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24.Pace

L'aria fresca del mattino la investì, aiutandola a chiarire le idee. Portò Ron poco fuori dal portone, non troppo distante dal castello, ma abbastanza perché nessuno li disturbasse per qualche minuto. Non sapeva dove cominciare, così optò per la sincerità, e andò dritta al punto "Ginny me l'ha detto" lo guardò severa, ma allo stesso tempo addolorata "Perché l'hai fatto? Se è per dimostrarmi qualcosa..." "Non sei il centro del mondo, non devo dimostrati niente. E se sei qui per farmi un'altra predica stai perdendo tempo, mi è bastata quella della McGranitt" fece per allontanarsi "Ron, non è per questo..." si fermò, ascoltandola "Penso che tu sia stato un completo idiota... ma mi preoccupo per te, nonostante tutto. Io ti voglio bene e lo sai..." "Già, ma non lo dimostri..." lei sospirò esasperata "Non essere sciocco Ron... Io, vorrei che la smettessimo di evitarci..." fu il suo turno di osservarla scettico, ma poi cedette "D'accordo, ma.." si interruppe, come riflettendo "..non sarà mai come prima. Ti rendi conto vero?" concluse in un sussurro "C-certo, ma... in qualche modo dobbiamo pur ricominciare, non credi?" "Bhe, direi di si..." disse infine. Lei gli porse la mano "Allora, amici?" ancora incerto lui gliela strinse "Amici".

Quella settima trascorse placida, Hermione si sentiva tranquilla, finalmente, e lo stress accumulato si era dissolto. Tutte le energie che doveva impiegare per isolarsi dalla realtà non erano più necessarie, lasciandola più carica e riposata. Negli ultimi giorni, aveva notato, era riuscita a controllare meglio la sua magia, non sfociando in sprazzi incontrollati, che spesso si manifestavano nei suoi momenti di 'crisi'. La settimana successiva continuò alla stessa maniera, lei e Ron non erano esattamente amici, ma perlomeno non si evitavano, e a volte parlavano tra loro. Harry diceva che ascoltare le loro conversazioni era come leggere un manuale: neutro e formale, ma almeno era qualcosa... Fred continuava a dare problemi, era riuscito a procurarsi una fornitura di Caccabombe, e dall'ultimo piano ne aveva lasciate cadere una pioggia sulle scale, con Gazza che per mezza giornata aveva imprecato contro di lui. Dei poveri ragazzini erano rimasti intrappolati su un pianerottolo, visto che le scale erano state bloccate da Vitious, in modo da poter pulire. I Caposcuola avevano avuto un bel da fare, per non parlare delle ronde notturne. Hermione si impegnava, cercando di recuperare i punti persi: la questione di Ron non era passata inosservata, e la McGranitt aveva provveduto con la giusta punizione, togliendo a Grifondoro ben cinquanta punti. Quando arrivò la metà di Ottobre il castello intero sembrò diventare un pezzo di pietra, le aule erano fredde, e i dormitori si attrezzarono con pesanti coperte, lei approfittò per ricominciare il suo lavoro con i ferri, e nuovi berretti di lana iniziarono a invadere la Sala Comune. A volte andava a trovare gli elfi, passando per le cucine dopo cena, aveva perfino incontrato Winkie, che per la prima volta era felice in un grazioso abito a fiorellini, e uno dei suoi berretti di lana. Andava, rimaneva per un po', approfittando per una camomilla, e parlava con molti di loro, chiedendo delle loro storie. Quella sera era tornata in dormitorio che Lavanda era già pronta per dormire, avvolta nella sua vestaglia invernale, la salutò entrando silenziosamente. Iniziò a frugare nel baule ai piedi del suo letto, disseminando per buona parte della stanza i suoi averi. Cercava anche lei la sua vestaglia lunga, ma le cianfrusaglie disordinate non aiutavano... Ricordella, no. Piuma rotta, no. Sciarpa, no. Giratempo, no... Oh no! Non l'aveva più riparata! La accantonò in un angolo con la piuma, mer disfarsene una volta per tutte. Finalmente la trovò sul fondo: era di sua madre, ma non l'aveva mai indossata, e così gliel'aveva regalata. Era di un delicato panna, semplice e lunga fino alle caviglie, uno scollo incorniciato da una striscia di pizzo e le maniche lunghe. Prese la coperta di lana e se l'avvolse intorno alle spalle, scaldandosi al suo tepore. La candela sopra il comodino era tristemente spenta, la osservò intensamente Incendio. La candela si accese, e lei sorrise, si voltò verso il baldacchino chiuso di Lavanda, chiamandola in un sussurro. Lei non rispose, già addormentata. Dopotutto, rifletté Hermione, era ancora presto, e non avrebbe dormito comunque, così come ke sere precedenti aveva fatto più volte, decise di alzarsi. Abbandonò la coperta e prese il mantello pesante. Prese il piccolo porta candela e uscì dalla torre. Non prese per le scale, poiché quella sera Ron non era di ronda, ma ad un allenamento, e gli altri Caposcuola controllavano sempre le scale. Un passaggio dietro a un arazzo la portò al sesto piano con una salita polverosa e ripida, uscì da dietro un quadro, muovendone i cardini, e rapida attraversò i corridoi fino alle scale secondarie. Passando di lì nessuno l'avrebbe notata, a meno che non si trovasse fortunatamente, non per lei, da quelle parti. Presto si ritrovò di fronte all'arazzo di "Barnaba il Babbeo bastonato dai Troll", ubbidiente come sempre la portà comparve, al suo servizio.

Il fianco gli pulsava dolorosamente, all'ultimo allenamento Zabini gli aveva scagliato contro la Pluffa, colpendolo di striscio, e lasciandogli diversi graffi, i quali da due giorni a quella parte non erano minimamente guariti. Non si era potuto presentare in infermeria perché l'allenamento non era stato autorizzato, e alcuni giocatori avevano perfino saltato le lezioni... I suoi propositi di non cacciarsi nei guai stavano già fallendo miseramente, soprattutto dopo il litigio con Weasley. Quell'idiota se l'era cercata, e soprattutto meritata, quella sera sembrava proprio avere l'aria di chi vuole sfogarsi, e purtroppo lui era sulla sua strada. Dopo l'accaduto aveva finto indifferenza, gli seccava doverlo incontrare per gli impegni di Caposcuola, ma rimaneva il fatto che era riuscito a conciarlo per bene, cavandosela con poco, e questo aiutava. Il quinto piano era deserto, passò per i corridoi che conducevano alle torri, ma anche lì tutto era tranquillo, tornò alle scale e proseguì al sesto piano. Non appena svoltò l'angolo notò un guizzo, come un mantello, che tentò di sfuggirgli nascondendosi in un'aula "Hey!" esclamò, proseguendo nella stessa direzione. Spalancò la porta, trovandosi di fronte una ragazza, voltata di spalle. I lunghi capelli castani, le ricadevano scuri lungo la schiena, lei si voltò, e vedendolo abbassò la bacchetta "Astoria..?" la ragazza alzò lo sguardo allarmata, incrociando gli occhi, anch'essi scuri, con i suoi. Aveva cercato di evitarla il più possibile, da quando aveva annullato il matrimonio. Il suo comportamento era stato disonorevole nei confronti di lei e dei suoi genitori, e lui non aveva cercato di parlarle, per risolvere almeno tra loro: le loro famiglie si conoscevano da anni, e Draco fin da piccolo, anche prima della scuola, passava molto tempo con lei e sua sorella, poi le cose erano cambiate, ma rimaneva il fatto che lui non era stato leale. La verità era che avrebbe dovuto sentirsi in colpa, ma non era così. Non avrebbe più permesso a nessuno di controllare la sua vita, e questo era stato il primo passo per riprendersela. Lei dopo averlo riconosciuto cambiò rapida espressione, passando da quella falsamente innocente a una indifferente, altrettanto falsa. Draco non avrebbe mai voluto che quella sua scelta le pesasse, ma ogni singolo membro purosangue (e regredito) della società magica, vedeva nel suo gesto un rifiuto, segno che la ragazza promessa era indegna. Lui trovava tutto questo ridicolo, ma per Astoria era stato un brutto colpo, all'inizio, non sapeva se era riuscita a superarlo, ma almeno non l'aveva più guardato con intenti omicidi evidenti negli occhi. A volte l'aveva incrociata, sorprendendola in sguardi carichi di odio, tanto da ricordargli la Granger. Al momento però sembrava che la tempesta si fosse placata, ne approfittò, rompendo il silenzio imbarazzante che si era creato "C-che ci fai qui? C'è il coprifuoco..." si diede dell'idiota, per non essere riuscito a pensare a qualcosa di meglio da dire, e lei, evidentemente, pensò la stessa cosa "Tutto qui? Non mi rivolgi la parola da mesi e non sai dire niente di meglio?" lo rimproverò, anche se dal suo tono non appariva arrabbiata, per tutta risposta lui annuì, passandosi nervoso la mano tra i capelli "Cosa dovrei dire..?" chiese retoricamente "Non ci sono scuse... lo so. Ma non go mai voluto che tu ci andassi di mezzo..." confessò, alleviando la pressione che lo opprimeva, ma lei lo interruppe "Draco, questo sarebbe stato piuttosto difficile... Tutta la questione, riguardava noi, non potevi tenermi fuori! Ma comunque... Non ce l'ho con te. Per quanto mi riguarda, col senno di poi, sono felice che fu l'abbia fatto" disse sorprendendolo. Draco ripensò alle sue occhiate minacciose e per un attimo ebbe qualche dubbio al riguardo, considerando una sorta di perversa vendetta, ma probabilmente la mente più contorta lì era la sua... Lei si rilassò, parlando di nuovo "Se tu non avessi annullato il matrimonio, io non ne avrei mai avuto il coraggio, e saremmo rimasti incastrati in una vita infelice..." "... e che non avevamo scelto" concluse lui, mentre lei, d'accordo, annuiva "Già..." "I tuoi come... come l'hanno... presa?" chiese, sorprendendosi della sua stessa preoccupazione "È una lunga storia, magari un giorno te la racconterò..." rispose vaga, cominciando a dirigersi verso la porta. Lui considerò le sue parole, era forse un'offerta di pace? Astoria camminò decisa al suo fianco, fiera e audace come una vera purosangue, solo sulla soglia rallentò, voltandosi un'ultima volta "Ah! E non dirai a nessuno di avermi incontrata stasera... È il minimo che tu possa fare per rimediare!" lo prese in giro, strappandogli un piccolo sorriso "Grazie" aggiunse, tirandosi il cappuccio sulla testa, nascondendo la chioma scura. Draco uscì nel corridoio, osservando la luce della sua bacchetta fino a che non svoltò l'angolo. Gli sembrava di vedere il sole al tramonto, che pian piano scende e si allontana, finché un solo punto all'orizzonte brucia ancora. E poi si spegne.

Hermione era riuscita a produrre un Patronus corporeo senza usare la bacchetta. Non era una novità per lei quell'incantesimo, ma lo sforzo che aveva richiesto per eseguirlo era stato immenso, se paragonato a quello necessario con lo strumento. L'orologio appeso nella Stanza rintocco l'una, facendola sobbalzare. Si era fatto davvero tardi, e per la prima volta da tempo sentì il bisogno di dormire. Afferrò il suo mantello, indossandolo sopra la vestaglia con cui era uscita, e sgusciò fuori dal grande portone silenziosa. Di solito a quell'ora le ronde erano finite, per cui non fece troppa attenzione. Si diresse verso le scale, scendendo più rapida possibile i gradini sconnessi, per evitare che queste si muovessero. Era quasi arrivata al quinto piano e il gradino infido, in cui Seamus aveva finto di rimanere incastrato, sprofondò sotto il suo peso. Soffocò difficilmente un grido, mentre nella sua gamba destra sentiva bruciare i graffi lasciati dalle schegge di legno. Era sprofondata fino alla coscia, strinse i denti e, appoggiando i palmi sulla scala superiore tentò di fare leva per uscire. Un dolore lancinante la colpì, dove una punta di legno si stava conficcando nella carne, lasciando una macchia rossa sulla vestaglia, e questa volta non riuscì a trattenersi dal gridare. Puntò la bacchetta che ancora stringeva nel pugno "Diffindo" sussurrò, e la scheggia si staccò dal gradino, tagliata dall'incantesimo, ma essendo il punto di appoggio sprofondò qualche centimetro in più. Una lamina della struttura della scala le penetrò la pelle, tagliandola di più. Puntò determinata i palmi, facendo da leva e si sollevò dal pavimento, sfilando lentamente la gamba. Poggiò il ginocchio sul bordo del buco e si accasciò sulle scale, col fiato corto, la vista sfocata e un ronzio nelle orecchie. Sapeva che stava per perdere i sensi, ma doveva resistere, altrimenti rischiava di perdere troppo sangue. Non sapeva quanto fosse grave la ferita, ma cominciava a sentire l'arto intorpidirsi, e di certo non era un buon segno. Si mise a sedere, aggrappandosi al corrimani, ma la presa scivolosa, per il sangue che le aveva ricoperto le mani la fece vacillare. Si sollevò in piedi, doveva raggiungere l'infermeria, o quantomeno le stanze di un professore. Era a metà tra il quinto e il sesto piano, distante da entrambi, ma gli accessi ai dormitori dei Grifondoro e Corvonero erano vicini... Forse ce l'avrebbe fatta... Il pavimento si mosse verso di lei, e si ritrovò con il volto a contatto con la fredda pietra. No. Sollevò la testa, e con la gamba sinistra si spinse in avanti, strisciando sul pianerottolo. Una fitta le fece sfuggire un gemito, e un singhiozzo frustrato. Si trascinava carponi, lasciando una macabra scia, Ci sono... Un singhiozzo ancora. Non riusciva quasi a prendere fiato "Vi prego..." sussurrò, lasciandosi cadere sul pavimento gelido.

Spazio autrice

Ciao a tutti! Spero che il capitolo vi piaccia, perché sinceramente è stato un parto... Il prossimo sarà un po' più denso di contenuti, almeno sto progettando così, poi vedrò meglio durante la stesura, nel frattempo lasciate qualche commentino e continuate a votare! Mi fa molto piacere che ogni volta lasciate un sacco di stelline ★! Comunque... Che ne pensate di Astoria? Volevo proprio che facesse parte della storia, spero solo di averla inserita bene. Per quanto riguarda Draco questa volta è stato molto silenzioso, i suoi dubbi lo confondono, speriamo riuscirà a chiarirsi le idee...
A presto, si spera!

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