18.Novità
'Un posto tranquillo' Draco percorse il corridoio, avanti e indietro, finché non comparve la porta. Quell'idiota di Weasley continuava a stargli tra i piedi, le sue insinuazioni lo avevano fatto andare su tutte le furie, ma aveva cercato di trattenersi, l'ultima cosa che gli serviva era cacciarsi in altri guai. Entrò nel luogo familiare che gli riservava la Stanza quando cercava un po' di solitudine. Occupò il lungo divano, si distese e posò lo sguardo sul soffitto a volte, lasciando la mente libera di vagare. Dal suo ritorno a Hogwarts aveva abbandonato i suoi amici: nessuno dei Serpeverde si azzardava a compiere un passo falso per paura di compromettersi, la McGranitt aveva parlato chiaro, la loro era l'ultima possibilità. Zabini, a differenza di lui, era molto turbato della cosa, spesso si arrabbiava, a volte anche con Draco, per la sua indifferenza a quello che stavano facendo loro. Nott, invece, se ne rimaneva rimasto in disparte, come suo solito, senza protestare, e negli ultimi tempi Draco aveva iniziato ad apprezzare questa sua caratteristica. Dopo mesi e mesi di terrore, grida e dolore, quello che gli serviva era solo un po' di tranquillità, che non sembrava arrivare mai. Così si era ritrovato a sedersi accanto a lui, una lezione dopo l'altra, in un'improbabile, silenziosa alleanza. Ogni volta che entrava nella sua Sala Comune tutti gli sguardi si voltavano nella sua direzione, per poi farsi sfuggenti quando cercava di incrociarli. I rapporti si erano incrinati, nessuno sembrava più fidarsi degli altri, la paura si era insinuata dentro di loro, come un serpente velenoso. La porta scattò, facendolo sobbalzare. Scese rapido, nascondendosi dietro l'angolo, bacchetta pronta, fuori dalla visuale dell'intruso. I passi incerti avanzarono, e davanti ai suoi occhi sfilò la Granger. Non si era ancora accorta della sua presenza, abbandonando la sua tracolla nel mezzo della stanza. Andò risoluta alla scrivania, poggiando il suo libro con un sospiro, completamente a suo agio, come se fosse a casa sua. Lui abbassò la bacchetta e si schiarì la gola per attirare la sua attenzione, ma lei, che era completamente distratta, non lo sentì. Si avvicinò, lei china sul libro, le spalle rivolte verso di lui "Granger?" al che lei, spaventata saltò su dalla sedia, lasciandosi sfuggire un grido, e si voltò di scatto, una mano sul cuore e il fiato corto. Era appoggiata al tavolo, in un palese tentativo di darsi un contegno "Ti sembra il modo?!" lo fulminò con i suoi occhi marroni, furenti, lui aveva la bacchetta ancora in pugno, Hermione lo notò, indietreggiando spaventata. Fece per dire qualcosa, ma si sentì debole. Appoggiò entrambe le mani alla scrivania e si sedette, mentre la testa sembrava volerle scoppiare "Che vuoi Malfoy?" si avvicinò a lei, notando un improvviso pallore, non rispose, e lei lo guardò male "Non sei gentile, ma mi auguro almeno tu sia di parola" buttò lì, accennando al loro accordo "Io sono sempre di parola" replicò offeso dalla sua insinuazione. Si aspettò che dicesse qualcosa, ma non fu così, allora si voltò, andando dritto alla porta. La lasciò sola, senza dire niente. Lei era rimasta un attimo a guardare la Stanza, pensando al fatto che l'avesse trovato lì dentro. Lei aveva chiesto un posto tranquillo, ma che cosa stava facendo Malfoy? Cosa aveva chiesto alla Stanza? Si stava lasciando influenzare dalle paranoie di Harry, mentre lei avrebbe voluto capire di più su quello che stava succedendo a lei. Oramai era sicura di aver usato la magia senza bacchetta. Non aveva ancora trovato informazioni in biblioteca, e non sapeva come riusciva a fare quelle cose. Tutte le volte che era successo lo aveva fatto inconsciamente: nel sonno, o in situazioni di pericolo. Forse avrebbe potuto provare a controllarlo... Si voltò, in cerca di qualcosa di vetro, e subito sul tavolo davanti al divano apparvero una decina di bicchieri scompagnati, tutti diversi. Ne prese uno e lo mise sulla scrivania, allontanandosi da questa. Lasciò che i ricordi della sua infanzia tornassero alla memoria, quando iniziò la scoperta delle sue capacità. Il modo in cui lasciava che i suoi desideri, attraverso la magia, diventassero realtà. Si concentrò sull'oggetto davanti a lei, voleva romperlo, voleva che si frantumasse in mille pezzi, come se l'avesse sbattuto con forza sul pavimento. Rimase così per un po', ma non successe niente. La frustrazione, per il fallimento della sua idea si impossessò di lei, facendole montare la rabbia. In quei giorni si sentiva come un elemento instabile, impazzito, non riusciva a trovare l'equilibrio, e i suoi amici non si erano neanche accorti che qualcosa la tormentava, cosa che più la spaventava, portandola al limite, al punto di esplosione. E, per di più, ora Ron era arrabbiato con lei, rimuginando sulla cosa aveva capito che c'era molto di più di quello che dava a vedere. Non riusciva più a sopportare tutta quella tensione, lanciò un'ultima occhiata al bicchiere, immaginò che fosse lei stessa. I dubbi, i problemi, le liti, distrutti per sempre. Ogni pezzo tolto e riposizionato nel verso più giusto. Vide incrinarsi il bordo di vetro, poi la crepa si espanse diramandosi in un secco scricchiolio. Il bicchiere si scompose sulla liscia superficie della scrivania e un debole sorriso salì alle labbra di Hermione.
I giorni successivi cercowdi ritagliarsi un momento della giornata da dedicare alla sua nuova attività. Riuscire a controllarsi era il primo passo, poi avrebbe dovuto dirlo agli altri. Con Ron la situazione non sembrava sbloccarsi, e Harry, costretto a dividersi tra i suoi sue amici, stava impazzendo. Appena Hermione entrava in una stanza dove c'era anche Ron, questo, da persona molto matura qual'era, iniziava a parlarne male ad alta voce, finché lei non lo zittiva opportunamente e lui se ne andava sempre più arrabbiato. Per fortuna sabato arrivò in fretta, lasciando tutti più liberi. Hermione aveva lasciato Harry e Ginny liberi di passare la giornata da soli a Hogsmeade, senza preoccuparsi di lei. Sapeva quanto volessero passare del tempo 'da piccioncini innamorati', come li etichettava scherzosamente a volte, e lei non si sarebbe intromessa, regalando loro un appuntamento senza il terzo incomodo. Si chiese come aveva fatto Harry a resistere con lei e Ron per tutto quel tempo, la sua pazienza doveva davvero essere illimitata. Visto che avrebbe trascorso la giornata come preferiva, senza dover seguire alcun programma, si alzò presto, facendo colazione nella Sala Grande quasi deserta. Un gufo arrivò con la sua edizione della Gazzetta del Profeta, ma a sorpresa lasciò anche una busta. Non aspettava lettere, così accantonò il quotidiano e la aprì curiosa. Era scritta con una calligrafia semplice e ordinata, che conosceva abbastanza bene.
Cara Hermione,
la mamma mi ha detto della tua visita di quest'estate, avrei tanto voluto vederti! Perché non mi hai scritto prima di venire? Avrei rimandato la mia partenza! Era da tempo che non ti scrivevo, ma qualche giorno fa anche gli zii sono arrivati qui. Ero già tornato e vederli mi ha fatto molto piacere, sapevo che tu eri già tornata a scuola, ma non ho potuto fare a meno di notare la tua assenza, soprattutto perché loro non hanno parlato molto di te. È per caso successo qualcosa? Non ho tue notizie da molto, scrivimi appena puoi, l'unica cosa è riuscita a giungere alle mie orecchie riguarda un certo fidanzato... Spero che tu sia felice, io ultimamente non ho passato proprio un bel periodo. Mandami presto tue notizie, Imogen ti saluta e anche mamma e papà. Io ti mando un abbraccio.
A presto, Cassian
Quella lettera l'aveva messa di buonumore, lei e suo cugino erano molto legati, ma da tempo avevano perso la vecchia abitudine di scriversi. La corrispondenza era stata davvero una cosa inaspettata, e soprattutto lieta. Decise che entro quella stessa sera gli avrebbe risposto, ripiegò il foglio di carta e lo ripose nella sua tracolla, dedicandosi al giornale. Lo sfogliava pigramente, per niente interessata ai vari articoli di gossip e sport, ma vide un titolo che catturò la sua attenzione, obbligandola a una vorace lettura.
Auror depistati, il colpevole a piede libero
Quasi un mese fa il Ministero della Magia veniva attaccato. Durante la serata di festeggiamenti finita in tragedia con due morti e decine di feriti, una misteriosa entità si è manifestata alla comunità magica. Da allora gli Auror lavorano incessantemente in cerca di una spiegazione. La Magia Oscura che si cela dietro l'attacco ha lasciato segni indelebili del suo passaggio, ma la sua provenienza è ancora misteriosa. Nessun indiziato, nessuna traccia, come un fantasma, quella che, dagli stessi investigatori, è stata definita Ombra, sembra svanita nel nulla. I danni causati ammontano a migliaia di galeoni e ancora del colpevole non c'è traccia. Ma la domanda che tutti si pongono è: l'Ombra è stata dirottata, o possiede volontà propria? Ma soprattutto, attaccherà ancora?
Hermione negli ultimi tempi ne aveva sentite di cotte e di crude, al riguardo, ma una cosa accomunava tutte le voci: le indagini erano ancora in alto mare. Si chiese che razza di Auror avessero assunto, incapaci di trovare uno straccio di pista in un mese. Accantonò il giornale e finì in fretta la colazione. Nella Sala Comune rispose con una breve lettera a Cassian, chiedendo sue notizie e parlando del frenetico ritorno a scuola. Quando ebbe terminato ormai quasi tutto il castello si era svegliato, e un sacco di studenti affollavano la stanza e i corridoi, godendosi il loro giorno libero. Hermione approfittò del fatto che quasi tutti si stavano dirigendo in Sala Grande, a fare colazione, e si diresse verso la torre Ovest, pressoché deserta, fino a raggiungere la Guferia. Grattastinchi l'aveva seguita fedelmente, e la osservava dalla soglia della porta. In tutti quei mesi di lontananza era notevolmente ingrassato, segno indelebile della sua permanenza a casa Weasley, e Hermione lo trovava esilarante. Al minimo movimento la sua pancia tonda dondolava, rendendo ogni suo movimento pesante e sgraziato. Il gatto miagolò pigro, e lei si avvicinò accarezzandolo dietro le orecchie. Ripensò a tutte le liti che per causa sua aveva intrapreso con Ron, e sospirò triste. Quante volte ancora avrebbe litigato con lui? Oggi avrebbe scontato la sua punizione, di certo non era il giorno ideale per cercare di riconciliarsi, sicuramente sarebbe stato di pessimo umore. Non sopportava più quella situazione, sapeva che quello che diceva quando era arrabbiato era dettato dal impulsività e dalla foga del momento, per questo era disposta a perdonarlo. Decise che quella sera lo avrebbe aspettato per tentare comunque la sorte. Fino al pomeriggio trascorse il tempo sui libri, dopo una breve capatina in biblioteca. Considerò che prima di un'altra settimana non avrebbe avuto occasione di uscire ad Hogsmeade, almeno in modo autorizzato, così indossò la sua camicia preferita e i jeans, la borsa a tracolla e uscì in direzione del villaggio. L'aria era già fresca, l'autunno alle porte mandava i primi segnali, lei si affrettò a salire su una delle carrozze. I thestral, che ora riusciva a vedere benissimo, si misero immediatamente in marcia. Il piccolo villaggio era come sempre accogliente e giungendo sulla via principale non poté fare a meno di sorridere ai tanti ricordi. Si voltò verso la carrozza che stava già tornando indietro, incrociando quelle che invece portavano altri studenti. Tutti scendevano impazienti, dopo una settimana di attesa. Molti ragazzi avrebbero passato la giornata al di fuori del castello. Hermione notò che alcuni di loro, passandole accanto la guardavano di sottecchi, altri ancora la salutarono calorosamente, mentre lei continuava a chiedersi chi fossero. Ovunque andasse c'era sempre qualcuno che spudoratamente la osservava, e la cosa iniziava a essere pesante. Decise di andare ai Tre Manici di Scopa, dove aveva appuntamento con Harry alle cinque, anche se mancava ancora un'ora. Sperava incontrare qualcuno con cui aspettare, ma le facce che si voltarono nella sua direzione quando entrò nel locale, ancora una volta, le erano tutte sconosciute. Si accomodò al bancone "Cosa ti porto, cara?" le chiese Madama Rosmerta "Una Burrobirra, per favore" la donna la servì rapidamente, mentre sfrecciavano a destra e manca chiedendo le ordinazioni ai clienti che affollavano i tavoli. Il campanello tintinnava in un costante afflusso di persone. Finalmente dei volti noti varcarono la soglia, e Hermione trascorse alcuni minuti conversando con Susan Bones e Hannah Abbott. Le due presto la lasciarono, per sistemarsi in un tavolo più distante e lo sgabello accanto al suo fu occupato da un ragazzo. In un primo momento si dedicò indifferente alla sua bibita, ma quando lo sguardo le cadde sulla chioma rossa lui si voltò con un sorriso, lasciandola allibita. "George! Che ci fai qui?".
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