[Venti]
𝐒𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 ➙
Alex.
Chiusi gli occhi lasciandomi accarezzare dall'aria gelida di quel pomeriggio, non avevo mai provato realmente quei sentimenti così strazianti. Le parole di Avril continuavano a rimbombare nella mia mente come vetri taglienti conficcati nella mia testa, non mi voleva e tanto meno esistevo per lei.
Il mio cuore era ridotto in frantumi come spazzatura, gettato via con noncuranza. Probabilmente necessitavo di distrarmi, era uno splendido sabato e cosa che ritenevo meno rilevante: il mio compleanno.
Il sole era alto in cielo, quel lieve tepore iniziare a farsi sentire.
Girovagavo tra le vie di quella piccola città alla ricerca di qualcosa, un qualcosa che non mi era chiaro ma che mi facesse stare meglio. Quella ragazza mi aveva lasciato un vuoto incredibile nel petto, credevo di non poterlo colmare in alcun modo.
Tornai verso casa frustrato con la consapevolezza del lungo weekend che mi, anzi ci, attendeva. I nostri genitori ci avevano annunciato che sarebbero partiti due giorni prendendosi una vacanza da soli dopo tanto tempo, quanto li invidiavo.
Infilai le chiavi nella serratura sospirando ignaro di ciò che mi aspettava, chiusi la porta alle mie spalle notando la casa completamente vuota «Aria?» corrugai la fronte scrutando la stanza con lo striscione appeso «Auguri!» un sonoro coro mi sorprese, vidi sbucare i miei amici e non riuscii a trattenere una risata.
«Voi siete pazzi» annunciai scuotendo leggermente il capo, Dylan avanzò verso di me e riuscii a scorgere un sorriso sulle sue labbra per niente sforzato. Ciò non fece altro che sorprendermi piacevolmente «Questo è per te» mi allungò una sacchetta rossa con allegato un biglietto «Speriamo ti faccia sentire meglio» accennai un sorriso, preso dalla curiosità estrassi il regalo sgranando gli occhi «Voi siete seriamente pazzi.»
Strinsi tra le mani la custodia, non di uno, ma di ben due vinili dei Queen. Lessi a voce bassa «The greatest hits» pochi istanti dopo mi sommersero tutti quanti in un gigantesco abbraccio, mi resi conto di quanto fossero speciali le persone che avevo accanto ignorando completamente la sofferenza che mi aveva procurato Avril.
«Tutto molto dolce, ora però festeggiamo come si deve» ci girammo tutti verso la persona che aveva pronunciato quelle parole, Noah teneva tra le dita una bottiglia di champagne con un sorriso stampato sul viso. Inutile dire che aderimmo tutti, notai con stupore Audrey ma soprattutto Lilith.
Noah strappò la bottiglia creando un coro attorno a sé, iniziò a versare il liquido giallastro nei bicchieri «Auguri fratellino!» Aria mi avvolse in un abbraccio mentre iniziammo ad ingurgitare alcol, la musica si espanse per l'abitazione in modo non esagerato dato che si mischiava con il brusio delle nostre voci.
Rimasi sbalordito notando l'avvicinamento tra Dylan e Lilith «Ti è piaciuta la sorpresa?» riconobbi la voce di Noah «Non vi ringrazierò mai abbastanza» annunciai sorridendo. Raggiunsi la cucina seguendo mia sorella «Mangiamo la torta così dopo ci ubriachiamo come si deve» mi fece un occhiolino, dentro di me speravo che quella serata potesse concludersi nel migliore dei modi senza intoppi.
Ci sedemmo in cerchio iniziando a gustare quella torta squisita «Allora Alex, inizi a sentire la vecchiaia?» feci una smorfia divertita alla domanda di Dylan, era incredibile come in poco tempo erano riusciti a trasformare completamente il mio umore. Nel giro di qualche minuto la nostra casa si riempì di torta alla panna, mi esasperai pensando alle pulizie che ci attendevano il giorno seguente.
Audrey accompagnata da Noah, posarono delle cassette sul tavolo sotto il mio sguardo attento. Non ci misi molto a capire che si trattasse di alcol, scossi leggermente il capo pregando che la nostra abitazione rimanesse intatta. Iniziammo ad ingurgitare shottini di vodka «Giochiamo ad obbligo o verità?» propose Noah emozionato, i suoi sogni furono infranti da Dylan.
Quest'ultimo si appoggiò al mobile borbottando «È un gioco infantile» iniziarono a battibeccare su come proseguire la festa mentre li osservavo divertito. Quella giornata stava diventando piacevolmente strana, come se fossimo tornati indietro del tempo a due anni prima, se non fosse stato per l'assenza di una persona e l'aggiunta di altre due.
Eravamo riuniti come ad ogni compleanno con la differenza che sui loro volti era impresso un sorriso, non sapevo se fosse sincero o meno ma emanava una certa tranquillità e normalità dopo fin troppo tempo che non accadeva.
Mi recai in cucina gridando per farmi udire da tutti «Chi vuole un Gin Tonic?» in pochi istanti, come dei bambini, si erano radunati di fronte a me nell'attesa di assaporare quel cocktail. Trafficai nel nobile trovando dei bicchieri, li posizionai sul bancone iniziando a versare il Gin.
«Cosa mangiamo per cena?» domandò Audrey sicuramente affamata «Sono le 17» Noah la rimproverò prima di scoppiare a ridere «Oh» consegnai i bicchieri ad ognuno di loro prima di recarmi sul balcone a gustarmi quel cocktail, mi sedetti sulla sedia di plastica bianca, poco dopo mi raggiunse Dylan.
Posò il bicchiere di vetro sul tavolo accendendosi una sigaretta, restò impassibile guardando davanti a sé prima di rompere il silenzio «Bello, vero?» annuii concentrandomi sul tramonto che si presentava davanti ai nostri occhi, le sfumature aranciate davanti un tocco poetico a quello spettacolo.
«Ti trovo meglio» scrollò le spalle continuando as aspirare dalla sigaretta prima di rispondermi «Mh, diciamo di si» sorrisi spontaneamente a quelle parole all'apparenza banali ma che avevano un grande significato alle spalle.
Dentro di me speravo di ritornare a quella normalità che tanto mi mancava, quelle risate così spontanee, i sorrisi e le cazzate. Per la nostra età non doveva risultare un problema eppure il destino aveva deciso un'altra sorte, sicuramente quelli più colpiti era Aria e Dylan. Avevano un rapporto speciale con Julie, più stretto, rispetto a me e Noah. Perdere la propria migliore amica o la propria ragazza non era di certo facile.
«Entriamo?» la voce di Dylan mi risvegliò dai miei pensieri, venimmo subito avvolti dal calore scaturito in parte anche dall'alcol.
La giornata proseguì nel migliore dei modi e non potevo essere più contento, le discussioni ripresero animatamente poco prima dell'ora di cena. Ognuno voleva mangiare qualcosa di differente senza considerare se ci fosse in casa o meno, preso dall'esasperazione chiamai una pizzeria sperando non fosse troppo tardi.
Avrei voluto che quella giornata non giungesse mai al termine, che quell'allegria dovuta anche all'alcol che scorrazzava nel nostro corpo, non ci abbandonasse.
×××
Siamo già arrivati al capitolo 20 :')
Vi assicuro che scrivere con la mia gatta addosso non è stata un' impresa semplice, per questa volta ho deciso di lasciarli un po' in pace sti poveretti.
Nonostante ciò non mi convince a pieno.
Vi consiglio vivamente di prepararvi psicologicamente per il capitolo successivo ;)
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