52.Malattia
"Quello schifoso!" inveiva Ron "Che razza di idiota! Giuro su Merlino che non la passerà liscia..." Hermione sospirò "Smettila Ron" lo supplicò per l'ennesima volta. Era seduta sul divano davanti al cammino, con Ginny al suo fianco, che ancora cercava di capirci qualcosa. Ron non trovava pace. Andava avanti e indietro come un leone in gabbia. Il suo fallito tentativo di fare giustizia non gli era proprio andato giù. "È stata colpa mia..." disse Hermione, e lui si fermò, guardandola incredulo "C-cosa?! Io non ti capisco proprio Hermione... P-proprio non capisco perché ti ostini a difenderlo?! Non lo merita..". Continuò imperterrito. Il suo tono era stato così secco che lei non poteva resistere. Si alzò senza aggiungere niente, e salì fino al suo dormitorio. Chiuse la porta alle sue spalle, scoprendola stanza piacevolmente vuota. Si accasciò contro il legno, scivolando fino al pavimento. Non sapeva cosa pensare. Sentiva che ancora, nonostante avessero parlato, c'era qualcosa in sospeso. A parte la storia delle informazioni, le sembrava che... non avessero detto tutto. Sentiva ancora dolore al petto, dove la Fattura l'aveva colpita. A dirla tutta, era completamente indolenzita: non c'era un singolo muscolo del suo corpo che non sentisse pulsare dolorosamente. Non vedeva l'ora di mettersi a letto, soprattutto dopo la lezione. Si liberò delle scarpe, sfilandosi poi, pezzo dopo pezzo, la divisa. Aveva davvero bisogno di una doccia, ma al momento era troppo stanca. Si sarebbe alzata un po' prima, e l'avrebbe fatta il giorno seguente. La camicia da notte le scivolò addosso leggera, e lei rabbrividì per il freddo. Aveva ancora i capelli legati in una stretta coda, tenuta insieme da decine di mollette. Andò allo specchio, iniziando a liberarsi anche di queste. L'immagine che le restituiva, nonostante le occhiaie per le notti insonni, era migliore di quanto si aspettasse: le sue guance non erano più scavate, ma morbide e rosee, e la sua bocca non era piena dei segni di morsi nervosi. Mentre le mani lavoravano sulla matassa di ricci, notò la cicatrice al braccio, e subito distolse lo sguardo, concentrandosi di nuovo sui capelli. Vide un guizzo nero correre sulla sua pelle, proprio sotto il mento, lungo il collo. Si ritrasse spaventata dallo specchio, lanciando un grido soffocato. Nonostante il battito accelerato, si avvicinò al suo riflesso, vedendo nuovamente la stessa cosa. Le sue vene sembravano... nere. A tratti, come un guizzo, vi passava attraverso, come se il suo sangue fosse pece, facendole diventare scure... Proprio come aveva visto sulla schiena. Madama Chips le aveva detto di tornare da lei, ma non l'aveva fatto... Che fosse lo sviluppo dell'infezione? Era più che probabile. Non riusciva a calmare il palpitare del suo cuore. Che cosa mi sta succedendo? Un flusso scuro scorreva suo mento, e poi vide le sue labbra ricoperte da capillari neri. Inspirò, ma il suono che le uscì era più simile a un singhiozzo. La testa le girava per l'agitazione, e, prima che riuscisse a raggiungere il baldacchino, la visuale le si fece sfocata. Cadde a terra. Poi il buio.
L'avrebbe uccisa, e non mancava molto perché tutto finisse... Un sussurro al suo orecchio "Ti ucciderò, carina...". Lo so. Avrebbe voluto rispondere, ma la lama del pugnale premeva sulla sua giugulare. Lo sentiva dolorosamente farsi strada tra la sua pelle, finché un rivolo caldo e scarlatto non le scivolò fino al petto...
Spalancò gli occhi in cerca di aria. Era come se fosse rimasta in apnea per... ore. Iniziando a muoversi freneticamente, cercando di capire dove si trovasse. Riconobbe le vetrate dell'Infermeria, e si calmò un po'. "Finalmente..." Harry era seduto accanto a lei, e Hermione non riuscì a far altro che guardarlo. L'unica cosa che riusciva a pensare era che voleva andarsene dall'Infermeria. Non riusciva a crederci... C'era finita un'altra volta! Si sentiva ancora un po' stordita, ma era colpa del sonno "Perché sono qui?" chiese, quasi arrabbiata all'amico "Lavanda ieri sera ti ha trovata svenuta in camera vostra". Ah ecco... Ora ricordava "Credevamo che fosse per quello che ti ha fatto Malfoy, ma Madama Chips ha subito escluso la cosa" "Già...". Harry la guardò curioso, si vedeva che stava cercando di capire il suo tono amareggiato "Quindi... sai perché sei qui..?" le chiese confuso più che mai. Non sapeva davvero come rispondergli, ma era talmente stanca e... sotto pressione per tutte quelle situazioni impossibili, che quasi fu un sollievo dirgli "Sì. Lo sapevo". Quando alzò lo sguardo su di lui, fu stupita di trovarlo preoccupato. Dopo tutto quello che continuava a nascondergli, si aspettava che fosse almeno un po' arrabbiato, ma neanche la minima traccia di risentimento contaminava il suo viso, sinceramente in ansia, piuttosto lo vide assumere un'aria di rimprovero "Cos'altro ci stai tenendo nascosto?" chiese triste. Per un attimo le balenò in mente Malfoy, stretto a lei sotto il mantello, ma sapeva che Harry lo stava dicendo perché si sentiva ferito. Continuava a tenere per lei tutte quelle cose, escludendo lui e Ron. Non l'aveva mai fatto prima, e l'amico capiva la gravità della situazione: se aveva iniziato ad essere così sfuggente c'era di sicuro un buon motivo. E Harry lo capiva meglio di tutti. Era lui che aveva fatto lo stesso. Era lui che si era chiuso in una bolla di solitudine. Ed era lui, che si era lasciato guidare dai suoi amici, in cerca di aiuto. "Harry" alzò lo sguardo su di lei. Doveva prendere il coraggio quattro mani, così attese solo un istante, e parlò prima di cambiare idea "Ho baciato Malfoy" lo vide sgranare leggermente gli occhi e aggrottare le sopracciglia "Che?" chiese, la voce acuta. Continuava a guardare il pavimento, poi si schiarì la voce per riprovarci "Come..?" non riuscì ugualmente a concludere la frase. Neanche lui sapeva cosa chiedere. Sospirò, passandosi le mani sul volto, e, finalmente, alzando gli occhi su di lei. "I-io..." apriva la bocca pronta a dire qualcosa, senza riuscirci. "M-mi dispiace così tanto Harry... non so come sia potuto succedere..." lui restò in silenzio, la cosa peggiore che potesse farle. Madama Chips entrò nella stanza, chiudendo la porta del suo ufficio "Signorina Granger" la chiamò, notando che si era svegliata, mentre si avvicinava a passo svelto. Le passò una mano sulla fronte, valutando rapidamente le sue condizioni. "Sembra stare meglio... Signor Potter, per oggi le visite sono terminate. Torni alle sue lezioni!" lo liquidò, per poi lasciarli, dirigendosi agli armadietti in cerca di misture. Harry la guardò incerto senza aggiungere nulla "Harry" lo chiamò un'ultima volta, prima che se ne andasse "Ti prego... Non... dirlo a Ron" sentiva gli occhi pizzicarle, mentre l'altro annuiva "D'accordo" disse, tanto piano che a malapena lo sentì "Spetta a te dirglielo". Le voltò le spalle, chiudendosi la porta alle spalle. Hermione era ancora confusa, quando Madama Chips le si avvicinò, attirando la sua attenzione " Signorina Granger, le avevo esplicitamente consigliato di tornare in infermeria una volta ricominciate le lezioni, posso sapere per quale motivo non l'ha fatto?" la rimproverò "Io... me ne sono dimenticata". Bugiarda. "Non l'avrei mai creduta tanto irresponsabile! Avrei potuto curarla in qualche giorno!" stava ancora compiangendosi, quando capì quello che aveva appena detto la donna "Lei sa che cos'ho?". La guardava, in quell'interminabile attesa che la separava dalla soluzione ai suoi problemi "Quando... aveva parlato con me... Credevo non lo sapesse..." era così confusa! "Allora non ne ero a conoscenza" spiegò "Ma si da il caso, che nel periodo trascorso, io mi sia informata" la rimproverò "Il suo caso mi era sconosciuto. E avevo ragione nel credere che fosse qualcosa di raro, ma prima del ritorno a scuola degli studenti, al giornale si è diffusa la notizia delle epidemie al Ministero..." "Ho visto gli articoli di prevenzione" ricordò la ragazza "Bhe, non è l'unica... Il San Mungo si è preoccupato di informare i collaboratori di ogni settore: hanno ragione di credere che questa... epidemia, sia causa dell'Ombra". Mentre le parlava, continuava a visitarla, efficiente come sempre. Hermione, a quella notizia, si sentì mancare. Non le piaceva affatto tutta quella storia. Un... essere mai visto, che stava creando il caos al Ministero e a Hogwarts proprio dopo la caduta di Voldemort non era un caso. Il fatto che avesse diffuso una malattia sconosciuta era anche peggio. Era tutto così strano... "Per nostra fortuna i guaritori hanno sperimentato una nuova pozione sui pazienti che sembra funzionare: ne ho diverse dosi a disposizione, ma non c'è niente di certo. Dovrà restare in infermeria almeno una settimana" concluse categorica "Una settimana?! Non posso perdere tante lezioni..." "Oh, credo che lei sia l'unica persona che possa permettersi di perderne qualcuna!" ribatté, allontanandosi. Si rinchiuse nel suo ufficio, lasciandola sola e stizzita. Una settimana! Poi il suo pensiero corse a Harry. Sarebbe tornato a trovarla? O avrebbe dovuto aspettare tanto, per potergli parlare? Spetta a te dirglielo. Ora capiva anche cosa intendeva: il suo non era di certo un favore. Sospirò, sentendo la testa scoppiare per i troppi pensieri, ed era sveglia da neanche un'ora. Sarà una lunga settimana...
Ginny e Ron fecero visita a Hermione il giorno successivo, ma la ragazza non si stupì quando non vide Harry. Nessuno dei due disse niente al riguardo, e, pensandoci, ne fu felice. Ron le aveva portato una lettera dalla McGranitt, che le augurava una pronta guarigione e rimandava la sua punizione a quando sarebbe stata meglio. "Che gentile..." commentò Ron sarcastico. "Spero che la McGranitt lo lasci venite alla partita... Gli faremo vedere a quelle serpi chi è a comandare..." aggiunse. Hermione non disse nulla, così fu Ginny a rompere il silenzio "Quindi non sai ancora quando Madama Chips ti lascerà uscire?" chiese "Già... spero solo... fra non molto" rispose, un po' triste. "Non preoccuparti, credo che Ron ti terrà aggiornata: di certo avrà bisogno di ripetizioni sul programma, magari potrai ripassare aiutando lui. E Harry" aggiunse dopo un attimo di riflessione. Scoppiarono entrambe a ridere, mentre Ron non sembrava molto divertito dalle insinuazioni della sorella. "A proposito... potresti portarmi il libro di Trasfigurazione domani? Devo ancora finire il compito" "Soltanto se poi correggerai il mio" tentò di ricattarla "No" "Andiamo... Soltanto un'occhiata!" "No Ron" "Perché mi fai questo? L'hai sempre fatto... Non devi proprio correggerlo, solo dirmi se posso migliorare qualcosa... ti prego" "D'accordo, ma solo un'occhiata. Un'occhiata veloce" cedette. Si ricordò della pozione, che avrebbe dovuto prendere ogni sei ore, e dopo aver controllato l'orologio ne prese la dose che l'infermiera le aveva lasciato. Aveva un ottimo sapore, e profumava di rosa. Non sapeva con cosa fosse composta, ma non aveva mai preparato, né visto una pozione così buona, apparte l'Amortentia. Lasciò la boccetta vuota sul comodino, sotto lo sguardo stranito di Ron "Com'è?" "Buona" rispose sorridente, e anche lui si lasciò sfuggire una risata "Non ho mai visto una situazione più strana di questa". Hermione si lasciò cadere sui cuscini "A chi lo dici... Sono mesi che mi chiedo se, prima o poi, riuscirò a uscire da questa... follia" non sapeva in che altro modo chiamarla. Dopotutto, non era di questo che si trattava? Andava tutto al contrario: lei e Ron si erano lasciati, aveva scoperto che sua madre era una strega, un giorno su tre finiva in infermeria, per non parlare di Malfoy... Il solo pensiero di lui la faceva infuriare. Perlomeno ora sapeva che la sua magia impazzita era dovuta al morbo. Madama Chips gliene aveva parlato, spiegandole che si trattava di un sintomo comune. Molti degli impiegati del Ministero erano stati infettati, come lei, al ricevimento a cui avevano partecipato l'estate precedente. Quelli invece che non erano presenti quella sera, era ancora un mistero come ne fossero venuti a contatto, visto che, le aveva detto la strega, non era qualcosa di trasmissibile. Hermione si raccomandò con Ron, affinché si ricordasse di portarle tutti i compiti, e con Ginny perché glielo ricordasse. "Non preoccuparti, lo dirò a Harry" volle rassicurarla, senza però riuscirci. I due la salutarono, lasciandola di nuovo sola. L'infermeria era vuota, così l'unica compagnia che aveva erano i libri che si era fatta portare. Lavanda andò a trovarla, come anche Neville. Ron le portò i compiti, ma Harry non tornò più in infermeria. Se lui aveva reagito in quel modo, come l'avrebbe presa Ron? Ogni volta che entrava sentiva il cuore iniziare a batterle all'impazzata, per la paura che gliel'avesse detto, finché il rosso non la salutava con un sorriso. Si annoiava tremendamente, nonostante i libri, e non riusciva più a starsene ferma a letto. Le mancavano le sue visite alla Stanza delle Necessità, soprattutto perche sapeva che presto non ne avrebbe più avuto bisogno. Voleva godere degli ultimi giorni di neve, e fare visita a Hagrid, nascondendosi con Harry e Ron sotto il Mantello. Credeva davvero di non farcela più, di non riuscire a resistere, quando, dopo dodici giorni, ai primi di febbraio, finalmente Madama Chips la dimise. Ancora gli altri non lo sapevano, visto che, anche lei, fino all'ultimo non ne era stata sicura, così li raggiunse entusiasta in Sala Grande, dove erano già, o stavano andando per cena. Quando entrò gli sguardi di alcuni ragazzi la seguirono. Dannato Malfoy. Riuscì solo a pensare. Probabilmente la storia del loro duello si era sparsa, e solo Godric sapeva cosa si dicesse in giro. Hermione vide i suoi amici al tavolo, e si affrettò verso di loro di buonumore, nonostante tutto. Ron si voltò, e Harry fece lo stesso, seguendo il suo sguardo, ma quando la vide ostentò un sorriso tirato. La salutò anche Ginny, felice che fosse finalmente tornata tra loro. "Grazie al cielo... Non ce la facevo più con questi due" scherzò. "Vieni" Ron la trascinò a sedersi tra lui e Harry, e Ginny, di fronte a lei osservò dubbiosa la reazione rigida del suo ragazzo. Lei non era di certo stupida, e sicuramente fin troppo diretta, sapeva che lui non aveva ancora parlato, altrimenti Ginny le avrebbe già detto qualcosa. Ma ormai era questione di tempo. Era come se avesse costantemente una bomba a orologeria addosso. Sempre sul punto di esplodere, e lei non poteva far altro che ritardare il momento dell'esplosione. Sempre affaticandosi, pur sapendo che non sarebbe riuscita ad evitare la catastrofe.
Spazio autrice
Ed eccomi ancora una volta!!! Ebbene, volevo che questo capitolo fosse speciale per due ragioni, purtroppo però c'è poca azione... Tutti i nodi stanno lentamente venendo al pettine, perciò non vi scoraggiate e continuate a leggere! Volevo farvi un bel capitolo perché ancora non sono riuscita a ringraziarvi, sono ormai arrivata a più di 50k visualizzazioni, e ancora non riesco a crederci... Voglio inoltre aggiungere che è circa un anno fa che ho iniziato questa fantastica avventura, e, appunto, mi sarebbe piaciuto pubblicare un capitolo un po' più particolare per questa ricorrenza... Ma sono felice così.
Grazie a tutti voi, con tutto il cuore.
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