⚜️ Capitolo 4 ⚜️
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ZERO POV
Il tempo a Seoul cambiava così velocemente, che molte volte ad Haeun sembrava di star vivendo quasi in un sogno, nel quale passavi da un mondo all'altro senza nemmeno accorgertene.
La mattina i raggi solari quasi ti obbligavano ad indossare occhiali e cappello per quanto fossero forti, mentre di sera, di sera il cielo perdeva tutto il suo splendore per sprofondare in uno stato fatto di ombre e buio.
La nebbia era la cosa che Haeun più odiava in assoluto. Il suo umore calava radicalmente ogni volta che le nubi scendevano a toccare il suolo e le rendevano difficile la visuale.
Non ne capiva l'importanza, " A cosa cavolo serve?" si domandava ogni volta che si palesava dinnanzi ai suoi occhi, per poi sbuffare sonoramente sentendo il fastidio propagarsi.
Per lei rappresentava soltanto un inutile fenomeno naturale che poteva anche evitare di manifestarsi.
« A saperlo prima restavo a casa a mangiarmi gli avanzi di ieri.» pensò ad alta voce la corvina, strisciando i piedi sul marciapiede e maledicendo allo stesso tempo la sua voglia di ramen.
Se solo non avesse guardato quella stupida pubblicità in Tv, adesso sarebbe seduta al tavolo della sua cucina con un bel pezzo di pizza al salame in mano e i suoi calzini invernali infilati ai piedi.
Invece, per colpa del suo stomaco brontolante, si era ritrovata costretta ad uscire al freddo per fare una tappa al supermarket più vicino, che fortunatamente era proprio quello in cui lavorava.
Una volta giunta davanti l'insegna del negozio, che sottolineava a lettere cubitali la parola H24, Haeun spinse la porta di vetro e venne subito accolta dal tintinnio dei campanelli posti sopra l'entrata.
Quel giorno lei aveva avuto il turno pomeridiano quindi di conseguenza, alle 21 di sera, non vi era nessun altro se non la simpatica Lena.
« Qual buon vento ti porta qui dopo la fine del tuo turno?»
Haeun incrociò lo sguardo della sua amica seduta dietro la cassa, intenda a schiacciare i polpastrelli sullo schermo del suo cellulare, sicuramente per superare qualche livello di uno dei suoi tanti giochi.
Ultimamente le parlava spesso di Candy Crush, un gioco nel quale bisognava mettere in fila delle caramelle per passare i livelli. Le descrizioni di Lena era state ovviamente molto più dettagliate, ma Haeun non ci aveva capito più di tanto.
« La mia stupida voglia di ramen.» bofonchiò la minore, incamminandosi nello spazio presente fra le due piccole casse nel negozio. Nei periodi festivi, alle ragazze toccava compiere doppi turni e di conseguenza erano molti i giorni in cui passavano del tempo insieme chiuse fra quelle quattro mura.
« Jongin mi ha consegnato due porzioni giusto dieci minuti fa... peccato che io le abbia divorate in un nano secondo.» ammise la bionda con un leggero sorriso, mostrando all'altra la busta del ristorante d'asporto che erano solite chiamare durante la pausa pranzo.
« Il suo ramen è il migliore!» affermò con stomaco brontolante Haeun, posando lo zaino sul nastro trasportatore, stanca di reggerlo sulle spalle, « Ma per stasera dovrò accontentarmi di quello confezionato.»
« Conosci perfettamente la strada, non c'è bisogno del mio aiuto.» disse con tono divertito Lena, pigiando il dito sullo schermo del suo cellulare per togliere la pausa e riprendere a giocare.
« Tranquilla, investi pure tutte le tue forze nelle caramelle!» la minore le lanciò un ultimo sorriso, prima di inoltrarsi fra i vari scaffali.
Come aveva accennato Lena, Haeun conosceva a memoria la strada e quindi si mosse tranquillamente fra i tanti ripiani, superando l'angolo dei surgelati per poi giungere finalmente a quello dedicato al cibo confezionato.
Il suo sguardo saettò da un punto all'altro, identificando immediatamente il ramen al pollo. Fra i tanti tipi, quello era sicuramente il suo preferito.
Fortunatamente il signor Min aveva ordinato poco tempo prima di spostare tutti i cibi confezionati sui ripiani inferiori, così da rendere la ricerca più facile per i clienti.
« Una confezione basterà?» si chiese Haeun, dando voce ai suoi pensieri. Considerando l'ora e soprattutto il suo stomaco brontolante, probabilmente una sola busta di ramen non sarebbe bastata, così ne afferrò due e le incastrò nel braccio sinistro.
Abbandonò quel reparto e si spostò verso i frigoriferi, dove erano riposte le uova, che avrebbe poi aggiunto al suo ramen.
Aprí uno sportello e allungò la mano per afferrare una delle tante confezioni da 6, prestando attenzione a non stringere troppo forte il cartone.
Dagli altoparlanti posti agli angoli delle pareti cominciò a risuonare una melodia che Haeun non aveva mai udito, ma che pian piano sembrò aumentare sempre più di volume.
La corvina si spostò leggermente verso destra per gettare un'occhiata alla cassa e chiedere a Lena di abbassare un po', ma di lei non vi era nemmeno l'ombra.
« Probabilmente sarà nel retro.» ipotizzò, chiudendo con un fianco lo sportello del frigorifero, mentre quella strana sinfonia continuava a propagarsi per il negozio.
Alla ragazza ricordò molto la colonna sonora di uno di quei tanti film horror per adolescenti, dove la protagonista non si accorgeva dell'assassino nascosto dietro la porta e alla fine finiva con l'essere brutalmente uccisa.
Quei suoni che si mettevano un istante prima del colpo di scena, in quei secondi nei quali lo spettatore stava con il respiro sospeso in attesa che il mostro comparisse all'improvviso mettendo paura.
« Che strano..» mormorò Haeun, un momento prima di sentire un brivido freddo lungo la schiena, che la portò a tremare sul posto. Per poco le uova non cascarono a terra.
Una strana sensazione si propagò pian piano nel petto della corvina, alla quale per qualche secondo si mozzò il respiro a causa della preoccupazione. Si sentì improvvisamente... osservata. Come se gli occhi di qualcuno fossero posati insistentemente su di lei.
Puntò il suo sguardo sullo sportello del frigorifero, davanti il quale era rimasta immobile, e cercò di individuare una possibile figura nel riflesso del vetro.
Tutto ciò che riuscì a vedere però, fu una figura distorta alle sue spalle, dai contorni sfocati e il viso oscurato. Così Haeun prese un lungo respiro e si voltò velocemente, rimanendo ancora più stupita da ciò che le si presentò dinnanzi.
Il nulla.
Solo scaffali e ripiani pieni di cibo, spezie e bibite varie.
Di quella figura, non vi era neanche l'ombra.
"Me lo sarò immaginata.." pensò la corvina, aumentando la presa sul ramen e la confezione di uova.
Si mosse verso la cassa e una volta posati i viveri sul nastro, afferrò il suo zaino per recuperare il portafoglio.
« Hai sentito anche tu quella strana melodia che hanno passato alla radio prima?» chiese Haeun alla maggiore, che dopo aver riposto alcune cose nel magazzino era tornata alla cassa.
« Perché, gli altoparlanti erano collegati?» rispose la bionda, corrucciando leggermente le sopracciglia.
« Si, la musica usciva da lì!»
« Ero sicura di averli spenti-» mormorò Lena, girandosi leggermente verso la cassa per controllare che il pulsante degli altoparlanti fosse fermo su off. Ed effettivamente, la ragazza aveva ragione.
« Vedi Hae? Sono spenti. Magari la musica proveniva dall'esterno.»
Haeun allungò il collo per controllare e una volta constatato il vero, quella strana sensazione si ripresentò.
« Probabilmente hai ragione.» affermò, passando le banconote all'amica per poi afferrare la busta con dentro ciò che aveva acquistato.
« Adesso vado, ci vediamo domani. Notte.» spinse la porta di vetro ed uscì, storcendo il naso nel notare che la nebbia fosse ancora presente.
Nascose ancora di più il suo volto nella sciarpa che stava indossando e si incamminò verso casa, sperando di arrivare il prima possibile.
Di tutto ciò che era successo pochi minuti prima all'interno del supermarket, una cosa in particolare non le era sfuggita.
Gli occhi di quella figura.
Gli occhi di quella figura erano rosso fuoco.
Jungkook's POV
Molte volte, nelle mie avventure nel mondo umano, mi era capitato di riscontrare la paura della nebbia nei sogni dei dormienti.
Chi aveva il terrore di non riuscire più a respirare per colpa di essa, chi temeva di perdere il controllo della macchina a causa della scarsa visuale, chi odiava anche solo l'idea di camminare tra questa.
Ognuno sviluppava la propria paura in modo differente e ciò non faceva altro che rendere il mio lavoro ancora più divertente.
Al contrario di quegli sciocchi umani però, io adoravo la nebbia. Quel velo bianco che gli Dei calavano sul mondo ogni qualvolta che ne sentivano il bisogno, ogni qualvolta che avevano bisogno di nascondersi.
Per me dunque, in quel preciso momento, la nebbia era perfetta. Rendeva la ricerca ancora più complicata per i miei fratelli.
« Chissà se Taehyung le ha già prese da SeokJin.» mi chiesi ad alta voce, immaginando la faccia sconvolta del Dio del Sonno una volta scoperto ciò che avevo causato.
Sorrisi soddisfatto. Sapere di aver recato dolore a coloro che non avevano fatto altro che disprezzarmi per tutta la vita, mi eccitava da matti.
Alzai gli occhi verso il cielo scuro e scrutai le stelle, dietro le quali si estendeva infinito il potere di mia madre. Lei era la notte stessa, il buio che ogni giorno calava sul mondo, il sipario che si chiudeva alla scomparsa della luce.
Fin dalla tenere età, quando giungeva l'ora di portare il buio sulla terra, Nyx mi portava con sé sul suo carro, trascinato da 4 cavalli alati neri come la pece. Partivamo da Oriente, seguendo il tramonto del Sole, per poi giungere nell'ultimo territorio dell'emisfero occidentale, nel quale la luce scompariva per ultima.
Durante il viaggio ci scontravamo molte volte con le fredde brezze provenienti da ogni parte del mondo, per tale ragione mia madre era solita portare il suo grande mantello blu notte con noi, in modo da ripararci fino all'arrivo.
Una volta terminato il nostro giro, toccava ad Elios* riportare il giorno. Ogni mattina egli si sollevava ad oriente sulle acque del fiume Oceano che circondava tutta la Terra, per guidare nel cielo il carro splendente del Sole, trainato da quattro cavalli alati che gettavano fuoco dalle narici. Al suo passaggio il cielo riacquistava colore e luce, andando a divorare completamente il buio che Nyx aveva portato.
« Tu sai dove sono, vero madre?» chiesi al cielo, guardando con attenzione una stella in particolare: Sirio.
Quando ti sentirai solo, alza lo sguardo verso l'alto e individua la stella più luminosa presente in cielo. Saprai che nonostante tutto, io sarò sempre lì al tuo fianco.
Le sue parole mi colpirono come un fulmine a ciel sereno, portandomi alla mente ricordi di cui rinnegavo l'esistenza. Sirio, era letteralmente la stella più luminosa del cielo notturno che mia madre avesse mai creato. Tutti pensavano fosse nata per puro caso, molti addirittura credevano che il suo scintillio fosse presagio di sventure o carestie. Ciò di cui nessuno era a conoscenza però, era la vera ragione per cui era stata creata.
Una speranza nell'oscurità.
Ripresi il mio cammino con la mente molto più travagliata e una sola voglia a prevalere su tutte le altre: il potere.
Dovevo trovare un dormiente al più presto, così accelerai il passo il più possibile, facendo attenzione però, a percepire il respiro lento e tranquillo di chi era nel mondo dei sogni. Percorsi varie stradine, seguendo il mio istinto da predatore, fino a quando non mi ritrovai inaspettatamente davanti un supermarket.
Corrucciai la fronte leggermente confuso, fino a quando un'odore piuttosto familiare mi attorniò all'improvviso.
« Fiori di loto...» mormorai, spingendo immediatamente la porta di vetro per entrare.
Alla cassa non vi era nessuno, così continuai la mia esplorazione senza nessun intoppo, osservando tutto ciò di cui si nutrivano gli umani, che non era nemmeno lontanamente paragonabile al cibo servito sull'Olimpo.
Man mano che il mio tour proseguiva, la scia che mi aveva attirato lì dentro si faceva sempre più intensa, segnale che mi portava a pensare di essere molto vicino alla mia preda.
Superai l'ultimo scaffale, per ritrovarmi davanti una lunga parete piena di quelli che ricordavo essere frigoriferi. Ma la mia attenzione venne rapita prontamente da una ragazza, voltata di spalle e ferma sul posto.
Aspirai col naso, per assaporare al meglio quella brezza profumata che mi aveva accompagnato, e ghignai nel riconoscere la proprietaria di quell'aroma.
"Il tuo odore è così buono, che mi attira perfino quando sei ancora sveglia." Pensai, cercando di intravedere nuovamente il volto dell'umana che qualche giorno fa aveva attirato la mia attenzione.
Grazie a tutto il potere che avevo acquisito, fu facile per me azionare con una sola occhiata gli altoparlanti posti alla parete, facendo risuonare una melodia che rispecchiava perfettamente il mio essere. Riuscii addirittura a percepire il brivido che le percorse la schiena un secondo dopo.
Puntai i miei occhi sulla sua figura, sempre più agitata, e cercai di rendermi visibile il meno possibile, aiutato dalla luce fioca proveniente dalle lampade consumate. Raggiunsi il mio obiettivo per quanto riguardava il resto del corpo, ma quando intravidi la mia ombra riflessa sullo sportello del frigorifero, capii come mai le mie mani stessero formicolando.
I miei occhi erano rossi, lo stesso colore che assumevano quando la scarica di paura proveniente dagli incubi dei dormienti cominciava a scorrermi nelle vene, portando il mio potere ad un livello sempre maggiore. Avevo sempre posseduto la capacità di cambiare colore degli occhi a piacimento, di fare piccoli trucchi con le mani, di creare o distruggere le cose, ma a causa delle varie proibizioni da parte dei miei fratelli, non ero mai riuscito a sfruttare al massimo i miei poteri.
Adesso però, potevo usarli a mio piacimento, anche se non ne avevo ancora il pieno controllo.
Lanciai un'ultima occhiata all'umana, per memorizzare al meglio i suoi tratti e poi mi mossi velocemente verso l'uscita, un momento prima che potesse voltarsi e scoprirmi.
Sparii nella notte, protetto dalla nebbia fitta e con una voglia matta di paura.
Elios*: noto anche come Elio o Helios, è la personificazione del Sole. Sorgeva ad est dall'Oceano e, dopo aver attraversato l'intera volta celeste, la sera rientrava nell'Oceano ad occidente, ritornando poi al punto di partenza accompagnato dal suo carro dorato. Elios possedeva sull'isola di Trinacria sette mandrie di buoi, rappresentanti i sette giorni di una settimana, e sette greggi di pecore, rappresentanti le sette notti di una settimana. Ogni mandria e ogni gregge era composto da cinquanta capi, ovvero il numero, secondo il computo antico, delle settimane dell'anno solare.
Angolo autrice:💜
Ci ho messo più tempo a trovare la gif da inserire nei media che a scrivere il capitolo, e alla fine non mi sembra neppure quella giusta...
Nonostante questo, CIAOOOO! COME STATE? ❤️
Eccomi tornata, dopo un'infinità (ormai mi conoscete) con un altro capitolo di Phobetor! Lo stavate aspettando con ansia? Spero proprio di si.
Ieri è stato il compleanno del nostro Jungkookie e siccome sono una ritardataria anche con gli auguri di , li faccio adesso e qui.
BUON COMPLEANNO AL BELLISSIMO, DOLCISSIMO E SUPER TALENTOSO JUNGKOOKIE! Continua a riempire le nostre giornate con la tua magnifica voce e ad illuminarle con il tuo splendido sorriso. Noi ti sosterremo e ameremo per sempre! 💜🥺
Dovete ringraziare lui se oggi ho postato, perchè altrimenti avreste aspettato ancora un pò😂.
Comunque, cosa ne pensate del capitolo? Questo secondo incontro fra Haeun e Jungkook vi ha emozionato? E vi piacciono questi riferimenti alla mitologia greca sparsi qua e là? Fatemi sapere tutto nei commenti!
Io vi saluto con un grosso abbraccio virtuale! Ci vediamo al prossimo aggiornamento❤️
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