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38.Legilimens

Rivolse lo sguardo verso il Signore Oscuro, giusto in tempo per vedere il lampo di luce verde illuminare la punta della sua nuova bacchetta, e poi tutta la grande sala. Charity Burbage stramazzò sul tavolo senza vita e per lo spavento lui balzò via e cadde dalla sedia. "La cena, Nagini" il serpente strisciò dalle spalle del suo padrone al legno lucido, ma non andò verso la donna, Nagini si lanciò su di lui.

Odiava che le persone lo evitassero o lo giudicassero, soprattutto chi non lo conosceva "Parli tanto di pregiudizi eppure mi reputi una persona meschina" "Io non ho pregiudizi nei tuoi confronti, ti giudico per le tue azioni. Avresti potuto scegliere diversamente, fare la cosa giusta, tu avevi il potere di sciegliere chi avresti potuto essere. Invece consideri me in base a qualcosa che non posso cambiare".

Lui estrasse di nuovo il suo quaderno, cercando la pagina che aveva in mente. Aveva fatto quel disegno a lei e sua zia, anche quello era un disegno di contrasti: i capelli ricci e neri di bella erano definiti, come gli occhi grandi incorniciati dalle folte ciglia, mentre il volto scarno era pallido. I capelli di Narcissa, bianchi e neri, e gli occhi scuri. Guardò triste il volto serio e deciso, che ora trovava soltanto perso. A volte incantava alcune pagine del quaderno per far muovere le sue creazioni, come se fossero fotografie.

Un Dissennatore si avventò su di lei affamato, mentre la ragazza gridava dal terrore. Si avvicinava, e lei gridò di più. Come quando era sotto la tortura di sua zia... "Expecto Patronum!" gridò, puntando contro di loro la bacchetta di sua madre. Pensò a lei, che aveva rinunciato a tutto quello che la rendeva una strega, per lui. Dalla punta un filamento azzurro luminoso si espanse, scaldando il suo cuore, e trasformandosi in un'aquila, questa spiccò il volo e andò dritta contro i Dissennatori. Questi si levarono dalla traiettoria e, frantumando la vetrata uscirono dal castello. La Granger si voltava in cerca di chi avesse prodotto l'incantesimo, senza riuscire a trovarlo. Lui la guardò per un attimo, persa, spaventata. Approfittò della via, momentaneamente libera, e si lanciò alla ricerca di Potter.

Questa volta fu lui a respingerla. E si sentì catapultare fuori dai suoi pensieri, tenuta lontana dal un incantesimo di Protezione. Era stato come cercare di avvicinare una calamita a una dello stesso polo, si riesce a tenerle vicine per un po', ma inevitabilmente si respingono. Si ritrovò disorientata e confusa, ma non impiegò molto tempo a distinguere nitidamente la sua espressione impassibile. Ma il tremore delle sue mani era evidente, e per lei non era niente di buono. Ti sei spinta troppo oltre... Deglutì a fatica, ancora immobile. Sentiva il fiato corto per la tensione. Indietreggiò di un passo. Non sarebbe riuscita a sostenere il suo sguardo furioso, né qualsiasi sguardo avesse in serbo, un secondo di più. Si voltò. E corse senza fermarsi.

Sa dei miei poteri? Fu la domanda che le frullò in testa, anche se conosceva già la risposta.  Ma poi, esausta, si abbandonò al sonno.

Sentiva i passi di Lavanda, che si indaffarava nella stanza per prepararsi. Sbatté gli occhi più volte, prima di svegliarsi del tutto. Si riscosse, ricordando ciò che era successo. È stato solo un brutto sogno. Tentò di convincersi, non credendoci neanche per un secondo. Non è successo davvero. Chiuse gli occhi per schiarirsi le idee. Nella confusione in cui si trovava aveva bisogno di qualcuno con cui parlare, ma non era sicura che Harry avrebbe capito. Di certo però, da sola non avrebbe concluso niente. Si costrinse ad alzarsi, nonostante il cattivo presagio che aveva per la giornata. Lavanda uscì prima di lei, ma in pochi minuti preparò le sue cose, seguendola in Sala Grande. Non posso scendere, prima devo almeno dirlo a Harry. Così aspettò che anche lui fu pronto, torturandosi le mani seduta su uno dei divani della Sala Comune. "Finalmente! Cominciavo a credere che fossi sceso..." esclamò sollevata quando lo vide sulle scale del dormitorio "Volevo dirti una cosa" anche Ron arrivò alle spalle dell'altro, e per un momento si bloccò, ma Harry glielo avrebbe detto comunque, perciò mentre uscivano nei corridoi iniziò a parlare "È... È successo... ho combinato un disastro" disse passando le mani sul viso, ma senza ricevere alcun sollievo "Ieri sera ero uscita dalla torre" ammise colpevole sotto i loro sguardi scrutatori "...ero andata nella Stanza delle Necessità, e quando stavo tornando ho incontrato Malfoy" "Ma ieri era Hannah di ronda..." la interruppe Ron "Se è per questo Ron, anche tu non dovevi essere a zonzo". Lui strinse le labbra, costringendosi a non replicare "E..?" chiese Harry facendola continuare "Bhe.. Ha cominciato a darmi domande, perché mi aveva vista uscire dalla Stanza, e non era neanche la prima volta, ma visto che non gli ho risposto... lui... è entrato nella mia mente" concluse, aspettando che fossero loro a dire qualcosa, ma non lo fecero continuò a parlare "Continuava a dire che mi comportò in modo strano, ma se è per questo anche lui! Insomma, da quando lo conosciamo, si è mai mostrato gentile nei nostri confronti, o quantomeno civile?" sbuffò esasperata "Ma il problema è che... poi, insomma, l'ho fatto anch'io". Si fermarono, puntando gli sguardi su di lei. "Ero così... arrabbiata... che non mi è importato, ma... non so come potrebbe reagire" "Tu hai paura di come potrebbe reagire?!" esclamò Ron "Certo che ce l'ho..." ammise "Non come pensi tu, piuttosto... non so, come si comporterà adesso, non credo di essere l'unica ad aver notato un cambiamento..." aggiunse guardandoli in cerca di una conferma. Questa volta annuirono entrambi "Per quanto possa essere cambiato resta pur sempre Malfoy, non aspettarti chissà cosa, Hermione" aggiunse però rapido Ron, lasciandola perplessa. "Dipende anche da cosa hai visto" disse Harry, tornando al discorso precedente. In effetti era stata talmente preoccupata da quello che aveva visto lui, e da ciò che era successo che non ci aveva ancora pensato. Poi in un lampo rivide se stessa, e il barlume azzurro si un Patronus. Deglutì, ma mantenne il silenzio. Ormai erano quasi arrivati in aula, e ne approfittò per tenere per sé i sui pensieri. L'aveva salvata. Durante la battaglia Malfoy l'aveva salvata. 

Si alzò meccanicamente, totalmente confusa, diretta in Sala Grande. Harry aveva capito che c'era qualcosa, glielo avrebbe anche detto, se solo avesse saputo spiegarlo. Stava di fatto che passo dopo passo si stava avvicinando a lui, e per quanto la riguardava non era ancora disposta ad affrontarlo. Codarda.
Raddrizzò la schiena, entrando nell'aula di Trasfigurazione. I banchi erano quasi tutti occupati, ma del Serpeverde non c'era traccia. Non poté non sentirsi sollevata, ma non riusciva a cacciare il senso di colpa. Si sedette vicino a Ron, e attese soltanto che la lezione finisse. E fu la più lunga della sua vita. Ma quando finì non attese un istante di più e si dileguò con gli altri nei corridoi. Voleva rifugiarsi da qualche parte e rimanere nascosta per sempre. "Ti va di allenarti un po'?" stava chiedendo Ron a Harry. "Certo, Hermione?" "Mmm?" "Vieni con noi?" "N-no, andate pure". Si tuffò sul divano, vendendoli sfilare rapidi attraverso il ritratto. "Hey" Lavanda le andò vicino "Che ci fai qui, non ti avevo vista" infatti a quell'ora di solito erano quasi tutti in biblioteca o ancora a lezione "Harry e Ron sono al campo" disse come a giustificarsi. L'altra parve pensierosa "Bhe... Io stavo pensando di approfittare del bagno dei Prefetti, vuoi venire?" le propose alzando l'asciugamano come un invito. In effetti un po' di svago le avrebbe fatto bene "Bhe, perché no..?".

I paravento del bagno le erano sempre sembrati instabili, ma quelli che c'erano ora dovevano essere nuovi. Lasciò i suoi vestiti accuratamente piegati da una parte e uscì con il suo costume blu intero. Lavanda ne aveva uno simile ma arancione. Si immersero nell'acqua calda, iniziando ad aprire i rubinetti. In pochi minuti migliaia di bollicine profumavano l'aria della stanza e l'acqua della vasca. "Oggi mi sembri un po' turbata" le fece notare "Voglio dire... più del solito" non seppe se ridere alle sue parole o arrabbiarsi, ma al momento non era un grado di fare nessuna delle due. Si sentiva solo tremendamente confusa. "Già, oggi non è giornata...". Neanche ieri se è per questo. "È successo qualcosa?" sembrava sinceramente preoccupata per lei, e anche se non ci era molto abituata, la cosa la commosse. Era da un po' che non parlavano, e probabilmente lei aveva anche problemi peggiori dei suoi, ma dopo aver ricevuto solo sguardi storti dai suoi amici volle tentare e confidarsi con lei: di sicuro aveva più esperienza dei due bradipi che avevano avuto il coraggio di lasciarla sola... Ecco il bello di avere un'amica. Si disse. E, dopo aver preso un bel respiro si tuffò di nuovo nel racconto. E questa volta non omise nessun particolare, come invece aveva dovuto fare con i ragazzi. Eppure la sua prima domanda fu "Tu quindi hai paura di come potrebbe reagire?". Hermione rimase interdetta, ma si affrettò a rispondere "Bhe... si". Lavanda si mosse, causando uno sbuffo dell'acqua che si increspò "E perché ti preoccupa tanto?" "Perché ora anche lui sa di me" lo sguardo di lei torno a fissarla. Lei non sapeva. Niente. Niente di quello era successo era arrivato fino a lei. Eppure capì, e non le chiese niente. Le bastò per capire che lui sapeva qualcosa di troppo. "Cos'è esattamente che ti turba? Non riesco a capire..." insistette. Ci pensò su per un bel po' "In realtà... I-io non voglio che le cose tornino come prima" rivelò infine "Non so se capisci cosa intendo: da quando ricordo non ho mai avuto nessun tipo di conversazione con lui, tanto che ultimamente volevo capire perché fosse così cambiato, insomma, negli ultimi mesi sembrava una persona normale... Non voglio che torniamo ad attaccarci come facevamo" "Perciò hai paura di perdere il vostro rapporto?" concluse Lavanda. "Cosa? Quale rapporto?!" "Andiamo, da quello che dici, è evidente che avete passato molto tempo insieme, anche se non vuoi dirmelo, lo capisco..." "Tu hai mai avuto dei segreti?" chiese Hermione "È talmente... doloroso, che sembra di provare un dolore fisico. E... quando lui ha visto... i miei ricordi... è come se mi avesse vista nuda, certe cose... non si possono neanche raccontare, e io non ho potuto fare niente. E quando l'ho fatto anch'io... Non avrei dovuto" "Quando lo dici sembra che lui ti abbia costretta" le fece notare "Non è così, in qualche modo?" "Hermione secerchie un modo per scaricare la colpa su di lui non risolverai le cose" continuò.  Vuoi aiutarmi o farmi stare peggio?! Inveì tra sé, ma tenne la bocca chiusa perché sapeva che aveva ragione. Perciò era questo? Non voleva assumersi le sue responsabilità? Ammetilo, sei una codarda. La sua coscienza non voleva tacere, e questo non la aiutava affatto. Finora si era sempre sentita migliore, in qualche modo, superiore a tutte le meschinità che Malfoy le riservava, ma si era rivelata perfino peggiore di lui. Era scesa al suo livello, e aveva confermato tutte le insinuazioni del Serpeverde: lei, che non esitava a sputare sentenze, non ci aveva pensato due volte e si era appropriata del suo passato, come una sporca ladra. Ma ammetterlo con se stessa era solo un altro passo verso il baratro. Non l'avrebbe portata alla posizione sicura a cui era abituata. Ma non sapeva cosa l'avrebbe fatto.
"So che non è esattamente ciò che vuoi sentirti dire, ma credo che dopotutto qualcosa vi accomuni: nonostante siate completamente opposti ragionare alla stessa maniera, e date importanza alle stesse cose. Dovresti fidarti del tuo istinto, se non sai cosa fare" lo disse in un modo talmente convinto che per un attimo ci credette anche lei, ma apprezzò comunque il suo parere. Si ripromise che avrebbe ripagato il debito enorme che ora aveva con lei. Le sorrise sincera "Grazie" e lei ricambiò "Se hai bisogno di qualsiasi cosa sappi che puoi contare su di me, ok?" e lei di nuovo sorrise e annuì "Se solo potessi infondermi un po' di intelligenza..." sdrammatizzò, facendola ridere "Credevo che il settimo anno fosse più leggero, ma è peggio che trovarsi tra i piedi a un drago infuriato! Sono due settimane che lavoro alla relazione di pozioni e non sono riuscita a scrivere più di dieci righe..." si lamentò "Se vuoi prima di cena passiamo al dormitorio e ti aiuto" le propose "Tu non devi finire la tua?" ma non appena lo disse si rese conto dell'enorme cavolata che aveva appena detto, e le sfuggì una risata "No, ok, non rispondere". Hermione fece per uscire dall'acqua, in cerca dell'asciugamano. Lo vide poco distante dal bordo, e si chinò per prenderlo. "Per Godric!" esclamò Lavanda facendola allarmare. La vide avvicinarsi, e la guardò interrogativa. Lei si fermò alle sue spalle. Il suo sguardo era un misto tra lo sconcerto e l'apprensione "Che cos'è questa?" tocco un punto sulla schiena, che il costume lasciava scoperto. Allora portò anche lei la mano sulla pelle, e sentì il familiare solco della cicatrice. "È una vecchia cicatrice" rispose calma "N-no Hermione... Ricordo che ce l'avevi... m-ma... devi vederla" la mano trascinò per un braccio fino allo specchio che era più in là. Si posizionò di spalle per vedere. Cercò nel riflesso ma non vide nulla. Stava per parlare, ma poi una vena scura attirò la sua attenzione. Si avvicinò di più, e la vide. Dal punto frastagliato si diramavano capillari scuri, come le radici che sprofondano nel terreno, diramandosi dal tronco, così dal quel piccolo lembo di pelle si irradiavano vene viola e nere. Oh mio Dio...

Spazio autrice

Salve a tutti! Oggi vi portò cattive notizie: il prossimo capitolo arriverà in ritardo (molto), visto che prima del 28 non riuscirò a lavorarci. Se ogni tanto non mi faccio sentire e cercate notizie passate dal mio profilo, che a volte ci tengo aggiornati. Per quanto riguarda la storia fatemi sapere che ne pensate, anche se questo capitolo è stato un po' riflessivo, e quindi poco attivo. Scusate il ritardo e i soliti errori, ci prometto che farò il possibile per tornare presto!! ❤ grazie a tuttiii!!

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