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31.Chiarezza

Avrebbe voluto gridare per la rabbia. Cosa ne sapeva lei? Cosa sapeva di quello che aveva dovuto passare? Lei che aveva sempre avuto i suoi genitori al sicuro e gli amici a guardarle le spalle? Come poteva capire il senso di impotenza che si prova? Era semplice. Non poteva. Non conosceva quella paura che, come un tumore maligno, ti cresce dentro lentamente, silenziosa. E ti consuma senza che te ne accorgi, finché non è troppo tardi. No, lei non la conosceva. Era scappata. Perché, per quanto fosse orribile anche solo pensarlo, il Trio d'Oro era scappato. Erano fuggitivi. Erano in cerca degli Horcrux. Ma per quanto si ripetesse le loro più che valide ragioni, non riusciva a perdonarli. Non riusciva a perdonare se stesso. Tutte le persone che aveva visto soffrire, in quella villa di tortura, erano sulla sua coscienza. Ma se loro non fossero scappati, se fossero rimasti, forse lui non avrebbe dovuto sentirsi in colpa. Sapeva di essere un egoista, e sapeva che tutta la colpa era sua. Per questo l'aveva fatto. Per quanto cercasse scuse, una parte di sé l'aveva già ammesso da tempo. E il fallimento e la colpa erano in piedi davanti a lui, che non riusciva a perdonare. Che non veniva perdonato. La Granger doveva essere il suo riscatto. E invece era diventata la sua condanna. E ora la vedeva confusa, vedeva nei suoi occhi caldi il dubbio. I suoi pensieri correre in direzioni diverse. Rabbia o compassione? Comprensione? Odio?

Non riusciva a capire. Avrebbe voluto avere il coraggio di indagare la sua mente. Un semplice incantesimo basterebbe, sussurrò una vocina perfida nella sua testa. Ma non si sarebbe abbassata al suo livello, e il semplice fatto di averlo pensato la ferì. Lei non era così. Perché si comportava in quel modo? Un attimo credeva lo facesse per ripicca, l'attimo dopo lo scopriva sincero, solo per tornare a essere ferita dalle sue parole. Non avrebbe più sofferto a causa di Draco Malfoy. Lui non sapeva niente di lei. Lei non sapeva che aveva visto gli occhi dei suoi genitori farsi vacui, nel perdere ogni ricordo della loro unica figlia. Non sapeva delle parole che le avevano detto quando questi erano tornati. E il dolore... Lui non conosceva il suo dolore. La moltitudine di pensieri che in una frazione di secondo le aveva attraversato la mente l'aveva mandata un tilt. Le sembrava tutto nitido, e insieme sfocato. Voleva che soffrisse, come lei. E, non seppe come, prese il controllo. Si scagliò su di lui, e stavolta il suo colpo andò a segno, facendogli piegare il viso. Rimase un momento così, senza muoversi. E, prima che avesse potuto alzare lo sguardo, che non avrebbe retto, su di lei, Hermione si voltò, andandosene. Il respiro corto e il fastidioso tormento non la lasciarono. Invece Malfoy era rimasto fermo al suo posto, lasciando che corresse via, inseguita dai sensi di colpa. Perché, lo sapeva, sarebbero arrivati. Le lanciò una fugace occhiata, prima che sparisse dietro l'angolo. In un certo senso si sentiva sollevato. Non era arrabbiato. Né ferito. Non era niente. Finché un dubbio non si insinuò nella sua mente Si fiderà più di te? Il patto è infranto? Non avrebbe saputo dirlo, e per un attimo si sentì confuso, ma immediatamente si costrinse a ragionare. Aveva imparato molto bene a imporsi controllo. E così fece. Aspettare è l'unico modo. Concluse. E l'attesa, che odiava con tutto sé stesso, era di nuovo la sola scelta.

I suoi passi echeggiavano sulle pareti, perdendosi nei suoni notturni di Hogwarts. Ormai era arrivata al quadro della Signora Grassa. Sussurrò la parola d'ordine ed entrò, senza preoccuparsi del rumore che stava causando. La Sala Comune deserta era calda e accogliente, e il desiderio di rimarervi per il resto della notte era forte. Fece per sedersi sul suo divano preferito, quando si accorse che era già occupato. Ron era disteso prono, i piedi mezzi fuori, perché troppo alto, e un braccio ciondoloni, evidentemente crollato per la stanchezza dopo la ronda. Vederlo così le ricordò il ragazzino impacciato e un po' scorbutico che aveva conosciuto sul treno. La nostalgia la punzecchiò, all'altezza del cuore, ma sapeva che avrebbe sempre potuto contare su di lui. A volte, dopo che si erano lasciati c'era imbarazzo fra loro, ma Hermione era decisa a ricostruire il loro rapporto. Sette anni di amicizia, a suo parere, non si potevano dimenticare come niente fosse. Ron sbuffò nel sonno, e dopo un paio di respiri profondi iniziò a russare, facendola sorridere. Si allontanò, lasciandolo riposare, e salì le scale in direzione del dormitorio. Ripensava alle parole di Malfoy. Il dubbio di aver reagito in modo esagerato la fece sentire un po' in colpa, ma ogni volta che il ragazzo parlava con lei sembrava non potesse fare a meno di provocarla. E lei non era certo il tipo che lasciava correre. Le sue insinuazioni, per quanto provenissero da una persona insignificante come lui, la ferivano. Era in quei momenti che più sentiva la mancanza di Ron. Ultimamente si sentiva sola, non perché lo fosse, gli amici non le mancavano, piuttosto sentiva il bisogno di avere un complice, qualcuno di cui potersi fidare e con cui potersi confidare. Soprattutto dopo quello che era appena successo sentiva il bisogno di una spalla su cui piangere. Di un abbraccio. I suoi segreti la stavano schiacciando, e stava prendendo seriamente in considerazione l'idea di parlare con Harry. Era pur sempre il suo migliore amico, e l'avrebbe aiutata. Non poteva mentirgli ancora. Anche se sarebbe stato difficile doveva farlo.
Salì gli ultimi gradini, e entrò nella sua stanza. Lavanda era accovacciata nel suo letto, avvolta in una coperta, che leggeva un libro illuminandolo con la bacchetta "Hey" disse sorpresa Hermione, nel trovarla ancora sveglia "Hermione! Dov'eri?" rispose abbassando il libro "Ero in Sala Comune" mentì prontamente. L'altra fece uno sguardo strano, corrucciando la fronte "Ah.." disse solamente, mentre lei già si stava cambiando. Rapida si infilò sotto le coperte "Buonanotte" salutò la compagna, anche se sapeva che difficilmente avrebbe dormito " 'Notte..." rispose piano Lavanda. Dopo non molto tempo sentì il suo respiro farsi regolare, e seppe che si era addormentata. Quanto avrebbe voluto poter avere la stessa possibilità. Voleva riposarsi, e una bella dormita era quello che le serviva, ma non avrebbe usato la Pozione. Le era rimasta un'ultima dose, non l'avrebbe sprecata. Così rimase a tormentarsi per ore, senza pace, e senza dormire. Solo verso le quattro del mattino riuscì a trovare un po' di tranquillità, e cadde nel tanto atteso sonno.

"Harry!" si sentì chiamare, poi Ginny si sedette al suo fianco al tavolo dei Grifondoro "Harry guarda!" gli mostrò un foglio di pergamena scritto con una minuziosa calligrafia tutta ghirigori, in inchiostro blu. "È di Fleur!" spiegò, prima che riuscisse a leggerla "È incinta Harry! La lettera è arrivata stamattina presto... Ho cercato te e Ron in dormitorio ma non c'eravate... a proposito, dov'è Ron, devo ancora dargli la notizia" si sporse, scrutando fra i ragazzi rosso-oro, senza trovarlo. "Credo non sia ancora sceso a colazione..." ipotizzò Harry, che non l'aveva visto rientrare. Era da una settimana che si comportava in modo strano, circa dal giorno della prova nella Foresta. Non era qualcosa di molto preoccupante, ma era... insolito. A volte non rientrava a dormire, e anche tra una lezione e l'altra lo perdeva di vista, per ritrovarlo solo ai pasti. E, più di tutto il resto, aveva notato il suo silenzio: ogni volta che provava a indagare sul suo comportamento lui divagava, o troncava il discorso sul nascere rispondendo in piatti monosillabi. Ma in quel momento dovette abbandonare i suoi pensieri per tornare alla realtà. Anche Ginny aveva notato l'assenza di suo fratello, e più volte gli aveva chiesto spiegazioni che non era riuscito a fornire. E, visto che, dopo mesi di orrore, finalmente era arrivata una bella notizia, non gli avrebbe permesso di rovinare il momento. Vide Hermione attraversare l'ingresso, con lo sguardo distratto, così alzò il braccio cercando di attirare la sua attenzione. Lei vedendolo sorrise, e andò nella loro direzione. "Buongiorno" li salutò, sedendosi di fronte a loro "Ron?" chiese poi, anticipando la domanda di Harry "Non ne ho idea" rispose sconsolato "Ce lo stavamo chiedendo anche noi" aggiunse poi. Hermione lo osservò, e poi passò lo sguardo da lui a Ginny "È successo qualcosa?" chiese un po' allarmata, ma la rossa sorrise rassicurante "No" disse, estraendo dalla tasca la lettera di Fleur. La porse a Hermione che in pochi istanti la lesse, e, quando ebbe finito, si aprì in un sincero sorriso. "Oh, mio Dio! È... Fantastico!!" restituì il foglio, a una raggiante futura zia "Ron che cosa ha detto?" chiese entusiasta "Non lo sa ancora" rispose Ginny

, scandagliando uno per uno i volti degli studenti che stavano entrando nella Sala Grande. Hermione non disse più niente, e Harry non poté fare a meno di sospirare. Anche lei negli ultimi giorni era molto silenziosa, ma nel suo caso non poteva non preoccuparsi. Gli era sembrato che si fosse ripresa, o quantomeno cercasse di superare la rottura con Ron e tutta la storia dei suoi genitori, perciò non capiva cosa poteva turbarla. Che avesse litigato con Ron? Gli sembrava improbabile, visto che i due si parlavano tranquillamente e tutto sembrava normale, per quanto fosse normale il loro rapporto. Lei era sempre stanca, vedeva ogni mattina le occhiaie scure che testimoniavano le nottate insonni. Ma perché si tormentava? Ipotizzò che l'unica ragione poteva essere PA mancanza dei genitori, ma anche di questo lei non aveva fatto parola... Cominciava a credere che la felicità non esistesse. Non c'era stato un giorno senza problemi, senza preoccupazioni. La pace non aveva portato... pace. L'amica non proferì parola, salutandolo con un "Io vado, ci vediamo a lezione" e poi sparì oltre il portone.

Hermione marciava lungo i corridoi, in direzione della biblioteca, doveva restituire dei volumi prima di andare a lezione, e voleva approfittare di quella mezz'ora anche per trovare un tomo che forse era stato restituito. Destreggiandosi fra gli scaffali ripose i libri, e andò al suo solito angolo. Lasciò la borsa sul tavolo, e diversi fogli si sparsero sulla sua superficie. Tornò indietro, cercando sullo scaffale che sapeva, il libro di cui aveva bisogno. Passò in rassegna i titoli, ma Trasfigurazione avanzata - corpo umano non era tra quelli. Sospirò, dirigendosi alla postazione di Madama Pince. "Mi scusi, il libro che le avevo chiesto è già stato restituito?" domandò impaziente alla bibliotecaria "Mi dispiace cara, non ancora, prova nella sezione accanto, c'è qualcosa di simile, se ti serve urgentemente..." consigliò amichevole. Hermione le era molto simpatica, e ogni volta che entrava in biblioteca veniva salutata con un sorriso. Quando invece aveva bisogno di una permanenza prolungata le permetteva di rimanere anche oltre l'orario di coprifuoco. Seguì le sue indicazioni, ma scoprì di aver già controllato quella sezione. Avvilita fece per tornare al suo tavolo. Svoltò l'angolo e sbatté contro un ragazzo "Scusa..." si affrettò a dire, poi alzò lo sguardo e riconobbe Malfoy. Avrebbe voluto scappare, ma si costrinse a mantenere la calma, mostrandosi indifferente. Proseguì per la sua direzione senza aggiungere altro, ma nel farlo lo sentì sospirare, e i suoi passi si unirono ai suoi. Se si fosse portata dietro la borsa si sarebbe data alla fuga, ma prima doveva recuperarla. Così, dopo averla afferrata, il più velocemente possibile provò a tornare sui suoi passi, cercando di seminarlo. Credette anche di esserci riuscita, attraversando il portone senza intoppi, e so concesse un sorriso sollevato, ma svoltando nel corridoio che portava alle scale si imbatté di nuovo in Malfoy. Dannazzione. Si bloccò, invertendo la direzione. Ma sentì alle sue spalle il Serpeverde che la raggiungeva. "Granger!" ma lei continuava imperterrita a camminare. Allora il ragazzo si affiancò a lei, mantenendo il passo. "Ho come l'impressione che tu stia cercando di evitarmi..." azzardò ironico, ma per lei era proprio così. Negli ultimi giorni non aveva fatto altro, e si era tormentata giorno e notte nell'indecisione, Dire tutto a Harry? Dal suo litigio con Malfoy aveva iniziato a considerare l'ipotesi, non riusciva più a nascondere la cosa al suo amico, ma aveva paura, e ogni volta che era stata sul punto di farlo ci aveva ripensato. Per quanto riguardava Malfoy non aveva nessuna voglia di discutere con lui, e se doveva prendersi la colpa di aver infranto il patto lo avrebbe fatto. "Bhe, da cosa l'hai capito?" ribatté altrettanto ironica, causando una sua risata colpita "E perché tutto questo rancore? Sei tu che hai alzato le mani..." "Senti Malfoy, se non ce l'hai ancora chiaro in quella tua testolina platinata, te lo ripeto per l'ultima volta: lasciami in pace. Ho infranto il patto. Ora vattene" tentò di nuovo di distanziarlo, ma svoltò troppo in fretta in un corridoio chiuso, costretta a fermarsi. "Ma guarda un po', ti tocca affrontare i tuoi problemi" la beffò, causando uno degli sguardi omicidi della Grifondoro "Non tutti scappiamo Malferret" ribatté, poi fece per passargli accanto, ma fu bloccata da lui, che si spostò impedendole il passaggio "Senti..." "Levati di mezzo" "Aspetta un attimo!" non riuscì a trattenersi dal gridare. "Tu non ascolti le persone, per Salazar! Dammi tempo di parlare..." ma lei, che non gli avrebbe mai dato ragione per niente al mondo, gli concesse un cenno dubbioso "Bhe... Da parte il mia il patto è ancora valido, non credo tu abbia tutta la colpa di quello che è successo" "Questo sarebbe il tuo modo di scusarti?" chiese "Certo che no..." lei lo guardò incredula "Sei ridicolo..." "Si, ma io sono disposto a passare sopra a questa storia, non puoi farlo anche tu?" "Lo farò quando mi chiederai scusa!" lo ricattò "Non sono stato io a infrangere il patto" "No, infatti, sei quello che non l'ha mai rispettato!" ribatté arrabbiata a quel punto. Non le interessava il motivo per cui avesse voluto quella sorta di "tregua", non le interessava di aver detto una cosa che neanche pensava, l'unica cosa che le interessava era
potersi liberare di lui una volta per tutte. "Come hai detto?" chiese rabbuiandosi, facendo un passo nella sua direzione. Lei indietreggiò d'istinto "Io non ho preteso le tue scuse, quindi non farlo con me" disse serio "Bene, allora fottiti insieme alle tue dannatisimme scuse! Non mi aspettavo niente di meglio da uno come te!" buttò fuori arrabbiata, lui la guardava, le sopracciglia corrucciate in un'espressione che non gli aveva mai visto. Non seppe identificarla con esattezza, rabbia? Incredulità? Di sicuro era colpito. Si pentì di averlo detto, ma ormai era troppo tardi. Lui si fece avanti ancora un po', e lei indietreggiò altrettanto, ma sentì alle sue spalle il tocco gelido del muro, e fu costretta a fermarsi, ritrovandosi il ragazzo vicino "Se credi che siano quelli come me, ad avere pregiudizi, ti sei appena dimostrata il contrario" disse con spaventosa calma, l'espressione di nuovo impassibile.

"Ci vediamo a pranzo!" lo stava salutando Ginny, correndo via con Demelza Robins, lui rispose con un cenno, mentre sorseggiava quel che rimaneva del suo succo di zucca. Ron non si vedeva ancora. Recuperò la sua tracolla, deciso a trovare l'amico prima di arrivare a lezione. Vista l'ora, non sarebbe sceso a colazione, perciò decise di andare verso il dormitorio per intercettarlo lungo la strada. Sicuramente sarebbe sceso, visto che la prima lezione era Pozioni. Salì qualche rampa di scale, e per un pelo passò quella successiva prima che cambiasse. Che avesse incontrato Hermione? Forse aveva deciso di scendere con lei nei sotterranei, e ora erano in biblioteca... Si fermò a quel piano, per fare un tentativo. Ma prima ancora di svoltare nel corridoio poté vedere la scena dalle scale: Ron era appoggiato sul davanzale si uno dei bassi finestroni, e sulle sue gambe era comodamente seduta Lavanda. Poi lei sorrise a qualcosa che il sragazzo aveva detto, e lo baciò dolcemente. Harry accelerò il passo, e si schiarì la gola prima di arrivare davanti a loro. Lavanda si staccò imbarazzata, cercando di non incrociare il suo sguardo, mentre scendeva dal suo comodo posto "I-io vado.." sussurrò, quasi scappando per le scale. Ron invece sembrava totalmente a suo agio, come se non fosse successo niente "Da quando siete tornati 'amici'?" gli chiese un po' ironico, e acido, cosa che non sfuggì al rosso "Bhe, da... poco" rispose, anche lui evidentemente confuso "Quindi è per questo che sparisci in continuazione?" domandò poi Harry, causando un sorriso ebete all'altro "Bhe.. Si". Che idiota. Non poté fare a meno si pensare Harry, ma lui sembrò leggergli nel pensiero "So quello che faccio. Lavanda è cambiata" tentò di tranquillizzarlo, parlando con un tono serio che fu veramente in grado di rassicurarlo "Hermione?" chiese, ancora dubbioso "Non voglio pensare a lei adesso, Harry, non so cosa significhi tutto questo per me e per lei... Voglio aspettare a dirglielo" lui lo guardò un momento, e poi si rese conto che Ron si aspettava che lui mantenesse il segreto. Avrebbe voluto non doverlo fare, ma nonostante ciò annuì "Certo" "Ok" ribatté Ron, "Magnifico" disse allora con un sorriso, dandogli una pacca sulla spalla. Ron sorrise a sua volta. "Andiamo, la lezione inizierà a minuti" disse allora a quest'ultimo. Tornarono verso il corridoio, e fu a quel punto che gli sembrò di sentire delle voci "Aspetta" tornò indietro e camminò verso la biblioteca, seguito dall'altro.

"Per quanto ti sforzi, non riesci a nasconderlo, e non mentire, perché è questo che fai. Anzi, ti dirò di più: ti senti giudicata. Ed è per questo che mi disprezzi..." sapeva che stava esagerando, ma sapeva di aver ragione. Il suo volto corrucciato sembrava avvertirlo che stava per attraversare il punto di non-ritorno, se si fosse arrabbiata un'altra volta non sarebbe riuscito a farsi perdonare, così chiuse la bocca. Con un immenso sforzo, ma taque. "Bene, se hai bisogno di mettere in chiaro quanto io sia inferiore ogni volta che mi vedi, puoi anche girare alla larga, così non insudicerò i tuoi costosi vestiti con la mia presenza!" disse ferita, cercando di non dsrlo a vedere, di slancio lo superò, colpendolo con la spalla, ma non le interessava. Meglio ancora, si merita di peggio... Pensò. Malfoy le afferrò un polso con la sua presa decisa, fermandola "Mi dispiace" disse quasi in un sussurro, in contrasto con la determinazione della sua stretta. Hermione si voltò, non credendo alle proprie orecchie. Lo guardò un momento, e le sembrò che il suo viso fosse più scavato del solito. Poi le lasciò il polso, spostando lo sguardo oltre di lei. Si voltò, cercando di capire cosa stesse guardando. E vide Harry e Ron, confusi dalla scena, erano immobili nel mezzo del corridoio. Ron strinse i pugni, e se ne andò, con un'espressione indecifrabile. Hermione sentì un'immensa tristezza impossessarsi di lei, e, sotto lo sguardo scrutatore dell'amico, ancora al suo posto, si affrettò a prendere la direzione opposta di quella di Ron, piuttosto sconvolta. Harry rimase lì, a osservarla andare via, senza avere la forza di dire una parola. Poi vide che anche Malfoy si stava incamminando. "Potter" lo salutò con un cenno quando gli passò accanto, come se niente fosse.

Spazio autrice

Ciaoooo!!! Spero abbiate apprezzato la lunghezza insolita del capitolo, ho voluto inserire tutto qui, altrimenti le vicende risulterebbero troppo spezzate... Così, invece di fare due capitoli corti ne ho fatto uno più lungo. Grazie per chi continua a leggere, votare e commentare, continuate così! Volevo inoltre ricordarvi che scrivo da smartphone, e per questo perdonare i miei e(o)rrori... Scusatemi!! Grazie ancora, e al prossimo capitolo! Un baciooo!!

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