trattenersi con tutte le sue forze, asciugando una a una le lacrime che le scappavano, ribelli. Quella confessione era stata come un pugno in pieno petto. L'aveva lasciata completamente senza fiato. Ma doveva dire qualcosa, per lei. Lei c'era sempre stata, in tutti quegli anni tremendi in cui l'unica cosa che riusciva a fare era osservare da lontano il ragazzo che le piaceva. Lei c'era sempre stata, nonostante fosse passata dall'uscire con Michael, a Dean, e perfino a Zabini. Non l'aveva mai giudicata. E neanche che se avesse voluto, sarebbe riuscita a giudicare lei. "Hermione... non preoccuparti... Si risolverà tutto" non sapeva con esattezza cosa fosse a turbarla. Ma quella era una cosa grossa per lei. Era... Malfoy. E forse un litigio sarebbe stato più facile da risolvere.
Spazio autrice
Cari lettori buonasera!! Sono riuscita a finire!!! In questo capitolo mi sono impegnata molto, ma riconosco che ci siano molte ripetizioni... 😢 ho avuto dei ripensamenti sulla storia, e forse (forse) in futuro la modificherò (un futuro mooolto lontano). Si parla di dettagli, ma modificata sarebbe meglio. Non è per ora! E, per concludere, voglio aggiungere ancora una volta: grazie a tutti voi.
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