Wednesday// Night
Mi metto le mani sul viso, scuotendo la testa.
-Non verrò a quella festa. Scordatelo. Mi stanno antipatici tutti in quella scuola... a parte te.- il ragazzo si siede accanto a me sul suo letto dalle lenzuola blu ricoperte di glitter.
-Matt, non puoi legarti solo a me per il resto della vita. Sai... potresti trovarti una ragazza, e potresti...
-Io potrei stare con Alec, se lei fosse interessata.
-C'è di meglio.
-Tu non vuoi un ragazzo?
-No.- risponde secco lui. Al che, sbuffo.
-Allora, per quale assurdo motivo io dovrei trovarmi una ragazza?!
-Tu non sei me. Tu sei etero. Per gli etero è tutto più facile, dato che è scontato che la maggior parte delle persone sia etero.
-Ci invertiamo gli orientamenti sessuali?
-Se fosse possibile, accetterei molto volentieri. Nessun ragazzo a quattordici anni è dichiarato omosessuale.
-Tu sì.- gli faccio notare io. Lui sospira.
-Proprio per questo, capisco perché gli altri non fanno coming out.- abbraccio il ragazzo.
-Ehi, il tuo fidanzato, quando ne avrai uno, sarà fortunato.
-Non potrei piacere a nessuno.
-Piaci a molti.- sbuffa e si allontana da me.
-No. No, non è vero. I ragazzi etero mi dicono "ehi, sei simpatico, usciamo?"
-Non vuoi degli amici?
-Ho te. E mi basti. Mi sei sempre bastato. Non mi serve nessun altro.
Sento il mio telefono squillare, e rispondo, leggendo Nicholas sullo schermo. Alex era papà. Nicholas era Nicholas.
-Pronto? Papà, ciao.
-Scusa. Non ne faccio mai una giusta... tu mi odi, non è vero?- guardai Noah e scossi la testa. Il ragazzo osservava i miei occhi con aria triste. Odiavo vedere i suoi occhi prendere quelle sfumature tipiche di chi soffre. Lui non se lo merita. Anche se credo che nessuno si meriti davvero di soffrire... in genere.
-No. No che non ti odio, papà. Io ti voglio bene.
-Se domani venissi a prenderti a scuola e andassimo a mangiare insieme qualcosa?
-Mi farebbe piacere... grazie.
-Grazie a te. Ti voglio bene.
-Anche io, lo sai.
Metto giù e faccio partire Doomed dalla mia playlist.
-Oh, mio Dio. Vuoi farmi piangere?- domanda il biondo. Scuoto la testa.
-Amo questa canzone. Portami l'Orizzonte.
-Ti posso portare l'origano, in casa non teniamo orizzonti. Insomma, chi è che tiene in casa propria degli orizzonti?! Come sarebbe possibile, poi?
-Vorrei vederli dal vivo.
-Gli orizzonti? Oh, possiamo andare quando vuoi... anche adesso, per me non c'è problema.
-Noah, intendo la band.
-Piacciono ad Alec?- sospirai e sprofondai la testa nel cuscino, mentre constatai:
-Io non lo so che musica piaccia ad Alec.
Doomed lascia il posto a Drown. La mia canzone. Mi sentivo molto spesso come se non stessi mai bene. Non male. Ma nemmeno bene. E ciò mi riportava ad Happy Song.
-Save me from myself...
-Ti salverò da tutto.
Sorrisi a Noah.
-Stavo cantando, biondo.
Il ragazzo arrossisce, e continua il testo.
-Don't let me drown.
***
-Mi fai una cover di questa band?- implorai il ragazzo, tornati in camera dopo aver cenato insieme ai suoi nonni.
-Non ho la voce adatta... devo ripassare latino.
-...Noah. Noi non studiamo latino.
-Bhe, dovremmo studiarlo! È... importante, ecco. Ad esempio... in Italia lo parlano!
-In Italia parlano l'italiano. E poi... perché diamine dovrebbero insegnarci latino in un alberghiero?!
-Okay, non lo so.
Mi siedo sul sul letto e gli chiedo di passarmi una maglietta. Apre il suo armadio e, nel reparto in cui ho lasciato alcuni dei miei vestiti, mi mostra una maglietta nera.
-Va bene questa?
-È perfetta, certo.
Mi cambio i vestiti e mi sdraio sul cuscino.
-Ho sonno. Non so come sia possibile essere così stanchi ma, soprattutto, non so come sia possibile essere sempre così stanchi!- Noah sorrise.
-Si chiama pigrizia, credo. Sono pigro anche io, e ti capisco benissimo.
Passarono alcuni secondi, prima che io dicessi qualcos'altro.
-Allora... mi fai una cover di questa band? Ti chiedo una canzone tranquilla, oh, per favore!
Il ragazzo quasi biondo sbuffa.
-E va bene. Quale canzone ti piacerebbe sentirmi cantare?
-Devo scegliere qualcosa di tranquillo. Quindi... Follow You. È facile.
-Posso provarci.
-Grazie, fratello.- il ragazzo siede accanto a me, e gli tiro il braccio. Cade con la testa sul mio petto, e ride leggermente. Mi sembra così triste, è da diverso tempo che noto una certa luce spenta nei suoi occhi.
-Tutto bene?- mi domanda, scostandosi dal mio busto e sedendo accanto a me con le ginocchia al mento e le braccia strette attorno ad esse.
-È da qualche settimana, o poco più, che noto qualcosa di diverso nel mio migliore amico. Tu non parli più con me, cazzo! Io ti dico qualunque cosa.
-Io non ho niente da raccontarti, se non quello che sai già, Matt. Sai, a volte si soffre a lungo per una stessa ragione.
-Non al punto di stare come stai tu. Non stai bene, Noah.
-No. No, non sto bene. Possiamo chiudere il discorso, adesso?
-Te lo trovo io il ragazzo.
Il biondo ringhiò, si alzò dal letto e spense la luce.
Tornò a letto, e ordinò:
-Dormi.
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