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10.Vetri rotti

"Protego!" Draco invocò rapido l'incantesimo riparandosi al di dietro di esso con la Granger. Sembrava davvero sofferente, non poteva essere per l'alcool. I vetri colpirono molti degli invitati, che gridavano, correvano e si smaterializzavano. Un rombo ancora più forte del primo, vibrante, minacciò di spaccare i timpani. I due si portarono le mani alle orecchie. Di nuovo sentirono lo scricchiolio del vetro che va in frantumi e assistettero alla distruzione delle vetrate decorative alle pareti. Una pioggia mortale si stava abbattendo su di loro, Draco non si era accorto che il suo incantesimo si stava dissolvendo, Hermione fece per prendere la bacchetta, pronta a pronunciare la formula, solo per ricordarsi che l'aveva lasciata nella borsa. La sua mente era pronta a gridare l'incantesimo che li avrebbe salvati, ma era del tutto impotente. I vetri stavano per colpire, ma pochi centimetri sopra la loro testa si tramutarono in fina polvere bianca, come colpiti dalla fattura. La ragazza era ancora incredula, inchiodata a terra. Nella prima esplosione un vetro le aveva ferito il volto, mentre un altro, anche se piccolo, le causava un dolore lancinante vicino alla spalla destra dove era conficcato. "Perché sta succedendo?" chiese più a se stessa che all'altro "Non ne ho idea... sei tu la sapientona" si spostarono dietro al bancone dove erano riparati, almeno in parte, dai vetri che continuavano a cadere. Hermione si sporse, cercando gli altri. Non vedeva nessuno, né Ginny, né Ron... dove erano finiti? Pensieri negativi minacciarono di prendere il sopravvento, ma li scacciò decisa. Vedeva molti feriti, alcune persone erano a terra prive di coscienza, non avrebbe saputo dire se vivi o morti. Anche Draco era ferito a un braccio, il taglio non sembrava grave, ma il sangue gli imbrattava la manica e il suo già scarso colorito lo stava lasciando. Sembrava un attacco terroristico, cercò il Ministro, e lo vide impartire ordini, ferito ma salvo. Poi un tintinnio attirò la sua attenzione, il lampadario centrale, carico di candele luminose si spense per un soffio invisibile, un ombra attraversò l'aria sopra si loro e fluttuò attraverso le lampadine, causando un'altra caduta di schegge. Un urlo spettrale echeggiò nell'Atrium mentre l'ombra vorticava su se stessa. Era una macchia scura, e come uno spettro, impalpabile, senza materia, ma allo stesso tempo diversa da questo, poiché non aveva forma, sembrava che addirittura potesse consumare gli oggetti: vi si incorporava, ma dopo il suo passaggio non ne rimaneva che cenere. Lei si riparò dietro il piano. Non aveva mai visto niente del genere, né ne aveva mai sentito parlare, sicuramente era qualcosa di molto Oscuro. Non poté fare meno di paragonare ciò che vedeva alla battaglia d Hogwarts "Salazar... lo senti?" disse Draco, Hermione lo guardò confusa, c'erano un sacco di rumori "Cosa?" il volto di Malfoy era una maschera di stupore "È lo stesso suono che ho sentito a scuola..." capì a cosa si riferiva senza che finisse la frase. Il giorno dell'incidente a Hogwarts aveva detto di aver sentito un sibilo, ma per lei non era stato lo stesso. Anche ora non riusciva a sentire niente, e sicuramente non si trattava di una coincidenza. L'ombra intanto si era come dilatata, a terra sotto di lei molti oggetti erano stati disintegrati, ridotti in cenere, e molte persone erano a terra. Hermione capì che si trattava di coloro che stavano ballando, precipitati alla rottura dell'incantesimo. L'entità continuò a vorticare, finché non si diresse rapidamente verso la parete perpendicolare, rimase un momento sospesa, al centro dello spazio, poi fu come se vi entrasse all'interno. Il pavimento scuro iniziò a vibrare e un altro rombo sinistro si levò dal punto esatto dove si trovava l'entità. Non riusciva a capire cosa stesse succedendo, e, quando lo capì, fu troppo tardi.

Non le sembrava più di trovarsi su una superficie piana: anche quell'incantesimo era infranto, e ora la gravità tornava a farsi sentire. Tutto quello che si trovava sulla parete perpendicolare cominciò a scivolare verso terra, le persone non capivano, e, quando si accorsero di ciò che li aspettava, si smaterializzarono. La parete li spingeva via, alcuni, troppo confusi vennero schiacciati dagli oggetti che precipitavano e si distruggevano, altri ancora non potevano muoversi perché feriti. Chi si smaterializzava non faceva in tempo, lasciando sul pavimento sottostante chiazze rosse, a causa delle mortali spaccature. Hermione era sconvolta, osservava la scena come se non la vivesse davvero, come dall'esterno del suo corpo, avrebbe voluto aiutarli, ma senza bacchetta non poteva. Si dimenticò che anche lei si trovava nella stessa situazione, finché l'inclinazione non la fece scivolare, con la maggior parte degli sgabelli. Cercò qualcosa a cui aggrapparsi, senza trovare niente, stava precipitando, ma Draco, che aveva trovato un punto di appoggio al bancone le afferrò il braccio. Il mantello la ingombrava e non riusciva a tenersi salda. Presto sarebbe caduta, e, ormai, la parete era tornata alla sua posizione verticale, e loro si trovavano a una decina di metri da terra. Stringeva il braccio del ragazzo disperatamente, aveva visto che se fosse caduta, smaterializzarsi non sarebbe servito a niente. Ragionava, cercando una via di scampo a quell'impasse, era chiaro che nessuno dei due riusciva a resistere "Non ce la faccio, devi smaterializzarti!" le disse lui "No, non ce la posso fare, non ho abbastanza spazio... riesci a tirarmi su?" già stavano impegnando entrambe le braccia, ma i palmi, scivolosi per il sangue delle ferite non riuscivano a tenerla "N-no..." rantolò di rimando, il suo cervello lavorava freneticamente alla ricerca di un'idea che l'avrebbe salvata... 'Ma certo!' "Devo smaterializzarmi ora" "No... Aspet..." "Non posso aspettare!" la presa era sempre più debole, se solo fosse stata con Ron... doveva farlo ora "Noo" le proteste di Draco rimasero sospese nell'aria, anche dopo che entrambi sparirono nel nulla.

Atterrarono pesantemente su un marciapiede. Sulla deserta piazza di Londra si affacciava una schiera di case. Hermione si era rialzata malamente dall'asfalto, ancora caldo per la giornata di sole, chiedendosi come fosse arrivata a Grimmauld Place, poi, dal numero 12 vide provenire una luce. La vista offuscata le permise di vedere due figure aprire la porta e andare incontro a lei "Miseriaccia, mi hai fatto spaventare!" Ron le andò incontro abbracciandola "Ma dov'eri? Non ti ho trovato da nessuna parte..." "Hermione!" anche Harry la strinse in un abbraccio "Per fortuna stai bene" lei non era dello stesso parere, ma una dormita e qualche giorno di riposo l'avrebbero rimessa a posto. "Oh, Harry, dov'eravate finiti? Voi state bene? Ginny?" "Si, è tutto a posto, anche Ginny sta bene... tu come sei arrivata qui?" stava per rispondere, ma si ricordò di Malfoy, si voltò, cercandolo dove lo aveva lasciato. Lo vide appoggiato al muretto di cinta della casa "Tu stai bene?" chiese, e, per tutta risposta fu preso da un attacco di tosse. Sollevò la mano, rivelando delle macchie di sangue "Cazzo" scivolò fino a trovarsi inginocchiato a terra "Harry! Aiutami.. dobbiamo portarlo in ospedale!" fece per aiutarlo, ma lui la scansò con un gesto della mano "No, non.." lui non voleva. Voleva solo tornare a casa. Sentiva un dolore lancinante alla schiena, se ne sarebbe andato subito. I ragazzi lo videro smaterializzarsi, ma quando stava per scomparire la sua immagine si fece nuovamente nitida, e poi Draco si accasciò a terra, privo di sensi e un vetro rosso che spuntava dalla spalla.

Hermione si sentiva tremendamente in colpa: portando Malfoy con sé aveva peggiorato la sua ferita. La pressione della materializzazione aveva mandato a fondo la scheggia, che era arrivata a perforare il polmone. I signori Weasley, che uscirono di corsa alle spalle di Harry lo portarono d'urgenza al San Mungo, mentre i ragazzi si sistemarono in casa. Ginny li aspettava nel salotto, avvolta in una vecchia vestaglia, che probabilmente aveva trovato in soffitta. La fece sedere accanto a lei, porgendole una tazza di succo di zucca freddo. Lei si tolse i sandali scomodi e poggiò i piedi sul divano portando le gambe al petto. Nessuno parlò per un po', tutti stavano elaborando gli eventi di quella sera, senza trovare una causa che non fosse collegata alla guerra. Tutti ne erano consapevoli, ma nessuno aveva il coraggio di dirlo ad alta voce. Perché se l'avessero detto sarebbe stato reale. Se fosse stato reale significava che l'incubo non era ancora finito. Nei loro pensieri aleggiavano terribili ricordi passati, ma fin troppo recenti, non avrebbero dormito, quella notte, nonostante fossero stanchi, come non mai. A spezzare il silenzio fu Hermione, visto che non riusciva più a sopportare quell'aria così grave "Perché siamo qui?" "Quando siamo tornati papà e mamma ci hanno detto che dovevamo venire, è il posto più sicuro, per ora. Poi hanno contattato i restanti dell'Ordine per andare subito al Ministero" disse Ginny "Tu come hai fatto a trovarci?" chiese Ron "I-io velevo solo trovarti..." rispose semplicemente, mentre un leggero rossore le accendeva le guance per la presenza dei suoi amici. Non era abituata a dire cose del genere davanti a loro. Anche Ron avvampò, ma gli porse la mano e strinse la sua dolcemente, in un segno di affetto e perdono. Quello che si erano detti era già dimenticato. Molly Weasley arrivò attraverso il camino, come gli aveva detto prima di lasciarli. Aveva un'espressione stanca e turbata come loro "Starà bene, i Guaritori hanno detto che non ha subito danni permanenti" "Dov'è papà?" chiese Ron "Era al Ministero, Kingsley lo ha convocato insieme a tuo fratello Percy... George è sceso?" "Si, ma è tornato subito di sopra" disse lui "Credo che andrò anch'io" disse Hermione alzandosi dal divano, seguita da Ginny "Buonanotte signora Weasley, buonanotte Harry" poi andò da Ron e gli diede un bacio "Notte" "Buonanotte" salirono le scale fino al pianerottolo delle loro stanze, ora che il quartier generale non doveva più ospitare tante persone, le camere a disposizione erano numerose, e le ragazze si sistemarono separatamente. Si salutarono entrando nelle stanze. Hermione aveva preso quella sulla sinistra, una stanza spaziosa con un polveroso letto a baldacchino, armadio e uno scrittoio. Era l'unica dove avesse notato una libreria, anche questa polverosa, alcuni quadri addobbavano le pareti, accompagnati da mensole piene di gingilli e cornici. Non si soffermò molto a osservarli per la fretta di mettersi a letto. Fece una rapida doccia nel bagno personale liberandosi del sontuoso vestito, poi aprendo l'armadio scoprì una piacevole scelta di abiti da donna un po' datati, ma mantenuti puliti e freschi da un incantesimo. Indossò una vestaglia e si mise sotto le coperte. Cercò di dormire, ma ogni volta che chiudeva gli occhi non vedeva altro che vetri rotti, sangue e morte. Inoltre non riusciva a liberarsi dalla sgradevole sensazione che di qualsiasi cosa si trattasse fosse davvero la causa dell'incidente a Hogwarts. Se era così l'aveva seguita? Da dove proveniva? Aveva a che fare con la guerra? Domande e domande le frullavano in testa, tenendola ben sveglia, mentre l'unica cosa che desiderava era sprofondare in un sonno pesante e senza sogni. Il buio della stanza cominciava a starle stretto, cercò la borsa per riprendere la sua bacchetta, ma non riuscì a trovarla. Si rese improvvisamente conto che non l'aveva mai riavuta indietro, quindi ancora si trovava o nel caos dell'Atrium o in possesso di Malfoy. Se avesse perso la sua borsetta tutti i suoi averi sarebbero andati perduti: vi aveva riposto i suoi pochi averi, le cose più preziose che aveva portato da Hogwarts, non poteva perderla. La stanchezza ebbe la meglio su di lei, i suoi problemi scivolarono via con la sua lucidità, mentre cadeva nel mondo dei sogni.

"Mamma?" la cercava nel giardino, dove si vedevano piante si ogni genere: rose, peonie, garofani, gerani zannuti, crisantemi, tulipani... E poi la vide intenta a riempire un vaso di terra "Mamma che stai facendo?" chiese incuriosita "Devo trapiantare una cosa... È un regalo di tuo padre" poi andò dentro la piccola serra. Altre piante crescevano rigogliose al suo interno, molte delle quali le conosceva bene: aconito, mandragole, perfino un piccolo esemplare di Mimbulus Mimbletonia, ma lei puntò a un'altra. I lunghi tentacoli che arrivavano a terra, viscidi, strisciarono, fino ad attorcigliarsi attorno alle caviglie di sua madre.
"No, ferma!" le disse, cercando di aiutarla "Tranquilla tesoro, non c'è pericolo... devi solo rimanere calma" ma le appendici del Tranello del Diavolo la stavano lentamente avvolgendo in un bozzolo mortale, che ora le arrivava alla vita. Hermione fu presa dal panico, poi ricordò l'incantesimo. Fece per prendere la sua bacchetta, ma di nuovo si ricordò di non averla. Sentiva il potere dell'incantesimo crescere, pronto a esplodere. Ormai i tentacoli arrivavano alla gola, un rantolo strozzato uscì dalla bocca di sua madre "La. M-mia bacchetta..." con lo sguardo le indicò l'orologio appeso al muro, troppo lontano per salvarla, non avrebbe mai fatto in tempo. Si concentrò e lasciò libero l'incantesimo. Fu come lasciare l'aria dopo aver trattenuto il respiro troppo a lungo. Facile e naturale. La presa si allentò, ma quando il Tranello ritirò i tentacoli al loro interno non c'era più nulla, solo una luce troppo intensa che ancora si sprigionava dalle sue mani.

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