12.L'unica opportunità
Era indecisa se dirlo a Harry e Ron, ma non avrebbe mai voluto che si preoccupassero, visto anche quello che era successo, così camminava indecisa nella sua stanza. Impose a se stessa di interrompere quel pietoso andirivieni e si fermò. Non se ne sarebbero neanche accorti, lei avrebbe chiesto a Ginny e non avrebbe detto niente. Passò delicata la mano sul piano dello scrittoio, mentre la polvere le si appiccicava ai polpastrelli. La osservò pensosa. 'Si' si disse 'farò così'.
Bussò alla porta dell'amica più di una volta, prima che lei venisse ad aprire. I ragazzi erano impegnati in una combattuta partita a scacchi in salotto, così ne aveva approfittato. Ginny le aprì la porta e la fece entrare "Hey, entra..." "Ginny ho bisogno di un favore".
È così che la rossa si era ritrovata a cercare la stanza di Malfoy al San Mungo, con un'amica disperata e fidanzato e fratello ignari della cosa. Avevano chiesto informazioni, riuscendo ad arrivare nel piano giusto, ma qui erano tutti troppo indaffarati per degnarle di una risposta. Si erano divise ottimizzando i tempi, e spalancando una porta dietro l'altra avevano perlustrato quasi tutto il reparto. Si affacciò sull'ennesima stanza dove lo vide, comodamente sdraiato sul letto "Weasley?" uscì di nuovo in corridoio "Hermione! L'ho trovato!" lei arrivò poco dopo "Grazie..." leggermente affannata. Entrò nella stanza, completamente bianca, e, a suo parere, molto triste, niente a che vedere con gli ambienti di Hogwarts. Un convalescente Draco le osservava incredulo con gli occhi sbarrati, aveva aperto la bocca per dire qualcosa, senza sapere cosa "Hai qualcosa che mi appartiene, Malfoy" lo precedette Hermione "Non so di cosa parli" rispose sincero, ma appena lo disse ricordò di avere ancora la sua borsetta. Quella sera infatti l'aveva messa al sicuro nella tasca della sua giacca. "Non fare il finto tonto! Voglio la mia borsa" intanto Ginny la spalleggiava, come a volerle dare man forte. "Quindi, Granger, vorresti che io ti restituissi la tua borsa, dopo che tu mi hai fatto quasi morire e senza ancora avermi ringraziato, per la seconda volta, per avertela gentilmente riportata?" chiese sarcastico, mentre lei avvampava, punta sul vivo. "Lei vi ha portati fuori, ci ha salvato la vita..." tentò di dire Ginny, ma fu subito interrotta "È per questo che ho rischiato un polmone" "Senti, stupido idiota, smettila di fare la vittima, e sbrigati a darci quello che siamo venute a prendere" gli inveì contro "Hermione, io vado, così ti copro, e non lo uccido io..." lanciò uno sguardo, di fuoco quanto i suoi capelli, contro Malfoy e se ne andò come un treno. "Ginny! Aspetta..." Hermione la seguì, le disse qualcosa che Draco non riuscì a sentire, e tornò sola nella stanza.
"Bene, se non vuoi collaborare..." iniziò dall'armadio, frugando in tutti i ripiani, poi passò alla scrivania rivoltando i cassetti, spostò i vestiti di lui e andò al comodino, non sapeva più dove cercare, mentre un certo sguardo divertito la scrutava. "Levati quell'espressione idiota dalla faccia, perché non mi importa se sei già in ospedale, giuro che ti do un pugno" lui da parte sua cercò di mantenersi serio "Hai ragione" le concesse, per far calmare un po' le acque "Comunque volevo restituirtela, ma per due volte mi hai attaccato come un drago..." al che Hermione avvampò di vergogna, lui scese dal letto e si avvicinò alla sedia sotto il suo sguardo. Prese la borsetta dalla tasca interna e tornò con questa al suo posto. La rigirò tra le mani "Non sembra pesante, cosa c'è dentro? Una bacchetta e cos'altro?" le chiese curioso "Non sono di certo affari tuoi!" "Si, ma io non posso sapere che è tua, finché non trovo qualcosa che possa provarlo" ghignò, portando la mano all'apertura "No! Non aprirla..." per un momento fu presa dal panico, poi cercò di ragionare "D'accordo" le disse, stupito dal suo repentino cambio di umore. Quello che vi teneva doveva essere davvero importante per farla reagire così "Bene, allora c'è qualcosa di prezioso, l'anello di fidanzamento di Weasley? No, troppo materialista... Un segreto?" le chiese sottovoce, per risultare più teatrale "Dei ricordi?" mentre le diceva questo lei era diventata tremendamente seria, il colore aveva lasciato il suo viso, e le sue mani erano aperte lungo i fianchi impotenti. La stava torturando e lo sapeva, quello che non riusciva a sapere era invece il contenuto della borsa: per le reazioni della Granger ci sarebbe potuta essere ognuna delle cose che aveva detto. Poi capì. Lui stesso ne aveva fatto uno, illegalmente, come lei (cosa si cui era quasi sicuro). Così lo disse "Incantesimo Estensivo Irriconoscibile!" cercò di capire se avesse ragione. Hermione cercava di fingere, ma probabilmente la sua faccia non aveva seguito il consiglio del suo cervello, fingendo indifferenza, poiché gli occhi di Draco si accesero furbi "Hai fatto un incantesimo!" "Vuoi stare zitto una buona volta?" gli si avvicinò cercando di afferrare la sua borsa, ma lui la portò crudelmente fuori dalla sua portata "Non fare il bambino!" "L'unica bambina qui sei tu, non ti denuncio di certo... puoi dirmelo, se ho ragione" lei lo guardò negli occhi esasperata, leggendo in quel groviglio grigio la sincerità delle sue parole "Se è quello che vuoi sentire, allora... si, l'ho incantata" "Quando è grande?" lei sbuffò "Trenta volte" da lei non si aspettava niente di meno "Complimenti" le disse infine porgendogliela "Grazie" rispose fiera, quasi strappandogli la borsa di mano. Si voltò e andò verso la porta, all'ultimo momento lui pensò a una cosa, visto che non sarebbe mai tornato a scuola, e di certo lei non lo sapeva, pensò di regalarsi un ultimo imbroglio "Granger? È ancora valida la 'tregua' che mi hai proposto?" lei si voltò, senza sapere come rispondere, se lui stava per accettare, non voleva rovinare tutto "Dopo tutti questi anni, forse sarebbe meglio darci un taglio, voglio solo smetterla, sono stanco..." "Bene, allora è fatta" "Niente è fatto finché non si sigilla l'accordo con una stretta di mano" lei lo guardò dubbisa. Stava davvero accettando così facilmente quello che lei aveva detto? Decise che dopotutto non le importava, aveva appena chiuso un altro battibecco e la prospettiva di un anno in quel modo le faceva torcere le budella. Decisa porse la sua mano destra. Il ragazzo fece a sua volta la stessa cosa. Le loro mani si strinsero, e i loro occhi si incrociarono sigillando la tacita e difficile promessa.
Draco attese il sonno per diverse ore, solo per rassegnarsi a un'altra notte in bianco. Aveva sperato di poter ricominciare, e si era promesso che, se fosse tornato, sarebbe stato diverso. Tutto sarebbe stato diverso. Ma il Marchio che portava era sempre lo stesso. Si alzò nervoso dal letto, camminò per la stanza cercando di calmarsi, ma non ci riusciva, prese il suo quaderno da sotto le lenzuola. Si fermò un momento, appoggiato alla scrivania e, di nuovo, si ritrovò a sfogliarlo. Hogwarts. Un paesaggio. La Stanza delle Necessità. Alcuni ritratti. Poi la guerra. Macerie. Morte. Sangue. Una luce, lontana. Il Marchio. Il suo Patronus. Vedendolo un ricordo, che aveva sepolto riemerse...
La scuola era sotto attacco. La McGranitt aveva fatto rinchiudere i Serpeverde. Era astuta, sapeva che non avrebbe potuto combattere su due fronti. Prese il suo Mantello dell'Invisibilità, che aveva trovato nella Stanza delle Necessità, logoro e malfunzionante, ma in quel caos sarebbe bastato. Si coprì e sgattaiolò via dalla fila. Imboccò i corridoi familiari. Doveva trovare Potter, e sapeva esattamente dove fosse diretto. Salì diverse rampe di scale, e svoltò in un altro corridoio. Delle voci lo fecero bloccare. "...tu invece guarda di la" stava dicendo Weasley. Si affacciò protetto dal mantello e lo vide con la Granger. Lui se ne andò nell'ala opposta del corridoio, mentre lei perlustrava le stanze che le si affacciavano di fronte. Non sarebbe potuto passare di lì inosservato, per di più aveva una bacchetta che non gli obbediva... doveva trovare il momento. A un tratto, sotto lo spesso strato di stoffa che locricopriva un gelo penetrante lo invase. Fu come se dal centro del petto una macchia di ghiaccio si espandesse, in ogni vena e in ogni osso del suo corpo. 'Dissennatori' si rese conto turbato. Non ne vedeva, ma la loro presenza era tangibile, sarebbero arrivati a momenti. Infatti, all'altro capo del corridoio, pochi metri da dove si trovava la Granger, ne spuntarono due, enormi. Le loro fauci spalancate la sorpresero, lei evocò un Patronus troppo debole e indietreggiando cadde a terra. Uno si avventò su di lei affamato, mentre la ragazza gridava dal terrore. Si avvicinava, e lei gridò di più. Come quando era sotto la tortura di sua zia... "Expecto Patronum!" gridò, puntando contro di loro la bacchetta di sua madre. Pensò a lei, che aveva rinunciato a tutto quello che la rendeva una strega, per lui. Dalla punta un filamento azzurro luminoso si espanse, scaldando il suo cuore, e trasformandosi in un'aquila, questa spiccò il volo e andò dritta contro i Dissennatori. Questi si levarono dalla traiettoria e, frantumando la vetrata uscirono dal castello. La Granger si voltava in cerca di chi avesse prodotto l'incantesimo, senza riuscire a trovarlo. Lui la guardò per un attimo, persa, spaventata. Approfittò della via, momentaneamente libera, e si lanciò alla ricerca di Potter.
Draco strinse i pugni. Aveva fatto di quei figli il suo diario. Aveva affidato alla pergamena grezza i suoi pensieri, seppure sotto forma di immagini. Si odiò per la sua debolezza e arrabbiato scagliò il piccolo quaderno contro la parete bianca. Portò le mani alla testa frustrato e si accasciò lungo il pavimento. Solo diverse ore dopo si trascinò di nuovo sul materasso. I cuscini morbidi lo accolsero, conciliando un sonno tormentato.
La mattina seguente fu svegliato di buon ora dalla solita infermiera per una visita di routine. Pochi minuti dopo gli fu servita una semplice colazione a base di uova e pancetta. Non aveva ancora finito che sentì bussare. "Avanti" sulla porta si stagliava la figura della preside "Buongiorno signor Malfoy, vorrei parlare con lei, spero di non disturbarla..." "No, certo che no, entri pure" rispose sorpreso. Aveva di fronte la risposta che aspettava, e, non se lo sarebbe aspettato, ma un'ansia opprimente gli attanagliava la gola come a volergli mozzare il respiro. La vecchia strega si avvicinò a lui "Sarò franca con lei, scegliere se riammetterlo a scuola è stato difficile, ho meditato molto a riguardo. Lei, signor Malfoy, ha commesso molti errori" lo guardò severo attraverso gli occhiali "tuttavia... Oggi sono qui per consegnarle questa di persona" disse infine porgendogli la sua lettera. "Si renderà conto che questa opportunità è un privilegio. E non esiterò a revocarlo, spero solo, non lo renderà necessario" concluse "No, non lo farò" "Molto bene, signor Malfoy, le auguro buona guarigione" si congedò "Arrivederci, professoressa" rispose stringendo ancora fra le mani la busta sigillata.
Tornati alla Tana, Hermione, tra notti in cucina e giorni di riposo, si rese conto che mancava effettivamente poco all'inizio della scuola. Ginny non aveva bisogno di comprare i libri, visto che avrebbe dovuto ripetere l'anno, ma lei, Harry e Ron si affrettarono a completare la lista. Meditava già da giorni sulla sua partenza per l'Australia: aveva in mente due o tre posti da controllare nella provincia di Katherine. Nelle rare visite a casa di sua zia i suoi genitori avevano dimostrato interesse per alcune zone non molto lontane, qui avrebbe cercato per primo. E poi da diversi anni non incontrava i suoi parenti, i cugini Cassian e Imogen e gli unici zii. Aveva dei risparmi, con cui poter pagare il viaggio, accompagnata da Ron, aveva pensato a tutto. L'unica ipotesi che non aveva considerato era non riuscire a trovarli. Non avrebbe avuto altre opportunità di partenza, prima di Natale, e non sarebbe riuscita ad aspettare così tanto. Mancavano dieci giorni al primo settembre, i suoi bagagli per il viaggio erano già pronti e, quelli per la scuola, custoditi nella stanza di Ginny. "Ci sentiamo presto" promise a Harry "Certo, teneteci aggiornati" lo strinse in un abbraccio, la signora Weasley piangeva, come ogni volta che lasciava uno dei suoi figli al binario 9 e ¾. "Mi raccomando ragazzi, state attenti, vi ho comprato questa per il viaggio, se volete tornare un po' prima..." disse porgendo loro un sacchetto di Polvere Volante "Grazie mamma" Ron la abbracciò forte, appoggiando la guancia sui suoi ricci capelli, poi, grato prese il sacchetto "Grazie signora Weasley" disse Hermione facendo lo stesso. Salutarono tutti, Harry, Ginny, il signor Weasley e perfino George, abbracciandoli e lasciandosi sfuggire qualche lacrima. Poi i due si allontanarono in direzione del paese e si smaterializzarono, prima che le ultime luci del giorno se ne andassero, lasciando spazio al mondo scuro e ambiguo della notte.
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