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Capitolo 7: Abbiamo ospiti.

Still breathing, Green Day.

Ti ho mai raccontato di quando piansi? -E.

Le ore avevano inghiottito il dì già da un po', quando la mia bocca si aprì di nuovo. Ero stata in silenzio per momenti interminabili, in cui la mia testa accoglieva e tentava di smistare pensieri e ragionamenti senza grande successo, tanto che il collo aveva cominciato a farmi male dalla tensione e avevo iniziato a tremare. Valerio ci aveva portate a Tokyo, nel 2008. Eravamo sdraiati su una panchina, uno sopra l'altro. Ci aveva detto che l'unico modo per salvarsi sarebbe stato rimanere nello stesso anello temporale fino all'alba, a distanza di dieci anni dal nostro. Aveva scelto quello più vicino e io avevo pensato che in quel momento, dall'altra parte del mondo, mia madre stava svegliando una bambina di cinque anni, provvista di pancione che io prontamente accarezzavo ogni qualvolta mi si avvicinasse.

-Voglio sapere cos'è una Fatum.-

Beatrice, accanto a me, e Valerio, dall'altra parte, si guardarono per almeno sei o sette secondi. Gli occhi di lui erano opachi in mezzo a quel parco d'erba perfettamente tagliati e la mano di lei, stretta nella mia, si schiuse. Lo stomaco mi si era chiuso e non riuscivo neanche ad urlare che era l'ora di parlare. Non avrei rivisto i miei genitori. Mio fratello. Il mio liceo, la mia bella Toscana. Per quale assurdo motivo nessuno mi stava dicendo che cosa stesse succedendo?

Semplicemente, restai in attesa che le loro voci placassero i miei dubbi.

-Se ti dicessi che non è il momento adatto?-, chiese Valerio, cauto.

Rendendomi quasi indifferente all'esterno, accavallai le gambe. -Ti affogherei con la tua stessa saliva.-

-Molto bene-, rispose Bea. -Siamo a cavallo.-

-Agnese, non ti serve saperlo, adesso. Meno sai, meglio stai.-

Lui non riusciva a capire, che diavolo! Lo odiavo con tutta me stessa! Era tutto facile per lui, tutto sullo stesso piano. Ogni volta usava le parole come se le stesse solo mettendo in fila, atono, e non riuscivo a capire come gli fosse così facile adattarsi.

Viaggiava nel tempo da quando era piccolo, ci aveva detto. Sua nonna lo faceva. Era vissuto in bilico tra gli anelli temporali, ma io no. Io avevo sempre avuto la mia piccola cerchia di abitudini e avventure calibrate dalla ragione: io andavo a scuola, studiavo, leggevo e, quando ancora le superiori non erano iniziate, pattinavo. La cosa più pericolosa che avessi fatto era stata andare in barca a vela con Beatrice e, se non ci fosse stato suo padre con il suo piccolo, minuscolo yatch a tre piani che è venuto a recuperarci in mezzo al nulla, io e lei saremmo state ancora lì.

Valerio era arrivato e, nudo, ci terrei a sottolinearlo, mi aveva portato con sé in Egitto, messo una specie di taglia sulla mia testa per quella Commissione di cui non mi aveva ancora spiegato la funzione, mi aveva fatto abbandonare tutto, mi aveva fatta giocare a mago Merlino e fatto riportare in vita una persona morta. MORTA.

-Lo so che può sembrare strano, ma è pericoloso per te saperlo adesso-, sussurrò Beatrice.

Scossi la testa. Era bello quel posto e non c'era nessuno. Gli alberi erano rigogliosi, pieni di chioma. Solo noi, nel bel mezzo di una Tokyo quasi naturale. Solo noi, lì a morire dentro.

L'orologio sul mio polso segnava le tre e mezza di notte e in basso, nel quadrante dei giorni, era il 27 Luglio.
Era strano come tutto fosse cambiato nel giro di tre giorni: eravamo arrivate a Roma il 12 Giugno 2018 e c'eravamo ritrovate a Tokyo nel 2008, stanchi, arrabbiati, un po' ammaccati, ma pur sempre vivi.

-Perché non è già arrivato qualcuno che vuole farci tirare il calzino?-, chiesi, tirando le gambe al petto.

Sentii Valerio ridacchiare. -Mia sorella ha fermato il tempo.-

Tono naturale, senza alterazioni di nessun genere. Come se mi avesse appena detto di aver comprato della lattuga. E invece il mio maledetto cervello ad impazzire, cercare di mettere i pezzi al proprio posto.

-Giusto, sì, come ho fatto a non pensarci prima!-

Beatrice si voltò verso di me ed inclinò la testa. -La Commisione non controlla il tempo.-

Finalmente! Una risposta! Scollegata, che non sapevo in quale domanda collocare, ma pur sempre un'informazione.

-Se il tempo viene fermato, loro rimangono nell'anello temporale in cui sono arrivati. Solo i Viaggiatori possono saltare da un anello all'altro.-

Valerio sospirò, vedendo probabilmente i punti interrogativi sulla mia faccia, e si appoggiò con i gomiti sulle ginocchia.

-Loro sono più antichi di qualsiasi cosa ci sia al mondo e sono gli unici autorizzati a viaggiare con l'ausilio di coloro che hanno il mio dono.-

-È un'utopia-, risposi, mentre combattevo per tenere aperte le palpebre e la bocca in funzione con la mente. -Sarebbe come se un ragazzino correggesse il lavoro di un professore.-

-Lo so, ma nessuno di Loro è scelto a caso.-

Io continuavo a non capire. C'erano troppe cose assurde, troppe cose che non coincidevano con gli eventi.

-E immagino che questo "non caso" non mi competa-, affermai, appoggiando la fronte sulle ginocchia.

Restando fedeli al "chi tace acconsente" tipico di queste situazioni, nessuno dei due prese coraggio e proferì parola.

Frustrata, mi alzai. -E quindi ora noi viviamo qui? A Tokyo? Quando a malapena sappiamo l'italiano? Quando non siamo nemmeno maggiorenni?-

-Dopo l'alba, possiamo andare in qualsiasi posto dove voi non abbiate parenti. E poi, per chi fa i documenti falsi nessuno è minorenne.-

-Sai cosa intendo-, mormorai con voce spezzata da un pianto che stavo facendo fatica a trattenere.

-Possiamo ricominciare da capo! Tu esisterai comunque, Agnese-, esclamò la mia migliore amica, alzandosi e prendendomi le mani con un finto slancio allegro e positivo. -Hai cinque anni, in questo momento, ma sei ancora là con la mamma. Semplicente, tu nell'anello dell'attuale 2018 non esisti.-

-Il tempo è malleabile, sai? Lo è anche lo spazio. Tu ci sei sempre, ci sarai comunque. Ma sarai annullata, nel 2018 attuale. All'alba, nessuno si ricorderà di te e di ciò che hai fatto, perché una nuova Agnese sarà lì. Certo, senza i tuoi poteri, ma comunque lì.- Valerio aveva avuto un tono dolce, quasi come a volermi proteggere da quel che stavo sentendo. Ma io non volevo essere protetta.

Ero finalmente esplosa tra le lacrime che mi sostavano al varco degli occhi da tutto il giorno. Finalmente i singhiozzi erano venuti fuori nitidi, forti. Finalmente tutto quella voglia di piangere aveva avuto senso.
Con la manica della felpa che Bea mi aveva buttato addosso, asciugai le guance, continuando a pensare che dovevo svegliarmi, darmi una mossa e cercare di capire cosa mi fosse successo.
Nessuno si sarebbe ricordato di me, non avrei lasciato nessun vuoto. Semplicemente, un'altra ragazza lievemente diversa da me avrebbe preso il mio posto. Non c'era niente di altruistico nel mio pianto, per cui? Piangevo perché sapevo che forse non sarei più stata felice, quando invece i miei affetti lo sarebbero stati come se non fosse cambiato niente?

Bene, avrei ricominciato da capo, perché questo mi era sempre riuscito fare: costruire. Avevo costruito sentimenti, amicizie, amori, futuro. Potevi farcela. I miei stavano bene, a casa tutti stavano bene.

Toccava solo a me.
Ma diavolo, quanto è difficile lasciar andare qualcosa che fa parte di te?
Mi sembrava che mi avessero svuotato di tutto ciò che mi componeva, come se mi avessero lasciato il corpo e tutto ciò al suo interno fosse stato rubato. E mentre io capivo che andare avanti sarebbe stato l'unico modo, la voce di Beatrice, irriverente, mi fece scattare.

-Io correrei, se fossi in voi.- Si voltò verso Valerio, tenendomi la mano. -Abbiamo ospiti e la colazione siamo noi.-

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