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Prologo: Fuochi e (poche) fiamme.

Shes out of her mind, blind-182.

Se siete seri, siete bloccati. L'umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla.
(Richard Bandler.)

Sentivo spesso mia madre che puliva, una volta a settimana, la cucina dell'appartamento accanto al nostro. Non lo usava mai nessuno, poiché nessuno, in realtà, voleva più fare le vacanze in mezzo alla campagna. Era una formalità, dato che, seppur lindo, l'appartamento appartenuto alla nonna non era molto funzionale per il ventunesimo secolo. Faceva una gran confusione quando lo lustrava, con le griglie di acciaio sopra al gas a bombola e quei cucchiai attaccati alla parete. Ogni tanto cadeva qualche cassettone e allora sì che mi convincevo che quell'appartamento, noi, avremmo dovuto venderlo al primo idiota che l'avesse voluto. Quella mattina di giugno, però, ero sicuro che mia madre fosse a lavoro e mia sorella da Lucrezia, la sua insopportabile amica che mi spediva a dormire sul divano ogni volta che passava la notte qui. Mi alzai, inciampai sul mio gatto come ogni mattia e afferrai la prima cosa che mi trovai vicino: in quel caso, una lampada. Al passo di un sedicenne appena sveglio, attraversai il mio salotto e mi diressi verso la porta. C'era qualcuno, oltre quel pezzo di legno che divideva casa mia dal vecchio appartamento, che sembrava nel bel mezzo di un assalto di un qualche animale mutato geneticamente, il che, appena aperti gli occhi, non fu molto piacevole per i miei timpani. Mi feci lentamente strada e mi trovai in una sorta di camera a gas. C'era fumo dappertutto e la finestra, che si trovava dal lato opposto al mio, era chiusa. La spalancai velocemente, così, giusto per evitare il soffocamento immediato.

-Chiamiamo i pompieri!-, urlò quella che mi parve una gallina impaurita.

-Ti ci vuole uno psichiatra a te!- Da dietro al divano rosso cremisi, sbucò una ragazza che ad occhio e croce doveva avere la mia età o, forse, qualcosa in più. Tossì rumorosamente, aprendo di corsa anche la finestra accanto a lei. -Come hai fatto a fare un casino del genere? Ti avevo chiesto ti preparare una bistecca, non di cuocerla al falò!-

Mi ci scappò da ridere, ma evitai, anche perché nessuna delle due si era ancora accorta di me.

 -Hey-, urlai infatti, sovrastando l'allarme che era appena partito a causa del fumo. -Posso sapere cosa ci fate in casa mia? E perché state abbrustolendo la cucina?-

Entrambe si girarono e finalmente si degnarono di rivolgermi la loro attenzione. Quella che a quanto pare ci aveva quasi fatti al forno se ne stava lì, in piedi in mezzo al tinello, con una padella in mano. Era una bella ragazza, molto magra e con un caschetto lilla che mi ricordava tanto una di quelle fate stupide de "L'albero azzurro". L'altra, invece, era più morbida e aveva dei un pigiama terribilmente brutto, con un topo sul davanti e dei gatti sui pantaloni. Non le riuscivo a scorgere il viso molto nitidamente, anche perché con la paura di morire al rogo non avevo esattamente avuto l'idea di inforcare gli occhiali.

-Siamo quelle che hanno affittato l'appartamento-, fece la fatina, che alla fine non aveva una voce così tanto stridula.

-In realtà siamo le figlie-, aggiunse l'altra. Quando il fumo iniziò a scemare vidi anche lei. Aveva dei capelli lunghissimi e biondi, tendevano al dorato, e due occhi di un colore che non riuscii nemmeno a definire. Aveva il volto tondo, un candore da far pensare che fosse morta, le curve che sembravano non finire mai. Se non avesse avuto quegli orribili stracci addosso, l'avrei potuta paragonare a un qualche dipinto. Non era sicuramente il tipo di ragazza che negli ultimi tempi sarebbe finita sui giornali, ma io la trovavo una bellezza d'altri tempi e, considerando quel che facevo, direi che di me ci si può fidare a credere una cosa del genere. Lei, probabilmente, se ne accorse, dato che incrociò le braccia sul petto e fece un passo indietro.

-Okay-, sussurrai. Posai la lampada, dato che non dovevo essere molto rassicurante con quella massa di alabastro in mano. Andai verso il quadro elettrico e staccai l'allarme.

-Grazie-, dissero entrambe.

-Io mi chiamo Beatrice, sono quella che ha quasi mandato a fuoco casa tua-, salutò, sventolando la padella in aria.

-Io sono Agnese, lei è la mia migliore amica. Siamo qui con i miei.-

-I miei quest'estate non ci sono, così sono venuta con loro.-

Annuii, dato che non mi interessava molto con chi fossero.

Beatrice si girò e si mise a pulire la cucina. Non vedevo danni, se non quel rimaneva di una povera bistecca sul pavimento. Agnese, invece, mi venne più vicino.

-Mi dispiace di aver fatto confusione.-

-Oh, anche a me-, le risposi, sbruffone e sicuro di me come al solito.

-Non succederà più.-

-Lo spero vivamente per voi.-

Data la sue educazione e la sua remissività, è probabile che mi approfittai leggermente di essere dalla parte della ragione. Solo che non mi aspettavo che un tenero e timido koala tirasse fuori degli artigli del genere.

-Scusami?-

-Hai sentito. Stavo dormendo e mi avete svegliato, sono di pessimo umore quando già mi sveglio col casino nelle orecchie.-

Alzò un sopracciglio e si mise dritta sulla schiena. Aveva assunto un portamento che eludeva ad una certa sicurezza. -Senti, pallino, io non so come funziona qui vicino Roma, ma da me, dopo l'una del pomeriggio chi dorme è in coma o strafatto.-

-Pallino? Ma come parli?-

-Esci da qui e, la prossima volta che hai intenzione di venire a fare l'imbecille nella casa che io ti pago, mettiti uno straccio addosso.-

Sentii la fatina ridacchiare. Dava forse man forte alla sua amica? Cosa me lo faceva pensare?

-Sai, di solito, quando sento due galline stramazzare in preda al panico e vedo che casa mia sta diventato una delle docce di Aushwitz, non è esattamente il mio primo pensiero coprire una pancia e della gambe.-

-Ascoltami molto attentamente-, disse. Mi puntò il dito contro ed io mi accorsi di quanto bassa fosse. Era almeno due teste sotto di me, se non qualcosa in più. -Abbassa i toni e fallo anche velocemente, punto primo. Punto secondo, evita di offendere chi ti paga. E punto terzo, esci di qui!-

-Con molto piacere!- Afferrai la maniglia della porta e la spalancai. -Ah, carino il ratto!-

Lei, per niente provata, ridacchiò. -Anche i boxer con i dinosauri.-

Ecco, di avere quelli e non i neri, forse me ne ero dimenticato.



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