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Il mio braccio balla la tarantella, piccolo problema: non sono napoletano

"Will!" Sentì qualcuno chiamarlo, ma le sue palpebre non volevano saperne di aprirsi.

"Dannazione, Nico ci ucciderà". Ci fu un attimo di silenzio, poi: "WIIILL!" Adesso lo stavano percuotendo tanto forte da chiedersi quanta paura avessero effettivamente del suo ragazzo. Stava lentamente trovando la forza di aprire gli occhi quando sentì una scarica scuoterlo fin dentro le viscere e li spalancò di colpo. "Cosa diavolo è stato?!" Will si guardò attorno girando la testa a scatti finché non trovò in Jason l'espressione più colpevole di tutte e gli lanciò un'occhiataccia.

"Sono andato nel panico, ok?!"

"Per la mia vita o per la tua?"

"Ma l'hai visto il tuo ragazzo?"

"Più di quanto l'abbia visto tu". Se prima Frank era preoccupato per la salute di Will adesso stava arrossendo fino alla radice dei capelli. Avrebbe dovuto decisamente limitare le battute a doppio senso quando viaggiava con Frank e Hazel, ma avendo Apollo come padre era più difficile di quanto pensasse. Frank tossì cercando di riprendere un po' di contegno: "Stai bene? Sei svenuto, eravamo preoccupati, non rispondevi nemmeno agli schiaffi".

"Mi avete schiaffeggiato?"

"Ehm.." Improvvisamente si sentì la guancia bruciare, pregò si trattasse di effetto placebo e non avesse lo stampo rosso di cinque dita sulla faccia. Ripensandoci si ritrovò a sperare di avere una manata sulla guancia e non l'impronta di una zampa d'orso.

"Capisco non abbiate una laurea in medicina, ma scuotermi come una bambola di pezza? Davvero? È la cosa più sbagliata da fare a una persona svenuta, lo sanno tutti!"

"Beh, se vuoi che i soccorsi abbiano più sangue freddo la prossima volta trovati un ragazzo meno terrificante".

"Oh, adesso hai spirito di sopravvivenza? Hai smesso di limonarti spillatrici?"

"Stop!" Frank fermò i due biondi prima che continuassero la loro battaglia di insulti: "Jason, sei un figlio di Giove grande e vaccinato, smettila di avere paura di un ragazzo alto la metà di te. Will, tu continuerai la tua fanfiction tra Jason e la spillatrice più tardi. Adesso, ce la fai a tirare?"

Will non conosceva il figlio di Marte da molto, ma non ricordava fosse mai stato tanto intraprendente. Forse il fatto che la sua ragazza fosse quasi morta gli aveva fatto venire i nervi a fior di pelle. Si tastò il braccio per accertarsi che non accusasse dei postumi dello shock di poco prima; un arciere con il braccio che balla la tarantella non sarebbe servito a nessuno. Cercò di alzarsi e scoprì che il braccio era l'ultimo dei suoi problemi: appena posò il peso sulle gambe si sentì risvenire e ci volle l'intervento di Jason affinché non cadesse a terra come un sacco di patate, di nuovo. Non ebbe il coraggio di guardare i suoi compagni negli occhi. Li aveva delusi, era inutile. Poteva sentire distintamente Frank mangiarsi le unghie alla sua destra, probabilmente stava cercando di trovare un modo per risolvere il problema senza le sue inesistenti qualità.

"Chiedo di poter rifare il mio turno". A quella richiesta Will scosse la testa. Lincea non avrebbe mai accettato e infatti fu così. L'argonauta fece schioccare la lingua: "No, no, non funziona così figlio di Marte. Nessuna seconda chance. È contro le regole".

"Sono abbastanza sicuro che le regole vietino pure di mettere fuori gioco la risorsa migliore degli avversari". Intervenne Jason. Cosa intendeva? Non gli risultava che Hazel tirasse con l'arco a meno che non glielo avesse insegnato Frank, ma anche così era possibile che fosse diventata tanto brava in così poco tempo? A meno che... Non potevano riferirsi a lui vero? Era diventato un peso morto per loro e anche supponendo che avessero tanta fiducia in lui, Lincea non aveva fatto niente se non colpire... Will si immobilizzò. Possibile che Lincea avesse colpito Hazel sapendo che lui avrebbe esaurito le energie per guarirla? E Jason e Frank l'avevano capito?

"Come facevi a sapere che ero un figlio di Apollo?" Lincea alzò un sopracciglio: "Moccioso, va bene che non sei un figlio di Atena, ma avevi un arco in spalla e al sole brilli più di Edward Cullen in un film di Twilight, cos'altro potevi essere?"

"Hai visto Twilight?" Jason sembrava genuinamente curioso.

"Senti ragazzo, i viaggi in nave sono lunghi e noiosi, ci si attrezza".

"E tu hai il coraggio di chiamarti il miglior arciere del mondo? Non ti vergogni di essere ricorso a simili sotterfugi da codardo?". Frank era evidentemente schifato al pensiero che qualcuno che condivideva la sua stessa passione potesse comportarsi in un modo simile.

"Se stai cercando di farmi sentire in colpa ti dico già che non ci riuscirai. A questo mondo non basta la forza, è essenziale usare anche il cervello. Lui era quello più difficile da sconfiggere, ma il più facile da eliminare. Era la scelta più intelligente". Ci fosse stata Annabeth, Will era abbastanza sicuro, sarebbe stata disgustata dal sapere che l'abilità di sua madre era stata usata a tale scopo.

"Se avete finito di frignare possiamo venire ai fatti. Allora, tentate la sorte o abbandonate e vi risparmiate un'umiliazione?" Jason e Frank si scambiarono uno sguardo di resa scuotendo la testa. Will si ritrovò ad osservare quei due potenti semidei che non l'avevano mai guardato dall'alto, che non avevano mai dubitato delle sue abilità quando lui era il primo a farlo. Avrebbe dimostrato che la loro fiducia non era mal riposta.

"Continuiamo". I due si voltarono di scatto verso di lui stupefatti, forse volevano convincerlo a desistere dal gareggiare, ma il suo tono non accettava repliche e poi non ce ne sarebbe stato bisogno.

"Prima che qualcuno di voi due inizi con i discorsi sull'importanza della salute vorrei rammentarvi che sono io il medico qui e poi non sto cercando di fare l'eroe, non ci provo neanche; so già che finirei per vomitarvi sulle scarpe".

"E allora che cosa hai intenzione di fare esattamente?" Chiese Jason non del tutto convinto.

"Io? Niente. Tu? Puoi fare molto".

"Io?"

"Si, tu. Vedi un altro figlio di Giove o di Zeus? Certo che no altrimenti ci saremmo risparmiati questo strazio e avremmo già finito la missione".

"Tu passi decisamente troppo tempo con Nico". Era buffo considerando che lui pensava esattamente il contrario.

"Lo prendo come un complimento" Will si girò verso un Frank piuttosto riluttante: "Qualche perla di saggezza da dare al nostro novello Katniss?"

Frank sospirò rassegnato e consegnò l'arco all'amico: "Cerca solo di riportarmelo intero, è il mio preferito". Jason sembrò valutare se prenderlo in modo deciso o cullarlo come un bambino. Will fu felice del fatto che quello non fosse il suo: "Perfetto. Ora prendi quell'arco e cerca di non staccarti il naso con la corda".



Jason si ritrovò a pregare che un mattone lo colpisse. Dov'era quando aveva più bisogno di lui? Will gli aveva detto di rilassarsi, l'unica cosa vietata era prendere esempio da Jennifer Lawrence nel film di Hunger Games, a meno che non avesse voluto entrare nel Voldemort Club. Poi Will si era messo a blaterare su quanto fosse tecnicamente sbagliato quella pellicola e su quanto fosse un insulto al sacro sport del tiro con l'arco. Jason aveva provato a cercare uno sguardo complice con Frank per fargli capire in modo discreto di far smettere al figlio di Apollo, ma a quanto pareva l'amico era totalmente assorto dal discorso a annuiva solennemente a Will come fosse un profeta in procinto di condividere la propria dottrina in grado di salvare il mondo. Ma non doveva essere lui il sacerdote del gruppo?

Fece un respiro profondo. Poteva farcela.

Si mise in posizione e cercò di replicare quello che aveva visto fare a Frank poco prima. Allargò i piedi, ma ebbe la forte sensazione di sembrare una gallina che ballava il tango; non aiutava il fatto che a un certo punto sentì Lincea starnutire con un verso che si avvicinata in modo sospetto a un 'coccodè'.

Spalla bassa. Culo sodo. Bacino avanti. Freccia al centro.

E una era andata.

Sentì dietro le spalle Lincea trattenere il fiato per poi mugugnare tra sé e sé un 'è solo la fortuna dei principianti' più per rassicurarsi che per convinzione. Jason non gli prestò attenzione e preparò la seconda freccia; un po' per non perdere la concentrazione e un po' per evitare che l'argonauta notasse la sua mano tremante.

Altri dieci punti.

Lincea iniziò ad agitarsi e Jason si concesse un sorrisino. Non avrebbe dovuto farlo, aveva sentito molte storie sull'ansia da prestazione e sul festeggiare troppo presto; c'erano persone che magari avevano fatto punteggio pieno, erano in una botte di ferro, e poi... non fu questo il caso. La freccia perforò la x al centro senza neanche sfiorare la linea di bordo che divideva le varie sezioni del cerchio.

Intorno a loro calò un silenzio tombale, il che la diceva lunga considerando che si trovavano su un'autostrada degli Stati Uniti. L'unico rumore era quello degli applausi di Hazel che si era svegliata e si stava congratulando con lui dal ciglio della strada. A un certo punto Jason si preoccupò persino che il suo avversario avesse smesso di respirare, non perché gli importasse della sua salute, precisiamo; ma un cadavere non poteva rivelare informazioni. Non lo intendeva davvero, ma quando Jason si girò Lincea era così pallido da far invidia al figlio di Ade. Avrebbe subito messo in chiaro che lui non gli avrebbe fatto la respirazione bocca a bocca. Fortunatamente non ce ne fu bisogno perché le gote dell'argonauta passarono da bianche a rosse in tempo zero e iniziò a sbraitare in una lingua non identificata: "Mi rifiuto! Con quella tecnica non può aver fatto punteggio pieno, sembrava dovesse andare al bagno. Hai barato, dì la verità! Forza moccioso, dimmi come hai fatto, quali vili sotterfugi hai usato?" Jason si picchiettò il dito sul mento con tanto di occhi al cielo, poi riportò lo sguardo sull'uomo come se avesse trovato finalmente la risposta alla domanda e gli stesse rivelando una verità sconcertante: "Coccodè?"

Se non fosse stato impossibile, Jason avrebbe scommesso di vedere del fumo fuoriuscire dalle orecchie di Lincea. "Basta così". Frank intervenne prima che l'argonauta si rendesse conto di avere un'arma in mano: "Ti ha battuto onestamente..."

"Onestamente?!" Lincea sbottò.

"Anche se fosse non hai prove che confermino le tue accuse, in più dobbiamo ritirare in ballo la storia di Will?" Lincea iniziò a tremare dalla rabbia, ma non proferì parola. Frank aveva convalidato il risultato della sfida e non avrebbe ammesso repliche; si era esposto per proteggere l'onore dell'amico. Jason poteva essere quasi commosso da come il figlio di Marte avesse creduto nelle sue capacità. "Ok, ora dimmi come hai fatto". Quasi. Frank si era avvicinato a lui abbastanza da non essere sentito da Lincea e gli aveva sussurrato all'orecchio la sua sfiducia. Jason avrebbe potuto mettersi una mano sul cuore e fare l'offeso, ma non voleva portare l'attenzione di Lincea su di loro più di quanto non lo fosse già, almeno non mentre rivelava il suo asso nella manica, un asso molto biondo e abbronzato: "Opera di Will". Sussurrò di rimando: "Ha avuto la brillante idea di sfruttare i miei poteri in modo più discreto del solito. Io ho semplicemente detto ai venti dove dirigere la freccia". Ci fosse stato Leo avrebbe detto qualcosa sulla 'brillante idea' riferita a un figlio di Apollo capace di illuminarsi al buio, ma visto che la compagnia con cui girava al momento aveva una comicità più elevata rispetto ai cinepanettoni lo tenne per sé.

Dalla bocca di Lincea usciva così tanta saliva che per un attimo temettero avesse contratto la rabbia. Con la coda dell'occhio Jason si trovò a controllare che Frank non si fosse trasformato in cane. Sapeva che il pretore non era quel genere di persona, ma visto come Lincea aveva infangato il nome degli arcieri non ci avrebbe messo la mano sul fuoco.

"Forza, hai perso, sputa il rospo". Will era riuscito in qualche modo a mantenersi sulle sue gambe e a fronteggiare l'argonauta.

"Tu!" Riprese a sbraitare: "Ti ho visto bisbigliare qualcosa all'orecchio del moccioso prima che tirasse, quale sporco trucco hai ideato?"

"Sporco trucco? Non hai mai visto un ragazzo bisbigliare cose dolci a un altro ragazzo? Va bene che avrai qualcosa come l'età dei dinosauri, ma dovresti aprire di più la tua mentalità".

"Non osare prendermi in giro..."

"Sai cosa? Ti dirò come ho fatto". Lo interruppe Will: "A questo mondo non basta la forza, ho usato il cervello. Conosci questo detto?".

Forse Will non avrebbe dovuto canzonarlo così perché poi ci misero più tempo del previsto per fargli sbollire abbastanza rabbia da permettergli di tener fede alla sua penitenza. Né Frank né Jason, però, si presero la briga di farglielo notare. Erano felici di vedere il figlio di Apollo così sicuro di sé. Avevano notato che spesso, all'interno dei campi, passava il messaggio sbagliato che bisognasse per forza essere potenti per farsi strada nel loro mondo; prima o poi avrebbero dovuto agghindare Annabeth e farla sfilare in giro come prova vivente di quanto fosse errata quella credenza. Dopotutto senza di lei sarebbero morti una decina di volte...al giorno. Will non era diverso dalla figlia di Atena.

Alla fine riuscirono ad ottenere l'informazione che serviva loro tra uno sputo e l'altro. Avrebbero potuto girare i tacchi e non scambiare una parola di più con Lincea.

"Ah e comunque un mio amico ha ritrovato il vello d'oro all'età di tredici anni quindi non mi vanterei troppo. Non sei speciale".

Will sapeva decisamentecome fare un'uscita di scena.


Angolo autrice:

Finalmente un capitolo editato! Anche se l'unico motivo per questo evento incredibile è che @lesbica_depressa_è venuta a casa mia è l'ho costretta a lavorare minacciandola di lasciarla a digiuno. Purtroppo questo non accadrà mai più: 1) perchè non la voglio più a casa mia 2) perchè lei non correggerà mai più in mia presenza per quanto le abbia rotto i boccini.

Datemi un Will come fidanzato, grazie, ciao.

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